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    IL NUOVO MUSEO DELLA CITTA', ARRICCHIMENTO PER TERRACINA

     

    IL NUOVO MUSEO DELLA CITTA’, ARRICCHIMENTO PER TERRACINA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 15 maggio 2016

     

    Dal 4 maggio la città di Terracina offre uno stimolo in più a cittadini, turisti e scuole: la visita al restaurato Palazzo della Bonifica Pontina - voluto da Pio VI Braschi - che ospita il nuovo ‘Museo della città’ . Echi dell’inaugurazione .Il 15 aprile  Giuseppe Rusconi al Rotary Club di Terracina-Fondi su Urbano II e papa Francesco.

      

    “Tanto più lieta e benvenuta apparve la rupe che sovrasta Terracina; ce ne eravamo appena rallegrati, quando, subito davanti a noi, vedemmo il mare. Poco oltre, il fianco opposto della montagna fece scoprire alla vista una nuova vegetazione. Le foglie larghe e grasse dei fichidindia sporgevano in mezzo ai bassi mirti color verde grigio, sotto melograni verdi e gialli e tra il verde smorto dei rami degli ulivi…” . Anno 1787, 23 febbraio: Johann Wolfgang von Goethe raggiunge Terracina insieme con il pittore Johann Heinrich Wilhelm Tischbein; la città in quegli anni vive il tentativo parzialmente riuscito di papa Pio VI Braschi di bonificare la zona paludosa, di modificare il tracciato della via Appia, di ristrutturare l’odierno Borgo Pio. Era il tempo in cui Terracina e Fondi erano divise dalla frontiera tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli da un tratto di Appia lungo alcuni chilometri, immerso in una natura selvaggia e infestato dai briganti. .  

    Oggi di quella Terracina resta l’incantevole paesaggio naturale, pur trasformato a volte con amore e a volte invece ferito dall’ingordigia umana; restano le memorie archeologiche, storiche e artistiche, pur negli anni spesso mortificate e neglette; restano pure i briganti che – come quasi dappertutto – hanno assunto travestimenti sempre nuovi. Terracina … anche la perla incastonata nel Golfo chiamato di Gaeta, a ben guardare immeritatamente sottovalutata rispetto a San Felice Circeo a nord e a Sperlonga a sud, plaghe certo deliziose ma meno ricche culturalmente parlando.

    A tale proposito sotto il sole di Terracina, da qualche giorno, c’è qualcosa di nuovo, di cui non si può che prendere atto con speranza. E’ un qualcosa che rinvigorisce un senso della comunità tradizionalmente fragile, offre ai giovani la possibilità di meglio definire i contorni di un’identità locale assai fluida, stimola in (chissà…) tanti turisti soprattutto estivi la curiosità di vedere che cosa c’è oltre le amate spiagge e i negozi di viale della Vittoria e di via Roma.

    Certo la salita dell’Annunziata, verso Terracina alta, non è di quelle immediatamente simpatiche, specie sotto il solleone d’agosto: ed è per questo che si stanno approntando gli ascensori (in funzione entro settembre?) che dalla stazione Agip vicino alle Poste porteranno a piazza Santa Domitilla. Perché proprio lì, all’ingresso della monumentale Piazza del Municipio caratterizzata dalla cattedrale romanica di San Cesareo (vi fu eletto papa Urbano II nel 1088, nota anche per le sue decorazioni cosmatesche) e Palazzo Braschi? La risposta è semplice: a piazza Santa Domitilla dal 4 maggio si può visitare il nuovo Museo della Città dentro il Palazzo della Bonifica (costruito tra il 1780 e il 1785 sui resti di una basilica forense romana), che Pio VI volle come centro propulsivo dei lavori di disseccamento della palude pontina. Che cosa contiene il Museo della Città? L’archivio storico e la biblioteca comunale Adriano Olivetti (con diversi testi storici). Il museo archeologico, che presenta anche il nucleo originario della collezione di antichità del Museo civico Pio Capponi: vi segnaliamo tra l’altro l’epigrafe di Teodorico (iniziatore della Bonifica), la testa della ninfa Feronia (la cui sorgente terracinese fu cantata da Orazio), la statua di Giove fanciullo, la statua di Nettuno, reperti dell’epoca repubblicana e imperiale). Il museo della Bonificazione Pontina, con una parte dedicata anche a quella del Ventennio a Borgo Hermada. Una sala “ad immersione” (in cui ci si ‘immerge’ nella storia di Terracina), aree di lettura e studio, un punto vendita libri. E, fino al 24 luglio, una mostra temporanea molto intensa di Duilio Cambellotti, intitolata “Questo luogo incantato”, definizione che di Terracina diede il pittore, scultore, illustratore, scenografo, ceramista romano (1876-1960). Tra le opere esposte segnaliamo “Terracina” (matita su carta, 1936), “Il buttero” (bronzo, 1918-19), “La redenzione dell’agro” (tempera su carta, 1934). In questo primo periodo (fino a luglio, poi si vedranno giorni e orari per l’apice della stagione estiva) il Museo della Città è aperto venerdì, sabato e domenica dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 21.00. Prezzo del biglietto? 3 euro (vedi anche “Palazzo della Bonifica” su facebook).

     

    4 MAGGIO: UN’INAUGURAZIONE ASSAI SENTITA

     

    Cielo azzurro e aria tersa al momento dell’inaugurazione di mercoledì 4 maggio, presente una folla molto consistente. Doveroso ricordare che il Palazzo della Bonifica era stato acquisito già nel 1986 dal Comune grazie all’allora sindaco Fabrizio Abbate (poi sottosegretario all’Interno, prematuramente scomparso) e dichiarato poco dopo bene culturale inalienabile. Seguirono alcuni interventi di restauro del Palazzo, ma i finanziamenti per il Museo furono approvati solo nel 2002 dalla Giunta regionale di Francesco Storace; peraltro non furono utilizzati per diversi anni dall’amministrazione comunale del tempo. Solo con l’elezione a sindaco di Nicola Procaccini il finanziamento fu ‘recuperato’ e i lavori per il Museo iniziarono nel 2013. L’anno seguente ci fu una prima parziale inaugurazione, poi la giunta Procaccini cadde e si insediò il Commissario prefettizio straordinario Erminia Ocello. Che è riuscita con bella tenacia a portare a termine l’allestimento del Museo poche settimane prima di concludere il suo mandato (anche a Terracina si voterà il 5 giugno per le amministrative).   

    In piazza Santa Domitilla decine di studenti di diverse scuole terracinesi (Filosi, don Milani, Bianchini, Leonardo da Vinci). Dopo l’esecuzione flautistica di ‘Fratelli d’Italia’ (alunni della ‘don Milani’), ha preso la parola il Commissario straordinario, evidenziando come “il grande palazzo che domina la città sia legato sia alla storia di Terracina che dell’Agro pontino”. L’inaugurazione del Palazzo -Museo della Città è una “memorabile occasione” da cogliere per la cittadinanza terracinese, un ‘recupero’ di uno spazio urbano e della memoria, che è “ponte tra mondo antico, medievale e moderno”. Erminia Ocello, che ha letto anche un messaggio augurale del sottosegretario Sesa Amici, si è poi congratulata con la Guardia di finanza per aver donato al Museo sessanta anfore antiche sequestrate a un privato.

    Tra gli altri oratori Alfonsina Russo, Sovrintendente per i Beni archeologici del Lazio e dell’Etruria meridionale, ha rilevato che il luogo “è più di un museo, è un luogo polifunzionale da vivere soprattutto da parte dei giovani”. Da parte sua Eleonora Della Penna, presidente della provincia di Latina, ha espresso la gioia per “la restituzione di un immobile alla Città e dunque ai cittadini”. L’assessore regionale Rita Visini (in rappresentanza dell’assente Zingaretti) è stata contestata da una parte del pubblico, che le ha voltato ostentatamente le spalle in relazione soprattutto al comportamento della Regione che ha approvato lo sconcertante e controverso progetto di un allevamento di cozze davanti alle spiagge terracinesi. A tale proposito l’assessore ha annunciato alla piazza che la Regione (contestata con un grande striscione anche per l’incredibile e perdurante isolamento ferroviario di Terracina a causa di un masso caduto quattro anni fa sulla linea, in località Capocroce) avrebbe sospeso la delibera (per sessanta giorni). Approvazioni e di nuovo fischi di chi resta diffidente. Dopo Antonio Repucci, già Commissario straordinario di Terracina nel 1992-93, Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario ai Beni culturali, ha sottolineato che “oggi si celebra la memoria, oltre la storia”, fatto importante in un’epoca come la nostra caratterizzata dal trionfo delle emozioni. L’oratrice, già presidente del Fondo Ambiente Italiano (Fai), ha voluto riconoscere la legittimità delle contestazioni di parte della piazza, rilevando che “le proteste sono sane quando testimoniano amore per il territorio”. E' seguita poi l'esecuzione, sempre flautistica, dell'inno alla gioia di Ludwig van Beethoven, inno europeo.

    Monsignor Mariano Crociata, già segretario generale della Cei e odierno vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, prima di benedire il nuovo Museo (la piazza ha abche recitato il 'Padre nostro'), ha ricordato “il valore materiale e simbolico” dello stesso, “occasione di incontro culturale e arricchimento civile”, che testimonia come sia possibile “perseguire e raggiungere un obiettivo di bene comune di cui tutti possano beneficiare”; e si è augurato che l’inaugurazione ispiri “pensieri di rinnovato impegno civile”. E’ seguita poi la visita al Museo, in cui si è prospettata anche l’apertura (basterebbe abbattere qualche muro divisorio) di un camminamento sotterraneo di origine romana sotto Terracina alta; infine un buffet sulla bellissima terrazza che dà su Terracina bassa e sul mare, offerto dagli studenti dell’Istituto Filosi, indirizzo alberghiero.

     

    GIUSEPPE RUSCONI SU URBANO II E PAPA FRANCESCO AL ROTARY CLUB DI TERRACINA-FONDI

     

    Venerdì 15 aprile il Rotary Club di Terracina-Fondi ha ospitato Giuseppe Rusconi per una conferenza-dibattito su due papi: Urbano II e Francesco, il primo eletto a Terracina nel 1088, il secondo in carica. Presso il ristorante “La Capannina”, in riva alla spiaggetta sotto il Pisco Montano, sono dunque risuonati – come d’uso- l’inno italiano, quello europeo e quello del Rotary, prima che il presidente professor Michele Patanè desse la parola all’ospite. Il vaticanista ticinese ha dapprima ricostruito le circostanze dell’elezione  - avvenuta proprio a Terracina il 12 marzo del 1088 - di Oddone di Cluny, il papa tra l’altro della Prima Crociata. Poi ha offerto alcuni spunti di riflessione sui primi tre anni di pontificato, in chiaroscuro, di papa Francesco. Ne è seguito un inconsueto, ampio e vivace dibattito, stimolato dalle domande sia di fautori che di critici del pontefice argentino.

     

     

     

     

     

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