FRANCESCO: CANTARE? FA BENE! ARRABBIARSI? TI AVVELENA! – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 2 gennaio 2016

 

Tra le mille altre notizie di fine anno è passato un po’ inosservato il dialogo che Francesco ha intrattenuto a San Silvestro con i seimila ‘Pueri Cantores’ riuniti in Aula Nervi. Eppure nelle veraci risposte papali alle domande dei ragazzi non sono mancati spunti interessanti, fatti di ricordi personali (in parte già noti) e valutazioni comportamentali.

 

Dal 28 dicembre al primo gennaio si è svolto a Roma il quarantesimo Congresso internazionale dei ‘Pueri cantores’ che ha coinvolto circa seimila bambini e ragazzi provenienti da 18 Paesi prevalentemente europei (ma con presenza anche latino-americane, asiatiche e africane). I ‘Pueri’ hanno animato celebrazioni e concerti in alcune basiliche e chiese romane e hanno partecipato alla messa in San Pietro per il primo dell’anno, solennità di Maria Santissima Madre di Dio e quarantanovesima Giornata mondiale della Pace. Nella tarda mattinata di giovedì 31 dicembre hanno avuto la possibilità in Aula Nervi, oltre che di cantare, di ascoltare le risposte veraci che – a cuore aperto,  - papa Francesco ha dato ad alcune loro domande. Di seguito riproduciamo i passi per noi più interessanti (che fanno parte della cosiddetta ‘storia minore’ …o forse no) di quanto detto a braccio dal Papa. La prima domanda non poteva che riguardare i rapporti di Jorge Mario Bergoglio con il canto, un argomento (inquadrato nel più generale rapporto del Papa argentino con la musica… ricordate la  sedia clamorosamente vuota del concerto in Aula Nervi del 23 giugno 2013?) che trova sempre molto attenti i nostri lettori.

Che cosa pensa del nostro canto? Le piace cantare?: Mi piacerebbe sentirvi cantare di più!(…) Mi piace sentire cantare, ma, se io cantassi, sembrerei un asino, perché non so cantare. Neppure so parlare bene, perché ho un difetto nel modo di parlare, nella fonetica…Ma mi piace tanto sentir cantare. 

Un aneddoto conosciuto, ma da non dimenticare: Vi dirò un aneddoto. Da bambino – noi siamo cinque fratelli – da bambini, la mamma, il sabato, alle due del pomeriggio, ci faceva sedere davanti ala radio per ascoltare. E che cosa ascoltavamo? Tutti i sabati si faceva la trasmissione di un’opera. E la mamma ci insegnava com’era quell’opera (…) E da bambino ho provato il piacere di sentir cantare. Ma mai ho potuto cantare. Invece, uno dei miei nonni, che era falegname, mentre lavorava cantava sempre, sempre. 

Il canto educa; canta e cammina: Vi dico una cosa: il canto educa l’anima, il canto fa bene all’anima. Per esempio, quando la mamma vuol fare addormentare il bambino, non gli dice: “Uno, due, tre, quattro… (NdR: scandito con voce militaresca)”. Gli canta la ninna nanna…la canta…e gli fa bene all’anima, il bambino diventa tranquillo e si addormenta. Sant’Agostino dice una frase molto bella (NdR:  nei “Discorsi”). Ognuno di voi deve impararla nella propria lingua. Parlando della vita cristiana, della gioia della vita cristiana, dice così: “Canta e cammina”. La vita cristiana è un cammino, ma non è un cammino triste, è un cammino gioioso. E per questo canta. Canta e cammina. 

 

Nelle domande successive ecco altre curiosità di natura personale, ma di interesse presumibilmente universale: “Come fa ad essere sempre così buono? Non si arrabbia mai?” 

“Solo Dio è buono”: Una volta si avvicinò a Gesù un ragazzo e ha detto una parola che assomiglia alla tua. Ha detto: “Gesù, maestro buono”. E Gesù lo guardò e gli disse: “No, solo Dio è buono”. (…) E noi? Siamo cattivi? No, metà e metà, abbiamo un po’ di tutto… Noi abbiamo sempre quella ferita del peccato originale che ci porta a non essere tanto buoni sempre”. 

Come faccio per essere un po’ buono? Mi avvicino al Signore. E chiedo al Signore: “Signore, che non sia tanto peccatore, che non sia tanto cattivo, che non faccia cattiverie a nessuno, che non abbia gelosie, invidie, che non mi mischi nelle cordate, che sono tante… (NdR: Il Papa non può mai dimenticare la Curia….)”

L’arrabbiarsi: Sì, mi arrabbio, ma non mordo! Alle volte mi arrabbio, quando qualcuno fa una cosa che non va bene, mi viene un po’… Ma mi aiuta fermarmi e pensare alle volte in cui io ho fatto arrabbiare gli altri. E penso e mi domando : Io ho fatto arrabbiare un altro? Eh sì, tante volte. Allora non hai diritto di arrabbiarti. Ma questo ha fatto… Sì, ma se questo ha fatto quella cosa che è cattiva, che non è buona, chiamalo e parlagli come fratello e sorella, parla, parla. Ma senza arrabbiarsi, perché la rabbia è velenosa, ti avvelena l’anima. 

Lo sgridare: Tante volte ho visto bambini e ragazzi spaventati. Perché? Perché i genitori, o a scuola, li sgridano. E quando uno è arrabbiato e sgrida fa male, ferisce: sgridare un altro è come dare una coltellata all’anima, non fa bene questo. Avete capito bene? 

Chi si lava i denti nell’aceto…: Io mi arrabbio, sì, alcune volte mi arrabbio, ma mi aiuta pensare alle volte in cui io ho fatto arrabbiare gli altri, questo mi rasserena un po’, mi rende un po’ più tranquillo. Arrabbiarsi è una cosa che fa male non solo all’altra persona, fa male a te stesso, avvelena te stesso. E c’è gente, che voi sicuramente conoscete, che ha l’anima amara, sempre con amarezze, che vivono arrabbiati. Sembra che tutte le mattine si lavino i denti con l’aceto per essere così arrabbiati! Gente che è così…; è una malattia. Si capisce, se c’è una cosa che non mi piace, mi arrabbio un po’. Ma questo, l’abitudine di arrabbiarsi, l’abitudine di sgridare gli altri, questo è un veleno! (NdR: può darsi che qui che in chi ci legge sia spontaneamente venuta qualche considerazione/constatazione puntuale…)

Anche Gesù si arrabbiava, ma…. : Domando a voi, e ognuno nella propria lingua rispondete: com’era l’anima di Gesù, dolce o amara? (Rispondono: “Dolce!”). Era dolce perché? Perché anche quando si arrabbiava questo non arrivava alla sua anima, era soltanto per correggere, e poi tornava alla pace.

 

Concluse le risposte veraci su canto e arrabbiature, ecco – tra le domande restanti – una curiosità ancora di natura personale, riguardante il sogno professionale del piccolo Jorge Mario: Da piccolo andavo spesso con la nonna, ma anche con la mamma, al mercato a fare le spese. In quel tempo non c’erano i supermarket, non c’era la televisione, non c’era niente… Il mercato era sulla strada e c’erano i posti per la verdura, per la frutta, per la carne, per il pesce e si comprava tutto. Un giorno, a casa, a tavola, mi è stato domandato: cosa ti piacerebbe diventare da grande? Sapete cosa ho detto? “Macellaio”. Perché? Perché il macellaio che era nel mercato – c’erano tre o quattro posti per la carne – prendeva il coltello, faceva i pezzi… è un’arte, e mi piaceva vederlo, guardarlo.(…) Quando ero piccolo, io pensavo di diventare un macellaio. Mi sarebbe piaciuto.