VENTO DI FOLLIA/IL MERLO DI REPUBBLICA-L’ULIVO DI BATTAGLIA–di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 29 marzo 2021

 

Le restrizioni a diverse libertà individuali - che ci accompagnano ormai da oltre un anno - hanno già prodotto (o aggravato), producono e produrranno in misura sempre più massiccia danni gravi alla psiche di non pochi italiani: non solo per scolari e studenti cui irresponsabilmente è stata, è e verrà forse ancora negata l’esperienza adolescenziale. Come dimostrano tra l’altro due casi penosi illustrati nell’articolo.

 

I “VIGLIACCHI” DI FRANCESCO MERLO, REPUBBLICA DEL 25 MARZO 2021

 

Intorno a pagina 25 generalmente incominciano tre pagine che Repubblica cartacea dedicate ai commenti. Nella prima appaiono anche le lettere dei lettori e alcune rubriche tenute da eccellenze politicamente corrette della Casa. In apertura, giovedì 25 marzo 2021, uno squillo di guerra -  “Omofobia e legge Zan, i vigliacchi in Parlamento” – è il titolo della rubrica “Posta e risposta” di Francesco Merlo.

Rispondendo a una lettera a proposito dell’atto di violenza fisica contro un attivista lgbt e un suo compagno che si stavano baciando nella stazione romana di Valle Aurelia (si pensi che l’autore ha scavalcato due volte i binari per puntare sull’obiettivo, segno di chiara alterazione psichica) il Merlo osserva tra l’altro: “L’energumeno che ha sfogato la sua ferocia è meno vigliacco di quelli che in Parlamento si oppongono alla legge Zan contro l’omofobia”.

Non è chi non colga l’oggettiva gravità dell’affermazione del noto radicalchic in salsa parigina (versione ‘gauche au caviar’ ).

Della legge Zan ci siamo occupati più volte in questo blog  (vedi ad esempio  https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/282-legge-omofobia-si-faticato-alla-camera-ora-al-senato.html , https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/955-scuole-giornata-contro-l-omofobia-come-ti-educo-il-pupo.htmlhttps://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/986-omofobia-ci-rivedremo-in-senato-e-avvenire-ricordiamo-insieme.html ). Dovrebbe essere ormai ben palese, a chi non ha occhi foderati di arcobaleno o di opportunismo da salotto, che tale legge non è stata pensata per proteggere gli omosessuali (già sono protetti come tutti dalla legge per episodi di violenza, come dimostra lo stesso caso caso di Valle Aurelia, in cui la Polizia, dopo aver preso conoscenza di un video girato nell’occasione, ha subito identificato e denunciato l’aggressore, già segnalato per un alterco in un aeroporto veneto), ma per imporre la museruola a chi ancora osa – a caro prezzo, come prova quotidianamente la cronaca – esprimere in materia di famiglia opinioni non collimanti con quelle della nota lobby totalitaria.  

Il Merlo però non si accontenta, in buona o malafede, di celare gli obiettivi della legge cui si riferisce: è ancora più grave e inquietante nelle parole utilizzate. Infatti definisce” vigliacchi” i parlamentari che si sono opposti alla Camera e si opporranno in Senato all’approvazione della legge Zan.

Una vera e insultante enormità totalitaria. Che il Merlo accarezzi in cuor suo l’idea di trasformare il Parlamento in un bivacco di manipoli (con la stella rossa sul berretto, tipo quelli in azione in Istria contro Norma Cossetto o nel triangolo rosso emiliano contro il seminarista beato Rolando Rivi e tante altre vittime ‘colpevoli’ di essere anticomunisti dal 1943 in poi)?

Non meraviglia che il Merlo scriva su Repubblica – una vera eccellenza cartacea e online specializzata in linciaggi mediatici - facendo così degna compagnia alla bassa manovalanza di certe cronache cittadine e alle teologhe prezzolate chiamate, se del caso, a fare da foglie di fico alle vergogne umane e giornalistiche sfornate dalla nota officina.

Il direttore responsabile di Repubblica ha qualcosa da dire in merito? Il Comitato di redazione ha qualcosa da dire in merito? I firmatari di mille appelli per la “libertà d’espressione” e contro “gli odiatori” hanno qualcosa da dire in merito? Oppure, ad esempio, sono troppo impegnati (…per loro la legge Zan è già stata approvata) a chiedere la rimozione del magistrato Simonetta Matone da consigliere di fiducia dell’Università Sapienza per aver firmato nel 2016 un documento del Centro Studi Livatino razionalmente critico contro la Legge Cirinnà sulle’ unioni civili’ ? Certi politici e certe politiche normalmente loquacissimi e loquacissime hanno qualcosa da eccepire riguardo ai loro colleghi così pesantemente insultati? E i vertici del Parlamento non sentono l’esigenza di difendere i membri dei loro consessi? E chi è al Governo? E chi è al Quirinale? Notiamo che – a quanto ci consta – solo l’ex-senatore Carlo Giovanardi su L’Occidentale del 25 marzo 2021 ha reagito all’ insulto del Merlo, gravissimo per il contenuto e gravissimo per la tribuna da cui è stato lanciato. Tale constatazione, quella di una mancata reazione delle vestali della democrazia, non fa altro che aggiungere -  incredibilmente  ma forse non troppo - vergogna a vergogna.

 

NAPOLI: L’EPICA BATTAGLIA CONTRO I RAMI D’ULIVO DI ‘DON MIMMO’, ARCIVESCOVO.

 

E’ stato per decenni un prete calabrese ‘di strada’, meritoriamente impegnato nella lotta per il recupero dei tossicodipendenti, anche a livello nazionale. E di questo don Domenico Battaglia (‘don Mimmo’) va sempre ringraziato. Poi nel 2016 papa Francesco lo ha nominato vescovo della diocesi campana di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata dei Goti. Quattro anni dopo, il 12 dicembre 2020 il Papa lo ha indicato come successore del cardinale Crescenzio Sepe ad arcivescovo di Napoli, diocesi di cui ha preso possesso lo scorso 2 febbraio.

Perché parliamo di ‘don Mimmo’, come continua a voler essere chiamato? Purtroppo per lui, per una vicenda da un lato grottesca (avrebbe fornito a Eduardo de Filippo materia sufficiente per una polposa commedia), dall’altra inquietante, poiché a nostro parere dimostra ancora una volta quali possano essere i frutti di una mentalità ecclesiale appiattita su esigenze (vere o presunte) dello Stato in versione sanitaria.  Tale appiattimento porta inevitabilmente alcuni a mostrare in materia uno zelo surreale, addirittura maggiore di chi quello Stato rappresenta.

E’ questo il caso nostro, con ‘don Mimmo’ in veste- ahimè -  di strambo protagonista. Vittime invece i rami di ulivo, l’importanza (anche emotiva) dei simboli che accompagnano il cammino cristiano e l’offesa gratuita arrecata al ‘sensum fidei’ non solo dei ‘semplici’ (in senso evangelico), infine il buon senso. Come si palesa dai quattro atti della pièce di cui offriamo il nocciolo.

 

Atto I/11 marzo 2021, Nota dell’arcivescovo sugli ‘Orientamenti pastorali’ per la Settimana Santa: “I sacerdoti e gli operatori pastorali, secondo la loro saggezza, avranno cura di ricercare il modo più adatto per la consegna dei rami di ulivo ai fedeli, onde evitare sia gli assembramenti che lo scambio di rami.

Si suggerisce di far trovare tra i banchi, all’inizio di ogni Messa, i rami da benedire (Messale seconda forma) o già benedetti (messale terza forma), eventualmente già imbustati.

 

Atto II/18 marzo 2021, rettifica della Nota: “I Parroci e i Rettori di Chiesa quest’anno, per scongiurare ogni possibile pericolo di contagio, si limiteranno a benedire solo i rami di ulivo, le palme, le bottigliette d’acqua che i fedeli avranno portato con sé. In forza delle stesse precauzioni non è consentito preparare rami, palme e bottigliette sui banchi, come pure allestire postazioni per la distribuzione dei suddetti. Ricordo, altresì, che non è possibile il tradizionale scambio dei rami e delle palme tra i fedeli”.

 

Atto III/24 marzo 2021, comunicato- “nel segno della sinodalità” - del Collegio dei Decani, su indicazione dell’Arcivescovo e per imporre il divieto di rametti d’ulivo, palme e benedizione dell’acqua: “Carissimi sacerdoti, viste le note diramate dal nostro Arcivescovo, confrontandoci direttamente con lui come Collegio dei Decani, in comunione con lui, siamo addivenuti a quanto segue, considerata la persistenza della emergenza sanitaria e la permanenza della nostra Regione in zona rossa, per la Domenica delle Palme e di Pasqua:

1) non si svolga la processione delle Palme;

2) non ci sia la distribuzione (o consegna) dei rami di ulivo né di
altri tipi di rami, né il giorno stesso né nei giorni precedenti, né
imbustati né liberi;

3) i fedeli non portino con sé i rami e non vengano benedetti i rami
durante o fuori delle celebrazioni, così come si ometta la
benedizione delle bottigliette di acqua nel giorno di Pasqua;

4) si suggeriscano ai fedeli dei segni che possano valorizzare
all’interno delle famiglie il senso dello scambio di pace e la
preghiera di benedizione del capofamiglia.

I fedeli vengano aiutati ad accogliere queste indicazioni a partire dal senso di prudenza adottato, di gratitudine perché quest’anno ci è consentito di celebrare con la presenza dell’assemblea e
sottolineando la centralità delle liturgie che non vengono per niente svilite dalla mancanza di questi segni. Sarà cura dei parroci comunicare anche alle rettorie e agli istituti religiosi quanto definito".

 

Atto IV/ 27 marzo 2021, dalla ‘Lettera per la Domenica delle Palme’, sempre di ‘don Mimmo’ (evidentemente le proteste non erano ancora sopite):

“Mi addolora aver dovuto rinunciare al segno dei rami benedetti per quest’anno: so quanto, segni come questo, aiutino la nostra gente a esprimere la propria fede, semplice e sincera.
Eppure, se il segno è importante, assume il carattere di segno anche rinunciarvi. Non benedire i rami, in questa Domenica delle Palme, è il segno della nostra cura per quanti, lungo tutto quest’anno, hanno sofferto e soffrono ancora; e, al tempo stesso, vuole essere invito ad essere accorti e prudenti verso la nostra gente, per non mettere a rischio la vita di nessuno”.

“Rinunciare al segno, in questo momento, significa tornare all’essenziale, alla vera Pasqua, a celebrare non i riti ma la vita delle persone”.

Ma che scrive ‘don Mimmo’? Chi gliel’ha fatto fare di ingegnarsi nella costruzione di un vero sproloquio d’autore? Caro ‘Don Mimmo’- per onorare il Suo ‘ragionamento’ - chiudiamo allora anche i supermercati, in cui si possono prendere in mano verdure sciolte o imbustate? Tutto, naturalmente, in segno di rispetto per chi soffre. A Milano si direbbe: O Signur, guarda giò!  

P.S. Sul ‘Mattino’ di oggi, lunedì 29 marzo 2021, a pagina 28 solo alcune righe (per lodare la ‘cautela’ della diocesi). Insomma… niente proteste significative per il divieto dei rami d’ulivo. Cattolici partenopei? Non pervenuti. Invece noi a Roma, a Sant’Ippolito abbiamo vissuto ieri una bella celebrazione alla Messa delle 10.30, con tanta gente (nel rispetto delle norme sanitarie previste, seduta perciò anche nel campetto adiacente alla chiesa) e tanti rametti d’ulivo gioiosamente innalzati nel momento della processione interna con benedizione … Osanna al figlio di David