ETTORE GOTTI TEDESCHI SU ALCUNI PUNTI DI 'FRATELLI TUTTI' – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 18 ottobre 2020

 

All’ex-presidente dello Ior, già collaboratore di papa Benedetto XVI in ‘Caritas in veritate’, abbiamo chiesto un commento su alcuni punti problematici dell’enciclica “Fratelli tutti”, firmata da papa Francesco il 3 ottobre, ad Assisi, presso la tomba di san Francesco: riguardano il diritto di proprietà privata, la destinazione universale dei beni, l’accoglienza dei migranti che arrivano con i barconi, i sovranismi, i popoli ‘originari’, la guerra ‘giusta’, religioni e violenza, i ‘testimonial’ scelti per propagandare la fraternità universale. .

 

 

Il 3 ottobre pomeriggio papa Francesco ha firmato la nuova enciclica “Fratelli tutti sulla fraternità e l’amicizia sociale” presso la tomba di San Francesco ad Assisi. L’enciclica è stata poi resa pubblica ufficialmente il giorno dopo. 287 i punti del lungo testo, con un’introduzione, otto capitoli e due preghiere conclusive, una universale al Creatore e una “cristiana ecumenica” al “Dio nostro, Trinità d’amore”.

Riproduciamo l’ incipit e il punto 5 che chiariscono origine, fine e ispiratori principali del documento.

Punto 1. “Fratelli tutti”  scriveva San Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo. Tra i suoi consigli voglio evidenziarne uno, nel quale invita a un amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio. Qui egli dichiara beato colui che ama l’altro “quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui”. Con queste poche e semplici parole ha spiegato l’essenziale di una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita. 

Punto 5: Le questioni legate alla fraternità e all’amicizia sociale sono sempre state tra le mie preoccupazioni. Negli ultimi anni ho fatto riferimento ad esse più volte e in diversi luoghi. Ho voluto raccogliere in questa Enciclica molti di tali interventi collocandoli in un contesto più ampio di riflessione. Inoltre, se nella redazione della Laudato si' ho avuto una fonte di ispirazione nel mio fratello Bartolomeo, il Patriarca ortodosso che ha proposto con molta forza la cura del creato, in questo caso mi sono sentito stimolato in modo speciale dal Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, con il quale mi sono incontrato ad Abu Dhabi  per ricordare che Dio “ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro”. Non si è trattato di un mero atto diplomatico, bensì di una riflessione compiuta nel dialogo e di un impegno congiunto. Questa Enciclica raccoglie e sviluppa grandi temi esposti in quel Documento che abbiamo firmato insieme. E qui ho anche recepito, con il mio linguaggio, numerosi documenti e lettere che ho ricevuto da tante persone e gruppi di tutto il mondo.

Su alcuni punti problematici e dunque delicati dell’enciclica - la terza di papa Francesco dopo “Lumen fidei” (in verità scritta in larga parte da Benedetto XVI) e “Laudato sì”- abbiamo chiesto brevi commenti a Ettore Gotti Tedeschi, economista e banchiere, collaboratore di papa Ratzinger ed ex-presidente dello Ior, defenestrato da chi non gradiva otto anni fa quel cambio di marcia in materia finanziaria vaticana (vedi: trasparenza delle operazioni) che poi si è dimostrato ineludibile. Chi ci legge conosce la libertà di pensiero di cui Gotti Tedeschi ha già dato ampia prova (tra gli altri contributi https://www.rossoporpora.org/rubriche/interviste-a-personalita/594-chiesa-e-mondo-a-tu-per-tu-con-ettore-gotti-tedeschi.html ). Neanche stavolta sarà deluso.

Caro Ettore, per non perderci nel gran calderone dell’enciclica “Fratelli tutti”– in cui trovi di tutto, il positivo, il problematico e il negativo, consigli di ‘vita buona’ e fissazioni ingenue o irrazionali come quella sui migranti dei barconi – ne vuoi commentare secondo i tuoi convincimenti alcuni passi oggettivamente assai delicati?

Va bene, procediamo…

Incominciamo con il punto 120, in cui (dopo la citazione di un passo ad hoc di Giovanni Paolo II) papa Francesco scrive: “In questa linea ricordo che ‘la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata’ (…) Il diritto alla proprietà privata si può considerare solo come un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione universale dei beni creati, e ciò ha conseguenze molto concrete, che devono riflettersi sul funzionamento della società”. “Diritto naturale secondario”, “conseguenze molto concrete”? Che cosa intende prospettare Jorge Mario Bergoglio?

Ecco, appunto, mi son domandato cosa si stesse proponendo l’estensore dell’Enciclica con questa affermazione che senza dubbio potrebbe influenzare il funzionamento della società. Perché lo ha voluto affermare? cosa vuole sottintendere?  cosa si propone? Forse pensa di ridistribuire la proprietà privata di chi l’ha costruita con sforzi e sacrifici, per sé e per i propri eredi ? Ripartendola con i migranti che pretende di far integrare da chi fatica oggi a mantenere la propria posizione socioeconomica? Poi: la “tradizione cristiana” non mi pare proprio che affermi questo principio. Leone XIII nella Rerum novarum  considera la proprietà privata “INVIOLABILE " , quale  principio

Del resto a quest’ultimo proposito mi viene in mente quanto osservò il 15 novembre 2018 il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, intervenendo alla Lumsa in occasione del simposio internazionale sui diritti fondamentali promosso dalla fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI: “Il linguaggio dei diritti entra lentamente nella vita della Chiesa con lo sviluppo della dottrina sociale. L’Enciclica Rerum novarum di Leone XIII menzionerà il diritto di proprietà, legando il concetto di proprietà al diritto naturale e ricordando che ‘le leggi civili (…) quando sono giuste, derivano la propria autorità ed efficacia dalla stessa legge naturale, confermano tale diritto e lo assicurano con la pubblica forza’ “…

Più chiaro di così… Poi non possiamo dimenticare ben due comandamenti, sempre che siano ancora in vigore: il settimo, non rubare e il decimo, non desiderare la roba d’altri . Non si riferiscono forse implicitamente al riconoscimento del diritto di proprietà privata?

Passiamo al punto 124: “La certezza della destinazione comune dei beni della terra richiede oggi che essa sia applicata anche ai Paesi, ai loro territori e alle loro risorse.  (…) Allora possiamo dire che ogni Paese è anche dello straniero, in quanto i beni di un territorio non devono essere negati a una persona bisognosa che provenga da un altro luogo”

Per prima cosa bisogna evidenziare che la destinazione comune dei beni della terra deve prevedere necessariamente il principio di proprietà privata che stimola la formazione e la valorizzazione degli stessi beni. Persino San Tommaso d’Aquino lo aveva compreso e riconosciuto, riflettendo sull’etica nicomachea di Aristotele. Se ci fossero abusi, si colpiscano gli abusi, non i principi. Si evitino pertanto utopie. Tutti devono aver accesso alla proprietà privata per godere dei beni che son stati messi a disposizione dal Creatore: essi diventano  frutto prezioso del lavoro e dell’impegno personale. Non dice nulla a chi ha scritto l’enciclica la parabola evangelica dei talenti?  Temo però che chi è convinto che “l’inequità sia il peggiore dei mali sociali”  non abbia voglia di ascoltarmi .... Tuttavia il peggiore dei mali è,  e resta,  il peccato.

E che dici a proposito dell’affermazione papale concernente i migranti, in verità non tanto i rifugiati dei ‘corridoi umanitari’ quanto quei migranti che sbarcano in gran numero sulle coste della Penisola,  pedine o vittime della tratta, in parte poi assorbiti nel business schiavistico dell’elemosina e in quello socialmente devastante dello spaccio di droga, ad affiancare e potenziare la turpe e mortifera azione della criminalità locale?

Quello auspicato dal Papa è ciò che già sta accadendo. I migranti qui in Italia sono in parte maggioritaria già soddisfatti in tutto, dall’alloggio, al lavoro ben remunerato , alla formazione. Si genera così una forma di ingiustizia socio- economica multipla verso gli italiani disoccupati, senza casa e senza assistenza .Chiedete a funzionari delle Questure come stanno le cose . Potremmo azzardare l’ipotesi che sia in atto un processo pianificato di sostituzione di popolazione con giovani e forti (senza moglie, senza famiglia, senza genitori anziani a carico), di fede non cattolica. Condizioni ideali per realizzare quel processo di meticciato e di sincretismo religioso auspicato da alcuni per relativizzare e minimizzare una religione dogmatica ed assolutista come quella cattolica ? 

Continuiamo con il punto 155: “Il disprezzo per i deboli può nascondersi in forme populistiche che li usano demagogicamente per i loro fini o in forme liberali al servizio degli interessi economici dei potenti. In entrambi i casi si riscontra la difficoltà a pensare un mondo aperto dove ci sia posto per tutti, che comprenda in sé i più deboli e rispetti le diverse culture”…

Scomunicare sovranismi e nazionalismi, connotandoli quale forma di populismo, è diventato uno sport assai praticato anche ai vertici della Chiesa. Oggi chi preoccupa sono i nazionalismi, i sovranismi . Forse perché vogliono difendere le identità che vengono considerate nemiche del globale, pur essendo più idonee a aiutare le soluzioni in un momento complesso come quello che stiamo vivendo. Un tempo, al posto di populismi avremmo letto “idee socialiste o comuniste”. Ma i tempi sono cambiati. E’ restata invece l’avversione a “forme liberali al servizio degli interessi economici dei potenti”, che però non può significare una scomunica del liberalismo.

Al punto 220 si parla dei ‘popoli originari’… sembra di essere tornati al Sinodo panamazzonico… caratterizzato dalla valorizzazione del mito del ‘buon selvaggio’: “I popoli originari non sono contro il progresso, anche se hanno un’idea di progresso diversa, molte volte più umanistica di quella della cultura moderna dei popoli sviluppati. Non è una cultura orientata al vantaggio di quanti hanno potere, di quanti hanno bisogno di creare una specie di paradiso sulla terra”.

Questa affermazione potrebbe essere benissimo stata fatta da “Survival International” una associazione che protegge i popoli indigeni: essa sostiene che imporre ai popoli indigeni lo “sviluppo” e il “progresso” non contribuisce a renderli più felici né più sani. Al contrario, ha conseguenze devastanti. Rispettare i loro diritti territoriali è di gran lunga il modo migliore per assicurare il loro benessere. Ciò è coerente con le dichiarazioni lette su documenti del sinodo amazzonico dove i popoli cosiddetti “originari”. pagani,  animisti,  sono considerati esemplari, perché proteggono meglio  la natura di quanto non facciano popoli con cultura fondata sulle religioni monoteiste. 

I punti dal 256 al 262 riguardano “l’ingiustizia della guerra”. In particolare si legge al punto 258: “Non possiamo più pensare alla guerra come soluzione, dato che i rischi probabilmente saranno sempre superiori all’ipotetica utilità che le si attribuisce. Davanti a tale realtà, oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile ‘guerra giusta’

Non sono certo di aver capito. Il problema della guerra giusta o no è filosofico,   centrato sul significato  della  protezione dei  diritti umani  con “retta intenzione”. La guerra giusta è intrapresa per combattere le violazioni della dignità umana, con mezzi proporzionati. Una guerra giusta potrebbe essere quella contro l’aborto. E’ stata dichiarata questa guerra? Ma anche la pace deve essere giusta, ottenuta con mezzi leciti e risultati giusti. Ne siamo convinti o no ?

Eccoci al punto 285: (ripresa della Dichiarazione di Abu Dhabi del 3 febbraio 2019, firmata insieme con il grande Imam Al-Tayyeb di Al-Azhar):  “Dichiariamo –fermamente – che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilità, estremismo né invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell’uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione che hanno abusato – in alcune fasi della storia – dell’influenza del sentimento religioso sui cuori degli uomini”. 

Suppongo che il Papa abbia voluto esprimere nella Dichiarazione di Abu Dhabi una forma di auspicio pieno di buone intenzioni; certo non ha voluto dire che le religioni sono state estranee ai conflitti. Samuel Huntighton nel suo libro “Lo scontro fra civiltà” spiega come la diversa visione di cosa è bene e male, che si fonda su una morale religiosa, generi conflitti. In più la storia è piene di guerre di religione . Dopo la riforma luterana  l’Europa non ha avuto pace a causa del tentativo “un po’ aggressivo” di luteranizzazione. Si pensi alla guerra dei Trent’Anni che coinvolse Francia e Spagna, le guerre conseguenti allo scisma anglicano, quelle calviniste nelle Fiandre, si pensi agli ugonotti francesi e ai puritani inglesi.  Si pensi alle guerre “sante” per la conquista islamica dell’Europa da Lepanto a Vienna . Ma anche alle più recenti guerre  di religione tra musulmani e cristiani in Africa. Si pensi alle persecuzioni religiose in Cina, Sudan, Afghanistan … Certo io credo che il Papa non abbia voluto buttar benzina sul fuoco, pertanto posso capire l’intenzione.

Leggiamo il penultimo punto, il 286: “In questo spazio di riflessione sulla fraternità universale, mi sono sentito motivato specialmente da San Francesco d’Assisi, e anche da altri fratelli che non sono cattolici: Martin Luther King, Desmond Tutu, il Mahatma Gandhi e molti altri. Ma voglio concludere ricordando un’altra persona di profonda fede (…) Mi riferisco al Beato Charles de Foucauld” …

“Fratelli tutti” viene proposta come uno spot pubblicitario con tanto di testimonial che l’hanno ispirata. San Francesco a parte (utilizzato, più che imitato), i testimonial sono prestigiosi personaggi che hanno lottato per i diritti civili contro le oppressioni : Desmond Tutu, Gandhi, Martin Luther King . E son già stati utilizzati anche per spot pubblicitari: ricordiamo gli spot di Telecom dove Gandhi era usato quale comunicatore di pace o gli spot di Fiat-Chrysler con Martin Luther King nel sermone di Atlanta. Nel nostro caso sono scelti quali testimoni di solidarietà, fratellanza, eguaglianza, pace. Devo dire che mi sarei aspettato una scelta di testimonial diversi…

Presumiamo cattolici… non è che ne manchino, oltre a Charles de Foucauld!

Per esempio San Giovanni Paolo II con  Sollecitudo Rei Socialis (che profetizza che gli strumenti sarebbero sfuggiti di mano a chi li usava ) o Benedetto XVI  con Caritas in Veritate (che spiega il rischio che gli strumenti assumano autonomia morale).

Benedetto XVI  lo conosci bene, tant’è vero che hai collaborato anche alla stesura di Caritas in veritate…

E’ palese che Benedetto XVI, per curare le allucinazioni di chi pensa di migliorare il mondo cambiando gli strumenti quando non funzionano, propone di riflettere sul peccato originale  e di pensare di cambiare piuttosto il cuore dell’uomo ,con la conversione. Come del resto riteneva il beato (con processo di canonizzazione in corso) Charles de Foucauld (la cui spiritualità ha ispirato il Cammino Neocatecumenale), che certamente aspirava alla fraternità universale, ma vivendo  totalmente  ed eroicamente  il Vangelo .