PIETANZE INDIGESTE: SMERILLI, BOCCIA, DE MICHELI - L’AVVENIRE DEL MOIA DESNUDO - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 30 novembre 2020

 

Qualche considerazione su alcune delle pietanze indigeste serviteci in questi giorni da una suora (una ‘star’ anche vaticana) e due ministri (o Signur, guarda giò!). Intanto Luciano Moia trionfa sul cattofluido e politicamente corretto ‘Avvenire’: sì alla legge Zan, sì alla Giornata ‘contro l‘omotransfobia’ anche nella scuola. Ma dove sono i vescovi? Tutti o quasi silenti e dunque complici?

Nell’omelia – come al solito ardente e sostanziosa – di ieri, domenica, a Sant’Ippolito (piazza Bologna) don Giuseppe ha invitato giustamente ad assaporare l’Avvento come tempo di attesa del Natale. Il fatto è che certe pietanze che ci si propongono in questi giorni hanno un sapore, ma un sapore … che neanche stomaci di acciaio riuscirebbero a sopportare…

 

OGGI ASSAPORARE E’ UN’IMPRESA: TANTE LE PIETANZE INDIGESTE CHE CI VENGONO SERVITE…

 

1. SUOR ALESSANDRA SMERILLI, STAR DELL’ECONOMIA ‘FRANCESCANA’, TEOLOGA BIZZARRA

Ad esempio la nota economista suor Alessandra Smerilli, reduce dai celebrati ‘trionfi’ cattofluidi del convegno mondiale di Assisi, in un’intervista alla trasmissione “DiMartedì” del 24 novembre ha rilevato tra l’altro a proposito dei festeggiamenti del prossimo Natale: “Per un bene temporaneo – e non voglio sminuire l’importanza del Natale dal punto di vista familiare e religioso – meglio fermarsi. Sappiamo che c’è un bene più grande. Io mi immagino però come, finito tutto questo, magari ci regaleremo una festa nuova, una festa dell’incontro dopo il Covid”. Insomma… invece di quella tradizionale festicciola natalizia di poco conto faremo, quando ce ne sarà l’occasione, una gran bella festa dell’incontro… una vale l’altra, anzi ci si guadagna! Si noti che questa suor Alessandra Smerilli è una vera ‘star’ in area religiosamente corretta, tanto che – tra i numerosi altri incarichi – è anche consigliera di Stato della Pontificia Commissione (dello Stato della Città del Vaticano) che esercita il potere legislativo al di là delle Mura leonine… Una vera profetessa di Speranza per la nuova Chiesa cattofluida!

 

2. FRANCESCO BOCCIA: UN ALTRO TEOLOGO AL GOVERNO. ANCHE LUI VUOLE ‘SUGGERIRE’ ALLA CHIESA COME ORGANIZZARSI PER NATALE

Poi: difficile per un cattolico assaporare quanto ha detto il 26 novembre il ministro italiano per gli Affari regionali Francesco Boccia, sempre riguardo al Natale: “Seguire la messa - e lo dico da cattolico (NdR: bum bum… alla Biden) - due ore prima o far nascere Gesù Bambino due ore prima non è eresia (…) Non facciamo i sepolcri imbiancati. Il Natale non si fa con il cronometro, ma è un atto di fede”.

Eccone un altro, dopo il neo-teologo Giuseppi, che pontifica sul Natale cristiano ‘suggerendo’ - dalla sua poltrona di governo – l’ora di celebrazione della Messa di mezzanotte alla Chiesa. Sarebbe come dire che il cardinal Bassetti ‘suggerisse’ al Governo della Repubblica di anticipare o posticipare il 2 giugno o il 25 aprile: Immaginate in tal caso gli strilli corali, la manifestazioni di piazza, la caccia mediatica e social ai cattolici! Forse per il ministro (anche per le Autonomie) – in attesa che rientri nella sua confezione da cui uscirà a riveder la stella (dell’albero di Natale) – sarebbe giovevole (ri)leggere l’articolo 7 della Costituzione italiana che stabilisce in primo luogo che “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi”. I quali Patti Lateranensi all’articolo 2, comma 1 così recitano: “La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica”. 

 

3. PAOLA DE MICHELI IGNORA E/O SPREZZA IL VALORE CRISTIANO E IDENTITARIO DELLA DOMENICA

Vi pare più facile poi assaporare la pietanza servita dalla ministra italiana delle infrastrutture e dei trasporti (una vera catastrofe) Paola De Micheli in un’intervista a Repubblica del 26 novembre? Richiesta di un parere sulla ripresa della didattica in presenza, la De Micheli rileva che occorrerebbe riorganizzare tutto il sistema scolastico, così da attenuare il problema dell’affollamento dei mezzi pubblici di trasporto. Ad esempio afferma, rispondendo a una domanda specifica in tal senso: “Certo, siamo in emergenza e credo sia necessario fare lezioni in presenza anche il sabato” (NdR: forse la ministra non sa che già oggi in molti istituti si fa lezione anche il sabato…). Poi… la domanda sulla domenica. E qui così suona la risposta della De Micheli: “Sono decisioni che vanno condivise con tutto il governo, ma, dicevamo, siamo in emergenza e bisogna far cadere ogni tabù. Ce lo chiedono diverse Regioni. Anche gli orari delle attività produttive dovranno essere cambiati, cadenzati”. Leggi, al di là delle cautele da notissimo personaggio di Molière: si può andare a scuola anche la domenica, è un tabù che si può far cadere. Capito? Per la De Micheli, ministro della Repubblica italiana, la domenica è de facto un giorno qualunque, roba in fondo da cattolici bigotti. Il nostro consiglio (che le offriamo gratis)? Si ricicli come segretaria di un emiro e così il problema è risolto (attenta però al venerdì).

Assaporare, assaporare… quant’è difficile oggi! Come si fa ad assaporare le immagini -supertrasgressive delle norme anti-Covid - dei maxi-assembramenti di Napoli in lutto per Maradona, genio calcistico sì ma non certo un esempio da seguire per il resto (abbiamo riesumato quanto scritto da Roma sul ‘Corriere del Ticino’ nel 1990 per la finale dei campionati mondiali di calcio, vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/cultura/398-24-anni-fa-roma-tedesca-contro-er-nanerottolo-imbrojone.html ). E le immagini impressionanti dell’inaugurazione di un nuovo centro commerciale a Roma venerdì 27 novembre? Intanto però capita, in altre parti del Paese, che un pensionato intenzionato a entrare in farmacia si debba mettere in fila per la coda, decida allora di attendere che la coda si smaltisca seduto sulla panchina antistante, apra un giornale e si ritrovi con una multa di 400 euro per violazione delle norme anti-Covid (sosta vietata)….

 

L’AVVENIRE DEL MOIA DESNUDO, TURIFERARIO IN COTTA ARCOBALENO

 

Era di giovedì… il 5 novembre 2020. Il 4 la Camera aveva approvato in prima lettura la ‘legge Zan’ pretesa ‘contro l’omotransfobia’. E a pagina 3 dell’Avvenire apparve un editoriale molto sorprendente (una ‘giravolta’), considerata la linea tenuta fino ad allora dal megafono cattofluido. A firma di Francesco Ognibene, caporedattore del quotidiano, si lesse allora un pezzo memorabile, intitolato “Omofobia. Otto motivi per dire ‘no’ alla cosiddetta legge Zan”. Ne scrivemmo lo stesso giorno (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/986-omofobia-ci-rivedremo-in-senato-e-avvenire-ricordiamo-insieme.html ), riportando in particolare l’incipit: “Ci siamo sbagliati. La 'legge Zan' approvata ieri in prima lettura alla Camera non è solo superflua, anche se in parte originariamente benintenzionata: è soprattutto una legge presuntuosa e rischiosa”.

Al punto 1 osservava Ognibene:L’introduzione in tutte le scuole di iniziative «contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia» nella Giornata nazionale fissata ogni anno il 17 maggio significa far entrare nei percorsi scolastici anche delle classi elementari e medie contenuti in linea con l’impianto della legge non solo tutt’altro che universalmente condivisi (come invece accade per le Giornate contro la mafia e l’antisemitismo) ma anche di più che dubbia comprensibilità da parte dei bambini. Ai quali si finirebbe per cercare di far credere che l’esperienza che vanno facendo della realtà è una finzione essendo l’umanità non declinata al maschile e femminile ma oggetto di infinite identità. Tutto questo in un’età nella quale si va formando la percezione di sé in relazione a ciò che li circonda. Chi ha letto Il Nuovo mondo di Huxley sa che il ricondizionamento della società in base alle idee di chi la guida comincia plasmando la mente dei bambini. Della cosiddetta ideologia 'gender' sinora avevamo una qualche idea: adesso la vediamo con più chiarezza, del tutto simile a quel «colonialismo ideologico» al quale il Papa – spesso chiamato in causa recentemente proprio su questo provvedimento, ma altrettanto spesso citato a righe alterne – ha riservato giudizi assai severi”.

Chiaro? Chiarissimo! Tuttavia nel nostro commento aggiungemmo in quell’occasione anche alcune righe sul Turiferario Guastalamessa, al secolo Luciano Moia, noto chierichetto in cotta arcobaleno apparentemente sconfitto:

“Dicevamo del povero Moia, che si è visto espropriare del commento ufficiale. E allora ha cercato di recuperare in un’intervista tutta mielosa alla pedagogista Livia Cadei. Notate la domanda che segue, capolavoro di un tartufismo che nasconde l’approvazione in ogni caso della legge Zan: “Non crede che anche per le nostre associazioni impegnate in ambito educativo sia necessario avviare percorsi di formazione per attrezzarsi ad affrontare queste nuove sfide che potrebbero anche rivelarsi un’opportunità?”. Moia, Moia ma che spreco di tempo e di meningi per dire che anche le scuole cattoliche dovranno festeggiare compiaciute la ‘Giornata’ chiamando l’Arcigay e il Circolo Mario Mieli!”

 

MA MOIA VA ALLA RISCOSSA…E VINCE (AFFOSSANDO SU AVVENIRE LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA)

Infatti Avvenire del 28 novembre 2020 rappresenta il trionfo di Moia, difeso e appoggiato come noto da Marco Tarquinio, Turiferario direttore di un quotidiano il presidente del cui Consiglio d’amministrazione è il neo-cardinale Marcello Semeraro, vicinissimo a papa Francesco, neo-prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. E vescovo dal 2004 (ora amministratore apostolico) di una diocesi, quella di Albano, che con lui si è illustrata quale partner di peso della lobby dei ‘cattolici arcobaleno’.

Richiamato in prima, appare a pagina 3 un articolo, appunto a firma Moia, intitolato “L’identità di genere a scuola (prima riga)/ perché se ne può parlare (seconda riga)”. Anche il nostro paracarro del Monte Ceneri (che divide Lugano da Bellinzona) già da tale titolo rileva una contraddizione gigantesca con l’editoriale di Ognibene del 5 novembre. Sulla stessa linea gli intertitoli. Il primo: “La posizione secondo cui non sarebbe corretto affrontare in classe determinati argomenti perché ‘divisivi’ non regge: i giovani cercano informazioni, si guardano dentro per capire e per capirsi”. Il secondo: “Nella norma prevista si può cogliere un’occasione per capire e accompagnare il cammino dei nostri figli più disorientati”.

Scrive tra l’altro il Moia, fingendo tartufescamente di interrogarsi a proposito della Giornata contro ‘l’omotransfobia’: “Scelta ideologica? Tentativo di introdurre tra i bambini i veleni della cosiddetta cultura gender?”. Così continuando sulla stessa linea: “Un rischio, certo. Nella lettera scritta al direttore di Avvenire il relatore della legge, Alessandro Zan, assicura tuttavia….”

E poi, sempre il Moia fintamente pensoso: “Ma se ogni situazione è occasione, perché la legge Zan pur con tutti i suoi aspetti problematici che abbiamo già messo in luce (NdR: siamo a livello di climax tartufesco ascendente), non potrebbe rivelarsi un’opportunità anche in chiave educativa per riflettere, anche nelle scuole, su temi ormai irrinunciabili?”.  “Opportunità in chiave educativa, temi irrinunciabili”? Sarà così per l’oracolo in cotta arcobaleno e per Avvenire, ma per quante famiglie?  

Il Moia evidenzia poi i risultati di un’indagine da cui traspare che il 10,3% dei ragazzi e il 4,6% delle ragazze tra i 13 e i 18 anni avrebbero dichiarato di avere “un rapporto stabile omosessuale”. Bum bum! Tale risultato – rileva il Moia – “rappresenta soprattutto per le famiglie un dato urgente su cui riflettere perché ripropone con la forza dei fatti (NdR: fatti?) la questione dell’orientamento sessuale”. Dunque “non basta ribadire come un mantra (NdR: notare in accezione negativa “come un mantra”) l’evidente suddivisione binaria della natura umana”.

Occorre invece fare in modo che nessuno possa essere fatto oggetto (come si osserva anche in un recente documento della Congregazione per l’educazione cattolica) “di bullismo, violenze, insulti e discriminazioni ingiuste. Che è poi quello che papa Francesco scrive in Amoris Laetitia”.

A questo punto si chiede il paracarro del Monte Ceneri: “Che c’entra con tutto ciò la legge (punitiva, intimidatoria) Zan?” Risponde il chierichetto in cotta arcobaleno: (queste) “sono, poi, le intenzioni migliori della legge Zan”. Dunque “pur considerando i rischi ideologici oggettivi e già evidenziati (NdR: che per il Moia Monsieur Tartuffe sia la vera Bibbia?), non è stravagante cogliere nell’articolo della legge che sollecita le scuole ad approfondire, insieme alla questione omofobia, gli indispensabili aspetti antropologici per comprenderne significati e relazioni, un’occasione per capire e accompagnare il cammino dei nostri figli più disorientati”. Aggiungiamo noi: così da accrescerne il numero e creare ulteriori gravi problemi sociali. Ma quanto è bravo il chierichetto in cotta arcobaleno!

Incredibilmente il Moia chiosa:Sarebbe molto comodo concludere che questo disorientamento sia causato dalla persistente invasione del ‘gender’. Ma è davvero così?”. Ma noooo, insinua il Moia – qual novello Biss, il serpente che insuffla consigli velenosi nelle orecchie del principe Giovanni in ‘Robin Hood’: “Non c’è forse una minima percentuale di responsabilità anche nel fatto che le famiglie, a loro volta confuse, hanno smesso di essere un riferimento educativo?” Sì, finalmente ci siamo arrivati: la colpa è delle famiglie, non dell’incessante bombardamento politico-mediatico-culturale, un totalitarismo cinico e capillare che ogni giorno ci viene scaricato addosso, quale “colonizzazione ideologica” (citiamo anche noi papa Francesco).  

Insomma, il Moia si è disvelato e stavolta in modo definitivo: vuole la legge Zan e la vuole con la Giornata 'contro l’omotransfobia' (anche a scuola). Si constata che con tutta evidenza (basti pensare al rilievo dato a Moia) Avvenire è d’accordo. Il che comporta che il giornale è in grave contrasto con la Dottrina sociale della Chiesa e conferma (ennesima conferma) di essere al massimo un quotidiano cattofluido, ruota di scorta del politicamente corretto, complice di chi semina confusione antropologica nella società, corresponsabile dei guasti sociali conseguenti. Ma dove sono i vescovi? Tutti (o quasi) silenti e dunque complici?