INTERVISTA AL CARDINAL ANDRE' VINGT-TROIS SULLA RIFORMA VOLUTA DAL PRESIDENTE FRANCESE HOLLANDE CHE SCARDINA IL DIRITTO DI FAMIGLIA, PREVEDENDO LE 'NOZZE GAY' IVI COMPRESA L'ADOZIONE - fine novembre 2012

II 19 novembre l'arcivescovo di Parigi ha tenuto una conferenza sul tema attualissimo della famiglia a Roma, presso il Centre Saint-Louis de France. La folla delle grandi occasioni ha seguito con grande attenzione lo svilupparsi dell'argomentazione (molto razionale) del presidente dei vescovi di Francia, impegnato - con successo - nel cercare di scuotere l'apatia di molti cattolici sul tema della rivoluzione del diritto di famiglia, propugnato con volontà degna di miglior causa dal nuovo governo di sinistra. Il giorno dopo abbiamo intervistato il settantenne porporato presso il Seminario francese alla Minerva.  

Eminenza, c’è chi dice: la Chiesa attacca la tradizionale laicità francese…

E’ un rimprovero costante, che deriva da una concezione della laicità per la quale solo il non-appartenente a una religione ha diritto di parola. Ma la laicità vera si esprime invece democraticamente: è l’organizzazione della vita pubblica per la quale tutte le fedi sono ugualmente rispettate e possono esprimersi.

 

C’è chi dice ancora: la Chiesa conferma il suo oscurantismo se insiste sul tema.

La Chiesa non è oscurantista se chiede ad esempio che i figli abbiano diritto a conoscere la propria origine. Lo prescrive anche la Convenzione  dell’Onu sui diritti del bambino, all’articolo 7. Ciò corrisponde a uno sviluppo positivo nella comprensione del formarsi della personalità.

 

Terzo rimprovero: l’insistenza sull’opposizione ai ‘matrimoni gay’ non è espressione di un’ossessione cattolica in materia di sessualità?

Parlare del ‘matrimonio gay’ non è  una nostra ossessione. Penso che oggi ci sarebbero stati temi molto più urgenti da trattare. Ma non siamo noi ad aver scelto questo argomento. L’ossessione semmai è quella di chi ce lo ha imposto, come progetto-pilota.

 

Lei come presidente dei vescovi di Francia ha incontrato più volte i massimi responsabili politici francesi. Perché il governo continua ad insistere su questo tema considerandolo prioritario, non prevedendo neppure un ampio dibattito nazionale?

Si dovrebbe chiederlo al Presidente della Repubblica e al suo entourage. Penso, è la mia interpretazione, che il governo sia cosciente di non riuscire a contrastare efficacemente in tempi brevi la crisi economica. Allora: come rendere visibile a breve che la maggioranza ha cambiato colore, incidendo sulla trasformazione dei modi di vita? Proprio con riforme come quella del ‘matrimonio gay’. Del resto oggi è difficile avere dei finanziamenti; più comodo ripiegare su riforme apparentemente a costo zero nell’immediato. Credo inoltre che il governo subisca una forte e continua pressione da parte di alcuni gruppi militanti omosessuali (poco rappresentativi di quel mondo). Penso anche che lo stesso governo abbia molto sottovalutato l’opinione dei francesi.

 

Ma i sondaggi…

I sondaggi… non significano niente, poiché le risposte dipendono dalla formulazione delle domande! Se Lei chiede a una nonna se desidera che suo nipote sia trattato come gli altri, certamente risponderà di sì. Ciò però non significa che sia d’accordo con la riforma!

 

Si sente dire che in fondo la riforma in oggetto non è che un modesto cambiamento di alcuni articoli del codice civile…

Voglio citare la Guardiasigilli: “Qui si tratta di un cambiamento di società e anche di civiltà. Non dovete credere che ci accontenteremo di correggere qualche virgola nel codice civile. E’ un cambiamento in profondità”. L’ha detto lei, il giorno in cui il progetto è stato presentato al Consiglio dei ministri. Devo considerare serie le sue parole.

 

Che cosa ha fatto la Chiesa di Francia per opporsi al progetto governativo?

La prima fase è stata quella dei miei colloqui personali con il presidente della Repubblica, il Primo ministro, la Guardasigilli, il ministro dell’Interno e altri membri del governo. Ho potuto loro esporre i motivi della mia opinione negativa sulla riforma…

 

Negli incontri avuti con i membri del governo ha riscontrato un’unanimità di consensi alla riforma?

A livello verbale sì, ma non di convinzioni. Chi nel governo non è convinto crede però che, “date le promesse, lo si deve fare”.

 

Il 15 agosto, festa dell’Assunzione, Lei ha ripristinato l’antica ‘preghiera nazionale’ per la Francia

E siamo alla seconda fase, in cui ho cercato di rendere coscienti i cristiani della posta in palio. Li ho invitati a pregare insieme perché i bambini abbiano diritto a un padre e a una madre. Pensi che nella bozza di riforma si parla ormai di genitore A e genitore B: una vera follia! Quale sarà il genitore A e genitore B? Che cosa potrà significare questo per un bambino che va a scuola e dovrà dire che non ha un padre e una madre ma un genitore A e uno B? Quando ho posto la domanda al ministro della Giustizia e ai suoi collaboratori, m’hanno detto che avrebbero fatto due moduli. Al che ho replicato: “Ma ciò costituirebbe una discriminazione tra  chi ha genitori identificati e chi li ha anonimi, una vera disuguaglianza creata da voi che dite di voler creare un sistema ugualitario”. Stupefazione in sala, silenzio di tomba. Veniamo alla terza tappa: l’intervento pubblico della Conferenza episcopale francese.

 

Tutto questo ha portato frutto?

Il primo risultato è stato quello che molti cristiani hanno capito di dover assumersi una responsabilità precisa riguardo all’argomento. Hanno capito che non potevano svicolare dicendo: “Mah, io ho la mia famiglia… queste sono cose che non mi riguardano, riguardano solo certi gruppi particolari…!

 

Qui c’è ancora da lavorare tra i cristiani…

Sì, occorre tentare di convincere quelli che ragionano ancora in quel modo, non accorgendosi che le rivendicazioni di alcuni gruppi, se accolte, comporterebbero un cambiamento radicale in senso antropologicamente molto negativo della vita sociale. Per tutti, non per alcuni.

 

Altri frutti?

Nei massmedia fino a poche settimane fa regnava la tesi che più o meno tutti, salvo il cardinale Ving-Trois e pochi altri spiriti bizzarri, fossero d’accordo con la riforma. Ora invece anche i massmedia si sono accorti che l’unanimità su questo argomento non c’è per nulla. Hanno incominciato a levarsi voci non solo di cattolici, ma di altri credenti, politicamente anche trasversali, di non credenti tutti preoccupati degli effetti rovinosi della riforma. E i giornali hanno dovuto far loro posto. Il muro del silenzio si è dunque sbriciolato, anche nel ‘Monde’, che ha pubblicato un appello firmato da personalità di varia origine.

 

Del resto a metà novembre si sono svolte le prime grandi manifestazioni di piazza in dieci città. 100mila i manifestanti a Parigi, 25mila a Lione…

Molti, molti di più del previsto. Una parte dei cattolici ha già capito che doveva scegliere la pubblica testimonianza. Insisto: non solo cattolici, ma anche persone di altre religioni o agnostiche, di ogni colore politico, hanno incominciato a porsi interrogativi sostanziali sulla riforma. Sono previste altre manifestazioni per l’Immacolata, ad esempio a Bordeaux; il 13 gennaio a Parigi ci sarà poi una grande manifestazione nazionale.

 

Nelle ultime settimane non sono mancate provocazioni anticattoliche gravi, espresse con linguaggio cosiddetto satirico o corporeo (vedi le ‘Femen’). Secondo Lei, come reagire?

Io sono stato profondamente ferito da queste provocazioni e l’ho anche detto chiaramente all’Assemblea dei vescovi francesi a Lourdes. Certo le provocazioni non vanno ignorate e tuttavia non devono avere una risposta violenta, una reazione aggressiva. Molto meglio che possano apparire in tutto il loro livello e spessore di ‘argomentazioni’.