MEETING RIMINI/ SEMPRE PIU ONUSIANO, SEMPRE MENO GIUSSANIANO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 3 luglio 2019

 

Presentato martedì 2 luglio alla Stampa estera di Roma il quarantesimo Meeting ciellino di Rimini. Qualche spunto di riflessione critica, gentilmente e gratuitamente offerto dai relatori Enrico Letta, Enrico Giovannini, Emilia Guarnieri e l’arcivescovo Matteo Maria Zuppi…

Sotto il segno dell’Agenda Onu 2030. Futuro sostenibile in prima linea. Un programma orizzontale, con poche tracce di verticale (a meno che non si voglia considerare tale l’incontro del 24 agosto per i 50 anni del primo uomo sulla Luna…), principi non negoziabili (vita e famiglia) quasi assenti. Se tornasse fisicamente in vita, riconoscerebbe don Giussani il ‘suo’ Meeting di Rimini o lo scambierebbe per una delle tante manifestazioni gradite al pensiero unico di chi vuole un’umanità di individui dall’identità debole e dunque facilmente manipolabile?

Tali sono le nostre impressioni dopo aver assistito martedì 2 luglio alla presentazione della quarantesima edizione del “Meeting per l’amicizia tra i popoli” che si svolgerà come ogni anno a Rimini dal 18 al 24 agosto 2019. Presentazione, non conferenza-stampa di presentazione, dato che ormai dilaga l’abitudine di ‘blindare’ tali occasioni evitando da una parte domande magari scomode, dall’altra invitando una claque di amici e di sponsor, oltre a qualche autorità istituzionale. Tale presentazione, svoltasi a Roma presso l’Associazione Stampa estera, è stata moderata dal portavoce del Meeting Eugenio Andreatta e caratterizzata dagli interventi dell’ex-presidente del Consiglio italiano Enrico Letta (da Parigi), Enrico Giovannini (in veste di portavoce dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), Emilia Guarnieri (presidente del Meeting), monsignor Matteo Maria Zuppi (arcivescovo di Bologna). In platea anche l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Pietro Sebastiani, il portavoce della Cei don Ivan Maffeis, il nunzio apostolico in Giordania e Iraq Alberto Ortega Martin, il direttore de ‘L’Osservatore Romano’ Andrea Monda, l’ex-ministro ciellino Maurizio Lupi e naturalmente l’immancabile Gianni Letta.

 

LO STRABISMO MACRONICO DI ENRICO LETTA

Se rileggiamo i nostri appunti, ci confrontiamo subito con le parole di Letta (nipote) che, dalla capitale oggi macronica, ha voluto evidenziare subito l’attualità del Meeting, la sua importanza ancora maggiore del consueto, considerato come esso sia una grande manifestazione di “apertura” in un momento europeo di “chiusura”: il Meeting abbatte – ha detto Enrico Letta - quei muri che l’Europa sta ricostruendo, quelle diffidenze che stanno ricrescendo, quella trasformazione delle identità in elementi di contrapposizione. “Nell’ultimo anno – ha rilevato l’ex-premier in esilio (dorato) parigino – è ricresciuto un muro tra l’Europa dell’Est e quella dell’Ovest”. Domanda: non è che Enrico Letta veda la situazione con gli occhiali di Macron e compari? Il ‘muro’ evocato è tra Europa dell’est e dell’ovest oppure tra pensiero unico, finanza, tecnocrati, libertari da una parte e valorizzazione delle identità dei popoli e delle persone dall’altra? Sono due antropologie diverse. E, se muro è, appare trasversale: anche nell’Europa occidentale cresce lo scontento (pure massiccio, come in Italia, dove a livello popolare mietono consensi Lega e Fratelli d’Italia) verso la Bruxelles cara a Soros e ai suoi interessati sodali.

 

IL FERVORE AVVENIRISTICO DI ENRICO GIOVANNINI, CHE IL 2 LUGLIO HA CALDO...

Dopo Enrico Letta, Enrico Giovannini, di cui ci siamo occupati nell’articolo precedente, considerato che con Leonardo Becchetti ha ‘lanciato’ su ‘Avvenire’ - quotidiano ecolo-immigrazionista (con tinteggiatura arcobaleno) – l’ideona dei Saturdays for future a rimorchio dei Fridays for future di impronta gretina (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/879-protervia-catto-eversiva-tarquinio-mattarello-e-aspersorio.html ). Giovannini alla Stampa estera si è superato, esordendo con una battuta polemica verso gli scettici sul catastrofismo climatico, dato che tutti i presenti potevano confermare che in sala faceva caldo: di grazia, illustre economista, martedì non era il 2 luglio? Forse che di solito il 2 luglio si gira con il completo da sci e che, al Palio di Siena (quello in onore della Madonna di Provenzano) vincono sempre i pinguini? (Ndr: appassionante la corsa di ieri con la vittoria al fotofinish della Giraffa sulla Chiocciola, in testa dalla partenza).

Ma Giovannini non aveva ancora dato il meglio di sé. Perché poi, dopo aver parlato della “sostenibilità” come “grande tema” del Meeting (“che sta facendo un percorso per diventare un’organizzazione pienamente sostenibile”), ha richiamato anche “l’urgenza” di trattare tale tema. Ce lo insegnano i giovani che “l’hanno capita con i loro scioperi settimanali”. Bravo, Giovannini, saranno contenti il Ministro dell’Istruzione, i presidi e i docenti per questa lode assolutoria ai bigioni del venerdì! L’infervorato Giovannini ha poi evidenziato l’ideona già citata, quella di cui si è fatto portavoce Avvenire, dei Saturdays for future per la spesa settimanale sostenibile. L’impegno insomma è chiaro, certamente molto modesto: “Bisogna preparare gli scioperi globali di settembre partendo dall’Italia”! Che strano Paese questo, dove parte della magistratura ‘legalizza’ l’illegalità dei filibustieri del mare, delle pedine del turpe business dell’accoglienza (canonizzando la germanica, ricca e bianca in espiazione Carola Rackete) e qualche professorone ben inserito da parte sua ‘legalizza’ il marinare la scuola (canonizzando la furba pupazzetta svedese Greta Thurnberg)…

Per Giovannini poi il tema della ‘sostenibilità’ è anche “al centro del dialogo interreligioso”: è “un’idea rivoluzionaria che religioni diverse si rifiutino che persone o cose possano essere scartate” (NdR: sbianchettamento dell’islam e …da notare anche che persone o cose sono messe sullo stesso piano nelle parole di Giovannini). Inutile dire che il relatore con le sue affermazioni ha dato molte indicazioni importanti su quello che sarà essenziale al Meeting 2019.

 

EMILIA GUARNIERI E L’INCONTRO DI DAMIETTA

L’appassionata presidente ciellina Emilia Guarnieri ha messo l’accento sulla storia “che si è costruita insieme in quarant’anni, esperienza che non si cancella”. Per la presidente ormai “delle identità ideologiche non importa niente a nessuno” (NdR: se lo dice lei…), quello che conta è il desiderio del cuore, che invece può cambiare il mondo”. In tal senso va inteso il titolo (come al solito assai cerebrale) del Meeting, che riproduce un verso poetico di Giovanni Paolo II: “Nacque il tuo nome da ciò che fissavi”. Ha osservato Emilia Guarnieri che “abbiamo bisogno di uomini che abbiano un nome e che dunque guardino verso qualcuno che sia in grado di attrarre”. Lo spettacolo teatrale emblematico del Meeting è dunque il “Barabba”, una rilettura attualizzata dell’opera di Pär Lagerkvist (1951): “Barabba ha fissato un altro, che gli ha salvato la vita. Da allora la sua vita è cambiata”. Come fa a esserne così sicura Emilia Guarnieri? E’ in possesso di documenti che certifichino la conversione di Barabba?

Un’altra affermazione assai azzardata l’ha fatta la presidente a proposito del ‘costruire ponti e non muri’, quando ha rievocato l’incontro di Damietta del 2019 tra Francesco e il Sultano: “Francesco era cosciente che il problema non era fare proselitismo”. Tuttavia, gentile presidente, nel numero speciale del Quotidiano del ‘suo’ Meeting, a pagina 10 si legge: “Con un’insolita iniziativa egli (NdR: Francesco),  con alcuni frati, chiese il permesso di potersi recare dal Sultano per annunciargli la buona novella e invitarlo a credere al Vangelo. Fu condotto al suo cospetto e gli fu data la facoltà di parlare e, forse, di esortarlo alla pace e alla conversione”. Insomma. Gentile presidente, la prossima volta si metta d’accordo con il ‘suo’ Quotidiano…

 

L’ARCIVESCOVO MATTEO MARIA ZUPPI E LA RICUCITURA DEGLI STRAPPI ANCHE SEMANTICI

Veniamo a monsignor Matteo Maria Zuppi, che ha individuato il grande pregio del Meeting nell’esercizio costante dell’arte del “ricucire”: “Tanti sono gli strappi e tante le modalità degli strappi a partire da quelli semantici”… forse l’arcivescovo di Bologna si riferisce a quelli dei vari Lerner, Saviano, Murgia, Serra, Bottura, Boldrini, Fazio, la cantante Emma Marrone, Leoluca Orlando e delle propaggini mediatiche catto-sinistre con cui seppelliscono Salvini e la Meloni di insulti? Quando ricuce- ha evidenziato poi Zuppi - il Meeting lo fa “in modo poco ideologico e molto umano”.

Il presule santegidino è sempre molto colpito dalle migliaia di volontari, che – e qui siamo d’accordo con lui – sono fondamentali per lo svolgimento del Meeting, di certo la vera perla preziosa, al di là dei duecento incontri previsti ogni volta. Per Matteo Maria Zuppi poi “siamo tutti troppo fissati su noi stessi. Non ci guardiamo più negli occhi, immersi invece nel telefonino e non incrociamo più lo sguardo. Siamo diventati più individualisti, perciò più anonimi, penosamente uguali l’uno all’altro”.

 

BENEDETTO XVI E I RAPPORTI CON L’ALTRO

L’arcivescovo ha poi citato un brano importante del discorso di Benedetto XVI alla Curia Roma, quello del 22 dicembre 2011, omettendo però curiosamente – nello sviluppo del ragionamento ratzingeriano sulla questione dell’altro - ogni accenno, pur presente, a Dio. Riproduciamo allora il passo completo di Joseph Ratzinger: “Da dove viene (NdR: la gioia’) ? Come la si spiega? Sicuramente sono molti i fattori che agiscono insieme. Ma quello decisivo è, secondo il mio parere, la certezza proveniente dalla fede: io sono voluto. Ho un compito nella storia. Sono accettato, sono amato. Josef Pieper, nel suo libro sull’amore, ha mostrato che l’uomo può accettare se stesso solo se è accettato da qualcun altro. Ha bisogno dell’esserci dell’altro che gli dice, non soltanto a parole: è bene che tu ci sia. Solo a partire da un “tu”, l’“io” può trovare se stesso. Solo se è accettato, l’“io” può accettare se stesso. Chi non è amato non può neppure amare se stesso. Questo essere accolto viene anzitutto dall’altra persona. Ma ogni accoglienza umana è fragile. In fin dei conti abbiamo bisogno di un’accoglienza incondizionata. Solo se Dio mi accoglie e io ne divento sicuro, so definitivamente: è bene che io ci sia. È bene essere una persona umana. Dove viene meno la percezione dell’uomo di essere accolto da parte di Dio, di essere amato da Lui, la domanda se sia veramente bene esistere come persona umana non trova più alcuna risposta. Il dubbio circa l’esistenza umana diventa sempre più insuperabile. Laddove diventa dominante il dubbio riguardo a Dio, segue inevitabilmente il dubbio circa lo stesso essere uomini”

 

VITA E FAMIGLIA? SE TORNASSE DON GIUSSANI… – LE PAROLE DI KAROL WOJTYLA: WE WILL STAND UP, CI ALZEREMO IN PIEDI

Nel programma del Meeting come sempre tante le aree tematiche, le più disparate. Purtroppo non abbiamo trovato uno spazio proprio dedicato a temi attualissimi come quelli della vita e della famiglia. Sembra che il caso tragico del tetraplegico Vincent Lambert, condannato a morire atrocemente di fame e di sete a vergogna della Francia, non meriti un incontro particolare. E nemmeno la discussione in corso a livello legislativo in Italia sul tema dell’eutanasia. In ogni caso non sono tra gli argomenti all’ordine del giorno. Evidentemente gli organizzatori sono tutti presi dal futuro sostenibile gretino, dal dialogo a tutti i costi, anche in ginocchio: e c’è da scommettere che farà più che capolino anche la questione dell’accoglienza secondo santa Carola Rackete e verranno ignorati gli scandali multipli di non poche ong di area sedicente cattolica che sugli immigrati hanno ben banchettato (anche recentemente e magari continuano a farlo…).

Con poche speranze di essere ascoltati, riproponiamo loro dunque le parole che Giovanni Paolo II (il Papa del Meeting quando esso contava per i cattolici) pronunciò a Washington il 7 ottobre 1979, durante l’omelia della santa messa al Capitol Mall. L’omelia prendeva spunto da un passo famoso del Vangelo di Marco (Mc 10, 6-9), quello su “All’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto” e da quello seguente su “Lasciate che i bambini vengano a me, e non glielo impedire, perché a chi è come loro appartiene il Regno di Dio”.

Disse in quell’occasione Giovanni Paolo II: And so, we will stand up every time that human life is threatened Quindi ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana è minacciata. Quando il carattere sacro della vita prima della nascita viene attaccato, noi ci alzeremo in piedi per proclamare che nessuno ha il diritto di distruggere la vita prima della nascita. Quando si parla di un bambino come un peso o lo si considera come mezzo per soddisfare un bisogno emozionale, noi interverremo per insistere che ogni bambino è dono unico e irripetibile di Dio, che ha diritto ad una famiglia unita nell’amore. Quando l’istituzione del matrimonio è abbandonata all’egoismo umano e ridotta ad un accordo temporaneo e condizionale che si può rescindere facilmente, noi ci alzeremo in piedi affermando l’indissolubilità del vincolo matrimoniale. Quando il valore della famiglia è minacciato da pressioni sociali ed economiche, noi ci alzeremo in piedi riaffermando che la famiglia è necessaria ‘non solo per il bene privato di ogni persona, ma anche per il bene comune di ogni società, nazione e stato’ (Udienza generale del 3 gennaio 1979). Quando poi la libertà viene usata per dominare i deboli, per sperperare le ricchezze naturali e l’energia, e per negare agli uomini le necessità essenziali, noi ci alzeremo in piedi per riaffermare i principi della giustizia e dell’amore sociale. Quando i malati, gli anziani o i moribondi sono abbandonati, noi ci alzeremo in piedi proclamando che essi sono degni di amore, di sollecitudine e di rispetto.

Organizzatori del Meeting, vi alzerete in piedi (siete ancora in tempo)… o, da eredi annacquati di don Giussani, continuerete a non disturbare il manovratore?