BENIAMINO CARAVITA: RICORDO DI STEFANO CECCANTI, OMELIA DI DON CELLI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 4 dicembre 2021

 

E’ di pochi giorni fa la scomparsa del noto costituzionalista Beniamino Caravita di Toritto. Ne ricorda le qualità e la passione nell’impegno Stefano Ceccanti, capogruppo Pd della Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati. Qualche passo dall’omelia di don Andrea Celli, pronunciata in occasione delle esequie svoltesi sabato 27 novembre nella parrocchia romana di San Roberto Bellarmino.

Giovedì 25 novembre è morto a Roma a 67 anni il professor Beniamino Caravita di Toritto, noto, eclettico ed appassionato costituzionalista. Era ordinario di Istituzioni di diritto pubblico nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza di Roma e, tra l’altro, vicepresidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti, oltre che fondatore e direttore responsabile della rivista telematica quindicinale federalismi.it (www.federalismi.it ) da lui lanciata nel 2003.

L’abbiamo conosciuto e apprezzato nella seconda metà degli Anni Novanta e nel primo decennio del Duemila non nella veste sopra descritta, ma – presso la Scuola Svizzera di Roma - in quella di padre di Francesco Saverio, compagno di classe di nostra figlia Valeria. Un genitore che volentieri aveva scelto di collaborare con la Scuola mettendo a disposizione per due mandati la sua scienza giuridica in seno al Consiglio di Amministrazione. Erano tempi tutt’altro che tranquilli, caratterizzati da polemiche accese a livello di componenti scolastiche (ad esclusione, per fortuna, degli alunni). Ma Beniamino Caravita non si arrendeva mai, era sempre alla ricerca di una soluzione ai problemi che potesse godere del consenso più largo possibile. Ricordiamo la preparazione accurata delle assemblee ‘calde’ (ce n’erano anche lì, a via Malpighi) e anche la sua collaborazione come consulente del Circolo svizzero di Roma. Ora Beniamino ha raggiunto il figlio Francesco Saverio, appassionato di lingue straniere, pianoforte, sport, che nel 2010, diciottenne, mentre era alla vigilia della maturità fu stroncato da una leucemia con cui aveva combattuto per tanto tempo.

E’ nella chiesa romana di San Roberto Bellarmino che undici anni fa si svolse il funerale di Francesco Saverio. E’ nella stessa sede sacra che sabato 27 novembre si sono celebrate le esequie del padre: chiesa gremita e tanta commozione. Tra i presenti anche il giurista Stefano Ceccanti, capogruppo Pd della Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati. A lui abbiamo chiesto un ricordo del collega costituzionalista.

Prima però proponiamo a chi ci legge l’incipit e la conclusione dell’omelia pronunciata da don Andrea Celli – parroco di San Pio X e amico di famiglia – e rivolta direttamente alla moglie Maria Rosaria Covelli e all’altro figlio Andrea.

Entriamo con Iaia e Andrea nella “notte oscura” del dolore e della morte, una notte però abitata dall’Altro. È come il feto che non vede, che non conosce il futuro, ma che sicuro nella pancia della mamma viene nutrito e ha fiducia di chi gli farà vedere la luce. Dio ci porta, Dio ci nutre, e un giorno nasceremo: è così adesso per Beniamino, è nel “Pancione di Dio”, nutrito, condotto al giorno, questo, della sua nascita al cielo, quel destino comune della vera nascita alla vita eterna. E in questa dimensione tutto è relativizzato lo spazio, il tempo; tutto ottiene il calore ed il sapore dell’eternità di Dio, superiore ad ogni nostra considerazione razionale o sofferta frustrazione, perché Dio ci supera, da Lui veniamo ed a Lui torniamo, in un gioco d’Amore che solo Lui conosce e guida, ma è d’Amore! La notte infatti, carissima Iaia e carissimo Andrea, non ci risparmia né il buio, né la confusione del cuore, né la paura, né tantomeno il dolore ma certamente può aprire alla fede, quella fede che ci fa dire che questa notte è portata e accolta con legami di amore, che avete vissuto e che dovete continuare a vivere con Beniamino e con il Signore; (…)

Ci vogliamo immaginare - come mi hai detto tu Iaia - Beniamino e Francesco veleggiare sulle nubi del cielo, esploratori di un mondo nuovo, esattamente come Ulisse tanto caro a Francesco e più volte ripreso da Beniamino verso quell’orizzonte cui tutti siamo destinati, che è l’infinito amore di Dio, un’eternità che non avrà mai fine.

 

Dicevamo del ricordo del professor Ceccanti, che giovedì 25 novembre ha annunciato alla Camera la morte del costituzionalista con parole commosse. Del resto il cordoglio del mondo politico è stato trasversale, dal pd Dario Parrini al leghista Roberto Calderoli, dalla renziana Maria Elena Boschi alla berlusconiana Maria Stella Gelmini.

 

CECCANTI: CARAVITA, UN COSTITUZIONALISTA INNOVATORE, APPASSIONATO E PRAGMATICO

A Stefano Ceccanti (che, discepolo di Paolo Armaroli, oltre che deputato è anche ordinario di diritto pubblico comparato) abbiamo domandato dell’impegno di Beniamino Caravita riguardo ad alcuni dei temi da lui preferiti: riforme costituzionali, referendum, questioni parlamentari, diritto dell’ambiente.

Professor Ceccanti, Lei ha definito Beniamino Caravita come “costituzionalista innovatore, appassionato e pragmatico”. Incominciamo proprio dal suo impegno per le riforme costituzionali, un campo in cui anche Lei si è dato da fare se ben ricordiamo i mesi precedenti il voto sulla riforma Renzi-Boschi…

Beniamino Caravita, in tutti gli ultimi anni in servizio presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università La Sapienza, è stato uno dei pochi costituzionalisti ad essersi schierato per il Sì alla riforma sia nel 2006 (promossa dal centrodestra) che nel 2016 (voluta dal centrosinistra).   Cosa ci rivela questo dato  originale? 

In primo luogo l’approccio pragmatico, che privilegiava una lettura mirata delle politiche istituzionali al di là delle logiche contingenti di parte. 

In secondo luogo una lettura fortemente preoccupata per lo status quo ed i problemi insoluti: nel dubbio meglio privilegiare il bene possibile di una riforma imperfetta invece che insistere sulla difesa di uno status quo comunque molto problematico e, quindi, difficilmente difendibile. 

In terzo luogo, ancor più puntualmente, un giudizio sullo stato di salute della nostra forma di governo con partiti strutturalmente indeboliti e sui rapporti centro-periferia con sedi istituzionali gracili di collaborazione tra i livelli di governo. Sul versante della forma di governo Caravita, soprattutto nella commissione di esperti del Governo Letta guidata dal ministro Quagliariello, dove si incubò la riforma Renzi-Boschi, era sostenitore di una soluzione ancor più radicale di quella poi prevalsa, ossia era favorevole all’adozione integrale del sistema francese. Era così indebolito il sistema dei partiti da giustificare l’adozione di regole istituzionali più forti ma da lui ritenute al contempo anche più flessibili e quindi più adatte all’Italia. Su quello dei rapporti centro-periferia era favorevole ad una trasformazione radicale della Seconda Camera modello Bundesrat senza la quale il processo autonomistico aperto con la riforma del Titolo Quinto, che pur aveva valutato positivamente in origine, rischiava di essere esposto ad un contenzioso permanente. 

Come è noto il 4 dicembre 2016 l’elettorato italiano respinse a chiara maggioranza (60%) la riforma costituzionale Renzi-Boschi, il che portò alle dimissioni del governo in carica. Come reagì allora Beniamino Caravita?

Ovviamente dopo il fallimento della riforma Renzi-Boschi e il taglio dei parlamentari aveva aggiornato la sua posizione proponendo, da una parte, un’unica Assemblea legislativa in grado di funzionare e decidere tempestivamente e, dall’altra, la costituzionalizzazione del rapporto tra Stato, Regioni e autonomie in una Commissione paritaria tra parlamentari, Presidenti di Regioni e sindaci.  

In questo senso il nome originario dato alla rivista da lui promossa, la prima a passare all’online, federalismi.it, aveva cambiato in larga parte significato: in origine era più centrato sugli aspetti devolutivi interni agli Stati nazionali, con l’andare del tempo più rivolto al federalismo europeo, a trovare nuovi equilibri che l’ampio allargamento aveva creato. Dopo l’estensione per larghezza occorreva un’estensione in profondità dell’Unione.

Beniamino Caravita è conosciuto anche per la collaborazione prestata all’istituto del referendum e ai lavori parlamentari …

L’incontro coi radicali a favore di vari quesiti, anche come avvocato, era sorto nella fase della sua vita in cui era approdato a posizioni di riforma liberale. Vedeva in alcuni di quei quesiti degli strumenti, pur parziali, per un doppio cambiamento: una politica più decidente (sistemi elettorali selettivi e non fotografici) ma al tempo stesso meno invadente (quesiti anti-statalisti in economia). Per lui non c’era però un gioco a somma zero tra valorizzazione del referendum e lavoro parlamentare, anche in questo caso con un approccio analogo a quello dei radicali. Non mi riferisco solo a varie audizioni alle Camere, a interventi in generale sulla struttura e funzioni del Parlamento, ma anche, per fare due esempi importanti, al lavoro per il gruppo Pd del Senato riguardo al conflitto di attribuzione sulla prima legge di bilancio della legislatura, del Governo Conte 1, per la compressione estrema dei lavori parlamentari, limitata a poche ore al solo Senato. Il conflitto non fu accolto, però fu un momento importante per affermare il ruolo del Parlamento in quella fase confusa, in cui quell’esecutivo si muoveva in modo alquanto irrazionale anche in sede di Unione europea. Il secondo è l’attenzione ai lavori parlamentari sui nuovi assetti di Roma Capitale, dove suggeriva di ricorrere anche per tale schema di Governo ad una logica di autonomia differenziata, concordando con la Regione Lazio (e mantenendo un’unica regione) alcune materie su cui Roma Capitale avrebbe potuto introdurre norme legislative in deroga.

Da sempre, ma soprattutto negli ultimi anni, Beniamino Caravita si è appassionato agli aspetti giuridici della questione ambientale…

Il ruolo di pioniere, di innovatore appassionato e pragmatico, che Beniamino Caravita ha ricoperto nella dottrina giuspubblicistica è testimoniato anche proprio dalla sua attenzione al diritto dell'ambiente in "tempi non sospetti". Basti considerare che la prima edizione del suo manuale di diritto dell'ambiente è del 1990, una vera novità poiché nel testo si affrontava il tema in modo sistematico. Come in molti altri campi, Beniamino Caravita aveva saputo guardare avanti ed oggi che il diritto dell'ambiente è cruciale e strategico sotto tutti i profili ed a tutti i livelli di governo - locale, nazionale, sovrannazionale, mondiale - l'aver dato dignità a quel tema è sintomatico dell'apporto che Caravita ha saputo dare alla sua disciplina. D'altra parte, il diritto dell'ambiente interseca tre ambiti sui quali si muoveva con la massima padronanza: il diritto pubblico, il diritto amministrativo, la giurisprudenza costituzionale. E forse per questa ragione la sua lettura del diritto ambientale resta ancora oggi un punto di riferimento.