IL CARDINALE JOSEPH RATZINGER A VELLETRI SU TURCHIA E UNIONE EUROPEA - di GIUSEPPE RUSCONI

 

Il 17 settembre 2004, durante un Convegno pastorale a Velletri, il cardinale ha risposto ampiamente a due nostre domande sull'eventuale adesione della Turchia all'Unione europea e sull' "Islam moderato"

Eminenza, che posto ha la Turchia nella Sua visione di Europa?

Su questo argomento ho rilasciato qualche tempo fa un’intervista al “Figaro Magazine”. L’ho fatto da persona singola, che come tale dà il suo parere… tuttavia il governo turco non ha considerato le mie considerazioni come quelle di un europeo occidentale singolo ma come quelle di un’istituzione, il Vaticano. E non è stato molto contento. Tuttavia, lo ripeto, la Santa Sede non aveva parlato tramite me. Del resto non so se essa abbia una posizione precisa sull’argomento, poiché vivo non a stretto contatto con gli ambienti che per la Santa Sede si occupano di politica e di economia. Da quanto è successo, in ogni caso ho capito che è un po’ difficile distinguere nel mio e in altri casi le dichiarazioni personali da quelle di esponente della Santa Sede. Perciò rispondere alla Sua domanda è un po’ problematico.

Tuttavia Le posso dire che sulla questione ho una visione soprattutto di carattere storico e, siccome qui vicino a me siede mons. Erba, dico anche di “piccolo storico”. Ho comunque sempre coltivato attenzione e amore per la storia. E’ per questo che, partendo da una considerazione fondata storicamente, credo che l’Europa non sia un concetto geografico. Infatti, prima della creazione dell’Europa cristiana, la configurazione attorno al Mediterraneo era molto diversa da quella che poi si è formata nei secoli sulla base di principi cristiani. L’Europa per me è dunque sostanzialmente un concetto culturale, cresciuto anche conflittualmente con lo scorrere del tempo in un percorso storico caratterizzato dall’espressione della fede cristiana.

Contrapposta all’Europa cristiana era la Turchia, meglio l’Impero Ottomano. Dire che era in contrapposizione non è certo una condanna, poiché anche all’interno dell’Europa cristiana non mancavano i conflitti sanguinosi: è però un fatto storico. I due mondi avevano impostazioni culturali molto diverse. E, per passare all’oggi, se è vero che Kemal Ataturk ha formato una Turchia laica, i suoi fondamenti restavano islamici. Analogamente è successo con l’Europa, somma di Stati laici, ma costruiti – anche se oggi lo negano – su fondamenti cristiani. I nostri mondi culturali sono diversi e, con tutto il rispetto che si può e deve avere per l’altro, sarebbe antistorico e anche contro l’anima di questi due mondi pensare di unirli solo per ragioni economiche. Sarebbe un errore grande ridurre la vita umana, il corpo sociale alle logiche del commercio internazionale. Non è giusto, così non si può andare avanti. Le identità culturali vanno valorizzate.

Il continente europeo ha una sua anima cristiana; e la Turchia, che non è l’Impero ottomano nella sua estensione ma ne costituisce pur sempre il nucleo centrale, ha un’altra anima, naturalmente da rispettare. L’Europa dovrebbe intrattenere ottime relazioni in tutti i campi con la Turchia. E la Turchia dovrebbe formare un suo continente culturale con il mondo arabo: oggi però le tensioni tra le parti sono tali da rendere difficile questo. Però, con gli elementi europei in essa presenti e l’anima islamica nativa, la Tirchia potrebbe fare da ponte tra Europa e mondo arabo. Con grande vantaggio per tutti.

Eminenza, grazie per l'ampia risposta. Seconda domanda: esiste per Lei un Islam “moderato”?

Penso di sì, anche se politicamente oggi non può farsi molto presente nei Paesi islamici. Direi qui che è compito dei musulmani che vivono in Europa sviluppare un Islam moderato e compito nostro, di cristiani, aiutare i nostri concittadini musulmani in questo senso. Il Corano è un libro con aspetti molto diversificati: la sua interpretazione può giustificare sia un Islam aggressivo che uno moderato. Sarebbe un compito importante per noi cristiani aiutare i nostri fratelli a farsi protagonisti di una visione islamica in quest’ultimo senso, per così dire più ‘vicina’ al Cristianesimo.