TRE LIBRI CHE NON DELUDONO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 4 gennaio 2016

 

Tra gli innumerevoli testi che in questo periodo occhieggiano dai banconi delle librerie ci sentiamo di segnalarne tre, assai diversi tra loro, ma tutti interessanti per l’uno o l’altro verso: “Le pape François – un combat pour la joie” di Jean-Louis de la Vaissière, “Testimone della misericordia-Il mio viaggio con Francesco” del card. Walter Kasper in conversazione con Raffaele Luise e la traduzione italiana di un singolare libro di ricette della Guardia Svizzera Pontificia: “Buon appetito!”.

 

‘Costruiti’ col copia e incolla in poche notti o raffazzonati negli argomenti tanto da sembrare un minestrone di banalità o scritti per così dire in ginocchio, ai piedi del ‘santino’ o della virtù ivi celebrati (ognuno cerca di arrangiarsi come può): per chi entra in una libreria è sempre in agguato il rischio di cedere alle suggestioni di una ‘sòla’ (anche se ben pubblicizzata). Onestamente non è però facile districarsi nella selva di titoli, spesso attrattivi, che si offrono alla valutazione del potenziale acquirente soprattutto su un paio di argomenti di peso: papa Francesco e il Giubileo della Misericordia. Ci sentiamo di proporne uno per argomento, sperando che i testi (brevemente) recensiti riescano a interessare chi li leggerà. Ed aggiungiamo la segnalazione di un librone, tipograficamente pregevole e ricco di informazioni culinarie e di illustrazioni, di cui già abbiamo parlato al momento in cui uscì l’edizione in tedesco: ora “Buon appetito” con le sue spesso gustose ricette indicate dalla Guardia Svizzera Pontificia è a disposizione anche di chi è più a proprio agio con l’italiano.

 

JEAN-LOUIS DE LA VAISSIERE: LE PAPE FRANÇOIS-UN COMBAT POUR LA JOIE (LE PASSEUR EDITEUR)

 

Chi è Jean-Louis de la Vaissière? Giornalista presso l’Agence France Press da 38 anni, ne è corrispondente dal Vaticano dal 2011. Di lui già avevamo segnalato il 4 aprile 2014 “Une révolution tranquille”, in cui l’autore ripercorreva con pacatezza i primi mesi del nuovo pontificato. Ora, a più di due anni e mezzo da quell’elezione, il materiale a disposizione per comprendere meglio Jorge Mario Bergoglio si è accresciuto a dismisura, tanto che uno dei problemi più ardui di chi voglia tracciarne un profilo è quello dell’abbondanza delle fonti. E’ evidente che de la Vaissière apprezza (e molto) il nuovo Papa, ma lo fa con la solita misura che gli deriva da quell’esprit de finesse di cui è ben dotato. Il testo, di circa 200 pagine di linguaggio ben accessibile, è diviso in tre parti: nella prima l’autore si occupa delle “attese provenienti da tutte le parti”, nella seconda – la più corposa – delle ‘terapie’ messe in atto da Francesco per convertire i cuori, nella terza de la Vaissière delinea alcune caratteristiche della crisi in atto “del legame e della famiglia”. Nella conclusione Jorge Mario Bergoglio viene definito “uomo di gesti e di parole, anche di preghiera, mistico, seriamente tormentato dalla disuguaglianza profonda dei destini umani”. Uno che, “volubile, ha già suscitato molte osservazioni e riflessioni, alcune erronee, altre giustificate o difficili da definire”. Certo per inquadrare Jorge Mario Bergoglio, “bisogna prima comprendere che rivendica la sua appartenenza al ‘popolo’ (…) non è né aristocratico né proletario (…) non ha, al contrario di Benedetto XVI, il temperamento di un monaco che può sopportare la solitudine. Dice di essere il papa callejero, il papa della strada e ha bisogno della presenza degli altri”. Per de la Vaissière papa Francesco non è in nessun caso, “contrariamente a ciò che i nemici gli rimproverano, un relativista”. Non è neppure “ un vero ‘progressista’; piuttosto un realista, un uomo che conosce contraddizioni e che possiede una buona dose di pragmatismo”. Sicuramente, nota l’autore, “si può dire a colpo sicuro che non è un liberale”. Fa pensare a figure come san Giovanni Bosco o l’arcivescovo Romero, “piuttosto conservatrici, ma impegnati sul terreno, scarpe sporche e camicia inzuppata”. E’ anche “un uomo che combatte – e può mostrarsi autoritario e drastico nella quotidianità –“, ma il suo obiettivo principale è diffondere e condividere la gioia dell’essere cristiani.

Tra i molti passi stimolanti del libro è particolarmente riuscito il quadro iniziale ambientato in una città della provincia francese, nel salotto di una vecchia signora, una cattolica ‘sociale’ che ha sempre posto Cristo al centro della sua vita . Oggi si ritrova con un po’ di tristezza alle prese con una discendenza che non crede più o crede poco. Su quindici nipoti uno solo ha conservato una fede intensa, tre vivono senza un legame fisso, una è ragazza madre, cinque convivono, gli altri sono sposati civilmente (e due già divorziati). Uno ha sposato una ragazza musulmana, un altro vive con un partner omosessuale. C’è chi si rifiuta al solo pensiero di entrare in una chiesa e chi a tavola al solo udire il nome di Dio si imbufalisce, impedendo ogni conversazione sull’argomento. Discussioni turbolente si accendono in particolare attorno al mariage pour tous e ai cattolici che (mirabilmente) vi si sono opposti e vi si oppongono con forza. Ecco, confrontato con situazioni simili, papa Bergoglio ha un compito difficilissimo. Eppure, secondo de la Vaissière, in qualche modo sta riuscendo almeno in parte a farsi ascoltare proprio da chi è più lontano. Poi ci dovrà pensare lo Spirito Santo.

 

WALTER KASPER: TESTIMONE DELLA MISERICORDIA – IL MIO VIAGGIO CON FRANCESCO -CONVERSAZIONI CON RAFFAELE LUISE (GARZANTI)

 

Presenta non pochi spunti di interesse anche il dialogo a tutto campo tra il card. Walter Kasper e il giornalista Raffaele Luise sulla figura di papa Francesco. Superfluo presentare il notissimo e controverso porporato; per l’intervistatore basti dire che anima da oltre un anno il ‘Cenacolo degli am ici di papa Francesco’, della cui attività più volte s’è riferito in questo stesso sito. Il sodalizio tra i due ha prodotto “Testimone della misericordia – Il mio viaggio con papa Francesco”, in cui l’eminenza tedesca ragiona sugli aspetti più importanti della personalità e del magistero del papa argentino. La breve introduzione di Luise mette subito le carte in tavola sulla non-neutralità del testo: “Con la straordinaria figura di papa Francesco, la Chiesa ha intrapreso un cammino di riforma e di svolta di grande respiro” e “per fare luce su questo cammino complesso (…) non potevamo avere guida migliore del cardinale Walter Kasper, il teologo più eminente della Chiesa di Roma, fedele collaboratore di papa Francesco e ispiratore del tema della misericordia che è il fulcro dell’intero magistero di Bergoglio”. Nella prima pagina del libro Luise canta le lodi del binomio argentino-teutonico: “Si coglie da subito una sintonia profonda tra il papa ‘figlio del Sud’ e questo attivissimo tedesco di ottantadue anni, evidente anche nei tratti e nello stile di vita improntati alla normalità. Sì, Francesco e Kasper sono due persone normali. Può sembrare ovvio, ma non è così, perché i gerarchi cattolici sono spesso ammantati di un’aura sacrale. E tanti ce n’è nella Curia romana (…) clericali dalle facce austere ‘come peperoncini verdi’, disse una volta il papa argentino”.

Dopo l’ouverture magniloquente, la conversazione tra Luise e Kasper procede tuttavia in modo sostanzialmente pacato, con non pochi momenti di interesse. Ad esempio rileva il cardinale tedesco: “Io non mi considero il teologo del papa, come alcuni dicono. Si tratta piuttosto di una vicinanza spirituale e anche teologica, perché molti aspetti dell’ecclesiologia che mi erano cari ora li ritrovo praticati da Francesco”. Più oltre Kasper insiste: “Il papa mi ha chiamato diverse volte, ma non spesso. Alcuni pensano che io sia il teologo del papa e che ci vediamo di frequente, ma non è vero”. E ancora ribadisce l’ottantaduenne: “No, non sono nella cerchia più vicina a Francesco. In Curia si dice che a ottant’anni interviene la morte canonica, si lasciano tutti gli incarichi, non si è più consultori nei dicasteri o nei pontifici consigli, non si è più nulla”. Certo “si apre una fase nuova della vita, più ritirata, ma si possono fare ancora molte cose, e soprattutto si può accompagnare e custodire il nuovo esaltante cammino di questo pontificato”. Nel cui primo Angelus, come si ricorderà, papa Francesco aveva citato proprio un libro di Kasper sulla misericordia. Sentiamo il cardinale: “Ricordo di aver pensato con soddisfazione che, se il libro era piaciuto al papa, tanto eretico non poteva essere, come alcuni avevano ritenuto (…) Devo riconoscere che qualche giorno dopo il libro era già esaurito: mai ho venduto così tanto, mille copie in un solo giorno, cosa rarissima per un libro di teologia. Ma devo anche dire che il ricavato non entra nelle mie tasche, va a una mia fondazione”.

Ancora tre citazioni kasperiane per stimolare l’appetito. La prima: “Il papa non è populista né demagogo, ed è triste confondere la volontà di Francesco di vivere con il popolo e di ascoltarlo, con il populismo e la demagogia (…) Come diceva Lutero, si deve guardare cosa c’è sulla bocca della gente ma non parlare secondo la bocca della gente. Si deve ascoltare, ma poi operare il discernimento: e questo è l’opposto della demagogia. Né si può dire che il papa sia populista, perché la sua sensibilità popolare è eco e frutto di una teologia”. La seconda: “L’incontro con i Movimenti popolari è stato la migliore rivelazione delle radici di Francesco, papa che viene dalle periferie e che le periferie predilige, perché – come dice lui – dalle periferie si vede meglio il centro. (…) Sono parole radicali e di grande impatto quelle usate dal papa, ma non rivoluzionarie, nel senso corrente di questo termine. Lo stupore di alcuni, soprattutto negli Stati Uniti, si spiega con il fatto che sui temi della povertà e dell’esclusione sociale siamo stati a lungo ciechi, e ora Francesco ci apre gli occhi”. Terza e ultima citazione: “Confondere misericordia con buonismo è non aver capito niente. Il buonismo è ingenuo, mentre la misericordia vede e riconosce i problemi, vede anche i difetti, ma vuole aiutare, desidera guarire come fa un medico”.

 

DANIEL ANRIG, DAVID GEISSER, ERWIN NIEDERBERGER: BUON APPETITO - STORIE, RICETTE, RAPPRESENTANTI ILLUSTRI (WEBERVERLAG.CH)

 

Scrivevamo a Capodanno 2015 in riferimento all’edizione tedesca di questo testo: “Ecco un libro da guardare, anzi: da assaporare con gli occhi”. Confermiamo. Ora di “Buon appetito” è uscita anche l’edizione in lingua italiana, sempre per i tipi della Weberverlag.ch.  Le ricette ci sono ancora tutte, a partire dalle ‘girandole del 6 maggio’ (commemorazione dei 147 svizzeri caduti nella difesa di Clemente VII durante il Sacco di Roma), continuando con la ‘tagliata di filetto di manzo’, per giungere – dopo un lungo percorso -  all’ ‘oca di san Martino’ (patrono della Guardia) e alla ‘frittata dell’Obwalden alle erbe aromatiche” o agli “omini dolci” (i “Grittibänze”), di colore giallo oro per il tuorlo d’uovo, con l’uva passa che segnala occhi e bocca. E’ cambiato però il comandante, dopo il congedo controverso e voluto dall’alto del colonnello Daniel Anrig: da quasi un anno è il mite e operoso Christoph Graf ad aver assunto le redini della gloriosa istituzione pontificio-rossocrociata. Se il piatto preferito da Anrig era la torta al formaggio (Käsekuchen), quello di Graf  è lo spezzatino di vitello alla panna, accompagnato dal riso. Nel libro si ritrovano i piatti preferiti da Giovanni Paolo II  (es: ‘involtini alla polacca con contorno di crauti rossi’) , Benedetto XVI (es: ‘Würstel di Ratisbona all’insalata’), Francesco (es: Colita de quadril), ma anche quelli degli ufficiali e di eminenti personalità vaticane: si va così dal ‘risotto al vino rosso’ al ‘papet vaudois’, dai ‘Wiener Schnitzel’ agli ‘gnocchi alla vaticana’. Gran parte delle foto (molto belle), che illustrano in genere il libro e le singole, dettagliate ricette sono di Katarzyna Artimiak. Un ringraziamento per il sostegno alla stampa di questa edizione in lingua italiana va alle parrocchie della città di Friburgo e all’ambasciata di Svizzera presso la Santa Sede.