INTERVISTA A ETTORE BERNABEI - di GIUSEPPE RUSCONI - www.rossoporpora.org - 'IL CONSULENTE RE ONLINE' DI MARZO 2011'

 

Le opinioni forti del novantenne fondatore della 'Lux video'  

 Nell’intervista compaiono Mammona e il Grande Fratello. Come è nata l’idea della Lux Vide. Il crescere del progetto-sfida sulla Bibbia, il confronto con le altre confessioni e religioni, le difficoltà della realizzazione a causa del dilagare di immanentismo e relativismo promossi con grandi mezzi finanziari. La bella risposta del pubblico. I meriti dei ‘boiardi di Stato’. I Dieci Comandamenti e il sesto, dall’altare alla polvere. La fiction sulle sorelle Fontana. Il pubblico l’ha molto premiata, è stufo della trasgressione che passa per ‘normalità’. Prossimo progetto? Sulla Madre di Dio.

 

E’ ormai vicinissimo ai novant’anni, ma la sua mente è sempre ben viva, eccome! L’intervista che segue – rilasciataci nel suo studio di via Settembrini vicino a piazza Mazzini – ne è un’altra dimostrazione. Ettore Bernabei, fiorentino laureato alla Cattolica di Milano, direttore negli anni Cinquanta del ‘Popolo’ democristiano, grande amicizia con Amintore Fanfani, è conosciuto soprattutto come direttore generale della RAI quand’era appunto nella vulgata la “RAI di Bernabei’ (1961-1974), oggi talvolta o spesso rimpianta. Diresse poi fino al 1991 l’Italstat, finanziaria dell’IRI. In quell’anno creò – come rileva ampiamente nell’intervista – la ‘Lux Vide’, di cui è restato presidente fino al 2006 (ora è presidente onorario). La sua opera è proseguita nel campo della produzione cinematografica dai figli Matilde e Luca, due degli otto che hanno allietato la sua famiglia. Cattolico dell’area ’Opus Dei’, Ettore Bernabei non delude chi ha la fortuna di poter colloquiare con lui sulle cose del mondo (nel nostro caso cinematografico e televisivo.... ma non soltanto!)...

 

Dottor Bernabei, tra poco meno di un paio di mesi, il 16 maggio 2011, Lei festeggerà i novant’anni. Mi viene da pensare che un regalo anticipato non banale Le è stato fatto l’ultima domenica e l’ultimo lunedì di febbraio, quando lo sceneggiato della Lux V ide sulla storia di tre celebri stiliste, le sorelle Fontana, ha ottenuto un grande – e diremmo inaspettato - successo di pubblico…

Lo considero senz’altro un bel regalo, che si aggiunge a quelli che la Provvidenza ha fatto in tutti questi anni, in particolare a me, nella misura in cui sono stato promotore, vent’anni fa, di una casa di produzione per una televisione a misura d’uomo, che cerca di presentare la vita nella sua normalità, secondo una concezione precisa, una concezione di vita creazionista con tutto quello che ne consegue…

Mi spieghi subito che cosa intende per ‘concezione di vita creazionista’…

 

Una concezione cristiana, che parte dal punto preciso – ovvio sì, ma negli ultimi tempi un po’ dimenticato, fino a quando l’attuale Pontefice  è tornato a ricordarlo quasi sempre nei suoi interventi, nei suoi scritti, nelle sue catechesi - che Dio esiste in eterno, che Dio ha creato il cielo e la terra, che ogni creatura umana ha il problema dei suoi rapporti personali con il Creatore. Ripeto: sono principi fondamentali della dottrina cristiana, ma spesso dimenticati. In particolare, negli ultimi decenni, li ha dimenticati la televisione. Non dico che la televisione neghi apertamente l’esistenza di Dio; si comporta però come se Dio non esistesse.

Quali conseguenze ne derivano a livello antropologico sui telespettatori?

La televisione dà a intendere che tutto si risolva con la tecnica, con la scienza, soprattutto con il denaro, con Mammona. La televisione degli ultimi trent’anni soprattutto non si barcamena tra Dio e Mammona, riconosce soltanto Mammona.

Utilizzando il termine ‘televisione’, Lei si riferisce a quella commerciale, ed anche al cosiddetto servizio pubblico…

Se Lei ci pensa bene,  la televisione in tutto il mondo è fatta in un certo modo: ci sono pochissime differenze tra le emittenti, anche a migliaia di chilometri di distanza…

Allora c’è un Grande Fratello che regge le fila di tutto…

Potrebbe essere Mammona a reggere le fila di tutto. Ecco perché, quando vent’anni fa lasciai la finanziaria dell’Iri, l’Italstat, scelsi di imboccare la strada di una nuova casa di produzione, la Lux Vide

Non pensò di tornare alla RAI?

Qualcuno me lo suggerì, ma io scartai l’idea, già considerando in primis come il problema televisivo non venga in sé dalle emittenti, che trasmettono quanto è preparato da altri. Il vero problema sta a monte, nell’ideazione e nella realizzazione dei programmi trasmessi dalle emittenti. Bisogna allora intervenire mettendo sul mercato prodotti che non siano immanentisti, relativisti, consumistici, sostanzialmente atei.

Argomenti ed orari sono determinati in gran parte dai pubblicitari…

Soprattutto negli ultimi trent’anni si è imposta una parola ‘magica’: deregulation. Che si concretizza nel non   accettare più nessun  principio  di regolamentazione, nemmeno quelli morali,   in vigore da molti millenni e comuni a tutte le civiltà:l’esistenza di un Essere superiore, il famoso ‘primo motore immobile’ di Aristotele, Dio. Pensi un po’ che recentemente anche gli scienziati che indagano sul genoma, arrivati a un certo punto, hanno riconosciuto che l’esattezza del sistema che presiede alla concezione e allo sviluppo di un individuo umano può essere frutto solo dell’opera di un Ente superiore. Quale umano infatti può inventare un sistema così meravigliosamente complesso come quello del genoma? L’ammissione degli scienziati, espressa  dal presidente di uno dei due comitati d’indagine  sulla mappatura del genoma umano, è stata riportata da qualche quotidiano, ma non mi risulta essere stata divulgata molto dagli schermi televisivi. Capito? Ecco perché noi cerchiamo di fare programmi che si ispirino alla concezione creazionista della vita.

Già nel 1991, nel momento della nascita della Lux Vide, Lei aveva questa intenzione?

Sì, da subito. Tant’è che il primo prodotto nostro ebbe quale protagonista Carlo Magno, incoronato, nell’800 a Roma in San Pietro, imperatore del Sacro Romano Impero. Affrontammo poi di seguito una sfida difficile, lanciando un progetto che sembrava quasi utopico: una sintesi televisiva della Bibbia…

Un’occasione per il ‘grande pubblico’ di riprendere familiarità con una storia che progressivamente sta scomparendo dalla coscienza collettiva occidentale. Per restare sul punto: lo scrittore e germanista Claudio Magris, presentando recentemente in Sala Stampa Vaticana con il cardinale Marc Ouellet l’ultimo libro di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, ha denunciato una chiara insufficienza da parte della Chiesa nell’informare il ‘popolo di Dio’, la ‘grande massa, sui principi basilari del Cristianesimo, che così fatalmente vanno a perdersi soprattutto nelle nuove generazioni. E’ evidente poi che a tale perdita contribuiscono le aggressive campagne anticattoliche scatenate un po’ dappertutto in Occidente…

Claudio Magris ha ragione: ecco perché a settant’anni ho incominciato a occuparmi di queste cose, perché era venuta l’ora per i cattolici laici di agire senza chiedersi continuamente che cosa la Chiesa facesse per rendere edotto il mondo del suo operato.

Quale accoglienza ricevette la Sua idea?

Guardi, per trent’anni sono stato un dirigente dell’Iri, uno di quelli che all’epoca venivano chiamati i ‘boiardi di Stato’. A quest’ultimo proposito ho avuto una grande consolazione. Quando nel 1991 sono andato in pensione, ero il presidente dell’Italstat, finanziaria dell’Iri: al momento in cui l’Iri fu messa in liquidazione, l’Italstat conferì al Tesoro undicimila miliardi di lire di sopravvenienze attive. Il che significa che i ‘boiardi di Stato’ che ci avevano lavorato non solo non avevano sperperato, ma erano riusciti a produrre ricchezza vera e non ingegneria di bilancio. E non bond spazzatura. Chiusa la parentesi. Allora, nel 1991, parlando con alcune persone dissi che avrei impegnato la mia liquidazione di circa ottocento milioni di lire per costituire una nuova società per azioni, che sarebbe poi stata chiamata Lux Vide: se anche loro avessero collaborato, saremmo riusciti a concretizzare il progetto.

Risposero?

In nove risposero di sì e impegnarono ognuno ottocento milioni di lire. Il totale raggiunse gli otto miliardi e così costituimmo la Lux Vide.

Si ricorda di qualcuno tra i soci fondatori?

Falck, Pesenti, Bazoli, Merloni, successivamente Capaldo e altri. Dicevo loro: E’ inutile lamentarsi della cattiva televisione; cerchiamo di farne una se possibile meno volgare, meno banale. Dopo il Carlo Magno cominciammo a realizzare il progetto della Bibbia, un tema che la Rai aveva da anni nel cassetto. Qui intervenne concretamente la Provvidenza. Rettore dell’Università lateranense, era monsignor Pietro Rossano, che dagli Anni Sessanta era molto impegnato nel dialogo interreligioso…

Fu, a partire dal 1964, consultore, poi sottosegretario e segretario dell’allora Segretariato per i non-cristiani…

Era una personalità di grande spessore culturale oltre che pastorale. Monsignor Rossano non era scettico sul progetto, come invece erano altri. Richiesto di un consiglio sul come partire, mi disse di procurarmi alcune Bibbie per bambini, che contengono già episodi selezionati, tali da colpire la fantasia infantile e rimanere impressi nella mente: ce n’erano di buon livello in inglese, in francese, qualcuna in italiano. Scegliemmo poi una trentina di titoli: ne realizzammo in realtà 21, 18 dell’Antico Testamento, 3 nel Nuovo. Successivamente mi rivolsi all’allora vescovo ausiliare di Roma, monsignor Giuseppe Mani (oggi arcivescovo di Cagliari), che era stato rettore del Seminario Maggiore: lo aveva ripopolato con  oltre cento vocazioni adulte di persone quasi tutte laureate. Monsignor Mani aveva indirizzato un piccolo gruppo di seminaristi a frequentare l’Istituto biblico: me ne indicò quattro molto bravi, competenti e in grado di dialogare con le altre scuole di esegesi biblica.

D: Ormai era maturo il tempo di chiedere alle altre Confessioni cristiane, a ebrei e a musulmani di confrontarsi sul progetto biblico…

R: Infatti dapprima domandai alla Conferenza delle comunità evangeliche di indicarmi due esperti biblisti; poi andai da Tullia Zevi, allora presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, perché concordasse con le Comunità europee un esperto, che fu scelto nella persona del dottor Riccardo Di Segni, oggi Rabbino Capo di Roma. Il Patriarcato ortodosso di Mosca ci indicò prima un laico, poi un vescovo… e incominciammo le nostre riunioni.

…che presumo faticose!

Molto faticose. Ma,  con l’aiuto dello Spirito Santo, riuscimmo sempre a metterci d’accordo. Sa, è già difficile convenire su un testo della Bibbia concordato… si figuri su un film da concordare…

Il film presuppone non solo la parola, ma anche l’immagine, il gesto, gli sguardi …A tale proposito, dottor Bernabei, Le volevo chiedere se non avete chiesto consiglio anche all’Islam…

La Bibbia è stata girata tutta in Marocco, a sud della catena dell’Atlante. Le prime riprese furono quelle di “Abramo”. In tale occasione andai dal rettore dell’Università coranica di Fez: Senta, noi abbiamo incominciato a girare un film su Abramo, che fa parte di un progetto televisivo che riguarda l’intera Bibbia. La Sua Università ha diverse cattedre di esegesi biblica. Potrebbe metterci a disposizione due esperti che integrerebbero il Comitato che opera affinché il progetto sia sviluppato in modo rigoroso e concordato? Ci rispose che l’Islam non ammetteva la raffigurazione dei profeti. Gli feci osservare che Abramo era in coproduzione con emittenti televisive europee e con quella americana di Ted Turner, denominato TNT, di impronta marcatamente culturale. Perciò Abramo sarebbe stato visto in tutto il mondo, anche da molti musulmani. Il rettore ci riflettè e dopo qualche ora si convinse a inviarci due dei suoi esperti. Tutto questo è stato provvidenziale, perché, costringendoci a discutere per migliaia di ore, ci ha consentito di preparare alla fine un testo, chiamato in gergo trattamento, che abbiamo consegnato agli sceneggiatori. Gli americani la definiscono bibbia…

 

… un termine che ci pare di arguire indica un vincolo chiaro per registi e sceneggiatori…

Sì, essi devono attenersi scrupolosamente a quel testo, che indica la volontà dell’editore, da rispettare rigorosamente. Ecco perché il cinema trasgressivo, violento, pornografico, razzista non sorge mai dal capriccio di uno sceneggiatore: è tutto calcolato in precedenza.

Come avete scelto gli sceneggiatori, i registi?

Li abbiamo scelti tra quelli dichiaratamente creazionisti e riconosciuti come tali: potevano essere cattolici, protestanti, ebrei. La ricerca non fu molto faticosa; ciononostante dovemmo faticare moltissimo – in misura ancora maggiore rispetto al dibattito nel Comitato degli esperti biblici -perché i prescelti si attenessero al trattamento.

Quale il motivo?

La deregolamentazione, voluta e sostenuta con grandi mezzi finanziari da ambienti protestanti ed ebraici non credenti di lingua inglese, ha portato alla proliferazione di operatori del cinema e della fiction televisiva di orientamento  immanentista e relativista.

Anche quelli che si dichiarano cattolici?

In buona parte sì, dato che anche loro sanno che per lavorare bisogna muoversi in quella determinata dimensione. Per tornare alla nostra Bibbia alla fine siamo riusciti a farcela secondo le nostre intenzioni, grazie anche qui all’aiuto della Provvidenza. Certo da parte nostra abbiamo cercato di darLe una mano con un po’ di intelligenza e di cultura.

Intelligenza e cultura in quale senso?

Sono qualità indispensabili per il successo di opere di intrattenimento spettacolare:  qualità che non abbondano nel mondo cinematografico e televisivo, dato che gli operatori sono spesso scelti secondo criteri molto ristrettivi: un po’ d’intelligenza (ma non moltissima), una certa cultura ma soltanto parcellizzata, obbedienza cieca e assoluta all’editore.

Vuol dire che gli operatori sono scelti prima di tutto per l’obbedienza cieca ed assoluta?

 

Prevalentemente.

Dottor Bernabei, la risposta del pubblico per quanto riguarda la Bibbiaè stata all’altezza delle attese?

Si. E molte volte le ha anche superate. Noi della Lux Vide ci siamo occupati dell’ideazione e della realizzazione dei filmati, la bavarese Beta di Leo Kirsch della distribuzione (in 143 Paesi). Dovunque i nostri film hanno fatto ascolti superiori alle medie consolidate dalle diverse emittenti coinvolte. Quando la CBS trasmise Jesus,passò dai suoi abituali venti milioni di telespettatori a quaranta…

In Italia?

Lo stesso Jesus nel 1999 raggiunse gli undici milioni di telespettatori, quando la Rai con la sua fiction, toccava in media i sei milioni. Anche gli altri episodi nostri hanno sempre avuto una platea di otto-nove milioni. Ciò significa che la gente non è affatto “senza Dio”, come   molti operatori televisivi presuppongono.

Un ragionamento in un certo senso analogo si può fare anche per la già citata fiction (seppure non di argomento religioso)sulla storia delle sorelle Fontana, divenute stiliste famose…

La sera del lunedì 28 febbraio nella programmazione televisiva c’erano il grande calcio con Milan-Napoli, il Grande fratello – ritenuto da alcuni ‘campione della tv-spazzatura’ – e sulla Rai la prima puntata della nostra fiction sulle sorelle Fontana. Che ha ottenuto il 30% di ascolti, superando nettamente il calcio (25%) e doppiando addirittura il Grande fratello (15%).

Perché questo grande successo, in cui i telespettatori sono stati nove milioni?

Non c’era nulla di sacro in quella  fiction. Era la storia di una famiglia di piccoli artigiani, con la madre sarta e il padre coltivatore diretto; una famiglia di persone - come si diceva un tempo con espressione significativa - timorate di Dio. Non avevano paura di Dio: ne avevano rispetto, si attenevano a leggi e norme che Dio ha fatto conoscere agli uomini.

Incominciando dal Decalogo…

I dieci comandamenti. A tale proposito, quand’ero ragazzo, era il sesto comandamento il più valorizzato, forse anche eccessivamente… in qualche parrocchia era il primo di tutti, soprattutto nell’educazione dei bambini e dei ragazzi. Nella mia no, avevo un parroco equilibrato, saggio, che era amico di monsignor Montini. Progressivamente però, in una certa epoca televisiva sempre più  scettica e relativista, anche molti cattolici hanno incominciato a ritenere che i comandamenti fossero solo nove.

Pure ecclesiastici?

Se non l’hanno cancellato, hanno perlomeno diminuito l’importanza del sesto comandamento. Si è così passati da un eccesso all’altro anche in   alcuni ambiti cattolici.

E alla televisione?

La televisione è stata la prima ad ignorare il sesto comandamento, proponendo eroi fondati sull’homo homini lupus in tutti i campi, non solo quello sessuale. Pertanto, all’inizio del terzo Millennio, abbiamo a che fare con le prime generazioni del tutto incredule… semmai credono solo all’immanenza! Del resto è quello che dà a intendere la televisione ventiquattro ore su ventiquattro: c’è solo la materia, c’è solo il legno di questa scrivania. Allora: o ci decidiamo a fare una televisione diversa oppure sarà difficile che nel mondo rimanga il patrimonio della Fede.

Ritorniamo alla famiglia delle sorelle Fontana…

Dicevo: quello sceneggiato televisivo fa vedere una famiglia di timorati di Dio, in cui si insegnava alle ragazze a vivere secondo il pudore, altra parola ormai cancellata dal vocabolario del XXI secolo. Tanto che, cosa incredibile oggi, quando Micol baciò sulla porta di casa un ragazzo, la mamma le diede uno schiaffo, rimproverandola perché si era permessa quel gesto con una persona mai presentata ai genitori. Queste sono le piccole cose della fiction che ha riprodotto la realtà storica della famiglia Fontana, che la gente di oggi ha gradito…

Dopo anni e anni di Grande fratello, Uomini e donne, Isola dei famosi, fiction falsamente dette ‘per famiglie’ dove succede di tutto, turpiloquio dilagante, telegiornali pieni di cronaca nera e gossip…

 

Ma la gente - dopo aver visto ad esempio il Grande fratello e magari in alcuni casi essersi comportata secondo gli schemi perversi della trasmissione – ha capito che tutto è sbagliato, non ne può più. Nell’ Atélier Fontana non si negano certo i fatti della vita, si mostra ad esempio la negatività del ragazzo e poi marito di Micol, un poco di buono, un ganimede… era inevitabile che il matrimonio fallisse. Naturalmente ci fu subito qualcuno che si offrì per avere un rapporto sentimentale con Micol; ma lei – certo su insistenza della madre – non si risposò fino a quando non ebbe l’annullamento del Tribunale della Sacra Rota…

‘Piccole cose’ di una trama di vita semplice, naturale, intelligente e volitiva premiata – come si diceva - da grandi ascolti…

 

Il doppio di altri sceneggiati in cui non c’è solo il triangolo, ma ci sono lo scambio di coppia, l’esperienza gay, in sintesi tutta l’ anormalità del rapporto sessuale, gabellata per di più come normalità.

Secondo Lei quanto ha contribuito al successo la prestazione delle protagoniste?

Le dirò, fino a ottant’anni andavo sul set… ma poi ho pensato che non bisogna approfittare troppo della misericordia di Dio. Alloro ho lasciato fare ai miei figli Matilde e Luca. Loro   scelgono registi, attori e li seguono. Se mi chiedono un consiglio glielo do, cercando di indovinare le attese del pubblico.  Per il successo di un film è molto importante la sceneggiatura, che deve pensare al telespettatore medio e non ai pubblicitari. Apro una parentesi: i pubblicitari  vogliono il sensazionalismo, la trasgressione, perché pensano che ciò faccia lievitare l’ascolto della reclame che dopo un paio di minuti seguirà la scena ‘forte’.

Per fortuna si può cambiar canale…

E’ quello che fa ormai la grande maggioranza dei telespettatori: come emerge da tutti i diagrammi. Insomma pochissimi vedono la pubblicità in televisione. Sebbene, per contrastare tale fenomeno, Rai e Mediaset si mettano d’accordo per trasmettere la pubblicità negli stessi minuti…. Ma i canali sono ormai tanti e per il telespettatore non è difficile trovarne uno in quel momento senza reclame. La pubblicità, che pure è legittima ed utile, spesso è una macchina mistificatoria  a trecentosessanta gradi, rispetto alla realtà quotidiana.   

Ritorniamo alle protagoniste dell’ Atélier Fontana. Se è vero che la sceneggiatura conta molto per il successo di una fiction, il peso delle prestazioni di attori e attrici non è certo trascurabile…

Noi abbiamo alcuni laureati in facoltà umanistiche che hanno conseguito anche un master in comunicazione. Queste persone stanno sul set da mattina a sera e curano i dettagli degli atteggiamenti delle attrici, in questo caso. Se le attrici devono essere timorate di Dio, lo devono mostrare in tutti i loro sguardi, in tutti i loro gesti e naturalmente anche nel linguaggio. Questi laureati insegnano alle attrici come essere credibili in ogni momento dell’azione scenica. Le protagoniste dell’ Atélier Fontana, le tre sorelle interpretate da Alessandra Mastronardi, Anna Valle, Federica De Cola sono state pienamente credibili. E hanno contribuito sensibilmente al successo della fiction.Anche la Mastronardi , che normalmente recita in ruoli diversi, è stata molto brava.

Dottor Bernabei, per il futuro prossimo?

Abbiamo in programma una fiction sulla Madonna, su Maria di Nazaret,  ancorata, in buona parte, sui Vangeli sinottici; saremo come sempre assistiti da esperti specialisti. 

Siamo certi che se ne parlerà molto… auguri (anche per i novant’anni)!

 

Sulla ‘fiction’ delle sorelle Fontana appare in questo stesso numero (rubrica: ARTE) la recensione di Daniela Delle Foglie.