INTERVISTA AL PATRIARCA BECHARA RAI - 'IL CONSULENTE RE ONLINE' DI MARZO 2011

Il vescovo di Byblos eletto il 14 marzo 2011 nuovo Patriarca dal Sinodo maronita

Nei giorni scorsi, così debordanti di notizie cattive (in particolare dal Giappone messo in ginocchio dalla combinazione tra un terremoto violentissimo, uno tsunami devastante, un disastro nucleare imprevisto e dai Paesi del Mediterraneo, teatro di una serie di conflitti sanguinosi con conseguenze pesanti anche per l’Italia), è giunta una buona notizia dal Libano: monsignor Béchara Raï, vescovo di Byblos, è stato eletto Patriarca di Antiochia dei Maroniti, succedendo al quasi novantunenne cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, ritiratosi volontariamente per ragioni di età. Per i lettori della nostra rivista il nome del nuovo Patriarca non suona certo sconosciuto: infatti il neo-eletto è stato intervistato in tre occasioni (giugno 2008, novembre 2009, ottobre 2010 – vedi alcuni stralci  alla fine di questa intervista) per illustrare la situazione libanese e, nell’ultima, sul recente Sinodo per il Medio Oriente. Non appartenente a nessuna delle ‘grandi famiglie’ che primeggiano nel Paese dei Cedri e a nessun clan, il nuovo Patriarca si è sempre battuto per l’unità nazionale da un lato (fondata anche su un delicato equilibrio costituzionale) e per l’urgente e necessaria riconciliazione tra i cristiani politicamente divisi, richiamandoli alla loro missione storica di garanti dell’esistenza del Libano. Molto conosciuto per la sua parola franca e come promotore di un forte impegno cattolico nei massmedia (ha anche fondato la redazione in lingua araba di Radio Vaticana), monsignor Béchara Raï ha conquistato il cuore dei libanesi con la sua intensa azione pastorale e la sua grande sensibilità umana, attento com’è  ai bisogni dei poveri e al dolore dei malati. Nel ‘conclave’ maronita (38 i vescovi presenti) è stato appoggiato da un gruppo di presuli che chiedevano un urgente rinnovamento nella gestione della Chiesa maronita: raggiunta al dodicesimo scrutinio la necessaria maggioranza dei due terzi, ne è stato voluto un tredicesimo per indicare come la Chiesa maronita sia unita nel sostegno al neo-eletto. All’annuncio è esplosa la gioia del popolo libanese: non solo dei cristiani, anche dei musulmani. Il nuovo servizio richiesto al settantunenne Patriarca è - oltre all’onore – un grande onere, una pesante responsabilità. Non dubitiamo però che con l’elezione di monsignor Béchara Raï i cristiani libanesi abbiano acquisito una guida forte, ispirata nell’azione alla Dottrina sociale. Ed è un’elezione che apre prospettive positive per il futuro del Libano nella sua interezza. Abbiamo contattato telefonicamente il nuovo Patriarca nei giorni successivi alla sua elezione e gli abbiamo posto alcune domande cui, come sempre, ha risposto con grande cordialità.      

Patriarca Raï, se l’aspettava di essere scelto dal Sinodo come settantasettesimo Patriarca maronita di Antiochia, successore immediato di Nasrallah Pierre Sfeir?  

 

Sapevo che nell’opinione pubblica spirava un vento favorevole alla mia candidatura. A livello di vescovi, componenti del Sinodo, la situazione era più fluida…

E’ stato eletto ben prima della scadenza dei 15 giorni concessi per la scelta…

 

Siamo entrati nel Sinodo mercoledì 16 marzo e, dopo due giorni di ritiro spirituale, le votazioni sono incominciate venerdì 18: due il mattino, due il pomeriggio. Lunedì, al dodicesimo scrutinio, ho superato la maggioranza prescritta dei due terzi e il martedì mattina si è voluto indire un tredicesimo scrutinio così da ottenere l’unanimità dei consensi. All’interno del Sinodo il clima era bellissimo.

Per annunciare l’elezione, nel caso del Papa si sprigiona dalla Sistina la fumata bianca; e nel caso del Patriarca maronita?

Lo scampanio delle chiese è il nostro modo di comunicare l’elezione, ciò che è stato fatto in tutto il Libano verso mezzogiorno di martedì.

Quale la reazione del popolo maronita?

 

Grandi festeggiamenti in tutto il Paese: i fedeli sembrano essere veramente felici per quanto accaduto.

Che hanno detto i musulmani?

 

Anche loro hanno espresso grande soddisfazione. Sia i sunniti che gli sciiti.   

Pure gli sciiti di Hezbollah?

 

Pure loro. Il 18 marzo sono venuti al patriarcato di Bkerké a felicitarmi ufficialmente una delegazione del blocco parlamentare di Hezbollah e una del Consiglio superiore sciita. Sono stati momenti anche emozionanti. Tutti hanno salutato con calore il mio motto patriarcale che in italiano è tradotto con “Comunione e amore “..

A tale proposito suona significativa la data della Sua intronizzazione, il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione nella cattedrale ‘nazionale’ di Notre Dame du Liban

Il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, dall’anno scorso è giorno festivo in Libano, è un simbolo dell’amicizia tra cristiani e musulmani nel nome della Madonna.

Data l’importanza della presenza maronita nel mondo e il ruolo strategico del Libano si può presumere che siano giunte reazioni anche da altri Paesi…

 

Dai governi dei Paesi del Golfo, dall’Egitto, dalla Siria, dalla Francia con Sarkozy, dalla Federazione russa attraverso l’ambasciatore che ha portato le felicitazioni di Putin, dal Belgio, dall’Iran, da tanti altri Paesi. Sono stato invitato a Damasco.

Quali le priorità del Suo patriarcato?

 

Il popolo chiede con insistenza l’unità nazionale e io mi adopererò molto per questo, come ho sempre fatto. Devo però anche – e urgentemente - ben strutturare il Patriarcato così che si possa lavorare proficuamente, incisivamente in Libano, nel Medio Oriente, nella diaspora.

I prossimi impegni?

In questi giorni ricevo delegazioni di ogni tipo. Venerdì 25 ci sarà l’intronizzazione. Domenica 27 una grande Messa di ringraziamento. Riceverò poi ancora delegazioni e incomincerò subito con le visite pastorali. Ho poi, il 14 aprile, un appuntamento in Vaticano di grande importanza, l’udienza da papa Benedetto XVI, al quale esprimerò tutta la riconoscenza mia e del Libano per il suo altissimo servizio.

Patriarca Rai, proprio mentre è in corso l’intervista telefonica, in Libia sono incominciate le operazioni militari congiunte di alcuni Paesi per fermare Gheddafi…

 

Le operazioni militari sarebbero molto pericolose se non riuscissero a fermare l’azione di Gheddafi. Perché l’uomo, nelle sue follie di grandezza, è capace di tutto e dunque anche di creare gravi problemi a tutti. D’altra parte bisogna convenire che cercare di bloccare Gheddafi era doveroso, nel momento in cui sta sterminando il suo popolo.  

A Lei, caro Patriarca, tanti auguri per un ministero fecondo di grazie anche da parte de “Il Consulente RE” online.

 

 

DALLE INTERVISTE RILASCIATE DA MONSIGNOR RAI – ALLORA VESCOVO DI BYBLOS - A “IL CONSULENTE RE” E A “IL CONSULENTE RE” ONLINE

 

Giugno 2008: Il vescovo di Byblos: Cristiani, siate uniti!

 

 Situazione in Libano: La mia lettura è che tra sunniti e sciiti è in corso una contesa per sostituire il volto cristiano al sistema politico libanese. Tale contesa è legata al conflitto regionale tra due parti: i sunniti dell’Arabia Saudita e dell’Egitto, sostenuti dagli Stati Uniti e gli sciiti dell’Iran, appoggiati dalla Siria.

Divisione tra i politici cristiani: Secondo me i politici cristiani fanno i loro conti e guardano al proprio interesse immediato. Chi è alleato con i sunniti o con gli sciiti teme che, se facesse un passo indietro, non tornerebbe in Parlamento nelle prossime elezioni. Perciò le divisioni dolorose di oggi nascono soprattutto dal timore delle elezioni e vanno a grave detrimento del bene comune. Purtroppo i calcoli egoistici, individualistici e settari primeggiano sulla causa nazionale.

Futuro del Libano come Stato islamico?: Non così facilmente. Però, a lungo andare, se il conflitto tra sciiti e sunniti permanesse, ne patirebbero gravemente i cristiani. Che sarebbero emarginati, emigrerebbero ancora di più e determinerebbero la crisi irreversibile di un sistema che si regge sulla demografia.

Bachir Gemayel, presidente della Repubblica eletto assassinato nel 1982: Ha rappresentato una grande speranza per tutti i libanesi. Il giorno stesso, era il 23 agosto 1982, in cui fu eletto presidente della Repubblica, tutto un popolo – cristiani e musulmani concordi – lo festeggiò con grande calore. Questo il motivo immediato per cui fu assassinato di lì a poco da chi non voleva l’unità del Libano. Bachir Gemayel era il futuro del Libano, era la sua speranza.

Novembre 2009: Monsignor Béchara Raï: I cristiani libanesi si riconcilino, pena l’insignificanza

 

Costituzione libanese: Dopo la guerra e gli accordi di Ta’if del 1989 il regime politico libanese di tipo presidenziale divenne di tipo collegiale. Fino a Ta’if il presidente della Repubblica – cristiano maronita – era l’arbitro della situazione, deteneva il potere esecutivo, era un po’ in una posizione analoga a quella dei presidente francese e americano. Il Paese aveva il volto del ‘maronitismo politico’. Dopo Ta’if il presidente maronita doveva dividere il suo potere con il governo. In realtà è avvenuto qualcosa di diverso: ha diviso il suo potere con il primo ministro, costituzionalmente sunnita. Non solo, anche con il presidente del Parlamento, costituzionalmente sciita. Siamo così entrati in un regime detto della trojka , un regime per tre. Negli Anni Duemila, al tempo del presidente Emile Lahoud, quest’ultimo è stato boicottato dal primo ministro e dal presidente del Parlamento: si è così passati a un regime dominato da due persone, ambedue musulmane.

Cristiani e interesse a un’ alleanza con sunniti o sciiti: Non c’è nessun interesse. Vincano i sunniti o vincano gli sciiti, noi ne faremo le spese, saremo le vittime. Lo dico da tempo un po’ dappertutto, sui giornali e alla televisione. Non dovremmo permetterci di essere divisi, proprio per la nostra sopravvivenza. Qualora i musulmani, gli uni o gli altri, vincessero, rischieremmo di finire come le minoranze cristiane nei Paesi arabi. Dove sono? Quanta voce hanno in capitolo? I cristiani non sono forse considerati cittadini di seconda e terza classe, trattati da dhimmi?

Libano e Comunità internazionale: per il momento la Comunità internazionale e i Paesi Arabi vogliono che il Libano restio com’é. Ma il giorno in cui decidessero di farla finita con il Libano, basterebbe un minuto. Noi dobbiamo assolutamente riunificare i cristiani, così che possano riprendere il loro ruolo centrale: la nostra debolezza proviene dalle nostre divisioni!

Chiesa maronita e divisione dei cristiani: Sì, ne soffriamo molto. Cerchiamo di operare per la riconciliazione, ma sappiamo che le divisioni sono profonde, in famiglia, sul lavoro. Cerchiamo di spegnere gli incendi, ma non è facile…

Ottobre 2010: Béchara Raï: Solo il Libano non è teocratico

 

Cristiani e Paesi islamici: Quello che preoccupa i cristiani è che vivono nei Paesi islamici come cittadini di secondo ordine. Ciò è dovuto al fatto che l’Islam non distingue tra stato e Religione. Conseguentemente la Religione di Stato è l’Islam, la fonte della legislazione civile è il Corano, i poteri politico, giudiziario e militare sono in mano ai musulmani. La stessa cosa si ha in Israele, con la differenza che il sistema teocratico è quello giudaico. Solo il Libano fa eccezione.

Un’altra preoccupazione riguarda il fondamentalismo islamico, che legalizza violenza e terrorismo. Ogni volta che dall’Occidente esce una dichiarazione antimusulmana, ne soffrirà qualche gruppo di cristiani d’Oriente. Infatti i musulmani pensano che l’Occidente sia cristiano e ciò che fa o dice sia espressione del Cristianesimo.