FRANCESCO-CORRIERE: LA PERCEZIONE DI UN’INTERVISTA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 5 marzo 2014

 

Il ‘Corriere della Sera’ del 5 marzo 2014 pubblica solennemente (apertura, pagina 2, pagina 3) l’intervista del direttore Ferruccio de Bortoli a papa Francesco. Già in titoli, sottotitoli, strilli vari il ‘CdS’ sottolinea il ritorno alla ‘vita attiva’ di Benedetto XVI e suggerisce con mirata astuzia (occhio all’Italia) tre temi in particolare al lettore: il ‘no’ all’espressione ‘Valori non negoziabili’ e, sintetizzando, “Grande attenzione anche ai divorziati” e “Sulle unioni civili valutare i casi”.

 

Incominciò con l’amplissimo colloquio, tutto gesuitico, con padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà cattolica’. Seguì la conversazione con Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica (riferita in modo creativo, più o meno veritiero). Poi venne l’intervista, ampia anch’essa, al vaticanista Andrea Tornielli per ‘La Stampa’. E oggi, 5 marzo, ecco – con l’intervista fatta dal direttore Ferruccio de Bortoli - l’approdo al ‘Corriere della Sera’. Un ulteriore passo avanti nella strategia comunicativa di papa Francesco, ma anche nell’immagine che dello stesso Papa viene proposta ai lettori attraverso titoli, sottotitoli, occhielli, strilli, box vari. Se è vero che per poter comprendere e valutare con un minimo di serietà un’intervista è indispensabile conoscerne il testo integrale, è altrettanto vero che una parte sempre maggiore di lettori tende oggi a soffermarsi sulla lettura di titoli e affini, da cui naturalmente ‘deve’ essere colpito, ma non a proseguire (se non magari a sprazzi) nella lettura del testo. Vale per il giornale, vale ancora di più per radio e televisioni, legate per natura alla sinteticità delle notizie, che, dovendo essere incisive, spesso ‘traducono’ (ovvero ‘semplificano’) quanto detto in occasione di un’intervista.   

Fingiamo di essere un lettore medio, che può/vuole dedicare alla lettura dei giornali solo pochi minuti quotidiani. Prende in mano il Corriere della Sera di oggi ed è subito attirato da quell’apertura: “Vi racconto il mio primo anno da Papa”. Che cosa penserà spontaneamente il lettore? Papa Francesco si conferma un ‘amicone’, uno cui piace incontrare e parlare con la gente. Se è un po’ più smaliziato, porrà attenzione anche a quel ‘da Papa’, perché a Francesco è piaciuto spesso definirsi  “Vescovo di Roma”.

Il lettore vedrà la foto (Ma non somiglia un po’ a papa Giovanni?), poi l’occhio cadrà sui due strilli virgolettati che la accompagnano. Il primo: “Con Benedetto XVI abbiamo deciso insieme che parteciperà alla vita della Chiesa”. Che pensa il lettore? Ma papa Ratzinger non aveva detto un anno fa di volersi ritirare sul monte in preghiera, di voler condurre una vita appartata? Partecipando sì alla vita della Chiesa, ma soprattutto con la preghiera e gli studi. Siccome lo strillo di prima pagina è ripetuto, sotto forma di titolo a caratteri di scatola in seconda pagina (“Benedetto XVI non è una statua. Partecipa alla vita della Chiesa”), il lettore crede di capire che qualcosa è cambiato rispetto alle affermazioni di un anno fa. E, se avesse il tempo, troverebbe conferma in un passo eloquente dell’intervista. Dice papa Francesco, riguardo al predecessore: “Lui è discreto, umile, non vuole disturbare. Ne abbiamo parlato e abbiamo deciso insieme che sarebbe stato meglio che vedesse gente, uscisse e partecipasse alla vita della Chiesa”. Si chiederebbe qui il lettore oggettivamente perplesso: Allora ciò significa che chi si concentra sulla preghiera non partecipa veramente alla vita della Chiesa?”

 

Proseguiamo. Sempre in prima pagina, a sinistra della foto, un altro strillo: “Non ho mai compreso l’espressione valori non negoziabili, sono valori e basta”. Uno strillo che è ripetuto a pagina 2. Che cosa può capire il lettore, che sa come in questi ultimi anni e adesso ancora di più molti cattolici (e non cattolici) abbiano lottato e lottino per la difesa e la promozione dei così definiti “valori non negoziabili”? Legittimamente il lettore può pensare a una ‘rottamazione’ de facto di tale espressione (e di quel che sta dietro, relativo all'approccio sociale-culturale-politico verso quei valori). Ma chi li aveva definiti così? Qui il lettore non si ricorda bene, però gli sembra un’espressione legata ai tempi di papa Ratzinger…  Siamo andati a cercare e che abbiamo trovato. Il 30 marzo 2006 papa Benedetto XVI così parlò ai partecipanti al Convegno promosso dal Partito popolare europeo: “Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, l’interesse principale dei suoi interventi nell’arena pubblica è la tutela e promozione della dignità della persona e quindi essa richiama consapevolmente una particolare attenzione su principi che non sono negoziabili. Fra questi ultimi, oggi emergono particolarmente i seguenti:

. tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale;

. riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, quale unione fra un una donna basata sul matrimonio, e sua difesa dai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione (…);

. tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli”. A questo punto il lettore comune si ritrova con la testa un po’ confusa.

A pagina tre del ‘CdS’ altro titolo a caratteri di scatola: “Grande attenzione anche ai divorziati. Sulle unioni civili valutare i casi”. Che cosa capisce subito il lettore? Sui divorziati la Chiesa si sta muovendo pragmaticamente, rendendosi conto che il divorzio non si può fermare, per cui si deve venire a patti con tale fenomeno sociale. E qui si inserisce anche il sub-problema della Comunione ai divorziati risposati, uno dei punti principali della famosa relazione introduttiva del Concistoro sulla famiglia, stilata dal cardinale Walter Kasper e pubblicata integralmente su Il Foglio. Quanto poi alle ‘unioni civili’ il lettore spontaneamente pensa che il Papa – e dunque la Chiesa – sia ormai incamminata verso il riconoscimento anche di quel tipo di coppia. Certo, bisognerà valutare caso per caso… ma la via è aperta. C’è a pagina 3 un altro strillo significativo sul fine vita: non fa che ribadire quanto già detto e scritto in altri tempi, ma è sempre meglio tener viva l’attenzione sul tema, considerato come gli altri (vedi Belgio, Olanda) siano tutti molto più ‘civili’ (difatti prevedano l’eutanasia chi per i ragazzi, chi per i bambini) dell’Italia così culturalmente ‘arretrata’. Come suona dunque lo strillo? “Nessuno è obbligato a usare mezzi straordinari quando si sa che è in una fase terminale. Io consigliavo le cure palliative”. Niente di nuovo, ma il lettore, già ben istradato dai titoli precedenti, non può non pensare a casi come quelli di Eluana Englaro (cui è stata tolta la vita). Del resto, nella risposta di papa Francesco sul tema, c’è un’ultima frase poco chiara, dopo il consiglio per le cure palliative: “In casi più specifici è bene ricorrere, se necessario, al consiglio degli specialisti” Se il lettore ha letto tale risposta si chiederà sempre spontaneamente: In quali casi? Che specialisti? Per far che cosa?

 

Conclusione. Dai titoli e affini del Corriere, il lettore medio non può che pensare una cosa, con soddisfazione o con inquietudine: la Chiesa cattolica, con papa Francesco, sta veramente cambiando, adeguandosi finalmente (almeno per certi ambiti della quotidianità) al mondo. Sarà veramente così?