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    PAPA/NATALITA', VERONA, PACE - SVIZZERI DEL MEDIOEVO E SVIZZERI DI OGGI

    PAPA/NATALITA’, VERONA, PACE – SVIZZERI DEL MEDIOEVO E SVIZZERI DI OGGI - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 21 maggio 2024

     

    Qualche passo dell’intervento di papa Francesco durante gli Stati generali della Natalità e di quelli fatti sabato 18 maggio durante l’intensa visita a Verona. Svizzeri del Medioevo nel ‘De Europa’ di Enea Silvio Piccolomini/papa Pio II la cui ristampa è stata presentata il 15 maggio all’ambasciata dell’Ordine di Malta presso la Santa Sede- Svizzeri di oggi: il caso di Nemo e la sala piena a Giubiasco per la serata sull’ideologia gender con Gianfranco Amato.

    PAPA FRANCESCO AGLI STATI GENERALI DELLA NATALITA’ (ROMA, 10 MAGGIO 2024)

    Anche quest’anno papa Francesco ha voluto essere presente agli “Stati generali della Natalità”, giunti alla IV edizione e promossi a Roma dalla Fondazione della Natalità guidata  da Gigi de Palo (già presidente del Forum nazionale delle Associazioni familiari e tra i protagonisti del Family Day del 2007). L’intervento papale si è sviluppato venerdì 10 maggio 2024 in apertura della seconda delle due giornate del Forum, dopo che la prima era stata turbata dal tentativo riuscito di alcune decine di giovani di un collettivo transfemminista (Aracne) – in nome della lotta alla natalità -  di impedire di parlare in primo luogo al ministro della Famiglia Eugenia Roccella. Ad ascoltare il Papa un folto gruppo di studenti di scuole medie superiori (tra cui il liceo classico Giulio Cesare di Roma) cui è poi stata data nel corso della mattinata la possibilità di interloquire sul tema con una lunga serie di interlocutori provenienti in genere dal mondo dell’economia e della comunicazione. Qualche passo estrapolato dall’intervento del Papa, ricordando ad esempio che nel 2023 in Italia le nascite sono state 379mila (in calo continuo) e i decessi 661mila.

    . “In passato, non sono mancati studi e teorie che mettevano in guardia sul numero degli abitanti della Terra, perché la nascita di troppi bambini avrebbe creato squilibri economici, mancanza di risorse e inquinamento. Mi ha sempre colpito constatare come queste tesi, ormai datate e superate da tempo, parlassero di esseri umani come se si trattasse di problemi. Ma la vita umana non è un problema, è un dono. (…)  Il problema non è in quanti siamo al mondo, ma che mondo stiamo costruendo - questo è il problema -; non sono i figli, ma l’egoismo, che crea ingiustizie e strutture di peccato, fino a intrecciare malsane interdipendenze tra sistemi sociali, economici e politici. (…) E le case si riempiono di oggetti e si svuotano di figli, diventando luoghi molto tristi. Non mancano i cagnolini, i gatti…, questi non mancano (forte applauso). Mancano i figli. Il problema del nostro mondo non sono i bambini che nascono: sono l’egoismo, il consumismo e l’individualismo, che rendono le persone sazie, sole e infelici (forte applauso).

    . Nonostante tante parole e tanto impegno, non si arriva a invertire la rotta. Come mai? Perché non si riesce a frenare questa emorragia di vita? La questione è complessa, ma questo non può e non deve diventare un alibi per non affrontarla. Serve lungimiranza, che è la seconda parola-chiave. A livello istituzionale, urgono politiche efficaci, scelte coraggiose, concrete e di lungo termine, per seminare oggi affinché i figli possano raccogliere domani. C’è bisogno di un impegno maggiore da parte di tutti i governi, perché le giovani generazioni vengano messe nelle condizioni di poter realizzare i propri legittimi sogni. Si tratta di attuare serie ed efficaci scelte in favore della famiglia. Ad esempio, porre una madre nella condizione di non dover scegliere tra lavoro e cura dei figli (forte applauso); oppure liberare tante giovani coppie dalla zavorra della precarietà occupazionale e dell’impossibilità di acquistare una casa (forte applauso).

    . Mi rivolgo particolarmente ai giovani. So che per molti di voi il futuro può apparire inquietante, e che tra denatalità, guerre, pandemie e mutamenti climatici non è facile mantenere viva la speranza. Ma non arrendetevi, abbiate fiducia, perché il domani non è qualcosa di ineluttabile: lo costruiamo insieme, e in questo “insieme” prima di tutto troviamo il Signore. È Lui che, nel Vangelo, ci insegna quel “ma io vi dico” che cambia le cose (cfr Mt 5,38-48): un “ma” che profuma di salvezza, che prepara un “fuori schema”, una rottura. Facciamo nostro questo “ma”, tutti, qui e ora. Non rassegniamoci a un copione già scritto da altri, mettiamoci a remare per invertire la rotta, anche a costo di andare controcorrente! (forte applauso)

     

    PAPA FRANCESCO IN VISITA A VERONA (18 MAGGIO 2024)

    Giornata intensissima per il Papa quella di sabato 18 maggio 2024, caratterizzata dalla visita – su invito del vescovo Domenico Pompili - a una città significativa per tanti aspetti della sua storia come Verona (oltre che famosa naturalmente grazie a Shakespeare). Francesco ha incontrato successivamente sacerdoti e consacrati nella Basilica di San Zeno, bambini e ragazzi sul sagrato della stessa, dentro l’Arena i dodicimila partecipanti alla manifestazione per la pace, agenti e detenuti della casa circondariale di Montorio e – dopo una sosta in vescovado in cui ha salutato la mamma di mons. Pompili – gli oltre trentamila presenti allo stadio Bentegodi per la santa messa nella vigilia di Pentecoste. Qualcuno dei tanti momenti vissuti nella giornata.

    . IN DIALOGO CON BAMBINI E RAGAZZI: Come possiamo andare controcorrente? (…)Fare le cose che forse qualcun altro non fa. Come si può vincere la paura di andare controcorrente? Questa domanda la faccio io a voi. Qualche coraggioso che risponda… Come si può fare ad andare controcorrente? [Qualcuno risponde: Ascoltare il cuore!] Bravo! Un altro… [Qualcuno risponde: Avere coraggio!] Bene, va bene, più forte… [Rispondono: Avere coraggio!] Bravi, bravi! Così mi piace… Sentite una cosa: non avere paura di andare controcorrente se voi volete fare una cosa buona, avete capito? [Rispondono: Sì!] Dobbiamo avere paura di andare controcorrente? [Rispondono: No!] Ah, siete bravi! Grazie cari, grazie! Adesso facciamo una preghiera insieme, preghiamo insieme. “Padre nostro…”. Adesso in silenzio riceviamo la benedizione. [Benedizione]. Nella nostra vita, noi dobbiamo benedire o maledire? [Rispondono: Benedire!] Benedire anche il diavolo? [Rispondono: No!] Ah, va bene… siete bravi! Avanti! Grazie!

    . DURANTE L’INCONTRO ‘ARENA DI PACE’ , ‘TAVOLO LAVORO E ECONOMIA’ (davanti a papa Francesco si presentano due imprenditori: Maoz Inon è un ebreo israeliano e i suoi genitori sono stati uccisi il 7 ottobre nell’azione terroristica di Hamas, Aziz Sarah è invece un palestinese con un fratello ucciso da soldati israeliani nel contesto della reazione all’attacco. I due si abbracciano): Credo che davanti alla sofferenza di questi due fratelli, che è la sofferenza di due popoli, non si può dire nulla…, non si può dire nulla. Loro hanno avuto il coraggio di abbracciarsi. E questo non è solo coraggio e testimonianza di volere la pace, ma anche è un progetto di futuro. Abbracciarci. Ambedue hanno perso i familiari, la famiglia si è rotta per questa guerra. A che serve la guerra? Per favore, facciamo un piccolo momento di silenzio, perché non si può parlare troppo di questo, ma “sentire”. E guardando l’abbraccio di questi due, ognuno dal proprio cuore preghi il Signore per la pace, e prenda una decisione interiore di fare qualcosa perché finiscano le guerre. In silenzio, un attimo…

    E pensiamo ai bambini in questa guerra, in tante guerre… Quale futuro avranno? Mi vengono in mente i bambini ucraini che vengono a Roma: non sanno sorridere. I bambini nella guerra perdono il sorriso. E pensiamo ai vecchi che hanno lavorato tutta la vita per portare avanti questi due Paesi, e adesso… Una sconfitta, una sconfitta storica e una sconfitta di tutti noi. Preghiamo per la pace, e diciamo a questi due fratelli che portino questo desiderio nostro e la volontà di lavorare per la pace al loro popolo. Grazie fratelli!

    . A CONCLUSIONE DELL’INCONTRO ‘ARENA DI PACE’: Sono sempre più convinto che “il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei grandi leader, delle grandi potenze e delle élites. È soprattutto nelle mani dei popoli – i popoli! –; nella loro capacità di organizzarsi e anche nelle loro mani che irrigano, con umiltà e convinzione, questo processo di cambiamento” (Discorso al II Incontro mondiale dei movimenti popolari, Santa Cruz de la Sierra, 9 luglio 2015). Il popolo deve avere coscienza di sé stesso e agire come popolo, agire con questa volontà di fare pace.

    Voi, però, tessitrici e tessitori di dialogo in Terra Santa, per favore, chiedete ai leader mondiali di ascoltare la vostra voce, di coinvolgervi nei processi negoziali, perché gli accordi nascano dalla realtà e non dalle ideologie. Ricordiamo che le ideologie non hanno piedi per camminare, non hanno mani per curare le ferite, non hanno occhi per vedere le sofferenze dell’altro. La pace si fa con i piedi, le mani e gli occhi dei popoli coinvolti, insieme tutti.

    La pace non sarà mai frutto della diffidenza, frutto dei muri, delle armi puntate gli uni contro gli altri. San Paolo dice: «Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato» (Gal 6,7). Fratelli e sorelle, le nostre civiltà in questo momento stanno seminando, distruzione, paura. Seminiamo, fratelli e sorelle, speranza! Siamo seminatori di speranza! Ognuno cerchi il modo di farlo, ma seminatori di speranza, sempre. È quello che state facendo anche voi, in questa Arena di Pace: seminare speranza. Non smettete. Non scoraggiatevi. Non diventate spettatori della guerra cosiddetta “inevitabile”. No, spettatori di una guerra cosiddetta inevitabile, no. Come diceva il vescovo Tonino Bello: “In piedi tutti, costruttori di pace!”. Tutti insieme. Grazie.

     

    SVIZZERI NEL MEDIOEVO, SVIZZERI OGGI: DAL DE EUROPA DI PIO II A NEMO A UNA SERATA SUL GENDER A GIUBIASCO

    . Dal ‘De Europa’ 1458-1461 di Enea Silvio Piccolomini/papa Pio II, la cui ristampa (a cura di Manlio Sodi e Antonio Zanardi Landi) è stata presentata mercoledì 15 maggio 2024 a Roma nella sede dell’Ambasciata del Sovrano Militare Ordine di Malta ( SMOM)  presso il Vaticano. Introdotti dall’ambasciatore Zanardi Landi hanno approfondito i contenuti dell’opera il Gran Cancelliere dell’Ordine Riccardo Paternò di Pontecupo, il cardinale Gianfranco Ravasi e Giuliano Amato. Nell’opera non mancano descrizioni vivaci riguardanti i popoli che al tempo dell’umanista e collaboratore diplomatico dell’imperatore Federico III d’Asburgo (poi divenuto papa nel 1458) vivevano sul continente europeo. Tra loro gli “Svizzeri”: la Confederazione elvetica negli anni di Enea Silvio Piccolomini era composta solo di otto cantoni, tra i quali Zurigo che si venne a trovare in conflitto con Svitto. Zurigo era appoggiata nelle sue rivendicazioni anche da Federico III… sembra di capire che per il Piccolomini i nemici fossero quelli definiti “Svizzeri”, cioè i soldati che combattevano a fianco di Svitto contro gli zurighesi. E come si comportavano questi “Svizzeri”? Leggiamo Enea Silvio Piccolomini/Pio II:

    (paragrafo 147, pagina 142-143): Gli Svizzeri, popolo montanaro e feroce, poiché gli Zurighesi avevano rescisso il trattato che avevano stretto con loro, invasero il loro territorio con l’esercito e devastarono tutto. Gli abitanti di Zurigo ebbero l’ardire di affrontarli in battaglia e furono sterminati (NdR: battaglia di San Giacomo sulla Sihl, 1443). La crudeltà e la rabbia degli Svizzeri contro i nemici sconfitti fu tanto grande, che, proprio sul campo di battaglia organizzarono un banchetto per celebrare la vittoria e utilizzarono come mense e sedili i corpi degli uccisi, aprirono i cadaveri dei nemici e ne bevvero il sangue, sbranarono i loro cuori con i denti. (NdR: che l’antropofagia fosse diffusa nell’Occidente medievale èda tempo ben attestato… non sappiamo però quanto la descrizione qui riportata risenta del fatto che Enea Silvio Piccolomini era dalla parte degli zurighesi come il ‘suo’ imperatore…)

    . Tra gli svizzeri contemporanei ha raggiunto una certa notorietà soprattutto nel pubblico televisivo il venticinquenne Nemo Mettler che l’11 maggio ha vinto il Gran Premio Eurovisione 2024. Selezionato in rappresentanza della Confederazione elvetica, certo funzionale ai desiderata della nota lobby, ha trionfato nel voto delle giurie (presumibilmente ‘politicamente corrette’ e manco a dirlo decisive), mentre nel televoto popolare è giunto solo quinto, preceduto dai colleghi di  Croazia, Israele, Ucraina e Francia. Mettler, nato a Biel/Bienne, risiede dal 2021 a Berlino, dove si trova bene, diversamente da quello che succedeva in Svizzera, “perché lì la gente ti chiede costantemente chi sei”, come ha dichiarato in varie interviste (SonntagsZeitung, Blick, riprese dalla Schweizer Illustrierte). Perché? Facile spiegarselo. Mettler non si sente “né uomo né donna’, insomma si definisce un ‘non binario’ e vuole essere chiamato con il solo pronome ‘loro’.  Nella canzone ‘Code’ con cui ha vinto l’Eurovisione comunica: “Io sono andato all’inferno e sono tornato/per ritrovarmi sulla buona strada. Ho infranto il codice, wow. Come le ammoniti (NdR: molluschi estinti che hanno dato vita a fossili nell’arco di milioni di anni) gli ho solo dato un po’ di tempo. Ora ho trovato il paradiso, ho infranto il codice wow”. Non c’è da meravigliarsi che- considerati i tempi in cui viviamo – la canzone abbia vinto il Gran Premio eurovisivo e Mettler sia diventato un’icona continentale per l’attivissima lobby lgbtqi+, che a livello europeo imperversa nei Palazzi di Bruxelles. Una curiosità di qualche significato: il concorso canoro si è temuto a Malmoe… e l’ambasciata svedese a Berna già il 18 aprile 2024 aveva organizzato un gran ricevimento prima che Mettler partisse per il settentrione…

    . Negli stessi giorni nella sala d’incontro della parrocchia ticinese di Giubiasco (comune che da sette anni si è fuso con Bellinzona) si è svolta una serata sui contenuti dell’ideologia gender (definita da papa Francesco “pericolosissima”, “nefasta”) conclusa da don Mattia Poropat e animata da Gianfranco Amato, ardente e instancabile missionario della buona causa, uno dei volti più noti del ‘Family Day’, presidente dei ‘Giuristi per la vita’. Anche nel Ticino non è facile discutere dell’argomento e ne sa qualcosa pure Amato che nel settembre scorso aveva dovuto rinunciare a una serata analoga prevista presso il cinema Lux di Massagno a causa della presa di distanza del gestore spaventato per le minacce di un boicottaggio prefigurato dalla nota lobby. A Giubiasco il 13 maggio invece è andato tutto liscio e la sala, affollata da oltre un centinaio di persone, ha risposto con attenzione e curiosità partecipe. Considerata l’attualità bruciante e persistente del tema, l’incontro - promosso dalle Associazioni ‘Il giardino dei bambini’ e ‘Gruppo missionario San Michele’  (presiedute da Monica Ancora Marzano) oltre che dalle parrocchie del Bellinzonese – potrebbe essere replicato in autunno. Magari ancora nella stessa sala, vicinissima alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, in cui nella seconda metà degli Anni Cinquanta e agli inizi degli Anni Sessanta abbiamo servito da chierichetti la messa mattutina delle sette con don Martino Imperatori.

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