LEGGE SULL’OMOFOBIA: GRAVE RISCHIO PER LA LIBERTA' DI PENSIERO - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 15 luglio 2013

 

Il 22 luglio ( termine per gli emendamenti: 16 luglio) la Camera dei Deputati incomincerà la discussione del disegno di legge “contro l’omofobia e la transfobia” già approvato in Commissione Giustizia. Una legge necessaria, considerato quanto già è prescritto sul rispetto della dignità della persona? O un vero e proprio attentato – voluto dai ‘poteri forti’ libertario-finanziari  - alla libertà di pensiero (art. 21) e a quella religiosa (art. 19) garantite dalla Costituzione italiana?

 

 

La proposta consta di 5 articoli, preceduta da un cappello introduttivo che così incomincia, con uno stile veramente sommesso, in punta di penna: “ONOREVOLI COLLEGHI! Sulla scia degli episodi di omofobia e transfobia che hanno funestato il nostro Paese negli ultimi anni, è diventato ineludibile affrontare un problema che da tempo le associazioni a tutela delle persone lesbiche, omosessuali, bisessuali, transessuali e transgender (LGBTI) denunciano. L’omofobia e la transfobia sono fenomeni non affatto nuovi, ma l’eco mediatica di quanto accaduto di recente ha destato finalmente l’attenzione sociale e della classe politica”. Presentata il 15 marzo di quest’anno da 70 deputati su iniziativa di Ivan Scalfarotto (pd) coadiuvato dagli altri primi firmatari, la montiana Irene Tinaglia, da Alessandro Zan (Sel) e da Silvia Chimienti (M5S), la proposta appare in linea con gli sviluppi molto preoccupanti  della legislazione europea sull’ “omofobia”. Come accade ad esempio in Gran Bretagna, in Svezia e in Francia (dove ora si vuole addirittura anche una ‘delazione informatica’), le norme della nuove legge più che una lotta contro l’omofobia appaiono una repressione del dissenso ideologico in materia di famiglia. Per dirla ancora più chiara, con il pretesto di difendere la dignità degli omosessuali, si sviluppa un attacco giudiziario a tutto campo contro chi ancora osa dire pubblicamente (in primis il magistero cattolico) che il matrimonio è tra uomo e donna e teso alla procreazione dei figli oppure che debba essere preclusa l’adozione a coppie omosessuali. Diventerebbe pericoloso citare i passi degli Atti degli Apostoli contro l’omosessualità oppure passi espliciti contenuti nel Catechismo della Chiesa cattolica o in decreti della Congregazione per la Dottrina della Fede; diremmo anche brani degli interventi di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI (già come cardinale Ratzinger) e anche della “Lumen fidei” – firmata da papa Francesco – al punto 52. Ancora: Come potrebbero i genitori – a costo di rischi gravi di sanzione - opporsi a che ai loro figli vengano imposte a scuola letture, lezioni e propaganda in linea con la società illuminata dai ‘nuovi diritti’?.

Secondo il testo approvato in Commissione le pene previste per chi diffonde idee considerate reazionarie, diremmo barbariche come quelle espresse nel Catechismo della Chiesa cattolica (art. 2, 1. 1. a) vanno fino a un anno e sei mesi di reclusione. Così evidentemente anche per chi pensasse (come rilevano i “Giuristi per la vita”, presieduti da Gianfranco Amato) di “organizzare una campagna di opinione per contrastare l’approvazione di una legge sul ‘matrimonio gay’ “. Sostiene l’ “Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuan”: “Ci troviamo di fronte ad una prospettiva di pressione quando non di persecuzione. Si viene obbligati a negare le evidenze e le differenze e le coscienze sono chiamate a dover scegliere, pagando presumibilmente un costo sempre più pesante, tra la verità e la legge dello Stato. Non era mai successo che dei regimi democratici si facessero espressione di una ideologia oppressiva e violenta come in questo caso”. In realtà con tale nuova legge si vorrebbe intimidire soprattutto la Chiesa cattolica, già bersaglio di attacchi martellanti, considerata come l’ultimo baluardo da abbattere prima di avere campo libero per imperversare in una società ormai ridotta alla mercè delle lobby libertario-finanziarie, padrone di concretizzare senza più ostacoli i loro interessi liquidi e solidi. I parlamentari che si dicono cattolici e quelli ‘laici’ che hanno a cuore il bene del Paese cerchino di non lasciarsi intimidire da etichette coniate ad arte e da una varietà di insulti squalificanti agli occhi degli sprovveduti o dei conniventi. E votino secondo coscienza e ragione: è una questione fondamentale di libertà d’espressione. Oppure si vuole finire come in Francia, dove si arresta chi manifesta pacificamente, magari portando una felpa con raffigurati padre, madre e figli? Non solo fuori moda, secondo la vulgata dominante, ma perfino eversiva e dunque meritevole di carcere per chi osa indossarla.