ELEZIONI 4 MARZO: QUALCHE NOTA – di GIUSEPPE RUSCONI – su www.rossoporpora.org – 7 marzo 2018

 

Due vincitori assai diversi tra loro, il Movimento5 Stelle e la Lega – Renzi bastonato insiste comunque sui ‘diritti’ – Il ‘Popolo della famiglia’: magro raccolto, ma in ogni caso nocivo al centro-destra – Scampoli di prosa elettorale di Adinolfi- Un poker d’assi: Adinolfi, Cazzullo, Chaouqui e Avvenire.

 

Tanti gli spunti di riflessione che un’analisi approfondita dei risultati delle elezioni politiche del 4 marzo può suggerire. Ne proponiamo qualcuno.

E’ dapprima evidente che tali risultati producono una situazione di grande difficoltà per quanto riguarda la formazione di un nuovo governo. Sia alla coalizione di centrodestra (vincitrice in voti e in seggi) che al Movimento5Stelle (vincitore come partito) mancano molti seggi per raggiungere la maggioranza assoluta nei due rami del Parlamento (a bocce non ancora ferme, alla Camera una cinquantina al centro-destra, una novantina al M5S; al Senato una ventina al centro-destra, una quarantina al M5S).

Inoltre i due vincitori del 4 marzo sono espressione di mentalità molto diverse tra loro.

Una parte consistente dell’Italia del Sud (con le isole) si è affidata al taumaturgo di turno, individuato stavolta nel M5S. Una dinamica del genere si è manifestata già tante volte nella storia del Meridione, però a livello locale e regionale: ad esempio con Achille Lauro a Napoli o, in Sicilia, con il MSI di Almirante, il Psi di Craxi, Forza Italia di Berlusconi. Un voto frutto di una protesta rassegnata, di una disperazione ormai cronica, dato in questo caso a un movimento che promette assistenza, un movimento dai contorni ambigui, di trasparenza modestissima, nel cui programma troviamo tutto e il suo contrario, di scarsa esperienza amministrativa (vedi del resto i casi di Roma e di Torino in cui i grillini hanno già perso una parte dei voti raccolti nel 2016), di cultura generalmente molto incerta almeno nei vertici, espressione di una società ‘fluida’.

Il voto dato alla Lega di Salvini ha invece una diversa consistenza. Certo anche di protesta contro la politica di un governo nazionale giudicato (nel migliore dei casi) inetto. E però il voto leghista è oggi anche espressione del buon senso quotidiano (originariamente lombardo-veneto, ma oggi molto più esteso geograficamente), che affonda le sue radici in un humus cristiano e che conserva in ogni caso una particolare sensibilità ai temi di un cattolicesimo perlomeno ‘civile’. Un voto non di disperazione, ma di speranza, di chi vive la quotidianità con umiltà, serietà, creatività dato a una forza con un’identità chiara, un programma chiaro, con un’esperienza amministrativa di tutto rispetto, come dimostrato ancora una volta dalla vera e propria umiliazione che la Lombardia ha inflitto a Giorgio Gori, cocco dei massmedia radicalchic e dei salotti della gauche au caviar del collegio di Milano 1, centro città.

Per quanto riguarda il Partito democratico (il cui tracollo nel Sud ha molto danneggiato il centro-destra, considerato come i voti grillini si siano gonfiati in misura imprevista per l’apporto di consistenti fasce piddine), un solo accenno a una frase detta con la consueta improntitudine da Matteo Renzi nel comunicare alla stampa il 5 marzo le proprie dimissioni a tempo, post-datate. Con “l’orgoglio di chi in questi cinque  anni può dire di aver fatto un lavoro bello”, lo Spavaldo ha parlato di “società aperta contro società chiusa” di “coraggio contro cultura della paura”, di “diritti (NdR: con tono solenne) - per cui auspichiamo non si torni indietro con la nuova maggioranza – contro intolleranza”. Insomma lo Spavaldo catto-fluido insiste e ammonisce: la batosta non gli è bastata.

 

DUE O TRE COSE SUL ‘POPOLO DELLA FAMIGLIA’

 

Veniamo ora a qualche considerazione a proposito del risultato del ‘Popolo della famiglia’. Dapprima riproduciamo alcuni scampoli di prosa a firma Mario Adinolfi apparsi nei giorni precedenti il voto:

“Supereremo il 3% e sorprenderemo l’Italia con centinaia di migliaia di voti” (‘Avvenire’, 25 febbraio 2018)

“Diciamolo subito chiaramente e senza che ci siano infingimenti sugli obiettivi. Tutti a chiedere: se non fate il 3? Io non vorrei prendere il 3. Speriamo di prendere il 6 o il 9. Ma se prendiamo l’1, cioè trecentocinquantamila italiani votano Pdf, noi continueremo e continueremo e continueremo. Saremo subito protagonisti alle amministrative di giugno. Comunque vada, il 5 marzo riprende la marcia del Pdf” (27 febbraio 2018, twitter)

“Se il Pdf prende meno di 300mila voti, io ringrazio gli elettori e emigro” (chat)

“Chiudiamo la stagione della diaspora del cattolicesimo politico. Possiamo raggiungere il 3% per entrare in Parlamento ed offrire qualcosa di concreto all’Italia”(agenzia Vista, 2 marzo 2018)

Le urne sono aperte, in piedi, ognuno di voi oggi è un sole che sorge. Che sia un altro Family Day. Quello vero, quello che conta. Lo andiamo a fare nelle urne con centinaia di migliaia di voti al Popolo della Famiglia. Scendiamo in battaglia, portiamo a Dio la Sua vittoria.(4 marzo 2018, twitter)


Risultati del 4 marzo: Camera: 218.866 voti (0,7%), Senato: 211.377 voti (0,7%). Seggi: zero. 

 

Reazione di Adinolfi: La capienza dello Juventus Stadium è di 41.507 persone per il sold out. I militanti del Popolo della Famiglia con il loro voto ne hanno riempiti 5 di stadi così. Grazie ai 210mila fratelli e sorelle che ci hanno votato. Siamo un Popolo, insieme (TOGETHER) continueremo (5 marzo 2018, twitter).

“In 219.535 abbiamo iniziato il 4 marzo 2018, strada facendo diventeremo milioni. Noi non molliamo, è troppo importante la ragione fondante del nostro impegno e dunque il nostro impegno proseguirà (6 marzo 2018, twitter).

Scrive il ‘Popolo della famiglia’ di Crema, in una “Lettera aperta a Mario Adinolfi e ai dirigenti del Popolo della famiglia”:  “Di fronte ad una débacle di queste dimensioni qualsiasi serio leader di partito avrebbe ammesso con franchezza la sconfitta, assumendosi le proprie responsabilità e traendone le dovute conseguenze. Purtroppo da Mario Adinolfi non abbiamo sentito nessuna autocritica, nessuna ammissione circa la necessità di correggere la rotta. Tutto ciò ci appare segno di una miopia politica che non potrà far altro che condurre il PdF ad altre sconfitte e, infine, alla sua estinzione. Lo abbiamo detto prima delle elezioni (pagando il prezzo di rimanere isolati e criticati) e lo ribadiamo ora; per ritrovare slancio, il PdF deve chiudere una stagione, caratterizzata da una conduzione del movimento tutta incentrata su Adinolfi (e pochi dirigenti "nominati" dal capo) ed aprirsi ad una fase nuova, aperta al confronto interno e al dialogo con tutte quelle forze che, seppur in modi e con forme diverse, hanno mostrato di avere a cuore le medesime istanze che il Popolo della Famiglia intende difendere” (6 marzo 2018, Facebook).  Ci dicono che i malcapitati cremaschi sono stati espulsi, con espressione colorita, da Mario Adinolfi, a stretto giro di social.

Avendo mancato la quota del 3% i voti del Pdf sono andati dispersi. Però tali voti hanno contribuito a far perdere al centro-destra alcuni collegi senatoriali: a Torino, a Modena, nelle Marche. Idem nel collegio uninominale di Roma Collatino, dove il candidato grillino ha superato quella di centro-destra per circa 500 voti, mentre la candidata del Pdf ha ottenuto 1734 voti. Con altre parole: gli elettori che in buona fede (spinti da passione genuina, entusiasmo vero e commovente) e con molta ingenuità politica hanno votato Pdf  hanno contribuito a far vincere chi promuove quella rivoluzione antropologica che lo stesso Pdf combatte prioritariamente. Cattolici che hanno dato un aiuto in certi casi determinante alla congrega catto-fluida e laicista: proprio un bel vedere. Cari amici elettori del ‘Popolo della famiglia’: ma com’è possibile che non ci abbiate pensato? E, se sì, che abbiate deciso di votare ugualmente per il Pdf?

 

ADINOLFI, CAZZULLO, CHAOUQUI E ‘AVVENIRE’: UN POKER D’ASSI

 

C’è dell’altro sul fronte del Pdf di Adinolfi. Il quotidiano catto-fluido ‘Avvenire’, che in tutti i modi aveva cercato di affossare i due Family Day del 20 giugno 2015 e del 30 gennaio 2016, ha improvvisamente – avvicinandosi il 4 marzo - prestato un’attenzione sorprendente a Mario Adinolfi e al suo partito, sorti da una costola degli stessi Family Day.  Cronaca polposa della kermesse del Pdf in taglio basso nell’edizione del 25 febbraio, grande evidenza il primo marzo allo scontro elettorale nel collegio uninominale per il Senato 1 di Roma tra Emma Bonino (presentata del resto sotto una luce positiva per le sue posizioni sull’immigrazione e sulle carceri) e gli altri contendenti, con occhio di grande riguardo verso Adinolfi, che emergeva come “l’avversario” in tema antropologico (poche, svogliate righe invece dedicate a Federico Iadicicco, rappresentante del centro-destra, pro vita e pro famiglia). Perché, si chiederà chi ci legge, il cambiamento di ‘Avvenire’? Un amore incontrollabile sbocciato per Adinolfi oppure la speranza che Adinolfi nuocesse all’odiato centro-destra? La risposta sembra chiara.

Curiose altre ‘coincidenze’: e qui entra in campo il ‘Corriere della Sera’. Il 24 febbraio Matteo Salvini, durante la grande manifestazione leghista a piazza Duomo (per il sagace turiferario pinocchio di ‘Avvenire’: “con poca partecipazione”), mostra il Rosario, i Vangeli, la Costituzione. A velocità supersonica il ‘Corriere.it’ pubblica la reazione piccata dell’arcivescovo Mario Delpini e quella… di quale politico di risonanza nazionale? Mario Adinolfi, naturalmente, “leader del Popolo della famiglia’: Consiglio a Salvini, prima di giurare sul Vangelo, di leggerlo. Non scherzi con il Vangelo e il Rosario. Non sono l’ampolla delle sorgenti del Po, che ai tempi il giovane padano venerava”. Passiamo al 5 marzo, quando su ‘Corriere.it’ appare l’editorialista Aldo Cazzullo con le sue pagelle, coerentemente con il famoso “Chi sono io per giudicare?”. Tra i giudicati appare anche Adinolfi, forte dello 0,7 ottenuto alle elezioni. Valutazione del Cazzullo: “8 a Adinolfi. Il pdf fa il botto. (…) Adinolfi è la vera rivelazione di questo voto”. Reazione trionfante di Adinolfi, dato che – come si sa – Cazzullo è un “osservatore neutrale e certo non simpatizzante”.  Cazzullo non è stato il solo a complimentarsi con Adinolfi: l’ha fatto, con toni entusiasti, anche tale Francesca Immacolata Chaouqui, che già aveva esaltato a suo tempo la discesa in campo del co-fondatore del Pd (“E poi c’è Mario Adinolfi che fa lo 0,8 che vale tutto. Complimenti che gioia”, 5 marzo, twitter). Adinolfi, Cazzullo, Chaouqui e ‘Avvenire’: un poker d’assi.

Per oggi ci fermiamo. Ma sulla condizione dei cattolici in politica (in questo caso italiana) negli anni di papa Bergoglio non mancherà l’occasione - sempre su questo nostro sito www.rossoporpora.org  - di riflettere. E molto.