VALLI INTERVISTA RUSCONI (CON PREMESSA MEDIATICA SINODALE) – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 13 ottobre 2019

 

Riproduciamo volentieri l’intervista su Sinodo e dintorni rilasciata da Giuseppe Rusconi a Aldo Maria Valli, che l’ha pubblicata venerdì 11 ottobre sul suo blog “Duc in altum” (vedi https://www.aldomariavalli.it/2019/10/11/il-prossimo-sinodo-facciamolo-direttamente-nella-sede-onu/) . In apertura una nostra premessa su una curiosità mediatica sinodale…

PREMESSA SU UNA CURIOSITA’ MEDIATICA SINODALE

Prima di riprodurre l’intervista rilasciata giovedì sera 10 ottobre 2019 a Aldo Maria Valli, una premessa riguardante un episodio assai curioso capitato in Sala Stampa Vaticana.

Venerdì 11 ottobre, dopo il tradizionale ‘briefing’, ci viene segnalato da un attento collega che sul bancone dell’atrio d’ingresso della Sala, accanto ai consueti ‘Bollettini’, emerge  una robusta risma di fotocopie di un articolo che “è una risposta indiretta alla tua domanda di martedì sull’infanticidio indio al card. Barreto”. Incuriositi, andiamo subito a vedere. E che scopriamo? E’ vero, dal bancone occhieggia una collinetta di fotocopie dell’articolo apparso su ‘Avvenire’ dello stesso venerdì sul tema proprio dell’infanticidio indio. Ohibò, che novità è questa…l’articolo di un quotidiano sul bancone? E’ da alcuni anni che una direttiva della Sala Stampa vieta di depositare sul bancone materiale che non siano Bollettini, libretti delle messe papali, documenti pontifici, documenti dei dicasteri. Che ci fa lì l’articolo di’ Avvenire’?

Subito ci viene da escludere che l’iniziativa sia stata della Sala Stampa. Ma di chi allora? Forse della Commissione per l’informazione del Sinodo panamazzonico, guidata dal prefetto Paolo Ruffini e che comprende anche il Turiferario Maggiore Andrea Tornielli?  Che ‘Avvenire’ sia stato promosso dalla Commissione a voce ufficiale del Sinodo? Un po’ esagerato, forse (nonostante gli sforzi turiferari sovrumani della Falasca). Che l’articolo di ‘Avvenire’ sia stato considerato documento sinodale, dunque de facto di un dicastero? E perciò distribuito (con gran spreco di carta) ai giornalisti con l’intento (naturalmente velinaro)  di integrare, di completare l’’informazione sull’argomento? Tale ipotesi è in verità assai suggestiva…

Il fatto è che l’articolo stesso di ‘Avvenire’, anche prescindendo dal suo utilizzo,  appare come un altro autogol alla Comunardo Niccolai. Già il titolo su sei colonne a pagina 22 (con richiamo in prima pagina) è disastroso. Leggiamolo: “Gli infantiDICI? Quasi scomparsi”. Passi per lo strafalcione dovuto o alla fretta o a un macabro burlone. Ma quel ‘quasi’ intanto è un ‘ammissione che ce ne sono ancora oggi (come abbiamo detto e scritto, in una ventina di popoli su circa 400). Poi: se gli infanticidi sono quasi scomparsi, perché dedicare al tema una mezza pagina di giornale?

Andiamo avanti: nel sommario in apertura si legge: “All’attenzione del Sinodo un tema non affrontato in assemblea”. Ma il Sinodo è l’assemblea! Allora se il tema non è stato discusso in aula, perché dedicargli una mezza pagina di giornale, ‘rubandola’ ad altri temi emersi nel dibattito?

Veniamo al testo. Quando scopriamo su ‘Avvenire’ un articolo a firma di Lucia Capuzzi, lo leggiamo volentieri e di solito lo troviamo interessante, perché ci sembra che riferisca con equilibrio e con rigore di vicende internazionali, sovente latino-americane. Stavolta però Lucia l’ha fatta grossa. A parte il tentativo palese e demagogico di associare chi solleva il tema dell’infanticidio odierno di una piccola minoranza di popoli indigeni agli “sterminatori di nativi”, a un certo punto della prima di sei colonne leggiamo: “Qualche giorno fa il cardinale peruviano Pedro Barreto, vescovo di Huancayo e vice-direttore della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam), aveva smentito che la pratica fosse diffusa tra venti popoli indigeni della regione”. E no, cara Lucia, qui non ci siamo… hai diffuso una ‘fake news’ (forse contagiata dall’aria di casa). Il cardinale Barreto, rispondendo alla nostra domanda, ha detto: “Con tutto il rispetto non ho mai sentito dire che venti popolazioni amazzoniche praticano l’infanticidio”. Ovvero: il cardinale non ha detto che l’infanticidio indio non esiste, ma che non ne ha mai sentito parlare. Sono due cose differenti. O no?

Torniamo alla Commissione sinodale per l’informazione e concludiamo:  ma se l’articolo di ‘Avvenire’ è stato stampato in tante copie  (e in tutta fretta…nessuno si è accorto dello strafalcione nel titolo su sei colonne… InfantiDICI…troppi beveraggi amazzonici?) a beneficio della completezza dell’informazione giornalistica sul Sinodo, anche ‘Rossoporpora’ può sperare di godere dello stesso trattamento entro la fine dell’assise?

 

ALDO MARIA VALLI INTERVISTA GIUSEPPE RUSCONI: IL PROSSIMO SINODO? FACCIAMOLO DIRETTAMENTE NELLA SEDE ONU (dal blog ‘Duc in altum’, 11 ottobre 2019)

Cari amici di Duc in altum, il sinodo pan-amazzonico procede a grandi passi (ma verso dove?) e nella sala stampa della Santa Sede si susseguono gli incontri che ne illustrano (o dovrebbero illustrarne) i lavori. Così è successo anche martedì 8 ottobre, quando il mio amico e collega Giuseppe Rusconi, vaticanista ticinese di lungo corso e di elvetica scrupolosità, con una delle sue domande di chirurgica precisione ha messo in palese difficoltà il cardinale Barreto a proposito del fenomeno dell’infanticidio praticato in alcune tribù indie.

Ho preso dunque spunto dall’episodio per chiamare Giuseppe e fare due chiacchiere con lui. Sempre utili e illuminanti.

 A.M.V.

Ciao Giuseppe. Con la tua domanda sugli infanticidi amazzonici, durante la conferenza stampa dell’8 ottobre in Vaticano, hai costretto all’angolo il cardinale gesuita Pedro Barreto. Bravo. Un colpo degno del miglior Cassius Clay. Quale la tua impressione alla fine del match… ops, scusa… volevo dire della conferenza stampa?

È perlomeno curioso che il cardinale Barreto, vicepresidente della rete ecclesiale panamazzonica, dica di non aver mai sentito parlare dell’infanticidio persistente presso alcune delle tribù indie. È un problema che non esiste solo nel Brasile amazzonico, ma è conosciuto ad esempio anche sull’altopiano boliviano. Per di più in Brasile il parlamento ne sta discutendo già da diversi anni e una proposta di legge per vietare l’infanticidio indigeno è già stata approvata nel 2015 dalla Camera dei deputati. Ora è in Senato. Il cardinale Barreto mi ha invitato vigorosamente a portare le prove documentate delle mie asserzioni. È ciò che ho fatto qualche ora dopo nel mio blog rossoporpora A me comunque sembra già chiaro che, se un parlamento discute di un disegno di legge per l’abolire l’infanticidio indigeno, ciò significa che l’infanticidio indigeno esiste. Non è che si debba fare l’università per capirlo. A proposito poi della risposta che Barreto – che è anche co-presidente del Sinodo pan amazzonico – ha dato circa la pubblicazione su un sito legato alla Conferenza episcopale brasiliana (il Consiglio indigenista missionario, Cimi) del testo di un’audizione sul tema dell’antropologa Rita Laura Segato, devo dire che ha ragione: nella Chiesa non ci può essere spazio per tali asserzioni. Però sebbene Barreto abbia negato che questo sia potuto accadere, devo confermare che, purtroppo per lui (e per la Chiesa brasiliana), il testo della Segato era sul sito del Cimi (poi ieri è scomparso, e oggi è riapparso…).

In generale, che idea ti sei fatto di questo sinodo amazzonico? Dove vogliono arrivare?

Per la verità (e l’ho detto ieri anche al cardinale Lorenzo Baldisseri, incontrato per caso mentre andavo a prendere il tram) temo che il Sinodo sia in sostanza molto simile a un incontro mondiale promosso da un’agenzia dell’Onu. Tanto è vero che ho proposto al cardinale di organizzarlo la prossima volta direttamente a New York o a Ginevra, invitando anche la nuova “santa” Greta Thurnberg, con tutti i partecipanti d’Oltreoceano a spostarsi in barca a vela. Baldisseri – un diplomatico di carriera, anche spiritoso, un pianista provetto oggi in veste di pompiere con idrante incorporato – sa ascoltare, ma ha insistito naturalmente che i sinodi si devono tenere a Roma, simbolo  dell’unità ecclesiale. Tuttavia non si può negare che il documento base di lavoro del Sinodo pan-amazzonico è un testo che sembra partorito da una parte dalla sezione Riscaldamento globale dell’ONU, dall’altra da ambienti ecclesiali che postulano una Chiesa arcipelago con tante isole dal volto proprio. A proposito di quest’ultimo punto non si può non notare che nel Sinodo (già a livello di ispirazione) la presenza tedesca è rilevante: è la Chiesa tedesca di Germania a sostenere finanziariamente il servizio missionario amazzonico. E tra i brasiliani quelli di origine tedesca sono in prima linea nel propugnare una cosiddetta “Chiesa dal volto amazzonico”. I tedeschi poi stanno preparando il loro Sinodo: quello amazzonico è dunque un Sinodo-test anche per il successo delle loro idee fondamentalmente anti-romane.

Avrai seguito anche tu la sconcertante cerimonia del 4 ottobre nei giardini vaticani. Poiché sei un frequentatore di monsignori di curia e cardinali, ti chiedo: possibile che nessuno si sia opposto? O che, per lo meno, dopo la cerimonia, nessuno abbia sentito il bisogno di prendere le distanze?

Un po’ dappertutto, in politica, nel sociale, nella cultura e anche dentro la Chiesa dilaga la follia del pensiero unico che dell’intolleranza verso il diversamente pensante fa la sua bandiera. Ciò spinge molti a tacere o a fingere un allineamento che in realtà non hanno… ma la paura fa novanta! Gli strumenti per reprimere il dissenso sono tanti e variegati, sia per l’ecclesiastico che per il giornalista. E chi è in carriera cerca di starsene ben coperto per non rovinare le sue possibilità di avanzamento. Regna una grande ipocrisia, accanto al fanatismo di coloro che perseguono con feroce volontà la loro agenda per una “nuova Chiesa”, allineata ai voleri del mondo. E la grande ipocrisia è emersa anche riguardo ai penosi e grotteschi riti “amazzonici” praticati nella cerimonia del 4 ottobre dentro i giardini vaticani. Tanti, ma proprio tanti, dentro di sé erano indignati. Ma non l’hanno dato a vedere.

Vicenda Scalfari. Ancora una volta l’oracolo ha parlato e dalla sala stampa è arrivata una smentita imbarazzata. A che gioco si sta giocando? Perché questa ambiguità?

Ieri c’è stato il comunicato della Sala stampa vaticana. Oggi la dichiarazione indubbiamente netta di Paolo Ruffini, prefetto del dicastero della Comunicazione vaticana. Che dire? Qualche tempo fa, il 21 novembre 2013, Scalfari ha lungamente risposto, presso la Stampa estera di Roma, a una nostra domanda sui suoi rapporti con Jorge Mario Bergoglio (vedi in Rossoporpora: “Scalfari: ho attribuito al Papa alcune cose non dette”). Da sempre Scalfari non usa il registratore, ma ascolta e si fida della sua memoria. Il Papa lo sa, eppure l’ha ricevuto più volte. L’ultimo articolo di Scalfari contiene affermazioni gravissime per la fede, attribuite a Francesco. Il Papa con quasi assoluta certezza non ha pronunciato le parole riportate nell’articolo di Scalfari. E tuttavia uno si chiede: ma se un giornalista supercollaudato come Scalfari le ha presentate così, non è che in ogni caso Francesco si sia espresso in modo tale da rendere in qualche modo possibili interpretazioni di tal fatta? Se sì, sì; se no, no, dice il Vangelo. Però se qualcuno si esprime con un Sì, però comunque ma tuttavia fate voi… non ci si può sorprendere del tutto se l’interlocutore recepisce a suo modo!