OMOFOBIA: CONFUSIONE NEL DIBATTITO ALLA CAMERA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 18 settembre 2013

 

E’ ripresa martedì 17 settembre alla Camera, a sorpresa, la discussione sulla legge riguardante l’omofobia. Nel pomeriggio sono state respinte le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Lega Nord, Fratelli d’Italia e alcuni deputati del Pdl; si è poi avviato l’esame dell’unico articolo del testo unificato in sede commissionale. Mercoledì 18 mattina la situazione si è fatta confusa e si è passati di rinvio in rinvio: permanendo forti differenze tra Pd e Pdl  sull’estensione ai reati di ‘omofobia’ e ‘transfobia’ delle aggravanti previste dalla Legge Mancino per motivi razziali, etnici e religiosi, si è dimesso uno dei due relatori, Antonio Leone (Pdl). I lavori riprenderanno giovedì 19 mattina. Si sta intanto faticosamente lavorando all’emendamento che intende salvaguardare la libertà di espressione.

 

Si è riavviato alla Camera martedì 17 settembre l’esame del provvedimento contro ‘omofobia’ e ‘transfobia’, iniziato la sera del 5 agosto e poi sospeso nella notte dopo un dibattito volutamente semi-clandestino e frettoloso. Si è riavviato proprio mentre è giunta notizia che il Comune di Bologna (sulla falsariga della proposta della delegata del Comune di Venezia, considerata favorevolmente anche dalla ministra Kyenge) intende cancellare dalla modulistica per i ‘nidi’ comunali i termini “padre” e “madre” sostituendoli con “genitore richiedente” e “altro genitore”. Una proposta naturalmente che intende essere un passo ulteriore verso quella rivoluzione antropologica evidenziata pubblicamente (e imposta)  in Francia dalla ministra Taubira in tandem con il presidente Hollande, un duo cui è legato il culturalmente e politicamente tristo provvedimento del ‘mariage pour tous’. Segnaliamo qui che un gruppo di “Sentinelle in piedi” (nato a imitazione dei Veilleurs debout francesi) sta vegliando contro la legge-bavaglio nei pressi di Montecitorio (non essendo stata autorizzata una vera e propria manifestazione).

Il dibattito parlamentare italiano si è riavviato nella confusione, del resto facilmente prevedibile considerata la delicatezza, la difficoltà e la portata dell’argomento, espresso in un testo potenzialmente e gravemente liberticida della libertà di pensiero e di espressione. In sede commissionale è emersa una frattura seria tra Pd (che vuole estendere ai reati di omofobia e transfobia le aggravanti previste dalla Legge Mancino nei casi di delitti motivati da ragioni razziali, etniche, religiose) e il Pdl, per il quale le leggi vigenti già bastano per punire chi commette atti contro la dignità della persona. La frattura ha portato alle dimissioni di Antonio Leone, relatore del Pdl sul provvedimento: ora c’è un solo relatore ed è Ivan Scalfarotto del Pd. In serata e nella notte si sta’limando’ ub sede ristretta l’emendamento che prevede la salvaguardia della libertà di pensiero e di espressione.

Le importanti ammissioni di Scalfarotto (relatore Pd)

Nel suo intervento di mercoledì pomeriggio lo stesso Scalfarotto ha rilevato che la legge -che si voleva e si vorrebbe approvare senza troppa pubblicità e soprattutto senza il grande dibattito pubblico che si merita un argomento del genere – è “molto attesa, molto urgente, molto delicata”, perché “è una norma penale, che ha però pesanti implicazioni anche culturali e di crescita nel nostro Paese”. Buono a sapersi, ma allora… perché tanti silenzi nei mass-media, perché tanta fretta nei promotori, perché la seduta notturna del 5 agosto, perché tanta compressione dei tempi e del numero degli emendamenti – insieme con accelerazioni improvvise, perché evitare in tutti i modi un grande dibattito pubblico nel Paese?

 

La futura libertà d’espressione secondo Giulia Di Vita (M5S) e Chiara Di Benedetto (M5S)

 

Molto significativi alcuni passi degli interventi di martedì pomeriggio di Giulia Di Vita (M5S) e Chiara Di benedetto (M5S). Sentiamo la prima, a proposito di ciò che sarà considerato un reato dopo l’approvazione della legge: “Ciò che diviene reato sono frasi come I gay sono malati o Uscire dall’omosessualità si può”. La Di Benedetto invece leva alti e scandalizzati lai, ipotizzando che, se venisse approvato l’emendamento sulla clausola di salvaguardia della libertà d’espressione, “di fatti, chiunque in una chiesa, ad esempio  potrebbe liberamente affermare che l’omofobia è una malattia da curare” (…) e non essere punito “in nome di un pluralismo di idee che, francamente, non sta né in cielo né in terra”.

 

Di seguito riproponiamo alcuni passi ritenuti interessanti (pur se non esaustivi, a libera scelta nostra) del dibattito in Aula svoltosi martedì 17 e mercoledì 18 settembre.

MARTEDI’ 17 SETTEMBRE – pomeriggio - Illustrazione e dichiarazioni di voto sulle tre pregiudiziali di costituzionalità presentate dalla Lega Nord, da Fratelli d’Italia e da 11 deputati del Pdl

 

Dopo che il 5 agosto, in seduta notturna e davanti a pochi intimi, si era svolta la discussione generale introduttiva delle “disposizioni in materia di contrasto dell’omofobia e della transfobia”, il dibattito in Aula è ripreso nel pomeriggio di martedì 17 settembre, con l’illustrazione di tre pregiudiziali di costituzionalità inoltrate contro la proposta di legge.

La prima pregiudiziale di costituzionalità è stata presentata dalla Lega Nord. Marco Rondini: “Dovrebbero bastare poche considerazioni di buon senso per archiviare un provvedimento che, nella sua applicazione, andrà a sanzionare anche un reato di opinione, violando il rispetto del principio di libertà di espressione garantito dalla nostra Costituzione. Che il rischio sia reale ce lo ricorda anche un passaggio del parere della I Commissione (Affari costituzionali) che evidenziava la necessità di assicurare il rispetto del principio di libertà di espressione (…) Vi sono poi altri aspetti che dovrebbero spingerci comunque a tutelare l’istituto della famiglia (…) fermando la mano del legislatore che, informata da quel relativismo politicamente corretto, vera  malattia del mondo occidentale, con provvedimenti come questi domani impedirà a chi dovesse porsi a difesa della famiglia naturale qualsiasi agibilità, perché ciò si potrebbe configurare come atto discriminatorio nei confronti delle coppie omosessuali. (…) Vogliamo riaffermare che la famiglia intesa come prima società naturale rimane il primo e principale soggetto costruttore della società e di un’economia a misura d’uomo e – come tale – merita di essere fattivamente sostenuta. Bene, chi pronunciasse queste parole – come dicevo ha fatto papa Francesco – potrebbe trovare, grazie al vostro provvedimento, qualche zelante magistrato che, in virtù di quanto stabilite, potrebbe ravvisarvi  una volontà di discriminazione nei confronti di chi è omosessuale”.

La seconda pregiudiziale è stata presentata da Fratelli d’Italia. Edmondo Cirielli: “Di fatto il Parlamento è imbavagliato con i contingentamenti; un gruppo come il nostro, piccolo, con nove deputati, può segnalare solo due emendamenti. (…) Io non credo che, non facendo parlare i deputati, si faccia un buon servizio al Paese: si vogliono fare norme –manifesto e si calpestano anche i più elementari principi del diritto. (…) Grazie alle lobby – noi non ce l’abbiamo con i singoli, ma ce l’abbiamo con le lobby – si vuole introdurre una tutela speciale per alcune persone, in virtù di una loro soggettiva condizione personale. Peraltro, lo dico anche con molta franchezza, non è questo un momento in cui c’è una recrudescenza criminale tale da giustificare anche questo intervento. (…) Già oggi ci sarebbe l’opportunità di punire in maniera adeguata e dura coloro che agiscono e commettono violenza per motivi futili o abietti.(…) Quali sono gli atti di discriminazione? Se io sostengo che è sbagliato e ingiusto che una coppia di omosessuali possa adottare un bambino, sto commettendo o sto istigando a una discriminazione?”

La terza pregiudiziale è stata presentata da Alessandro Pagano e altri dieci deputati del Pdl (Roccella, Dorina Bianchi, Saltamartini, Fucci, Distaso, Vignali, Palese, Alli, Pizzolante, Chiarelli). Alessandro Pagano: “Si è voluto proporre all’esame dell’aula un testo fortemente divisivo nella società prima ancora che nel Parlamento e che non concorre in conseguenza a creare quel clima condiviso che più di ogni altra cosa potrebbe consentire l’isolamento, la condanna, la prevenzione dei comportamenti discriminatori. Si è preferito il piano inclinato e sdrucciolevole del reato di opinione a quello ben più solido e accettato dei reati contro la persona. (…) Il presupposto di questa proposta di legge, nei termini così formulati, è tutto ideologico e si collega ad un movimento internazionale che vuole creare una sorta di ‘uomo nuovo’; una nuova e artificiale antropologia di Stato attraverso una rottura, graduale ma coerente, dello spirito e del contenuto della nostra Carta costituzionale fondata sulla società naturale e sul diritto naturale, così come vollero i grandi partiti costituenti. Per raggiungere questo scopo oggi gli ambienti politici e sociali che al senso comune del popolo preferiscono l’ideologia di alcune borghesie cosmopolite, ritengono di dover inserire nell’ordinamento un reato che inibisca l’iniziativa sociale a difesa della società naturale, dell’unicità del matrimonio tra uomo e donna quale istituto pubblicamente rilevante, della prevalenza dei diritti dei minori sui desideri degli adulti, della connessione tra la procreazione e gli elementi naturali di una relazione affettiva eterosessuale. (…)

L’assenza di una definizione certa e consolidata dell’omofobia e della transfobia rimetterà all’apprezzamento di un magistrato questa decisione (…) Il testo unificato dei relatori inserisce fra le discriminazioni della legge Mancino quelle fondate sull’omofobia e transfobia. In tal modo viene estesa la reclusione fino ad un anno e sei mesi a chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, come noto, ma da oggi, qualora dovesse essere approvato questo provvedimento, anche ad atti fondati sull’omofobia e transfobia.

Il testo in esame prevede anche la reclusione fino a quattro anni di chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere violenza o atti fondati sull’omofobia e transfobia. Il testo unificato vieta anche ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali e etnici o fondati, appunto, sull’omofobia e transfobia. Chi partecipa a tali organizzazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto di parteciparvi, con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Questa proposta di legge, nei termini esposti, contiene almeno sette elementi di incostituzionalità. E’ utile ribadire che i termini ‘omofobia’ e ‘transfobia’ hanno un’accezione incerta, e comunque non prevista dal nostro ordinamento giuridico, il cui contenuto sarà determinato, più che interpretato, dall’applicazione giurisprudenziale, con evidenti rischi di pronunce radicalmente difformi. (…) Potrebbe essere incriminato da un giudice, in maniera discrezionale, secondo questa proposta di legge, anche chi manifestasse l’opinione dell’esistenza in natura di maschio e femmina e della necessità che il diritto positivo sia f0ondato sul diritto naturale, e ciò anche se tale opinione fosse esplicitata nell’assoluto rispetto di tutti, senza tradursi in alcuna condotta denigratoria o comunque illecita. (…)”

Nelle dichiarazioni di voto seguite all’illustrazione delle pregiudiziali di costituzionalità sono intervenuti sei deputati. Lorenzo Dellai (Scelta civica) ha indicato un voto di astensione del suo gruppo, con eccezioni comprensibili: “Dobbiamo rilevare che il testo attuale del progetto di legge (…) è in larga parte condivisibile e questo ci fa piacere constatarlo. Per questa ragione noi non possiamo votare a favore delle pregiudiziali di costituzionalità che –ove accolte – travolgerebbero – come è evidente – l’intero provvedimento. Per altro verso rimangono, però (…), alcuni punti, anche importanti, che sono ancora aperti e, in particolare (…) il punto relativo al rapporto tra l’obiettivo condiviso di questa legge e il libero dispiegarsi delle attività nelle organizzazioni di tendenza nonché con le normative vigenti nei vari settori che regolano la vita civile. Per questo motivo noi non possiamo esprimere un voto di rifiuto totale delle pregiudiziali di costituzionalità”. Per Giulia Di Vita (Movimento 5 Stelle), “Ciò che diviene reato sono frasi come: I gay sono malati o Uscire dall’omosessualità si può”. Ileana Cathia Piazzoni (Sel) ha evidenziato che “oggi abbiamo la possibilità di ristabilire quell’uguaglianza sino a questo momento calpestata senza limiti, con arroganza e certezza di impunità. Sinistra Ecologia e Libertà voterà naturalmente contro le pregiudiziali. Lavoriamo fin dal primo momento per portare in porto questo provvedimento. Le battaglie di civiltà si fanno anche con la pazienza e la costruzione di fronti ampli”. Per il Pd Barbara Pollastrini ha rilevato che “con questa norma ci proponiamo di attuare il principio sacro dell’uguaglianza nel contesto sociale, culturale e storico del nostro Paese e lo facciamo con uno sguardo a precisi riferimenti europei e internazionali”. Enrico Costa ha annunciato il voto contrario del gruppo Pdl, distanziandosi dalla pregiudiziale sottoscritta da undici suoi deputati, con primo firmatario Alessandro Pagano: “Il Popolo della Libertà, pur discutendo al suo interno, ha contribuito molto all’approvazione in Commissione di un testo, di un testo che va anche oltre rispetto a quello che era il testo nel quale, probabilmente, i sostenitori della norma sarebbero già stati molto felici di portare a casa nella scorsa legislatura, una fattispecie autonoma di reato”.

Al voto le pregiudiziali sono respinte con 405 voti contro 100, un numero di consensi più o meno del doppio rispetto a quanto ipotizzabile dopo le dichiarazioni di voto.

MARTEDI’ 17 SETTEMBRE – pomeriggio - Discussione sull’articolo unico del testo unificato e degli emendamenti

 

Sono intervenuti 8 deputati. Tra gli altri Chiara Di Benedetto (M5S) ha chiesto “l’estensione dell’aggravante speciale ai reati motivati da omofobia e transfobia, l’inserimento delle definizioni di orientamento sessuale e di identità di genere o, perlomeno, quelle di omofobia e transfobia (…) la previsione della rieducazione del condannato e il suo reinserimento sociale: tutti emendamenti (…) atti a ridare dignità alla proposta di legge nella sua prima versione, così esattamente come era stata presentata. L’intento è quindi evidentemente quello di approdare ad una evoluzione, quello di fare un grande passo avanti nella battaglia per i diritti umani”. Ci sono invece emendamenti (NdR: per la salvaguardia della libertà d’opinione) per i quali, “di fatto, chiunque in una chiesa, ad esempio, potrebbe liberamente affermare che l’omosessualità è una malattia da curare, che gli omosessuali sono esseri inferiori e contro natura”(…) “in nome di un pluralismo di idee che, francamente, non sta né in cielo né in terra”. Rocco Buttiglione (Scelta civica- Udc) crede “che questa legge dal punto di vista tecnico-giuridico sia una legge sostanzialmente inutile, perché è una legge che non colpisce nessun comportamento che non sia già colpito da leggi vigenti” e pensa che “sia una legge pericolosa, potenzialmente, perché noi entriamo sul cammino di una affermative action, cioè dell’attribuzione ad alcune categorie di persone di diritti particolari”. Paola Binetti (Scelta civica-Udc) ha annotato che “è vero (…) che questa non è una legge che chiede il matrimonio gay, non è una legge che parla di adozione. Però è anche vero che nella comunicazione di molti colleghi (…) è emerso con molta chiarezza che per molti questo è per così dire il piano inclinato”.

MERCOLEDI’ 18 SETTEMBRE – Seguito della discussione

 

Subito viene richiesta una sospensione per permettere al ‘Comitato dei nove’ - che sta elaborando il testo definitivo da sottoporre all’Aula - di giungere a una versione il più possibile condivisa. Al momento non è il caso: il Pd insiste per estendere al reato di omofobia le aggravanti già previste dalla Legge Mancino per le discriminazioni di natura razziale, etnica e religiosa, il Pdl non è d’accordo. Giunge la notizia che il relatore del Pdl, Antonio Leone, si è dimesso: resta in funzione solo il relatore del Pd, Ivan Scalfarotto. Sulla richiesta di sospensione intervengono diversi deputati. Per Rocco Buttiglione (Scelta civica-Udc) “stiamo facendo una legge che tocca questioni nodali nella vita del Paese (…) Per poter decidere l’atteggiamento di voto molti di noi hanno bisogno di poter valutare parola per parola le possibili implicazioni ed i contenuti effettivi del provvedimento stesso”. Del resto “leggi di questo tipo o si fanno bene e con un vasto consenso oppure una maggioranza le fa e dopo qualche anno la maggioranza successiva le disfa”. Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia) ha voluto sottolineare “come sia stato forse frettoloso non solo portare il provvedimento in Aula, ma soprattutto contingentare i tempi, ridurre il numero degli emendamenti”. Nicola Molteni (Lega Nord) osserva che “nel ‘Comitato dei nove’ di ieri il Governo, nella persona del sottosegretario Ferri, si è sostanzialmente sfilato rispetto a questo dibattito (…), una partita che sta diventando imbarazzante per il Governo e per la maggioranza”. Torna in Aula la presidente della Commissione giustizia Donatella Ferranti, che – rilevato come il provvedimento sia “molto delicato” – ricostruisce quanto accaduto il giorno prima, quando un emendamento già approvato in sede commissionale, è stato rivotato (e respinto) dato che il capogruppo del Pd Valter Verini, secondo le sue dichiarazioni, “non aveva compreso pienamente la portata di tale emendamento”. Interviene Massimiliano Fedriga (Lega Nord) ribadendo l’opportunità che il provvedimento, “soprattutto dopo le dimissioni di un relatore, fatto politicamente gravissimo”, ritorni in Commissione. Contrario al rinvio in Commissione l’unico relatore rimasto, Ivan Scalfarotto (Pd): “Noi stiamo lavorando su questa norma, che è molto attesa, molto urgente e molto delicata”. E’ una norma penale, che ha però pesanti implicazioni anche culturali e di crescita del nostro Paese. E’ una norma che vogliamo portare a casa e siamo consapevoli che potrà essere portata a casa soltanto e nella misura in cui questa norma sarà un patrimonio condiviso dal Paese”.

Scalfarotto poi chiede che i lavori proseguano dopo la pausa pomeridiana. Prende la parola ancora Nicola Molteni per evidenziare che “alla luce di questo dibattito, è pacifico che il provvedimento che andiamo a discutere non è pronto”. Dopo altre schermaglie viene respinta (con uno scarto di 387 voti) la proposta della Lega Nord di rinviare il testo in Commissione; viene invece accolta quella di riprendere l’esame del provvedimento dopo la pausa pomeridiana (con uno scarto di 228 voti). Dopo le 16 interviene ancora il relatore Scalfarotto (Pd) rilevando che nelle ore meridiane “qualche passo è stato fatto”, ma sarebbe opportuno dare ancora più tempo per la messa a punto di un testo condiviso in sede commissionale. Propone perciò l’inversione dell’ordine del giorno: prima si discuta delle mozioni in favore dei lavoratori di Irisbus (Avellino) e Menarinibus (Bologna), poi del provvedimento in materia di omofobia e transfobia. La proposta viene accolta con uno scarto di 211 voti.