AVVENIRE: IL TARQUINIO TURIFERARIO FA LE PENTOLE, MA NON I COPERCHI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 29 aprile 2020

 

Il direttore di ‘Avvenire’ si fa pescare stamattina con il dito nella marmellata…

 

La seconda pagina dell’Avvenire di oggi, mercoledì 29 aprile 2020 è in buona parte occupata da otto lettere al direttore in cui si commentano le grottesche vicende di questi giorni a proposito della ripresa delle Messe coram populo. Ça va sans dire, le lettere sono scelte secondo i criteri turiferari della casa, così che da esse emerga – come si proclama nel titolo - una “matura e serena capacità di dibattere”. Insomma i lettori di Avvenire devono essere ammodo e rispettare la buona ipocrisia turiferaria.

Come è costume della casa, uno spazio minore è riservata anche a qualche lettera un tantin più pungente, giusto per permettere allo scaltro direttore di annotare nel suo commento complessivo che “alcune (lettere) portano alla luce anche certi tic polemici e qualche pregiudizio”.

Non solo. Sempre nel commento il Tarquinio – quasi a eventualmente pararsi le terga – scrive: “Proprio come le quattro pubblicate ieri (NdR: martedì 28 aprile), anche le più ampie ( NdR: non si dovrebbero superare le 1500 battute) di queste lettere sono state sintetizzate, secondo la mia responsabilità di direttore e in forza dell’esplicito patto di libertà e di fiducia che lega da sempre Avvenire ai suoi lettori e alle sue lettrici”. Bla bla bla bum bum bum , come dimostrano vicende non lontane di cui ci siamo occupati (come quella di don Fragiacomo, a proposito del capo-scout gay di Staranzano, vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/738-caso-gorizia-l-autogol-d-autore-del-direttor-tarquinio.html ).

Una lettera attira particolarmente la nostra attenzione, quella scritta dalla lettrice Margherita Lancellotti. Il nome ci dice qualcosa… certo, ne avevamo appena letta una, a firma Margherita Lancellotti, sull’edizione odierna de La Verità. L’argomento sembra lo stesso…

 

LA LETTERA DI MARGHERITA LANCELLOTTI APPARSA SU LA VERITA

Riprendiamo allora La Verità e leggiamo, nella pagina delle lettere, in prima posizione, sotto il titolo: “Mi vergogno di vivere in un Paese che nega le messe” (il neretto è nostro):  Mi vergogno di dover scrivere questa lettera in Italia, un Paese di tradizione cattolica e con libertà di culto, o almeno così credevo. Signor Giuseppe Conte è mai stato a messa? Signori virologi e innumerevoli consulenti tecnici siete mai stati a messa? Perché sembra che la stiate confondendo con un concerto rock. O, peggio ancora, con una Rsa. Il che dimostra quanto gli “esperti “ non abbiano capito il popolo di Dio. Pensate davvero che il pericolo sia il segno della pace? Ai supermercati si può toccare tutto con i guantini. In chiesa no? Davvero non riescono ad immaginare di chiedere alla Cei che si possa indicare ai fedeli di scambiarsi un semplice sorriso? Pensate davvero che il pericolo sia ricevere l’eucarestia? Alla posta e alle casse si può fare la fila. Invece in chiesa, è risaputo, la gente si accalca scompostamente, urtandosi sguaiatamente, quindi: no, cari fedeli, per voi no eucarestia, no culto, no umanità. Per voi decidiamo noi, anche su questo.

Battute: 973, spazi inclusi – 811, spazi esclusi  (dunque ben sotto le 1500 battute ammesse da Avvenire)

 

LA LETTERA DI MARGHERITA LANCELLOTTI APPARSA SULL’AVVENIRE 

E ora tocca all’organo cattofluido… ma qui, ma qui… ci sono differenze di sostanza… e che sostanza! Ecco la versione pubblicata dal Turiferario direttore (in neretto – nostro – le differenze):

“Mi vergogno di dover scrivere questa lettera. In Italia, in un Paese di tradizione cattolica e di libertà di culto quale credevo fosse quello in cui vivo.  Mi chiedo che (!!!, correttore sgangherato… eh, la fretta di censurare!) qualcuno di quelli che pontificano sia mai stato a una Messa? Perché sembra che la si stia confondendo con un concerto rock. Il che davvero dimostra quanto non qualcuno (!!! correttore sgangherato) non capisca il popolo di Dio.”

Fermiamoci qui che la materia sfornata è già ampiamente sufficiente a mostrare la professionalità del direttore tappetino (in questo caso) dell’inquilino di Palazzo Chigi. Sparito il nome di Giuseppe Conte. Sparito l’accenno ai “virologi e innumerevoli consulenti tecnici”. Il tutto sostituito con “qualcuno di quelli che pontificano”. Idem sul “concerto rock”: “sembra che la si stia confondendo”. Sparito l’accenno alla Rsa.

C’è bisogno di dilungarsi? No, misero censore che blateri di "patto di libertà e di fiducia con i lettori”! Dovresti ben sapere, o Tarquinio, che il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi… c’è sempre una Verità che ti frega!