DIGNITA’ EBRAICA, INDECENZA SINISTRA E CATTOFLUIDA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 27 dicembre 2019

 

Notizie drammatiche o grottesche nei giorni natalizi. La ‘svolta’ liberalizzatrice nella politica della droga. Indecenze cattofluide sparse. La forte polemica tra Dacia Maraini e il mondo ebraico per le considerazioni della scrittrice pubblicate dal ‘Corriere della Sera’.Silenti i cattofluidi.

I giorni di Natale non sono stati certo avari di notizie. Tra tutte ne emerge una drammatica e foriera di dolori e sofferenze per molti: la ‘svolta’ liberalizzatrice in materia di droga da parte delle Sezioni Unite Penali della Cassazione. In sintesi è stata data via libera, capovolgendo la giurisprudenza fin qui prevalente, alla coltivazione e al possesso di cannabis per uso domestico. Un messaggio irresponsabile, devastante, in completa controtendenza rispetto a quelli che lo stesso Stato continua a inviare attraverso spot pubblicitari e azioni di prevenzione e repressione del turpe mercato della droga. Reagiranno con sollecitudine i politici? Purtroppo la maggioranza parlamentare è espressione del Mostro Rossogiallo, per cui diventa difficile essere ottimisti a breve.

Nel tradizionale Messaggio natalizio Urbi et Orbi papa Francesco ha citato in particolare le sofferenze dei popoli di Terra Santa, libanese, iracheno, yemenita, venezuelano, ucraino, congolese e “quanti sono perseguitati a causa della loro fede religiosa, specialmente i missionari e i fedeli rapiti, e a quanti cadono vittime di attacchi da parte di gruppi estremisti, soprattutto in Burkina Faso, Mali, Niger e Nigeria. Nell’Angelus del giorno dopo, Santo Stefano, il Pontefice ha ricordato “tutti i martiri di ieri e di oggi, - oggi sono tanti! - a sentirci in comunione con loro, e a chiedere a loro la grazia di vivere e morire con il nome di Gesù nel cuore e sulle labbra. Maria, Madre del Redentore, ci aiuti a vivere questo tempo di Natale fissando lo sguardo su Gesù, per diventare ogni giorno più simili a Lui”.

 

TRE INDECENZE CATTOFLUIDE

Non sono mancate però le indecenze sinistre e cattofluide. A incominciare dal tweet del 19 dicembre dello stesso Jorge Mario Bergoglio che pubblicizza un giubbotto salvagente (fornito dalla ong Mediterranea) ‘crocifisso’ su una croce trasparente e posto nel cortile del Belvedere. L’ossessione continua. Di Dacia Maraini riferiamo più sotto. Ma, tra le indecenze cattofluide, eccone alcune particolarmente urticanti.  

La prima è quella emergente dall’articolo di fondo del bollettino parrocchiale di Santa Maria Maddalena nella città piemontese di Vercelli. Nel testo del parroco don Massimo Bracchi e del diacono Rocco si propone tra l’altro un parallelo tra Matteo Salvini e Benito Mussolini: (il primo) “aveva detto ‘datemi i pieni poteri’, ricordandoci un’altra figura del nostro passato italiano che i pieni poteri se li era presi con gli stessi atteggiamenti populistici e di salvatore della patria”. Rileva poi la  coppia cattofluida (candidata indubbiamente al premio ‘Chiesa vuota’): “Salvini ha tentato il colpo sfiduciando il premier Conte e ora, dall’opposizione, promette di rifarsi con le prossime votazioni. Mi auguro che si possa contare su intelligenza e buon senso”.

Seconda indecenza da citare è quella del recidivo don Paolo Farinella che ha chiuso anche quest’anno la chiesa di san Torpete a Genova per il periodo natalizio, in segno di protesta per l’atteggiamento diffuso verso i migranti e, secondo il sacerdote, altre categorie di ‘ultimi’. Una vera espressione di delirio cattofluido, originata dalla pretesa stolta di don Farinella di essere padrone della chiesa e della comunità.

Terza indecenza cattofluida è quella del noto Tarquinio il Superbo, direttore di Avvenire, che nel numero di venerdì 27 dicembre, rende omaggio a pagina 2 al grillino Lorenzo Fioramonti, ministro dimissionario della Pubblica Istruzione. Un ecologista fanatico (che ha voluto fossero giustificati gli studenti scioperanti per il cambiamento climatico), perdipiù anticattolico (vedi la proposta di togliere i crocifissi dalle aule per sostituirli con la carta geografica), un lamentino per la mancanza di fondi (e però alla lobby lgbt i soldi li ha dati per i corsi arcobaleno…ed anche a Melloni e al suo carrozzone propagandistico). A un tipo così il Direttor turiferario dà un riconoscimento solenne: “Personalmente – sentenzia – credo che al docente universitario ed ex-ministro Lorenzo Fioramonti vadano riconosciute chiarezza e coerenza”. Ancora, in conclusione: “Insomma, pur non essendo d’accordo su tutto con l’ex-ministro, la penso esattamente come lui sull’urgenza di investire sulla ‘scuola di tutti’, che anche in Italia dal 2000, in forza di legge, è statale ed è non statale paritaria”. Ma il Marco c’è o ci fa?

Veniamo all’indecenza sinistra di Dacia Maraini e alla contrapposta dignità emergente nelle risposte che le sono state date, fino al momento in cui scriviamo, solo da parte ebraica.  

 

DACIA MARAINI PARAGONA LE SARDINE A GESU’ E LAPIDA IL VECCHIO TESTAMENTO. IL MUTISMO SARDINO-CATTOFLUIDO

La nota intellettuale radical-chic Dacia Maraini ha voluto festeggiare a suo modo il Natale 2019, paragonando in un corsivo pubblicato dal Corriere della Sera  del 24 dicembre Gesù alle ‘sardine’ ovvero a quel movimento di sinistri e catto-fluidi in salsa rossa e tartufata che nelle ultime settimane ha talvolta riempito in odio (più o meno mascherato) a Matteo Salvini alcune piazze italiane. La coetanea di Jorge Mario Bergoglio (ambedue del 1936, lei nata il 13 novembre, lui il 17 dicembre) nel testo ha definito Gesù come “un giovane uomo che ha riformato la severa e vendicativa religione dei padri, introducendo per la prima volta nella cultura monoteista il concetto del perdono, del rispetto per le donne, il rifiuto della schiavitù e della guerra”. Aggiungendo: “In nome di Cristo sono state fatte delle orribili nefandezze (…) Ma molti, proprio dentro la Chiesa, hanno rifiutato i principi del Vecchio Testamento, il suo concetto di giustizia come vendetta (occhio per occhio, dente per dente), la sua profonda misoginia, l’intolleranza e la passione per la guerra”. E “oggi la novità del movimento delle Sardine ricorda alla lontana le parole di un pastore povero che a piedi nudi portava a pascolare le pecore. (…) Le piccole sardine  (…) rifiutano l’insulto e l’aggressività. Non pretendono di cambiare il mondo, ma di introdurre in una società sfiduciata e cinica, una nuova voglia di idealismo. Non hanno sbagliato simbolo secondo me”.

Dal testo della compagna per sedici anni di Alberto Moravia (dal 1962 al 1978) emergono due convinzioni. La prima: Gesù, per quanto ha predicato e operato, è stata una proto-sardina. La seconda: il Vecchio Testamento è espressione di una religione “severa e vendicativa”, che non conosceva il concetto del perdono, il rispettò per le donne, il rifiuto della schiavitù, il rifiuto della guerra (e invece era pervasa del concetto della vendetta, di profonda misoginia, di intolleranza e di passione per la guerra).

Le due convinzioni espresse dalla Maraini (che non sembra a quel che appare una luminare degli studi biblici, ma una facilona poco acculturata in materia) non potevano non suscitare forti reazioni. Che però sono venute da una sola delle parti offese, quella ebraica. I porporati, vescovi, preti ‘impegnati’, fino al momento in cui scriviamo hanno taciuto (forse perché troppo indaffarati a festeggiare Gesù Bambino migrante, con indosso tanto di giubbotto salvagente della nota ong Mediterranea). E Avvenire? Muto come una sardina.

 

L’IRONIA PUNGENTE DI RICCARDO DI SEGNI

Ha subito reagito – con l’ironia pungente di cui è maestro - Riccardo Di Segni sulla sua pagina Facebook: “Capisco che in questi giorni festivi si esaltino i buoni sentimenti e la non violenza. Capisco che si cerchi di sottolineare che il nuovo movimento politico che riempie le piazze porti una ventata di freschezza. Quello che mi riesce più difficile da capire è che si debba per forza trovare nelle complesse anime di questo movimento un afflato religioso natalizio. E ancora di meno capisco che si debba trovare in tutto questo una opposizione religiosa. Da una parte il vecchio testamento violento e misogino, dall'altra la rivoluzione cristiana pacifica e le sardine. Perché se è innegabile la presenza di violenza e di un atteggiamento maschilista nelle antiche pagine della Bibbia, è anche vero che le stesse pagine parlano di pace, perdòno e amore, esaltando ruoli femminili. E che tutto questo si trascina e cresce nella tradizione successiva. E che la rivoluzione cristiana è tutt'altra cosa”.

Ha proseguito il Rabbino Capo di Roma: “Oggi un cristiano informato sa evitare le banalità e le menzogne di questa antica opposizione (che ha un nome preciso: marcionismo), che è rimasta però in mente e in bocca ai laici più o meno credenti ma quasi sempre ignoranti. Bisogna diffidare di chi predica una bontà stucchevole condita di false informazioni. È normale che un nuovo movimento politico cerchi di ispirarsi agli insegnamenti antichi, ma dovrebbe essere cauto nelle semplificazioni. Dopo il Gesù socialista, rivoluzionario più o meno armato, femminista ecc., oggi abbiamo anche, grazie a Dacia Maraini, il Gesù sardina. A me pare quasi una bestemmia, ma fate voi.”.

 

LA MARAINI CERCA DI DIFENDERSI, PERO' E’ RECIDIVA

Punta sul vivo dall’incisività dei rilievi rabbinici, il giorno di Natale la Maraini ha cercato di difendersi, osservando che con il suo corsivo non aveva “nessuna intenzione di criticare o offendere la religione ebraica”, ma intendeva riferirsi “a una storia tutta italiana di scontri fra una Chiesa diventata impero e una Chiesa che nella sua base continuava a credere nelle parole di Cristo”. La Maraini respingeva anche le critiche ricevute per l’accostamento di Cristo alle sardine: “Vorrei ricordare che per molti secoli Cristo veniva raffigurato come un pesce”. Onestamente un po’ debole la difesa della Maraini, che si arrampica sui vetri per cercare di rifarsi una verginità biblica, premettendo tartufescamente che “mi dispiace se senza volere ho offeso la sensibilità di qualcuno…”.

In realtà la Maraini non è nuova a questo genere di incidenti: già il 10 gennaio 2016, sempre sul Corriere della Sera e in relazione alle violenze islamiche subite da gruppi di donne in varie città europee la notte di Capodanno, aveva rilevato che “da noi c’è stato Gesù Cristo che ha sconvolto e rovesciato le prescrizioni della Bibbia: le parole ‘amore’ e ‘perdono’ hanno sostituito il ‘dente per dente’ e l’odio di religione ”. Quella volta una forte reazione era venuta da Marco Cassuto Morselli, presidente della Federazione delle Associazioni di Amicizia ebraico-cristiana, che nel suo scritto pubblicato poi dal Corriere aveva tra l’altro osservato: “Ho letto con sconcerto e grande tristezza l’articolo di Dacia Maraini che riprende vecchi stereotipi antiebraici in un intervento che vuole denunciare le violenze a tante donne nella notte di Capodanno (Corriere, 10 gennaio). Duole constatare che dopo tanti decenni di dialogo ebraico-cristiano siano ancora riproposte con disinvoltura interpretazioni della Bibbia aberranti e improntate a quella famigerata teologia della sostituzione che ha portato per quasi due millenni a contrapporre radicalmente Gesù e l’ebraismo, il Nuovo all’Antico Testamento, il Vangelo alla Legge. (…) Il Corriere è sempre molto attento alla denuncia dell’antisemitismo, e certamente le affermazioni di Dacia Maraini non possono essere considerate antisemite. Sono però gravi, in quanto mostrano quanto grande sia ancora il lavoro da fare per estirpare i molti pericolosi pregiudizi sviluppatisi in tanti secoli di antigiudaismo cristiano che, come da tante parti viene ormai riconosciuto, hanno contribuito a rendere possibile la Shoah e sono ancora pericolosi”.

 

MARCO CASSUTO MORSELLI: MA A CHE SONO SERVITI DECENNI DI DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO?

Lo stesso Marco Cassuto Morselli anche stavolta ha reagito alle affermazioni ‘natalizie’ della stessa Dacia Maraini, inviando una lettera sempre al ‘Corriere della Sera’ co-firmata dal monaco benedettino dom Matteo Ferrari che dirige i Colloqui ebraico-cristiani di Camaldoli (da non confondere con don Mattia Ferrari, il vicario di Nonantola, prode ‘cappellano’ sulla nota nave ong ‘Mar Ionio’). Nella lettera del 24 dicembre sera si legge inizialmente: “C’è da chiedersi a cosa siano serviti decenni di dialogo ebraico-cristiano, di riflessione comune sulle Scritture, di documenti magisteriali e attività accademiche se alla Vigilia del Natale in un giornale così autorevole come il Corriere della Sera e a firma di una donna di cultura come Dacia Maraini si legge che Gesù ‘ha riformato la severa e vendicativa religione dei padri, introducendo per la prima volta nella cultura monoteista il concetto del perdono, del rispetto per le donne, il rifiuto della schiavitù e della guerra’. (…) A leggere simili cose si è colti dallo sconforto. (…) In un momento come questo, in cui segni di antigiudaismo e di antisemitismo si fanno sempre più preoccupanti, non è più tollerabile leggere banalità di tal genere, non è più possibile raffigurare in tal modo il rapporto tra Antico e Nuovo Testamento. Da oltre cinquant’anni la Chiesa cattolica ha affermato l’unità dei due Testamenti e l’irrinunciabile rapporto con il popolo d’Israele. E devono essere ora proprio i laici a diffondere insegnamenti ormai superati, che tanto danno hanno fatto nei secoli a ebrei e cristiani?”

 

NOEMI DI SEGNI: LA MARAINI DENOTA SUPERFICIALITA’ VERSO LA CULTURA BIBLICA

Forte anche la protesta di Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) che, dopo una prima reazione del 24 dicembre (“Leggere dalle pagine di un giornale a diffusione nazionale un tale giudizio (anti) storico-teologico di cornice alla riflessione sociale non aiuta i lettori ad impegnarsi nelle loro vite quotidiane con un approccio senza giudizi ma al contrario a radicare i pregiudizi antichi evidentemente mai fino in fondo affrontati”), pubblica nel Corriere della Sera di venerdì 27 dicembre altre considerazioni sulla riflessione della Maraini: “Le sue affermazioni denotano superficialità verso la cultura biblica e sul rapporto con il divino (…) Peccato che una persona come Dacia Maraini – che esige nei suoi scritti rispetto e valori e li vorrebbe riconoscere alla pretesa teo/politica delle Sardine – non tenga conto che (…) il  mondo ebraico è stato moto di coscienza civile e protagonista nella costruzione delle stesse democrazie, evocate da molti, ma vissute con coerenza da pochi. Peccato che concetti così faticosi come violenza, schiavitù, donne siano appiattiti come sardine in una scatola chiusa consumata all’occorrenza da cui risorge il malanno antico e ben conservato dell’antisemitismo0 che avvelena le nostre esistenze. (…) Il mondo prima e dopo Gesù – comunque lo si voglia raffigurare – ha continuato ad avere i suoi demoni umani e la superficialità colta li ha sempre assistiti”. Conclude Noemi Di Segni con voluta incisività e malizia: “”Attendo fiduciosa repliche degli esponenti della Chiesa”. Che fin qui, come detto, non sono arrivate. C’è ancora tempo per riparare.