IL CARDINAL JOSEPH RATZINGER RISPONDE A DUE NOSTRE DOMANDE SULLA FIGURA DEL VESCOVO EUGENIO CORECCO - di GIUSEPPE RUSCONI - 'IL CONSULENTE RE' DI MAGGIO 2002

 

In occasione del Convegno di Lugano in ricordo del vescovo ticinese scomparso prematuramente nel 1995, il cardinale Joseph Ratzinger ha accettato, rispondendo alle nostre domande,  di delineare sinteticamente Eugenio Corecco nella sua componente umana e giuridica.

 

 

Eminenza, quale impressione Le fece il giovane sacerdote don Eugenio Corecco quando – insieme al suo amico don Angelo Scola – incontrò Lei, allora professor Ratzinger, per perorare la causa della rivista internazionale ‘Communio’? Accadde la prima volta nel 1971, e poi continuaste il colloquio in una trattoria bavarese di Regensburg…

R: Mi avevano impressionato subito la bontà naturale e anche la purezza di cuore che si potevano vedere in lui. Era un uomo di fede profonda e intensa e di una vita interiore profonda; da lui traspariva la luce purificante della fede. L’altra dimensione della sua personalità – meno importante quanto all’essenziale ma rilevante per la rivista – era la fecondità del suo pensiero.

Ecco… e qui arriviamo al canonista Corecco, meritatamente apprezzato dalla Chiesa universale…

Pensatore famoso, si è occupato di collegare due settori che appaiono a prima vista assai distanti, la cultura del diritto canonico e la teologia. C’è una tradizione per la quale il diritto canonico si costruisce esclusivamente secondo le norme del diritto e la sua logica. Per Corecco era fondamentale il riconoscere che il diritto canonico è una disciplina teologica. La struttura del diritto canonico scaturisce dal Mistero dell’Incarnazione. Il suo soggetto è la Chiesa e solo partendo da questo soggetto con le sue caratteristiche presenti in nessun altro soggetto, si può capire e costruire un vero diritto della Chiesa, il diritto canonico.