PIAZZA MONTECITORIO: LA ‘PRIMA’ DELLA ‘MANIF POUR TOUS’ ITALIANA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 25 luglio 2013

 

Giovedì sera 25 luglio in piazza Montecitorio ha fatto il suo esordio la ‘Manif pour tous’ italiana. Circa trecento i presenti, per la metà seduti, con un bavaglio alla bocca e una candela accesa vicino. L’occasione è stata data dalla discussione parlamentare in corso sul disegno di legge “contro l’omofobia”, che nel testo originario appariva come una “bestemmia liberticida”, come giustamente scritto il 20 luglio dal direttore di ‘Avvenire’ Marco Tarquinio.

 

Molti i giovani, tanti quelli che indossavano la maglietta con il logo della ‘manif’ francese. In numerosi cartelli si leggeva “Libertà d’espressione per tutti”, “No alla legge liberticida”, “Difendiamo la libertà d’opinione”, “Da Parigi a Roma nelle piazze e nelle strade”. Nel contempo a Parigi (notizia accolta da un grande applauso) giovani della ‘manif’ francese hanno manifestato davanti all’ambasciata d’Italia.

Intanto all’interno di Montecitorio proseguivano le trattative per giungere a un testo condiviso, che in ogni caso non preveda la punibilità di opinioni contrarie al cosiddetto ‘matrimonio gay’ e dintorni. Se sulla libertà d’opinione per il singolo sembra si sia addivenuti a un testo soddisfacente, nel momento in cui scriviamo risultano essere ancora due i punti importanti di disaccordo. Il primo riguarda le istituzioni sociali: esse devono avere la possibilità di assumere persone in linea con il loro progetto educativo. Qui le posizioni risultano ancora distanti, ma il punto è irrinunciabile per chi teme a ragione il bavaglio ideologico per scuole, associazioni, ospedali. Il secondo punto di disaccordo persistente concerne invece l’eventuale ricaduta delle nuove norme sul diritto di famiglia: è una conseguenza devastante che il ‘fronte del no’ non è disposto ad accettare. Grazie soprattutto all’ (involontario?) aiuto dell’ostruzionismo grillino contro il ‘decreto del fare’, il passaggio in aula del disegno di legge  “contro l’omofobia” non potrà avvenire venerdì 26 luglio, ma solo a partire da martedì 30 o mercoledì 31 luglio. Sono giorni guadagnati per la riflessione e potrebbe anche derivarne – è questa la speranza - un rinvio a settembre.

Rileva il portavoce della ‘manif’ italiana Gianfranco Pillepich che i presenti, soprattutto i giovani, si sono mobilitati in pochi giorni tramite il web e il ‘passaparola’. La ‘manif’ italiana, come quella francese, è aperta a tutti, vuole essere trasversale e non legata ad alcun gruppo politico o ecclesiale: il suo obiettivo è risvegliare le tante coscienze assopite che per rassegnazione o convenienza fin qui sembrano disinteressarsi della questione dei ‘matrimoni gay’. L’idea di importare la ‘manif’ francese è venuta spontanea dopo che anche in Italia le lobby libertarie in sintonia con quelle finanziarie hanno intensificato la loro azione per stravolgere antropologicamente la società. I partecipanti sono stati invitati a mettersi un bavaglio alla bocca – a significare il grave rischio di attentato alla libertà di pensiero contenuto nelle norme del disegno di legge presentato da Ivan Scalfarotto e cofirmatari – e a portare una candela, simbolo – rileva il fiumano Pillepich – dell’indispensabile silenzio di riflessione che deve precedere decisioni fondamentali per il futuro della società.

La ‘manif’ italiana mostra che la ‘società civile’ incomincia a muoversi nel giusto senso, stimolata anche dal gran lavoro che sta facendo il quotidiano cattolico ‘Avvenire’, con i continui servizi puntuali, ampi e chiari dedicati all’argomento. Per la mattina di venerdì 26 luglio è prevista – sempre a piazza Montecitorio – una manifestazione analoga, promossa da un altro comitato trasversale denominato “Uomini, Donne, Bambini”. I partecipanti sono pure invitati a mettersi un bavaglio alla bocca, in segno di protesta contro i tentativi liberticidi ancora emergenti dal testo del disegno di legge.

Si può osservare che in Italia ci si sta muovendo prima che in Francia, dove il risveglio delle coscienze è stato massiccio, grandioso, ma tardivo, dopo che già erano state approvate leggi “contro l’omofobia” e introdotti i ‘Pacs’ (riconoscimento delle unioni anche omosessuali). Qui siamo  legislativamente a un livello iniziale, pur se già molto preoccupante, considerati i rapporti di forza esistenti a Montecitorio, ma anche a Palazzo Madama. C’è dunque più tempo che in Francia per organizzarsi, concentrandosi dapprima sulla necessità di bloccare proposte che attentino alla libertà di opinione individuale e di associazioni ed enti sociali ed educativi vari in questo caso in materia di famiglia. Bisogna ‘far rete’ e non dubitiamo che le manifestazioni di giovedì 25 luglio e di venerdì 26  possano costituire un primo segnale di una volontà (che viene dal basso) di opporsi a quella rivoluzione antropologica che in Occidente dilaga ed è stata imposta ai francesi dal duo Hollande-Taubira, un esempio luminoso di democrazia sostanziale transalpina. Da Parigi a Roma… ma con un esito diverso: questo è l’auspicio di chi ha a cuore l’avvenire della nostra società.