ASSALTO A SALVINI/ LA SAGRA DELLE IENE RIDENS (ANCHE CATTOFLUIDE) – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 21 agosto 2019

 

Premessa opportuna: ci sentiamo di chiedere scusa - se mai dovessero sentirsi offese per le citazioni che seguiranno - alle iene ridens della savana, probabilmente assai migliori delle loro repliche italiche, bipedi di moda nel Parlamento e in larga parte dei mass-media italiani (in prima fila quelli cattofluidi).

Ieri l’aula di Palazzo Madama ha scritto una delle pagine più buie, forse la più vergognosa, della storia della Repubblica: era il giorno della Grande Caccia a chi aveva annunciato di voler cambiare l’Italia e ci stava provando, disturbando così seriamente il tranquillo e omertoso tran tran dei poteri costituiti. Sono state cinque ore di caccia grossa, dove al Colpevole (di lesa maestà) non è stata risparmiata nessuna tra le accuse più infamanti, salvo che quella di abuso sui minori (forse perché il caso stomachevole di Bibbiano, là dove regna il Pd, ha consigliato una certa prudenza in materia). Il Colpevole (di lesa maestà) è stato definito dal premier di cui è vice come una persona ignorante delle regole, senza sensibilità istituzionale, irresponsabile, inefficace, istituzionalmente impudente, opportunista, cultore di interessi personali e di partito, contraddittorio, senza coraggio, intemperante nel linguaggio, generatore di confusione, affossatore della credibilità internazionale dell’Italia, invasore delle competenze altrui. In sintesi, ha stigmatizzato il Devotissimo (uno che non è stato eletto da nessuno): “ La cultura delle regole, il rispetto delle istituzioni certamente non si improvvisano, ma sono qualità fondamentali per aspirare al ruolo di Ministro dell'interno o anche di Presidente del Consiglio dei ministri, che ha compiti di responsabilità, deve lavorare a soluzioni concrete e sostenibili, senza rincorrere o addirittura sollecitare le reazioni emotive dei cittadini”.

Non è finita. Il Devotissimo ha descritto il Colpevole (di lesa maestà) come un uomo pericoloso, che chiede i pieni poteri e invoca la piazza, con tendenze autoritarie che preoccupano. E poi, ha ancora evidenziato lo stesso Devotissimo – uno che andò nella trasmissione di Bruno Vespa a sventolare la sua figliolanza spirituale rispetto a padre Pio - che il Colpevole, esibendo simboli come il Rosario o il Crocefisso, ha denotato “comportamenti che non hanno nulla a che vedere con il principio di libertà di coscienza religiosa, piuttosto sono episodi di incoscienza religiosa, che rischiano di offendere il sentimento dei credenti e nello stesso tempo di oscurare il principio di laicità, tratto fondamentale dello Stato moderno”.

Alle accuse del Devotissimo – che per l’occasione sembrava indossare la toga di Vishinsky (il Grande Inquisitore ai tempi delle purghe staliniane) – mancava quella di collusione con la criminalità organizzata: il senatore pentastellato Morra ha provveduto da par suo a colmare la lacuna, evocando l’esibizione del Rosario in Calabria (a Soverato) e alludendo tanto pesantemente quanto viscidamente a un preciso rituale della ‘ndrangheta. Nel corso del dibattito (una vera bagarre da far arrossire anche le pareti di un’Aula screditata) il dileggio del ‘Colpevole’ (di lesa maestà)  è stato un must: e il ghigno isterico della senatrice Cirinnà e del senatore Faraone (ambedue piddini) ne è stato emblema. Tra i momenti che più hanno infiammato gli animi, attirando contro il Colpevole (di lesa maestà) le ire prolungate e le beffe incessanti delle iene rosse e dei loro compagni di strada, proprio quelli riguardanti l’esibizione del Rosario e del Crocefisso: il Colpevole (di lesa maestà) è perfino stato accusato di sacrilegio dai banchi piddini (senatore Zanda). Ed ha risposto così – tra molte interruzioni - al premier Devotissimo (ma anche alle iene fameliche in aula): “Lei fa un torto al popolo italiano e ai cattolici italiani, quando lei pensa che votino in base a un rosario. Gli italiani, cattolici o non cattolici, votano con la testa e con il cuore e io sono orgoglioso di credere e di testimoniare con il mio lavoro il fatto che credo e non ho mai chiesto per me la protezione: ma per il popolo italiano la protezione del Cuore Immacolato di Maria la chiedo finché campo, perché questo è un Paese che merita tutto. E non mi vergogno di consegnare nelle mani di chi sta in cima il destino del popolo italiano”. Il Colpevole (di lesa maestà) ha poi evidenziato, nella bolgia più infuocata: “Non hanno paura le donne e gli uomini della Lega, non hanno paura i Ministri della Lega, gente libera che risponde solo e soltanto al popolo italiano, non alla Merkel o a Macron, solo e soltanto al popolo italiano, fiero, libero, orgoglioso, sovrano, sovrano! Con un'idea di futuro, di figli, di famiglia; di figli che hanno una mamma e un papà, aggiungo, se proprio bisogna dirla tutta, di figli che hanno una mamma e un papà. E buon lavoro col partito di Bibbiano.”.

La Grande Caccia - in cui le iene (nonostante il carico supplementare di intolleranza, disprezzo, odio) non sono riuscite a spolpare il Colpevole (di lesa maestà) che, sebbene ferito, è ancora ben vivo - si è conclusa secondo le previsioni: il premier Devotissimo è salito all’Alto Colle (dove risiede il presidente silenzioso e operoso) e ha presentato le dimissioni del Governo. Oggi incominciano le consultazioni quirinalizie e una decisione sul prosieguo della crisi è attesa già per lunedì. Si vedrà che saranno confermate le voci di un governo M5S-Pd (con un’agenda libertaria che fa a pugni con la dottrina cattolica) oppure se la soluzione scelta sarà diversa. Sarà ridata a ottobre la parola al popolo oppure gli intolleranti poltronisti odiatori rosso-gialli e magari anche forzitalioti – in combutta con i poteri forti tradizionali, cattofluidi compresi - l’avranno vinta, privilegiando per l’ennesima volta la democrazia formale rispetto a quella sostanziale?

 

IENE RIDENS CATTOFLUIDE: AVVENIRE E NON SOLO …

Sono tante le iene ridens che hanno partecipato attivamente alla Grande Caccia contro il Colpevole (di lesa maestà). Più ancora delle iene rosse (addestrate storicamente ad azzannare gli avversari politici, pur non potendo più inviarli in un gulag… almeno per il momento) e quelle gialle (non troppo dissimili dalle prima, se non perché più sprovvedute), amareggiano e indignano le iene cattofluide, quelle che,  per inginocchiarsi davanti al mondo onusiano, si stanno autoescludendo dalla Chiesa cattolica, tradendone la dottrina sociale.

Tali iene, la cui demagogia inarrivabile suggerisce di piegare i Vangeli ai loro desiderata, sono specializzate ormai nella demonizzazione, nel dileggio e nella demolizione di chi disturba i loro giochi, proprio come il Colpevole (e tanti altri che, nella Chiesa, vogliono restare fedeli ai dettami del catechismo). L’aggressione verbale, l’allusione pesante, l’ostentato disprezzo continuo sono gli strumenti con cui le iene cattofluide perseguono i loro obiettivi che non di rado hanno notevoli ricadute economiche (vedi il turpe business del traffico di schiavi chiamato immigrazione clandestina). 

Tra le iene ridens Avvenire è naturalmente in prima fila, sgomitando per il podio con Repubblica e il Manifesto. Opportuno ricordare qualche perla degli ultimi giorni.

Avvenire del 27 luglio. Titolo di apertura a pag. 5: “I deportati e i nuovi ‘ostaggi’ “ (“Salvini blocca al largo la nave Gregoretti della Guardia Costiera con 140 migranti salvati in area maltese”)

Avvenire del 2 agosto. Titolo di apertura a pagina 6: “Salvini in guerra contro tutti” con reprimenda delle iene verginelle di Avvenire (“Da un ministro si attendono parole decenti e onorevoli”), in cui si insinua un parallelo tra Salvini e i nazisti.

Avvenire dell’8 agosto. Alla fine dell’editoriale del Direttore Turiferario sul reato di clandestinità: “Un uomo politico e ministro, sempre il solito, ha preso personalmente di mira un vescovo e un sacerdote ‘colpevoli’ di denunciare la ‘disumanità’ di alcune norme presenti nel Decreto Sicurezza bis ormai convertito in legge dello Stato. (…) Lo ha fatto accusando l’uno di fiancheggiare i trafficanti di esseri umani e l’altro di non voler contrastare la camorra. Deliberate mistificazioni. Nessuno, ma soprattutto un ministro, dovrebbe mai tentarle”.

Avvenire del 9 agosto. A pagina 2 la lettera di sette mariologi italiani “Non si usa così la Madonna”, con cui tali inarrivabili Maestri del sapere mariano si uniscono alle proteste anti-Salvini di alcuni teologi napoletani, di altri teologi morali, delle brigate clarisso-carmelitane oranti, di “tanti esponenti” della Conferenza episcopale (cattofluida) italiana. Sempre il 9 agosto, a pagina 9, il presidente delle Acli, tale Roberto Rossini, giudica cosa “scandaloso” il riferimento di Salvini alla Vergine Maria per l’approvazione del Decreto Sicurezza bis. Ancora il 9 agosto la furia anti-Salvini fa capolino perfino nelle pagine di ‘Catholica’ (pag. 15), in cui si scrive, sempre a proposito del riferimento già citato, “Nell’ansia di trovare giustificazioni ‘celesti’ alle sue (discutibili) scelte politiche, lunedì scorso il ministro Salvini ha festeggiato lì approvazione del Decreto Sicurezza bis ringraziando la Madonna ‘nel giorno del suo compleanno’ (…) Di sicuro con le sue parole il leader leghista ha voluto strizzare l’occhio a quella parte del mondo cattolico che guarda con particolare attenzione a Medjugorje”.

Avvenire del 10 agosto.  A pagina 9 nell’intervista di apertura a don Renato Sacco (Pax Christi) costui afferma: “La cosa più grave del Decreto Sicurezza bis? Sancisce un modo di pensare, sdogana una cultura disumana”. Nella seconda parte della pagina si riferisce trionfalmente di Richard Gere, “attore attivista dei diritti umani”, che “porta cibo e solidarietà” ai migranti della Open Arms, tenuta arbitrariamente bloccata in mare da otto giorni”. A pagina 18, in ‘Catholica’, ecco la sintesi dell’intervista che Jorge Mario Bergoglio ha concesso al Turiferario Gioviale Domenico Agasso jr, direttore di Vatican Insider: tra i tanti sproloqui onusiani del pontefice argentino ci sono alcune perle come quella sugli immigrati che “arrivano soprattutto per fuggire dalla guerra o dalla fame”. Nel titolo Avvenire evidenzia però un’altra affermazione bergogliana, quella sul “sovranismo che porta alla guerra”, condita di considerazioni deliranti sempre bergogliane gravemente lesive della dignità di milioni di italiani: “Sono preoccupato perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler del 1934. ‘Prima noi. Noi…Noi…’: sono pensieri che fanno paura”.

Avvenire dell’11 agosto. Titolo d’apertura a pagina 9 : “Più di 300 ‘ostaggi’ nel mare”.

Avvenire del 15 agosto. A pagina 2 lettera di don Massimo Carlo, “parroco nella campagna friulana”, cui è stato posto il titolo “Rileggiamo il Vangelo e preghiamo pure per Salvini”. NdR: notare la gentile concessione del ‘pure’. A pagina 5 le cronache del dibattito in Senato del giorno precedente: “Salvini perde” è l’incipit del titolone d’apertura. Da notare che già in quell’occasione i rappresentanti della cultura ‘democratica’ avevano fatto di tutto, con continue interruzioni, per impedire a Salvini di parlare in Aula. A pagina 14 altro titolone, evangelicamente evocativo: “Migranti, non c’è porto per loro”.

Avvenire del 16 agosto.  Titolo d’apertura di prima pagina: “Il Tar (NdR: Tribunale amministrativo del Lazio, in questo caso) riapre i porti” e di pagina 8: “L’ultimo scontro su Open Arms”, con un lungo articolo in cui un turiferario d’occasione, tale Massimo Chiari, scrive “Salvini conferma la linea dura. No al Tar. No al presidente del Consiglio, No nonostante il mare che cresce. No a Open Arms e alla Ocean Viking. No ai 503 migranti ormai stremati. Anzi sfida la decisione del tribunale amministrativo che avrebbe disposto la sospensione del divieto non solo per la violazione delle normative internazionali ma anche evidenziando una ‘situazione di eccezionale gravità ed urgenza’ dovuta alla permanenza da diversi giorni in mare dei migranti”. NdR: tra i cosiddetti ‘minori’ sbarcati dalla Open Arms, una parte consistente si è dichiarata ultradiciottenne e, per quanto riguarda la cosiddetta ‘emergenza’, un controllo medico l’ha sconfessata, riuscendo a individuare solo una persona con un principio di otite.

Avvenire del 20 agosto.  Titolo d’apertura a pagina 5: “Migranti, gli affogati e gli ostaggi” (NdR: senza più virgolette).

Avvenire del 21 agosto. Nell’editoriale il Direttore Turiferario incensa abbondantemente il Devotissimo.  Leggete qui: “Il fallimento del governo Conte paradossalmente non coincide con il fallimento personale del suo primo responsabile (…) Colui che si era presentato sulla scena come ‘avvocato del popolo’ è stato capace – in special modo dal voto europeo di maggio in avanti , sino al severo discorso di ieri a Palazzo Madama – di darsi un ruolo non solo da reggitore politico, ma anche da uomo delle istituzioni. (…) E’ e resterà un protagonista di questo difficile passaggio e del futuro della variegata forza politica di cui è espressione”. Più in là un altro passaggio che la dice lunga sull’obiettivo delle iene ridens: “Possiamo infatti essere certi che il presidente della Repubblica Mattarella farà con saggezza (NdR: ma naturalmente, ma ça va sans dire!) ciò che è giusto, necessario e possibile per l’Italia e per gli italiani, ma non sottrarrà in alcun modo ruolo e potere ai gruppi parlamentari. I governi nascono in Parlamento, lì muoiono e lì possono nascere di nuovo”. Chiaro il Turiferario cattofluido, inciucione e ‘democratico’, che teme come la peste elezioni politiche anticipate suscettibili di ulteriormente rafforzare la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia della Meloni? Di che ha paura il Tarquinio? Di che ha paura la Chiesa cattofluida? Che vengano danneggiati gli interessi materiali, venalissimi, a loro cari.

 

UN PAIO DI BREVI ANNOTAZIONI FINALI

1. Avvenire e le manipolazioni… ormai è una regola!

Osservava il 31 luglio il Tarquinio a pagina 2 del giornale ex-cattolico che dirige: “La regola aurea di noi cronisti è semplicissima: ‘Non scrivere il falso, non manipolare, e verifica, verifica, verifica fatti, situazioni e fonti”. Detto, fatto. Il  vescovo di Reggio Emilia e Guastalla, ciellino storico, ha scritto una lettera ad Avvenire per esporre alcune considerazioni critiche sul ‘golpe’ effettuato presso l’Istituto Giovanni Paolo II per il Matrimonio e la Famiglia. La lettera di monsignor Massimo Camisasca è stata pubblicata il 3 agosto. Manipolata, come emerge da un’intervista dello stesso Camisasca al Foglio del 6 agosto. Manipolata in più punti. Ne citiamo uno. Il vescovo scriveva a proposito del ‘golpe’: “Perché offrire agli studenti l’impressione di una novità radicale che preoccupa e confonde, come molti di essi hanno manifestato nella lettera? (NdR: il riferimento è a una lettera di protesta firmata da centinaia di studenti ed ex-stidenti dell’Istituto). Nella versione di Avvenire il passo è stato così modificato: “Perché offrire agli studenti l’impressione di una novità radicale che preoccupa e confonde come alcuni di essi hanno manifestato?”.

E bravo Tarquinio recidivo! Già era accaduto qualcosa di simile in relazione ai fatti di Staranzano (arcidiocesi di Gorizia), quando il Direttor Turiferario aveva fatto “piccoli aggiustamenti” (ipse scripsit) a una lettera del parroco don Fragiacomo ( vedi  https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/738-caso-gorizia-l-autogol-d-autore-del-direttor-tarquinio.html ) sulla questione dell’unione di fatto del capo-scout gay benedetta dal vicario don Biasol. Ci chiediamo: con che faccia tosta il Tarquinio riesce ancora a parlare in convegni vari di etica giornalistica, di fake news, di informazione non drogata? Quando tocca certi argomenti, venga spernacchiato… e così sia!

2. Il delirio anti-leghista e anti-cattolico di alcuni preti del Cuneese

Si è appreso da una lettera a Mario Giordano (La Verità, 20 agosto) che un prete cuneese - celebrando la messa vespertina di sabato 17 agosto a San Bartolomeo al Mare (prov. di Imperia, cappella di San Giuseppe) – nell’omelia ha detto le parole seguenti: “Un gruppo di preti del Cuneese, compreso il sottoscritto, ha chiesto al vescovo di non dare la comunione ai leghisti perché non sono cristiani, ma la richiesta è caduta nel vuoto”. Il delirio cattofluido ha ormai raggiunto la provincia, ma l’input viene certo dal centro, da certe dichiarazioni sconcertanti di Jorge Mario Bergoglio, dal febbrile attivismo di demagoghi in tonaca come Antonio Spadaro (uno dei consiglieri più ascoltati a Santa Marta), dall’odio profuso a piene mani da molti media cattofluidi come Avvenire Famiglia (cosiddetta) cristiana. E anche dal comportamento di vescovi politicamente corretti e tremebondi o pusillanimi che dir si voglia: l’ultimo è tale Gerardo Antonazzo, vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, che ha creduto doveroso emettere sollecitamente un comunicato della diocesi per dissociarsi da uno sfogo-verità sui migranti del parroco don Donato Piacentini, fatto a Sora durante la festa patronale di San Rocco. Così il ‘caso’ è stato liquidato in quattro e quattr’otto, come scrive il 18 agosto il solerte ‘Avvenire’ : “Prima gli altri senza se e senza ma. Omelia anti-sbarchi, caso chiuso”. L’ordine regna a Varsavia. Povera Chiesa italiana…ma c'è un'ultima notizia che conferma la deriva ecclesiale: gli 83 migranti sbarcati su ordine della magistratura e in spregio del Decreto sicurezza bis dalla Open Arms sono stati accolti sul molo di Lampedusa dal noto parroco don Carmelo La Magra e da un gruppo di ragazzi dell'Azione Cattolica di Agrigento al canto di 'Bella ciao', un canto popolare sequestrato dalla sinistra (di cui è parte integrante anche l'Azione Cattolica italiana). Non c'è che da prenderne atto e trarne le debite conseguenze.