INTERVISTA AL CARDINALE FRANCESCO MARCHISANO SU PAPA WOJTYLA - 'IL CONSULENTE RE ONLINE' DI FEBBRAIO 2011 - di GIUSEPPE RUSCONI

 

Giovanni Paolo II, un Papa cui non mancava il buonumore...

 

Il cardinale Francesco Marchisano da sempre apprezza “Il Consulente RE”, già quello cartaceo ed anche il successore online: l’ultima volta l’avevamo intervistato per il numero di dicembre 2009. Ora molto volentieri l’abbiamo reincontrato nel suo appartamento di san Calisto, lo stesso da cui partiva spesso a piedi per raggiungere il suo ufficio in Vaticano quand’era all’Educazione cattolica o anche alla Cancelleria per i Beni culturali. Questa volta, considerato l’avvicinarsi del Primo Maggio, gli abbiamo chiesto alcune valutazioni su quanto accadrà quel giorno in piazza San Pietro e di ricordarci la grande umanità di Karol Wojtyla attraverso l’evocazione di alcuni dei tanti incontri da lui avuti con il presule polacco, conosciuto nel 1962. Il quasi ottantaduenne porporato piemontese, che ha ricevuto la porpora nel 2003 quand’era arciprete della Basilica di san Pietro, Vicario generale per la Città del Vaticano, presidente della Fabbrica di san Pietro, ha risposto con la consueta gentilezza piemontese (è nato a Racconigi) alle nostre domande, pescando con generosità nell’archivio – di certo ricchissimo – della propria memoria, con l’intento di rendere ancora una volta pubblica testimonianza di uno dei tratti essenziali della personalità di Karol Wojtyla.

Eminenza, che giorno sarà per Lei il prossimo Primo Maggio?

 

Un giorno meraviglioso per me, per la Chiesa e per l’intera società, perché verrà innalzato sugli altari un uomo di grandissime qualità, un uomo che ha amato i poveri, ha consolato gli afflitti, ha rincuorato gli ammalati, ha visitato i prigionieri… in sintesi: l’uomo, il cristiano Karol Wojtyla ha sempre applicato concretissimamente ciò che ha predicato Gesù…

Giovanni Paolo II è stato molto amato anche da tanti non cristiani…

 

Eh sì, poiché era profondamente umano, sapeva avvicinarsi a tutti, come un padre, come un fratello… aveva sempre in mano, aperto, il libro dei Vangeli e lo trasfondeva nella vita di ogni giorno, anche in modo discreto.

Allora quegli striscioni durante i funerali, quelli del ‘Santo subito’, non erano una forzatura, come hanno ritenuto alcuni?

Ma che forzatura! Per niente. La gente comune, non riuscendo a dimostrare in altro modo la sua ammirazione e il suo affetto per il Papa polacco, spontaneamente ha gridato il ‘Santo subito’, indice indubbio questo di un apprezzamento universale mai registrato in tale misura. Certamente però i fedeli erano consci del fatto che sarebbero dovuti passare alcuni anni prima della beatificazione, ma avevano voluto esprimersi così, quasi come testimoni del processo di canonizzazione.

Eminenza, come ci diceva anche in altra occasione, Lei ha conosciuto presto Karol Wojtyla, da vescovo…

Era il 1962, io da sei anni ero alla Congregazione per l’Educazione cattolica, dove mi occupavo anche dei seminari dell’Europa comunista. A Roma vennero per il Concilio i vescovi polacchi e fui pregato di spiegare loro che cosa fosse l’Italia. Allora mi ringraziarono calorosamente: l’ultimo della fila era il giovane ausiliare di Cracovia che, parlando lentamente, mi disse: La ringrazio, perché io ho capito tutto quello che ha detto e, se ho capito io, hanno capito tutti i vescovi della Polonia. Aggiunse: Noi siamo tagliati fuori dall’Europa; non sappiamo se, finito il Concilio, potremo poi ritornare a Roma. Ma se sarà possibile, possiamo rivederci?Lei parla chiaro…

 

Vi rivedeste tante volte…

Karol Wojtyla diventò arcivescovo di Cracovia e presidente della Commissione episcopale per i seminari e le facoltà teologiche polacche, io fui nominato sottosegretario della Congregazione. Prima che diventasse Papa ci vedemmo forse cinquanta volte…

Se ne ricorda qualcuna in particolare?

 

Vorrei testimoniare della sua grande umanità ricordandone un paio. La prima. Una volta accompagnai l’allora arcivescovo di Cracovia nel rientro in Polonia. Arrivati all’episcopio, volle che io dormissi nella sua camera, molto semplice, con un letto alla buona, come il mobilio. Io mi schermiii, ma lui aggiunse che sotto il tetto c’erano alcune stanze un po’ polverose… Dirò alla suora che tolga un po’ di polvere e ci andrò a dormire io, Lei però stia qui”.

E la seconda?

Un’altra volta, dopo che a febbraio del 1976 avevo avuto un infarto, a marzo suonò alla porta del mio appartamento proprio il cardinale Wojtyla, che restò un’ora al mio capezzale. Senta allora: l’anno dopo ci fu una cena promossa dal cardinale a via delle Botteghe oscure, nel palazzo giusto però, quello dei polacchi e oltre a me c’erano il cardinale Garrone e monsignor Schröffer. Alla fine della cena volli ringraziare l’allora arcivescovo di Cracovia e dissi: Eminenza, Lei è giovane, ma un giorno, speriamo lontano, san Pietro La chiamerà. Mi beccai un calcio sotto il tavolo dal cardinale Garrone, ma io continuai: San Pietro prenderà il libro della Sua vita e incomincerà a sfogliarlo pagina per pagina. Commenterà: “Bene, questo poteva essere fatto meglio.., molto bene, meno bene…. San Pietro si soffermerà su una pagina e poi chiuderà il libro dicendo: Basta così, vieni in Paradiso, non ho bisogno d’altro, perché infirmus fui et visitasti me. Il cardinale Wojtyla, molto commosso, allora si alzò, venne da me, mi abbracciò forte e mi ripetè Grazie non so quante volte.

Eminenza, posso presumere che anche da Papa Karol Wojtyla l’abbia incontrata molte volte…

 

Sì, ma prima gliene voglio raccontare una divertente, avvenuta ancora nel 1977. L’arcivescovo di Cracovia aveva predicato gli esercizi spirituali alla Curia nel 1976 e l’anno seguente capitò che in un’occasione, sorridendo, mi fece notare che non li avevo frequentati. Io gli confermai che no, non ero andato, perché in Congregazione avevo troppo da fare e quindi avevo dedicato alla meditazione una settimana delle mie vacanze estive. E il cardinale: Ah, Lei non ha sentito neppure una predica? E io: Non ho sentito nemmeno una predica. Allora lui mi prese con forza per il braccio e mi disse: Mica ha perso niente!”.

Come erano i Suoi incontri con Giovanni Paolo II?

 

Mi chiamava, mi chiedeva il parere su svariate questioni d’attualità ecclesiale, poi cenavamo. La cena era l’occasione in genere per un’ora di distensione, non priva di momenti di humour… poiché al Papa piaceva anche ridere. Senta questa: una delle prime volte mi chiede dove avessi imparato a parlare così bene il tedesco: Santità, in Austria, gli risposi. Ah, bella l’Austria, vicino alla Polonia…e dove precisamente? Precisai: A Graz, dalle Orsoline. E il Papa: Ah, bene, bella Graz, brave le Orsoline! Insomma l’ambiente era proprio conviviale e allora lo informai: Ero da solo in mezzo a 1200 ragazze. E lui, ridendo e agitando le braccia: ehhhh… 1200 ragazze! Al che osservai: Mi dica Lei, Santità, mi sono comportato bene o sono stato fesso, dato che non ho mai perso la testa? E il Papa, ridendo a più non posso: Bravo, bene! Bravo, bene! Anche questo faceva parte della grandissima umanità di papa Wojtyla.

 

Se non sbaglio, per un certo periodo vi ritrovaste ambedue al Gemelli…

 

Sì, io per un’operazione al cuore, il Papa per un’operazione all’anca. Diceva sempre ai suoi visitatori di andare a trovare anche monsignor Marchisano, perché, osservava, eravamo in gara a chi uscisse prima dall’ospedale. Un sabato venne da me don Stanislao per dirmi che il papa voleva che celebrassi la messa con lui l’indomani, visto che doveva restare a letto. E così fu. Alla fine recitammo una preghiera di ringraziamento, poi io gli dissi: Santità, si è accorta che è capitata una cosa molto importante in questa mezz’ora? E lui: Che cosa è successo? Spiegai: Lei, pur essendo Papa, per mezz’ora ha concelebrato con me, che ero il primo celebrante. Quindi per mezz’ora sono stato io il capo della Chiesa! Il Papa applaudì, scoppiando a ridere e dicendo Bene, bene!

I nostri lettori sanno che, se Lei racconta questi episodi anche divertenti, non è certo per irriverenza, ma proprio per testimoniare ancora una volta dell’umanità del Papa polacco, che derivava dal suo essere pienamente radicato nella terra, pur guardando verso il Cielo. Eminenza, penso che Lei sia riuscito a ridare in modo convincente uno dei tratti essenziali di Giovanni Paolo II. So che Lei potrebbe raccontare ancora tanti episodi, di quando ad esempio papa Wojtyla le accarezzò la parte del collo dove Lei aveva subito un’operazione alle corde vocali, ma… sarà per un’altra volta! Intanto, buon Primo Maggio!

P.S. In questo stesso sito anche "Card. Marchisano: una ferita la vendita delle chiese", nella rubrica Interviste a cardinali, apparsa su "Il Consulente Re online" del dicembre 2009 (sempre di Giuseppe Rusconi)