INTERVISTA A MONS. ANTOINE AUDO: FERMATEVI NELLA DISTRUZIONE DELLA SIRIA! – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 17 settembre 2014

 

A colloquio con il vescovo caldeo di Aleppo, il gesuita Antoine Audo, a margine dell’incontro di ‘Caritas internationalis’ sulla situazione in Medio Oriente – La minaccia incombente dello’ Stato islamico’ – Le differenze tra Iraq e Siria – L’azione della ‘Caritas’ per cristiani e musulmani – L’ ‘orchestrazione mediatica’ contro la Siria – In allegato la lettera del primo settembre da Aleppo dei ‘Maristi blu’

 

 

 

Il sessantanovenne Antoine Audo, gesuita e dal 1992 vescovo caldeo di Aleppo, è tra le figure più note del cristianesimo medio-orientale ed è molto impegnato sul fronte dell’aiuto ad Aleppo e in tutta la Siria a chiunque ne abbia bisogno, senza distinzione di religione, seguendo la stella polare della dottrina sociale della Chiesa. L’avevamo intervistato per “Il Consulente RE” 4/2008 (vedi anche in www.rossoporpora.org , Interviste a personalità) e in quell’occasione ci aveva delineato con chiarezza significato e pratica della ‘dhimmitudine’ (condizione di sottomissione ad Allah che i musulmani poi chiedono, per loro stessi, ai cristiani). Proprio da quell’intervista siamo partiti per il colloquio odierno a San Calisto, a margine dell’incontro di Caritas internationalis sulla drammatica situazione dei cristiani in Medio Oriente…

Monsignor Audo, partiamo da una domanda dell’intervista del 2008: in Siria i cristiani oggi vivono o sopravvivono? 

Noi vogliamo sempre essere vivi. Molti tra noi sono attaccati al nostro Paese, alla sua bellezza, al vivere insieme… un sentimento profondo che ancora esiste malgrado tutto. Tuttavia devo aggiungere, per essere franco, che dopo quello che è successo due mesi fa in Iraq, soprattutto a Mosul e nella Piana di Ninive,  è come se a noi cristiani di Siria avessero dato il colpo di grazia: Ma è possibile che succeda questo?  Siamo storditi, sentiamo sempre di più la vicinanza del Daech, dello ‘Stato islamico’, di questo gruppo armato che può conquistare Aleppo, anche Damasco… intanto attacca villaggi cristiani nella regione di Hamah, tra Aleppo e Homs, con forte presenza greco-ortodossa. E’ una minaccia diretta che ci inquieta molto.

Sempre riferendoci all’intervista del 2008, a proposito della situazione dei cristiani in Iraq, Lei aveva detto: “Temo che tutto questo possa capitare anche a noi…. Allora  mi difendo cercando di trovare delle soluzioni preventive”. Un timore purtroppo giustificato… 

Credo che sia questione un po’ del mio modo di analizzare le cose che succedono. Conosco bene l’Iraq, i cristiani dell’Iraq… la mia famiglia è originaria dell’Iraq, sono un vescovo caldeo e conosco la mia Chiesa, i suoi fedeli e i suoi pastori… Vedevo la vicinanza tra Iraq e Siria… sono due Paesi che si somigliano per tanti versi… Dicevo dei miei presentimenti ai vescovi e patriarchi in Siria che mi consideravano un po’ pessimista. Ora invece hanno dovuto, purtroppo, ricredersi.

Però tra Iraq e Siria resta anche qualche differenza importante… 

Le somiglianze sono tante, ma è vero che la Siria non è l’Iraq. Da una parte i cristiani siriani hanno un radicamento storico, culturale, politico diverso da quello dei loro fratelli iracheni. In Siria i cristiani hanno inciso culturalmente e politicamente molto di più nel tessuto nazionale e hanno assimilato maggiormente tutto ciò che è arabo: cultura, nazionalismo, soprattutto tra i greco-ortodossi. D’altra parte è tre anni e mezzo  che in Siria c’è la guerra e, nonostante tutto, lo Stato siriano tiene, l’esercito tiene… la situazione è differente da quella irachena.

Ancora nell’intervista del 2008 aveva aggiunto di difendersi dalla prospettiva peggiore “cercando delle soluzioni preventive”… Le ha cercate e concretizzate? 

Ho cercato di accrescere l’impegno dei cristiani come tali e come cittadini del Paese, trovando ragioni di speranza: costruzione di chiese, creazione di sale parrocchiali, formazione dei sacerdoti… ora purtroppo ho un po’ l’impressione che tutto questo si stia sbriciolando… 

Molti cristiani hanno già abbandonato Aleppo, forse la metà di quelli che c’erano agli inizi del XXI secolo. Anche tra i ‘suoi’ caldei si registra il medesimo fenomeno? 

Soprattutto nel nord-est della Siria si sentono molto isolati e minacciati… per esempio in un villaggio su 150 famiglie caldee ne sono restate una cinquantina. Pensano ormai solo a partire. Ad Aleppo se ne sono andati soprattutto i più ricchi, circa un terzo. L’insicurezza è grande, la disoccupazione altissima… ci sono persone che lottano ogni giorno per non morire di fame… tante altre famiglie che sono costrette a vendere quel poco oro che hanno, i loro tappeti… la situazione è drammatica!

Tra il 2008 e il 2014 sono cambiati i rapporti con i musulmani? 

Non sostanzialmente. I cristiani sanno fare la differenza tra i musulmani estremisti e no. Sanno che in Siria è feroce la lotta per il potere tra sunniti e alawiti (cui appartiene Bashar Assad), una variante della lotta interregionale tra sunniti e sciiti, che si odiano. In genere i musulmani in Siria rispettano ancora i cristiani in quanto tali. Ne sono sicuro. Li considerano un esempio di ‘buoni cittadini’, soprattutto quando constatano l’attività della Caritas… 

Caritas, di cui Lei è presidente nazionale,aiuta anche i musulmani… 

Non si fanno distinzioni di religioni. Tutti i nostri programmi, pur se lavoriamo come Chiesa cattolica, sono al servizio dell’essere umano e della sua dignità. Ecco la novità fondamentale. Lavoriamo con donne col velo, con studenti musulmani, che vengono ai centri perché ne hanno bisogno: abbiamo programmi alimentari, sanitari, scolastici, per gli sfrattati che non riescono a pagare l’affitto, per gli anziani isolati e in difficoltà. Noi includiamo in questi programmi tutti quelli che ne hanno necessità… a volte ciò non è ben compreso dai nostri cristiani poveri che ci dicono: “Perché dare ai musulmani, considerato che loro non ci danno niente di niente?”..

Che cosa risponde monsignor Audo? 

Noi cristiani abbiamo una stella polare che è la dottrina sociale della Chiesa, che ci impone di dare dignità alla vita di ogni uomo, di essere solidali e di praticare la sussidiarietà quando lo Stato non ci arriva. Non è facile da far capire. Perfino alcuni vescovi non riescono a capire.

Ma come si è giunti a tale drammatica situazione? 

Da una parte vediamo la grande lotta tra sunniti e sciiti a livello interregionale, impersonati da Arabia Saudita e Iran. E’ un odio tenace che muove gli uni contro gli altri… penso che sia la ragione più profonda, il motore di quanto succede oggi… in Iraq, in Siria, nel Libano, anche negli Emirati come nel Bahrein. Dall’altra non saremmo in una Siria in guerra se essa non fosse stata nutrita dall’estero, con il denaro, con le armi, con l’aiuto dei media…

Certamente anche di molti media che hanno presentato la situazione in modo semplicistico, volutamente – si può pensare – semplicistico: di qua i presunti buoni, di là i presunti cattivi… 

Ero a Roma, alla Radio Vaticana, quando in Siria tutto è incominciato. Spontaneamente ho utilizzato l’espressione: “orchestrazione mediatica”… si diceva “Bashar Assad è un mostro, uccide i bambini, massacra le donne….”. Ero sorpreso… il regime di Bashar è un regime militare, certo non è un angelo, ma sarebbe meglio studiare seriamente una situazione molto complessa in un contesto storico altrettanto complesso…

Del resto l’ex-segretario di Stato americano Hillary Clinton, in un’intervista del 10 agosto a ‘The Atlantic’, ha definito “fallimentare” la politica estera statunitense in Siria, rilevando che ha finito per dare un aiuto importante alla crescita dello ‘Stato islamico’… 

E’ così. Il mostro si è ingrandito e si ritorce contro di loro.  Sono anche profondamente convinto che lo Stato islamico non ha alcun avvenire; secondo me lo Stato islamico (Isis, Daech) è un’altra delle invenzioni con l’obiettivo finale di abbattere Bashar Assad, ampliando il potere dei sunniti contro gli sciiti. Guardi la Turchia sunnita come strumentalizza l’Islam per i suoi fini, così come altre potenze ben note.

Chiudiamo con un appello… 

Bisogna prima di tutto cessare di armare lo ‘Stato islamico’, non strumentalizzare più la religione islamica indegnamente posta al servizio di obiettivi politici, distruzioni, violenze. E’ veramente un crimine distruggere un Paese così bello e così nobile come la Siria… una storia intensa, un’ammirevole convivenza tra etnie e religioni diverse, una presenza cristiana preziosissima e di grande valore storico-culturale. Basta con finanziamenti e forniture di armi dall’estero per obiettivi di potere: fermatevi nella distruzione della Siria! Se la Siria fosse distrutta, sarebbe un perdita gravissima per i cristiani del Medio Oriente, per la Chiesa universale, anche per l’Islam e il mondo arabo, che non avrebbe più al suo interno un’alterità di presenza ricca e portata al dialogo. Come una certa volontà internazionale ha voluto puntare sulla distruzione della Siria, è ora fondamentale che ce ne sia un’altra che non permetta più di continuare il massacro e trovi urgentemente una soluzione politica adeguata. In caso contrario la violenza avrebbe partita vinta.

Su www.rossoporpora.org vedi anche l'intervista del 2008 a monsignor Audo (Rubrica: intervista a personalità)

 

E SE CONQUISTASSERO ALEPPO? L’ANGOSCIA DEI CRISTIANI RIMASTI IN CITTA’

A conferma tragica delle parole di mons. Audo, riproduciamo la lettera – tanto ‘vera’ quanto drammatica - che i padri maristi (definiti ‘blu’ popolarmente per il colore della maglietta e perché l’azzurro è il colore della Madonna) hanno inviato, a firma Nabil Antaki, il primo settembre da Aleppo (vedi: www.oraprosiria.blogspot.it ).

Rimanere o partire, questo è il dilemma a cui sono di fronte oggi, più che mai, i siriani, in particolare gli Aleppini. Cosa fare? Resistere ancora? Rimanere nonostante tutto quello che sta succedendo? Nonostante tutto ciò che soffriamo da oltre tre anni? Qual è la soluzione? Qual sarà il futuro? Ma anzitutto, ce ne sarà uno? Lasciare definitivamente il Paese? Andare a cercare altrove un futuro e, soprattutto, quello dei propri figli? Ma dove? E come? Fare una croce sul proprio passato? Lasciare tutto quello che si ha e ricominciare da capo? La litania di queste domande alle quali nessuna risposta è possibile è lunga e ci tormenta tutto il giorno. Le persone che temporeggiavano, che avevano lasciato le domande e le risposte in sospeso in attesa di vederci più chiaramente, o perché speravano in una prossima soluzione della crisi o semplicemente perché non avevano il coraggio di partire, lasciano ora un numero crescente la Siria, specialmente i cristiani, per prendere la via dell'esilio definitivo verso un paese che non hanno scelto. "Non importa dove vado, la cosa importante è che io lì ci arrivi e possa vivere in pace."

La pazienza del popolo si sta esaurendo: dopo 3 anni di conflitto siriano (con i suoi 192.000 morti, i suoi milioni di sfollati e rifugiati), non vede nessuna soluzione all'orizzonte. Inoltre, la sequenza degli eventi ha fatto perdere anche ai più ottimisti le illusioni. Prima il blocco durato diverse settimane della città, seguito dal taglio totale di acqua per più di due mesi, il tutto costellato da piogge di colpi e mortai che continuano a fare il loro raccolto quotidiano di morti e feriti. …

Ma la cosa peggiore è la paura che ti prende alle viscere, ispirata da questa banda di selvaggi che ha preso possesso di tutta la Siria orientale e del nord dell'Iraq per far prevalere uno Stato di diritto islamico che non ha nulla a che fare con l'Islam. Questo è una banda composta principalmente di stranieri, con cui i nostri compatrioti musulmani non si identificano affatto, che macellano, decapitano ( e non solo giornalisti americani), crocifiggono fino alla morte che ne deriva, lapidano le donne presunte adultere, frustano per punire (i fumatori, per esempio), seppelliscono persone vive, vendono le donne come schiave ... L'elenco delle loro barbarie e crudeltà è troppo lungo per essere integralmente riprodotto in questa lettera .

Ma è soprattutto la sorte dei cristiani di Mosul e Qaraqosh , così come di altre "minoranze" religiose (iracheni, tuttavia, allo stesso titolo dei musulmani, come gli Yezidi per esempio) che è stato l'evento-catastrofe. E 'questo che ha portato alla decisione dei siriani di lasciare il paese. Di fronte alla scelta di convertirsi o morire, oppure fuggire, centinaia di migliaia di persone hanno preso la strada dell'esodo, lasciando la terra dei loro antenati, le loro radici, la loro storia, e sono partiti senza essere in grado di prendere nulla con sè, nemmeno la loro fede nuziale o un po 'di soldi, espulsi come furono sterminati nel 1915 gli Armeni dalle mani ottomane durante il primo genocidio del 20 ° secolo.

Così Aleppo si è anch'essa spopolata dei suoi cristiani. Ne resterebbero poco più della metà (secondo stime ottimistiche) o perfino un terzo. Nei precedenti tre anni, sono stati il ricco e l'élite (medici, imprenditori, accademici ...) che hanno lasciato la città in attesa di giorni migliori, prima che il provvisorio diventasse definitivo. Ma di recente, si tratta di tutti, tutti vogliono lasciare: classe media, giovani, anziani, poveri, persone indigenti ... tutti spingono il cancello.  

E noi che possiamo dire, che cosa abbiamo da dire a tutti questi aspiranti immigrati? Dovremmo incoraggiarli o dissuaderli? 
  Cosa possiamo dire a queste tre giovani coppie in partenza per il Libano che devono iscriversi all'Ufficio delle Nazioni Unite per i rifugiati per ottenere un visto d'immigrazione, che sono venuti da noi una settimana fa per dirci addio? Tre anni senza lavoro, è difficile per giovani famiglie a cui tutto sorrideva quando si erano imbarcati nella via professionale e coniugale da pochi anni...
  Che possiamo rispondere ai più poveri delle famiglie che aiutiamo materialmente e che non ne possono più di vivere nel povero quartiere di Midane, quotidiani bersaglio dei colpi dei ribelli? A coloro che hanno veduto i loro vicini uccisi o feriti e che temono per sé e per i propri figli? : "Vogliamo andarcene, aiutateci a completare le formalità, abbiamo cugini e fratelli in America Latina, ci aiuteranno a ottenere un visto."  

 Cosa consigliare, che dire a quelle persone che sono stanche di aspettare che "gli eventi" finiscano, che non ce la fanno più a sopportare la mancanza di acqua, di elettricità, di cibo, medicine, di denaro; o i colpi di mortaio e le sofferenze; che non vogliono che i loro figli crescano senza sapere null'altro che la guerra e aspirano infine, a un futuro di sicurezza, stabile, in pace. ... 

Che rispondere a questo medico disgustato dalla codardia dell'Occidente? : "I leader occidentali hanno qualificato la decapitazione del giornalista americano come atto barbarico. Bisogna ricordare loro che questi selvaggi che commettono atti di barbarie a casa nostra sono proprio quelli che sono stati incoraggiati, finanziati e protetti da loro stessi e dai loro alleati , con il pretesto di portare al popolo siriano la democrazia e la libertà! Tutto parte di un piano dal romantico nome di "Primavera Araba", che è successore di precedenti formulazioni tipo "caos costruttivo" e "Nuovo Medio Oriente". 

Questi selvaggi, chiamati dagli Occidentali 'ribelli o combattenti per la libertà' quando essi commettevano i loro crimini in Siria, sono improvvisamente "diventati" barbari e terroristi, quando alcuni dei loro effettivi si sono trasferiti in Iraq?

Cosa dire alle decine, centinaia di persone incontrate presso noi Maristi, nella strada o nel mio ufficio, che mi esprimono la loro angoscia e panico davanti al diluvio Daech (EIIL): "E se invadessero Aleppo? E se dovessimo subire la stessa sorte, come i cristiani di Mosul, dover scegliere tra la conversione o la morte, per fuggire in colonne di profughi senza poter raccogliere niente? Tanto vale partire immediatamente prima che "loro" stiano arrivando! Noi non vogliamo morire assassinati, decapitati, sepolti vivi, crocifissi da questi selvaggi. E pensare che "loro" sono a pochi chilometri ad est di Aleppo e adesso sono riusciti a prendere il controllo di tutta la regione a nord della città!  

E le persone se ne vanno. Il nostro autista, la sua famiglia, i suoi fratelli e le loro famiglie che sono appena arrivati ​ in Germania. Diversi lavoratori dell' ospedale, che hanno ottenuto il visto e sono partiti per l'Europa. La nostra governante, che si sta preparando per andare in Venezuela. Un'altra famiglia, che è partita per l'Australia, gli altri (armeni, soprattutto) per gli Stati Uniti e il Nord Europa.

Nel frattempo, il Vaticano e le istituzioni caritative della Chiesa chiedono ai cristiani siriani di non abbandonare la loro terra, la culla del cristianesimo. Mentre i loro rappresentanti locali distribuiscono aiuti ricevuti con parsimonia per "responsabilizzare" le persone, non farne degli "assistiti" !!! Tra pochi mesi ci saranno un sacco di soldi, ma nessuno a cui darli. Un amico ben informato mi ha detto: "Se tra pochi mesi  l'ISIS invadesse Aleppo, sarebbe una colonna di poche migliaia di rifugiati cristiani che si vedrebbero a quel momento sulle strade dell' esilio. "

Noi maristi Blu non abbiamo certezze da offrire, nè risposte a dubbi e domande. Non ci viene neanche di disapprovare le decisioni prese.
  Stiamo solo cercando, attraverso la nostra attiva presenza, di essere un faro di speranza per coloro a cui non resta speranza ... 
una forza per coloro che dubitano ... 
un conforto per coloro che sono tormentati. 
  Cerchiamo  di alleviare il dolore e la sofferenza, fisica e morale, e almeno di offrire a coloro che rimangono delle condizioni di vita accettabili perchè la loro miseria non sia la ragione principale della partenza.  

Così, tutti i nostri programmi continuano, nonostante la perdita crudele che abbiamo sofferto con la morte di uno dei pilastri dei Maristi di Aleppo , il nostro amico e fratello, Ghasbi Sabe,  morto di un attacco di cuore all'età di 59 anni. Educatore, animatore, membro del team degli aiuti alimentari, responsabile di diversi cesti alimentari, membro del team del MIT, era un uomo caloroso, leale, umile, inoltre un cuoco eccezionale, era apprezzato e amato da tutti .

 

Il programma " Civili feriti di guerra" continua a curare i feriti raggiunti dai colpi di mortaio; oggi è una mamma, un medico di professione, e il suo figlio di 8 anni; curiamo lei per le fratture delle due braccia e lui per molteplici ferite dello stomaco: siamo stati costretti a togliergli la milza, un rene e parte dell'intestino.  

 I nostri tre cesti alimentari mensili o bisettimanali servono per nutrire le famiglie cristiane sfollate di Jabal Al Sayde (cesto della montagna), le famiglie musulmane sfollate da altre zone (cesto dei Maristi Blu) e le famiglie povere a Midan (paniere "Orecchio di Dio"). 
Continuiamo il nostro progetto di ricerca di abitazioni per gli sfollati, affittando piccoli appartamenti per coloro che hanno perso le loro case. Forniamo loro coperte, utensili da cucina, contenitori per l'acqua. ... 
 Recentemente, abbiamo avviato un progetto di approvvigionamento idrico  per i volontari e i beneficiari dei nostri progetti. Abbiamo sistemato in un furgone delle cisterne che riempiamo con l'acqua attinta da un pozzo, che viene poi pompata nei serbatoi (200-1000 litri) di coloro che sono coinvolti. 
  Nel MIT (centro di formazione marista), continuiamo a formare i giovani adulti attraverso laboratori per un periodo di 3 giorni. Il più recente si è concluso domenica scorsa sul tema degli standard di qualità. Forniamo anche uno spazio di riflessione con lezioni-scambio, tra cui l'ultima, molto notevole, ha affrontato il tema "credente alla prova davanti della guerra."  

I bambini da 3 a 6 anni di "Imparare a crescere" e quelli da 7 a 13 anni di "Voglio imparare" vengono in colonia al campo-vacanza presso di noi per un periodo di una settimana ogni volta, alternativamente. Sono organizzati per loro dei programmi meravigliosi. 
  La "Skill School", continua per gli adolescenti, con una varietà di programmi che conciliano sport, abilità manuali e attività educative. 
  Il programma "Tawassol" per le mamme non desiste. Anche con temperature da 40 a 45 gradi, nessuna manca all'appuntamento.

  Noi perseveriamo in condizioni di vita molto difficili: alla carenza di acqua ( la fornitura di ogni quartiere di Aleppo è per 10 ore ogni 10 giorni) si è aggiunto quella dell'elettricità (un'ora e mezzo per 2 volte ogni 24 ore) e la minaccia dei colpi di mortaio.

Che cosa ci riserva il futuro?

 Andarsene, o si deve restare? Tante domande a cui non si può rispondere per ora, fino a quando ... , fino a che cosa? 
  Un sacerdote domenicano dall'Iraq ha scritto recentemente: "L'Iraq oggi è completamente distrutto. Inoltre, il tessuto sociale dell'Iraq è chiaramente strappato. Le statistiche indicano anche che il paese è molto pericoloso, è diventato invivibile e inabitabile. I poveri di questo paese si chiedono : verso quale futuro l'Iraq è spinto? Verso un paese moderno, stabile, democratico? Una risposta semplice di qualsiasi abitante dell'Iraq sarà: l'Iraq è spinto verso l'ignoto. Ma in questo disordine imposto dal potere del male, la questione centrale è: qual è il futuro dei cristiani in Iraq? Bisogna cacciarli e sterminarli? Il nostro pellegrinaggio, la nostra croce e il nostro fardello sono apparentemente diventati pesanti e lunghi. L'evento drammatico che i cristiani iracheni soffrono in questo momento, è scandaloso. Non restano che campi di concentramento in questo progetto di sradicamento diabolico. Mentre le delegazioni politiche ed ecclesiastiche si succedono, gli esuli trascorrono le loro notti in tenda e nei luoghi pubblici. Nonostante l'allarme rosso, il tempo passa e gli esuli , loro, restano senza rifugio. "

Ecco, sostituite la parola Iraq con Siria, e iracheni con siriani, e capirete tutto.


  Questa lettera è datata 1 ° settembre, festa di uno dei santi più venerati della Siria, S. Simeone Stilita, che, nel 5 ° secolo, ha vissuto 42 anni arroccato su una colonna di 18 metri. Ha scelto questa via, secondo la tradizione, per essere più vicino a Dio!

Che il nostro sacrificio e la nostra sofferenza possano non durare così a lungo.


  Aleppo,  1 set 2014


  Nabil Antaki , per i Maristi Blu