INTERVISTA A MONS. IGNACIO CARRASCO DE PAULA, PRESIDENTE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA - 'IL CONSULENTE RE ONLINE' DI LUGLIO 2010

 

All’inizio degli Anni Sessanta, mentre frequentava la Facoltà di Medicina presso l’Università statale di Barcellona,  aveva fondato- con Joaquin Navarro Valls e altri- la rivista ‘Diagonal’; oggi è stato scelto da papa Benedetto XVI quale nuovo presidente della Pontificia Accademia per la Vita, succedendo a personalità di grande spessore(le ultime due?Elio Sgreccia e Rino Fisichella).

 

Monsignor Ignacio Carrasco de Paula, nato a Barcellona nel 1937, catalano ma tifoso del Real Madrid (“già da prima di Di Stefano”), membro della Prelatura dell’Opus Dei, è stato il primo rettore (1984-1994) dell’odierna Pontificia Università della Santa Croce, poi direttore dell’Istituto di Bioetica dell’Università del Sacro Cuore e cancelliere dell’Accademia di cui è divenuto presidente. Nella sede di via della Conciliazione 1 abbiamo parlato con monsignor Carrasco dei motivi della nomina, dell’importante e complesso lavoro che lo attende in tempi in cui impallidisce la percezione del valore della vita. Poi di un’America latina che sta cedendo alle lobbies economiche e ideologiche a favore dell’aborto; e dell’eccezione nicaraguense dell’ex-guerrigliero sandinista Daniel Ortega, mentre dall’altra parte del mondo il socialista salottiero Zapatero fa approvare dal Parlamento leggi “insensate” come l’ultima sull’aborto, in vigore dal 5 luglio. Da ultimo: non solo in Spagna c’è la tendenza a sostituire nei rapporti tra medico e paziente, il giudice al medico. E’ uno sviluppo che inquieta molto monsignor Carrasco, fondato com’è sull’applicazione rigida della teoria dei diritti individuali assoluti.   

Monsignor Carrasco, dal 30 giugno Lei è presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Si aspettava tale nomina?

Non me l’aspettavo. Però non posso dire di essere sorpreso, dato che da molti anni lavoro presso l’Accademia.

La Sua nomina può essere interpretata come espressione di una volontà di porre un accento particolare su uno tre obiettivi dell’Accademia, lo studio, evidenziandolo maggiormente accanto all’informazione e alla formazione? I suoi due immediati e in ogni caso ben ferrati predecessori, monsignor Elio Sgreccia e monsignor Rino Fisichella, erano molto conosciuti per le prese di posizione pubbliche su tale o tal altro argomento d’attualità…Lei è più noto come studioso piuttosto schivo …

Effettivamente io non ho mai avuto dimestichezza con i mass-media, me ne sono tenuto lontano e non mi sono mai sentito in dovere di esporre le mie opinioni ai giornali. E questo dipende dalla mia mentalità volta più agli studi accademici…è il mio mondo!

Lei del resto è stato anche Rettore di quella che oggi è la Pontificia Università della Santa Croce, quando l’ateneo era ai suoi inizi, dal 1984 al 1994…

Con la mia nomina a presidente della Pontificia Accademia per la vita si è messo l’accento sull’importanza dello studio, tra i tre obiettivi previsti; non credo però che ciò sia stato fatto in modo intenzionale. Il punto è che il mio profilo è questo e non un altro; il Santo Padre mi conosce del resto bene da 25 anni, avendo io già collaborato a lungo con lui presso la Congregazione per la Dottrina della Fede.

Monsignor Carrasco, quali i temi prioritari di questo Suo inizio di presidenza?

In questo momento devo ancora approfondire l’intera problematica. Abbiamo certo incominciato a trattare due temi, scelti per motivi contingenti. Il tema della sindrome post-aborto, che ci è stato chiesto di approfondire anche da altri dicasteri: su tale argomento si parla molto, ma senza una conoscenza precisa, scientifica della sua consistenza. C’è chi nega esista una sindrome post-aborto e c’è chi ne è convinto: ognuno avanza le sue ragioni. Dobbiamo esaminarle. Secondo tema quello delle banche del cordone ombelicale…

Qui gli interessi economici sono fortissimi…

Da anni seguo l’argomento. Nello scorso novembre abbiamo organizzato un convegno a Montecarlo sulle cellule staminali adulte, con la partecipazione dei principali esperti in materia: uno dei temi di rilievo è stato quelle delle banche del cordone ombelicale. Cui sono connesse domande fondamentali sulla loro gestione privata o pubblica, sulla proprietà del cordone, sui profitti conseguenti… basta a questo proposito consultare internet per rendersi conto di quanto denaro giri attorno all’argomento…Occorre fare chiarezza sul tema. Naturalmente ci sono anche altri temi di grande urgenza e attualità: ma attendo di consultare in materia il nuovo Consiglio direttivo e poi l’Assemblea dell’anno prossimo.

Lei mi diceva prima di consultare con assiduità nei giornali solo le pagine sportive… per il resto c’è da rabbrividire. In effetti non mancano nelle altre pagine notizie quotidiane di guerre, massacri, violenze d’ogni genere, omicidi, suicidi (oltre a miserie umane che irrompono massicciamente dalle pagine ‘politiche’…). Sembra che la percezione del valore della vita sia oggi molto stemperata; vita e morte si confondono quasi come in un videogioco, i valori sono tutti livellati, una cosa (e una vita) vale l’altra. Uno degli ultimi obbrobri: i muri delle nostre città sono tappezzati da grandi manifesti in cui appaiono corpi umani con faccia d’animali… siamo oltre l’indecenza (anche di chi ha dato a Roma, a Milano e in tante altre località il permesso di esporli). Eppure tutto ciò è il riflesso di una realtà tanto triste quanto innegabile…

Lei ha ragione: il valore della vita non viene più percepito nel modo giusto. E’ una realtà presente. Però io conservo ancora un po’ di ottimismo. Senta, fino all’anno scorso ho insegnato anche a Brescia, ai corsi di laurea infermieristica presso la Fondazione Poliambulanza che collabora con l’Università cattolica del Sacro Cuore. All’inizio dei corsi del primo anno sempre facevo un piccolo test raccontando di un ragazzo finito in carrozzella con disabilità gravissima: chiedevo agli studenti che cosa pensassero del futuro del ragazzo. Tranne qualcuno che - fondandosi sulla fede - suggeriva di continuare ad aiutarlo standogli vicino, cercando di fargli percepire la prossimità, gli altri ritenevano che per lui non valesse la pena di continuare a vivere. Io ascoltavo senza intervenire. Dodici mesi riponevo la stessa domanda: e le risposte – frutto di una prima esperienza di contatto con la disabilità grave – cambiavano radicalmente, totalmente. Gli studenti avevano conosciuto direttamente la sofferenza e si erano liberati dalla cappa di conformismo, ignorante della realtà, che l’ambiente culturale e i massmedia – a loro volta condizionati dalle leggi del profitto - avevano loro imposto.

Monsignor Carrasco, la perdita di considerazione verso la vita umana - oltre che dall’estendersi di una mentalità filo-eutanasica (vedi ad esempio quanto è successo in Italia per il triste caso di Eluana Englaro) – è comprovata anche dal dilagare a livello legislativo di leggi abortiste. Pensiamo ad esempio a quanto sta succedendo a ritmi incalzanti in America latina…

I Parlamenti sono un semplice strumento, da alcuni anni sottoposti a pressioni fortissime…

Di lobbies economiche?

Di lobbies economiche e ideologiche. Guardi quello che succede in Argentina con i Kirchner o quanto accaduto in Cile con la Bachelet, per citare solo due casi. Naturalmente prima che i Parlamenti prendessero un certo tipo di decisioni, i vari Paesi sono stati invasi da centri ben provvisti di denaro al servizio di tali lobbies

Vuol dire, monsignor Carrasco, che davanti alla potenza del denaro e di un’ideologia ben attrezzata c’è poco da fare?

Si può sempre provare a resistere. Veda quanto succede in Nicaragua, il cui presidente, l’ex-capo sandinista Daniel Ortega, resiste con coraggio, tanto che nel Paese è in vigore oggi la legge più antiabortista dell’intera America Latina.  

Un ‘no’ chiaro e deciso all’aborto viene  dall’ex-guerrillero sandinista ora presidente nicaraguense. All’opposto, dall’altra parte del mondo, c’è un socialista che non si è mai sognato di fare la guerriglia, Josè Luis Rodriguez Zapatero, che guida un Paese cui ha imposto la legge abortista più progressista (per così dire) del mondo… una legge, in vigore dal 5 luglio, che addirittura permette alle sedicenni di abortire, per di più senza nemmeno avvertire i genitori…

E’ una legge prima di tutto insensata, assolutamente insensata e corrisponde alla mentalità di Zapatero. Il quale ha un’idea fissa, la questione dei diritti. Tutto ciò che gli è presentato come un diritto, lui lo promuove; ma è incapace di capire che cosa sia un diritto. Quest’ultima legge è ancora sub iudice, poiché si attende l’esito dei ricorsi riguardanti la sua costituzionalità presso il Tribunale Costituzionale. Il punto è che

la nuova legge intende l’aborto come un diritto: se così è, la donna può decidere di fare quello che vuole, senza consultare né rendere conto a nessun altro della sua scelta. La nuova legge, lo ribadisco, è espressione dell’incapacità di comprendere che cosa sia un diritto. Il problema è serio, non solo in Spagna.

In quale senso?

 

Sempre più si tende a introdurre, in modo molto sottile, la dottrina dei diritti assoluti individuali nei rapporti tra medico e paziente: il medico con la sua etica e le sue indicazioni incomincia a cedere il passo al giudice… perché nei diritti è il giudice la persona competente, non il medico. Tale sviluppo per me è molto inquietante, poiché significherebbe anche uno stravolgimento della medicina.

Monsignor Carrasco, che cosa porta con sé, quale neo-presidente della Pontificia Accademia per la Vita, del carisma dell’Opus Dei?

La prima cosa che mi viene alla mente è il modo di impostare il mio lavoro. Deve essere fatto bene. Così da santificare anche in questa sede la vita quotidiana, dando una testimonianza cristiana a maggior gloria di Dio.