INTERVISTA AL MAESTRO PABLO COLINO - di GIUSEPPE RUSCONI - www.rossoporpora.org - 'IL CONSULENTE RE ONLINE' DI DICEMBRE 2010 

  

Più volte ospite in questi anni de “Il Consulente RE” (cartaceo, poi online), il maestro Pablo Colino ha diretto domenica 19 dicembre 2010 al Teatro Argentina il cinquantesimo concerto natalizio con i cori dell’Accademia Filarmonica Romana.

Nell’affollato teatro settecentesco il sanguigno maestro spagnolo – in grande forma con i suoi 76 anni ben portati - ha saputo come di consueto affascinare i presenti con canti natalizi classici e popolari, ben coadiuvato dal coro e dai solisti…come la violinista Elena Pezzella, Antonello Barillari con la sua tromba, Cristina Vinci che ancora una volta sa trasmettere con voce sensibilissima le emozioni intense del liguoriano ‘Fermarono i cieli’, Giulia Cignani, Daniela Tollis, Adalgisa Ottaviani…e naturalmente Annapia Sciolari, la pianista di sempre. Cinquant’anni di concerti natalizi, 53 anni di Roma per il maestro emerito del coro della Cappella Giulia e attuale direttore dei cori dell’Accademia Filarmonica romana (con cui ha incominciato a collaborare nel 1960). La ricorrenza val bene un’intervista, che monsignor Pablo Colino, canonico di San Pietro, ci ha rilasciato nel suo appartamento sopra la Sagrestia della Basilica, dirimpetto al Cupolone.

 

Caro Pablo, quest’anno hai diretto al Teatro Argentina il tuo cinquantesimo concerto di Natale dell’Accademia Filarmonica Romana. Gli anni passano, ma – come abbiamo constatato - resta intatta la capacità di coinvolgimento del pubblico nelle tue magie canore… Che cosa ricordi dei tuoi primi anni romani?

 

Sono arrivato a Roma nel settembre del 1957, fresco dell’ordinazione sacerdotale a San Sebastian. Volevo seguire studi musicali. Il primo ricordo è quello legato ai corsi nel Pontificio Istituto di Musica Sacra. Il preside era monsignor Anglès, per il canto gregoriano c’era il benedettino Baratta, per la polifonia e la direzione il più grande, Domenico Bartolucci…

 

Alt… ti ha fatto piacere la sua elevazione alla dignità cardinalizia?

 

(si illumina) Sììììììì… sono andato subito da lui, ci siamo abbracciati e lui ci ha tenuto ad evidenziare: Però questo è un riconoscimento alla musica sacra, non a me…

 

Non pensi sia anche una sorta di risarcimento, dopo che nel 1997, allora Maestro della Cappella Sistina, fu ‘pensionato’ d’autorità?

 

Non lo so. Penso che più di tutti sia stato il fratello del Papa a ‘raccomandarlo’. Del resto il neo-cardinale e monsignor Georg sono stati premiati insieme dal mecenate della musica sacra Hans-Albert Courtial e anche l’ambasciatore di Germania presso la Santa Sede ha organizzato un pranzo in loro onore…

 

Da tempo tu conosci Georg Ratzinger…

 

Negli Anni Ottanta venne a Palestrina con il suo coro per cantare nella cattedrale la Missa papae Marcelli. Il cardinale Ratzinger mi aveva invitato e restai anche a cena con loro. A me il coro piacque molto. Bartolucci non c’era, poiché in genere non gli piace il modo di cantare dei tedeschi…

 

Perché?

 

I tedeschi cantano ponendo maggiore attenzione all’armonia; gli italiani alla polifonia, alle voci che camminano parallelamente, certo in armonia. Ma è la cantabilità per gli italiani ad essere evidenziata maggiormente. A me piacciono ambedue i modi di cantare: il coro di Ratisbona preferisce le armonie massicce, Bartolucci avverte che l’armonia che ottiene Pierluigi da Palestrina deriva dalla fusione delle voci… camminano facendo un ricamo contrappuntistico…

 

A proposito di Pierluigi di Palestrina… aggiungiamoci Mozart e Perosi: qualcuno ha scritto che i tre non sono compatibili con l’odierna liturgia, in cui la musica sacra non può essere di ‘ornamento’ come lo è stata fino al Concilio…

 

(il Maestro si infiamma) L’articolo me l’hanno inviato per fax. Penso che l’autore sia un autentico ignorante, nel senso che ignora documenti fondamentali sulla musica sacra. Come? Scrive che noi consideravamo la musica come ‘ornamento’ e che dopo il Concilio… che orrore! che orrore! Si vede che l’autore dell’articolo neanche sa, neanche ha letto il Motu proprio ‘Inter sollecitudines’ di san Pio X sulla musica sacra, promulgato il 22 novembre 1903. Noi quel testo l’abbiamo frequentato quotidianamente presso il Pontificio Istituto di Musica Sacra, lo sapevamo quasi a memoria. Papa Sarto ci teneva al canto gregoriano, alla polifonia sacra, all’organo, anche al canto popolare… ma a quello artistico, non alle lagne, tremende lagne che si sentono in chiesa oggi. Non penso che qualcuno sia riuscito a superare i canti di timbro popolare composti da Perosi, vedi il (canta) Lodate Maria/o lingue fedeli/risuoni nei cieli/la vostra armonia/Lodate, lodate, lodate Maria/Lodate, lodate, lodate Maria… in Spagna una volta l’ho eseguito con il mio coro e a un certo momento, girandomi, ho visto e sentito che lo cantavano tutti i presenti, trascinati dalla melodia…

 

Insomma Palestrina, Mozart e Perosi sono compatibili con la liturgia anche postconciliare…

 

Compatibilissimi. La notte di Natale canteremo ad esempio il Sanctus e l’Agnus Dei della ‘Messa degli uccellini’… (canta)

 

La bellissima Spatzenmesse di Mozart…Continuiamo con alcuni momenti della tua vita romana…

 

Allora, dopo i primi tre anni in cui ero ospite del Collegio spagnolo, ho fatto vita di parrocchia a Tor di Quinto, presso il ‘Preziosissimo Sangue’. Mi chiamarono poi come prefetto di musica e confessore straordinario a Pomezia, al Seminario di monsignor Arrigo Pintonello (era l’ordinario militare). Successivamente al Seminario Minore, a quello Maggiore. Nel contempo, nel 1960 incominciai la mia attività presso l’Accademia Filarmonica Romana a via Flaminia; facevo poi lezione ai Pueri cantores della Cappella Giulia, dai lasalliani a San Salvatore in Lauro. Dopo vent’anni di maestro dei Pueri, nel 1980 m’hanno fatto maestro della Cappella Giulia. Lo sono stato per 26 anni.

 

Mi pare di ricordare che negli Anni Sessanta fosti anche insegnante di musica per il cardinale Ottaviani, il cui segretario particolare era l’odierno cardinale Agustoni…

 

Ottaviani mi aveva conosciuto a San Pietro e mi aveva portato all’Oasi di Santa Rita a Frascati, dove con la sorella aveva fondato un orfanotrofio per bambine. Ce n’erano una cinquantina e io insegnavo loro musica.

 

Ogni tanto il tuo autista era l’allora monsignor Agustoni…

 

Io la macchina non ce l’avevo e monsignor Agustoni mi portava talvolta in settimana a Frascati e sempre a Prima Porta, il sabato sera, dalle suore di Santa Maria di Leuca (di cui era il cappellano), dove la domenica mattina celebravo la messa, dirigendo anche i canti.

 

Di cardinali ne hai conosciuti…

 

A partire da Marella, che era arciprete della Basilica di San Pietro, poi Felici, Sabbatani, Noè (che era entusiasta delle ‘mie’ litanie alla Madonna… avrebbe volute sentirle ogni giorno!), Marchisano, Comastri se restiamo in Basilica. Anche il cardinale Gonzales Martin (arcivescovo di Toledo e primate di Spagna), che – prima della conclusione di una santa messa voluta dal Collegio spagnolo in San Pietro – ha detto che “le musiche di Pablo Colino imprimono carattere alla celebrazione”. Non tutti si ricordano di ringraziare il coro alla fine di un rito, spesso si ringraziano tutti salvo chi canta. Un altro esempio di ringraziamento pubblico per il mio coro è stato quello del cardinale Casaroli nella ricorrenza del suo cinquantesimo di sacerdozio nella Cappella Sistina. Così, in altre occasioni, il cardinale Sodano e il cardinale Mejia, che avevo conosciuto quando era un giovane prete giornalista che veniva a mangiare dalle mie suore. Come canonico di San Pietro ho avuto l’incredibile e commovente privilegio il Giovedì Santo della lavanda dei piedi da parte di Giovanni Paolo II e da parte di Joseph Ratzinger, prima da cardinale, poi da Papa, ma sempre dotato di quel sorriso timido e complice…

 

Mi ricordo della messa mozartiana dell’Incoronazione, la Krönungsmesse, in san Pietro il 29 giugno del 1985...

 

Quello era l’ ‘Anno della musica’ e in Basilica vennero i Wiener Philarmoniker diretti da von Karajan. Io feci da assistente al grande maestro, occupandomi dei quattro solisti e dando il là al loro canto. Fu un’esperienza indimenticabile.

 

Nel 1986 ricorrevano cinquant’anni dall’inizio della Guerra civile spagnola e all’Accademia di san Pietro in Montorio ci fu un avvenimento molto singolare…

 

Unico, voluto dall’allora ambasciatore spagnolo, socialista. Eseguimmo dodici canti della Guerra Civile, sei franchisti e sei repubblicani. Sai qual è il complimento più bello che mi hanno fatto? Il pubblico non è riuscito a capire da quale parte stavamo. Abbiamo cantato con l’identica passione tutti i pezzi. A partire dal franchista (canta) Cara al Sol con la camisa nueva/que tu bordaste en rojo ayer... fino al canto-simbolo della resistenza repubblicana a Madrid, l’adattato (canta) De los cuatro muleros (riscoperto da Garcia Lorca)… De los cuatro muleros/De os cuatro muleros/De los cuatro muleros/De los cuatro muleros/que van al campo/mamita mia….

 

In effetti è stata una serata eccezionale, che ti sarebbe piaciuto ripetere in Spagna…

 

Ma nel 1986 non fu possibile. Troppe ferite erano ancora aperte. E non tutti erano come l’ambasciatore socialista che a san Pietro in Montorio mi disse che non c’era melodia più bella di quella di Cara al Sol…

 

Da insegnante quanti allievi hai avuto in tutti questi anni?

 

Penso circa ventimila, di cui lametà ai corsi dell’Accademia Filarmonica Romana. Poi gli allievi della Cappella Giulia, tante suore spagnole di Roma, seminaristi e sacerdoti…

 

Un’altra immagine che è restata nella memoria è quella del maestro Pablo Colino che dirige i cori per la canonizzazione di Josèmaria Escrivà de Balaguer…

 

Un’altra esperienza bellissima di musica sacra che porta a Dio. Ti ricorderai anche la domenica 29 marzo del 1987 per la prima canonizzazione in San Pietro di alcuni martiri della Guerra civile spagnola… nel coro c’eri anche tu …

 

Sì… ed era impressionante e toccante ascoltare l’intera Basilica che cantava con fuego spagnolo prima e durante la celebrazione alcuni canti popolari sacri di struggente bellezza…

 

Seguirono altre canonizzazioni di martiri spagnoli, tutte molto coinvolgenti. Ed anche i concerti di Natale in mondovisione dalla Basilica superiore di San Francesco ad Assisi.

 

Già il luogo, prima ancora del tuo coro, era molto suggestivo: era una vera festa per vista e udito! Saltiamo forzatamente qualche lustro: giusto un anno fa è uscito il cd Alma Mater (di cui abbiamo ampiamente riferito ne Il Consulente RE di novembre 2009), in cui il coro dell’Accademia Filarmonica Romana esegue litanie e canti mariani, alternandosi nel settimo quadro con la voce di papa Benedetto XVI che intona il Regina Coeli…

 

Frutto di un’idea di don Giulio Neroni della San Paolo, è poi diventato disco con la collaborazione della Geffen Records. Fin qui siamo già verso il milione di copie vendute. Ho anche armonizzato le musiche del cd The Priests, dirigendo i cori dell’Accademia Filarmonica Romana e dei cantori della Basilica di San Pietro. Il cd, che contiene anche alcune tra le melodie sacre più conosciute (come il Panis Angelicus, l’Ave Maria di Schubert, Hacia Belen, O Holy Night) ha avuto un riscontro eccezionale con le sue 1.750mila copie vendute. Per tornare un momento al cd Alma Mater, essoè stato scelto come colonna sonora in tanti momenti del recente viaggio apostolico del Papa in Gran Bretagna.

 

Insomma non puoi lamentarti della tua vulcanica attività…

 

No, la Provvidenza mi ha dato tanto, più di quanto io abbia dato a Lei!

 

Visto che siamo quasi a Natale, dimmi quali sono le tue canzoni natalizie preferite…

 

Sono fiero di aver fatto cantare e diffondere la sequenza gregoriana Veni Emmanuel, da me imparata a Londra pur se di ispirazione francese, nata – dicono – con Carlo Magno. Poi sono particolarmente affezionato, come sanno quelli che mi seguono, a Minuit, Chrétiens

 

Ogni volta il pubblico si entusiasma, diventa compartecipe e vuol cantare con il coro…

 

Veniamo alle italiane: direi Sant’Alfonso de’ Liguori, con Fermarono i cieli e Tu scendi dalle stelle. Nell’area spagnola Campanas de Belen, in quella germanofona Stille Nacht e di Mozart cantiamo spesso il Wiegenlied. In latino primeggia Adeste fideles…

 

Caro Pablo, ci sarebbe ancora tanto da raccontare…. Ma non vogliamo costringere i nostri lettori a passare un’intera serata con la tua intervista. Perciò alla prossima, sicuri che sarai sempre in attività – come si diceva prima – vulcanica. Anche da ‘pensionato’ e pur secondo modalità diverse, ma con lo stesso entusiasmo di chi sa che la musica sacra è uno strumento eccellente per elevarsi verso Dio. Del resto, scriveva Sant’Agostino, chi canta, prega due volte