IL MAESTRO PABLO COLINO RICORDA l' "ALZAMIENTO" DEL 18 LUGLIO 1936 - di GIUSEPPE RUSCONI - 'IL CONSULENTE RE ONLINE' DI LUGLIO 2011

 

"Sono sacerdote grazie all' Alzamiento nacional"

 

In relazione ai 75 anni dell’ ‘Alzamiento nacional’ del 18 luglio 1936, data d’inizio della Guerra civile spagnola, abbiamo ricevuto una lettera-testimonianza da parte di monsignor Pablo Colino, il settantasettenne maestro emerito della Cappella Giulia e direttore dei cori dell’Accademia filarmonica romana, oltre che canonico del capitolo della  Basilica di San Pietro. L’autore a quel tempo era piccolino, aveva due anni e mezzo, ma era anche ben attento alla quotidianità e si ricorda bene di quel che accadde dopo l’ ‘Alzamiento. Il piccolo Pablo, ad esempio, si sporgeva dal davanzale dell’abitazione in caserma per gridare ‘Arriba España!’ al passaggio dei soldati ‘nazionali’. La testimonianza è interessante, anche perché mostra che in molti spagnoli le ferite della guerra civile non sono ancora del tutto rimarginate e semmai sono state riaperte dalla dissennata politica zapaterica di riesumazione della storia. Ricordiamo anche nel luglio del 1986, a cinquant’anni dall’inizio della Guerra civile, Pablo Colino diresse presso l’Ambasciata spagnola di san Pietro in Montorio – l’ambasciatore era socialista e molto apprezzò la serata - un concerto veramente unico: il suo coro della’Accademia filarmonica romana cantò sei canti ‘nazionali’ e sei ‘repubblicani’, da ‘Cara al sol con la camisa nueva’ a ‘Los cuatros muleros’. Un concerto che non potè eseguire in Spagna, proprio perché le ferite erano solo apparentemente rimarginate. Di monsignor Pablo Colino segnaliamo anche la lunga intervista apparsa su “Il Consulente RE”online di dicembre 2010.

 

“Caro Direttore,

                          non poteva sfuggire al tuo ben informato mensile del Gruppo RE il 75.mo anniversariodel Glorioso Movimiento Nacional del 18 luglio 1936, e non per il suo significato politico e/o storico, ma soprattutto per quello religioso e spirituale.

                          

Essendo nato a gennaio 1934, avevo due anni e mezzo e mi trovavo con la famiglia nella Navarra (zona ‘nazionale’) ai confini con la Guipúzcoa (zona ‘rossa’).

 

L’ Alzamiento fu accolto con grande esultanza, come l’inizio di un’autentica crociata o, meglio ancora, come una liberazione dalla iniqua persecuzione religiosa che dal 1931 al 1939 assassinò tanti cittadini spagnoli che avevano la semplice ‘colpa’ di essere dei religiosi. Monsignor Montero nel 1961 diede nome a più di 7mila religiosi, 13 dei quali vescovi; e monsignor Cárcel Ortí nel 1995 continua con la storia di coloro che hanno raggiunto la gloria della beatificazione, dichiarata dalla Santa Sede. Ricorderai che anche tu cantavi in quel grande coro che dirigevo nella Basilica di San Pietro il 29 marzo 1987, quando furono beatificate le tre martiri carmelitane di Guadaljara.

 

Mio padre era un bravo musicista della Banda della Guardia Civil di Madrid (la Guardia Civil è la consorella dell’Arma dei Carabinieri d’Italia). Papà suonava il flicorno (anche la tromba ed il corno). Ma in vista degli avvenimenti che si avvicinavano – bisogna tener presente che i primi incendi di chiese a Madrid furono del 10/11 maggio 1931 – la Banda fu sciolta; mio padre fu mandato come caporalmaggiore a comandare la stazione di Arriba, appunto al confine tra Navarra e Guipúzcoa. Aveva 32 anni. Sempre entusiasta, coraggioso e sorridente.

 

Ecco un ricordo molto significativo dei giorni che precedettero l’ Alzamiento nacional. Vedevo che mia madre, quando si alzava di buon mattino – abitavamo nella caserma della Guardia Civil – nascondeva nell’armadio un bellissimo Cristo crocifisso antico dallo sguardo dolente, indimenticabile. Che, infatti, durante la notte era esposto sul comò… e di giorno tornava al…nascondiglio. Mamma, perché fai così? le domandai una volta. La risposta fu netta e chiara: Il tenente colonnello di Pamplona, che comanda la Guardia Civil della provincia, ha decretato che nelle caserme della Guardia Civil non vuole alcunché que huela a iglesia (che puzzi di chiesa).

 

Grazie a quel 18 luglio di 75 anni fa il Santo Cristo mai tornò nel nascondiglio, rimase glorioso sul comò, si impadronì del mio cuore, mi fece vincere il primo premio nel concorso diocesano di catechismo tra le elementari di tutta la Navarra, aprì le porte del Seminarioa me e a tanti ragazzi per diventare sacerdoti…

 

Quindici giorni dopo la fine della guerra, il 18 aprile 1939, Pio XIII in un radiomessaggio indirizzato agli spagnoli diceva: Dios se ha dignado coronar el heroismo cristiano de la fe y caridad de los españoles con la paz y la victoria. “

 

 

Segnaliamo in questo stesso numero de ''Il Consulente RE online' di luglio 2011 l'ampia intervista sulla Guerra civile spagnola allo storico monsignor Vicente Cárcel Ortí.