ABUSI/STAMPA ESTERA: CATTOLICI CONSERVATORI, SODOMA-MARTEL – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 20 febbraio 2019

 

Ieri, martedì 19 febbraio, alla Stampa estera di Roma la voce di gruppi cattolici conservatori e internazionali alla vigilia del ‘summit’ vaticano sugli abusi sessuali riguardanti minori. Una conferenza-stampa in cui si è molto ascoltato. Questa mattina, mercoledì 20 febbraio, l’incontro con la stampa estera di Frédéric Martel, autore di ‘Sodoma’: tanti i punti interrogativi, tanta la spocchia radical-chic, latitanti le prove.

 

Ieri pomeriggio martedì 19 febbraio è accaduto un fatto non banale: i rappresentanti di consistenti gruppi cattolici conservatori – provenienti da sette Paesi – hanno potuto esprimere la loro opinione sulla crisi morale della Chiesa in una conferenza-stampa nella sede della Stampa estera di Roma. Una sede che abitualmente ospita pletore di conferenze-stampa a senso unico sull’immigrazione e che in questi giorni ha accolto – sul tema degli abusi sessuali nella Chiesa - tutta una serie di incontri con associazioni cattoliche ‘progressiste’ oppure di carattere istituzionale (come quello con padre Federico Lombardi).

Ci è stato dato di introdurre e moderare la conferenza-stampa di ieri, che si è svolta in un clima rilassato e propizio alla riflessione su quanto è stato proposto dai relatori. C’è stato dunque un bell’ascolto di ragioni spesso volutamente ignorate dai grandi media (soprattutto quelli italiani, ‘giornaloni in testa’ asserviti alla nota lobby e cattofluidi quale ruota di scorta).  Poi le ragioni si possono condividere totalmente, in parte, per niente; ma intanto le si ascolta invece di respingerle pregiudizialmente.

Quale le considerazione più importante emersa dalla conferenza-stampa? Il summit vaticano sulla “tutela dei minori” (ancora a gennaio previsto come “protezione dei minori e degli adulti vulnerabili”) sarà un fallimento se non si chinerà seriamente sui perché degli abusi sessuali all’interno della Chiesa. E su uno dei perché, il più importante, lasciamo rispondere don Fortunato di Noto, fondatore quasi trent’anni fa dell’Associazione Meter (difesa e tutela dei minori contro ogni forma di abuso), che – in un’intervista del 14 febbraio a La Nuova Bussola Quotidiana – ha dichiarato: “Il problema serio, e lo sappiamo tutti, è l’altissima percentuale di abusi sessuali da parte di sacerdoti/religiosi (e anche religiose) con spiccate tendenze omosessuali. Sono tante le dichiarazioni, mai smentite, in merito. Abusi con minori con età oltre i 14 anni”.

 Non saranno certo le dichiarazioni cattofluide minimizzatrici del cardinale Blase Cupich (membro del Comitato organizzatore del summit vaticano, uno della ‘covata’ dello scardinalato e spretato Edgar McCarrick) a convincerci che don di Noto – uno invece che parla per (grande) esperienza di vita - ha torto.

La conferenza-stampa è incominciata con un lieve ritardo, avendo i relatori partecipato a una manifestazione silenziosa a piazza San Silvestro, sulle orme dei Veilleurs francesi-Manif pour tous  e delle Sentinelle in piedi italiane. Un centinaio di persone si è disposto a quadrato sulla piazza restando in silenzio per un’ora. Un silenzio che naturalmente ha attirato l’attenzione sia dei passanti che dei media: era infatti un silenzio che intendeva rompere un altro silenzio, quello dei vescovi all’interno della Chiesa a proposito di omosessualità (parola che da qualche tempo è stata bandita pubblicamente de facto in Vaticano). Perciò la manifestazione è riuscita, aprendo quantomeno una breccia nel muro dell’omertà.

Alla conferenza-stampa - onorata dalla presenza di un buon numero di importanti media stranieri – hanno partecipato John Smeaton (GB), presidente della Society for the Protection of the Unborn Child; Michael Matt (USA), direttore della rivista Remnant; Scott Schittl (Canada), rappresentante del portale Life Site News; Julio Loredo (Perù), socio fondatore di Tradicion y Accion por un Perù Mayor; Jean-Pierre Maugendre (Francia), presidente di Renaissance Catholique; Arkadiusz Stelmach (Polonia), vice-presidente dell’Istituto Piotr Skarga; Roberto de Mattei (Italia), presidente della Fondazione Lepanto.

Di seguito alcune delle considerazioni proposte dai relatori, espresse nella piena autonomia di pensiero di ognuno. Sono tratte sia dalla loro breve introduzione che dalle risposte date alle domande dei colleghi della Stampa nella conferenza-stampa che è durata per un’ora e mezzo.

Roberto de Mattei/1: “Se il vertice dei presidenti delle conferenze episcopali del mondo riuniti da papa Francesco si limiterà a trattare gli abusi sui minori, come annuncia il titolo del summit, senza affrontare- ad esempio – la questione dell’omosessualità nella Chiesa,sarà un incontro destinato al fallimento, perché non risalirà alle vere cause del problema”

Roberto de Mattei/2: “Gli Stati moderni che condannano la pedofilia promuovono l’omosessualità; oggi gli uomini di Chiesa hanno paura di essere definiti ‘omofobi’ “.

Roberto de Mattei/3: “Il libro di Frédéric Martel, “Sodoma” rappresenta il tentativo di esercitare una minacciosa pressione mediatica sui vescovi che si riuniscono a Roma, riducendoli al silenzio”.

Roberto de Mattei/4: “Il nostro è un appello ai presidenti delle Conferenze episcopali, riuniti a Roma, e ai vescovi di tutto il mondo, perché qualcuno tra loro abbia il coraggio di levarsi in piedi e rompere il silenzio, come ha fatto l’arcivescovo Carlo Maria Viganò”

Roberto de Mattei/5: “ Scopo del summit? E’ inserito in un’agenda di eventi successivi all’Amoris laetitia, che mirano a riorientare la Chiesa Cattolica. In tal senso va anche inteso lo sforzo imponente fatto per organizzare e controllare il vertice. Tra i membri del Comitato organizzatore i cardinale Cupich e Marx sono molto ideologici e puntano chiaramente in una direzione precisa. Non sappiamo però quel che accadrà nel summit perché bisogna considerare che la Chiesa non è una caserma ed è lecito discutere e criticare. Se nulla cambierà rispetto al programma pilotato, ciò vorrà dire che il summit si sarà rivelato un fiasco perché non avrà approfondito le ragioni vere della crisi che sta attraversando la Chiesa di oggi”.

John Smeaton: “Bisogna rompere il silenzio, ma non è facile. I vescovi di Inghilterra e Galles sono ad esempio andati già più in là dello Stato nell’indottrinamento lgbt nelle scuole cattoliche “

Michael Matt: “Già agli inizi del Duemila i cattolici americani erano furibondi per quanto emerso sugli abusi sessuali. Qualcuno ufficialmente li rassicurò promettendo di prendere provvedimenti adeguati. Era il cardinale McCarrick. Capirete che oggi lo scoraggiamento e l’ira sono ancora maggiori.

Scott Schittl: “La Chiesa – e soprattutto i suoi pastori – i padri delle anime – devono nutrire il loro gregge, devono insegnare le verità indipendentemente da quanto sia difficile o politicamente scorretto. Questa è la vera misericordia, questa è la vera cura pastorale”.

Julio Loredo: “Io non credo affatto che l’abolizione del celibato sacerdotale sia il rimedio più efficace contro gli abusi sessuali. Il rimedio più efficace sono la preghiera e la buona formazione sacerdotale, contrastando quindi l’ambiente di lassismo morale, liturgico e dottrinale introdottosi nei seminari negli anni Sessanta. Il resto lo fa la grazia divina, nella quale dobbiamo confidare”.

Jean-Pierre Maugendre: “Che la Chiesa abbia bisogno di una riforma è indiscutibile. Ma occorre sapere quali sono i principi che guideranno questa riforma. E qui voglio ricordare la riflessione di buon senso che faceva Jacques-Bénigne Bossuet, allora vescovo di Meaux, alla fine del XVII secolo: Dio ride degli uomini che compiangono gli effetti di cui prediligono le cause”

Arkadiusz Stelmach: Anche la mia amata Polonia non è esente dal flagello. Stiamo lottando contro la crisi della fede, che si manifesta nel calo delle vocazioni al sacerdozio, nel declino delle pratiche religiose specialmente tra i giovani, nel flagello dell’immoralità, nella promozione dell’omosessualità e dell’ideologia gender. Tutto ciò coincide con gli attacchi sempre più furiosi contro la Chiesa in Polonia da parte di nemici esterni”.

 

FREDERIC MARTEL ALLA STAMPA ESTERA: L’AMBIZIONE DI SDOGANARE L’OMOSESSUALITA’ NELLA CHIESA, CON IL DOVUTO GUADAGNO. INTERVISTATE ANCHE GUARDIE SVIZZERE?

 

Questa mattina la Sala Stampa estera di Roma ha ospitato la conferenza-stampa (a tratti non poco movimentata) di Frédéric Martel, autore del libello ‘Sodoma’ che – se vogliamo arrivare al punto – ambisce a sdoganare (più di quanto già oggi de facto non lo sia) l’omosessualità praticata nella Chiesa. Il Martel, tipico intellettuale della rive gauche au caviar (spocchia compresa), nel suo libro riferisce di episodi veri o presunti attinenti al tema, dicendo di aver colloquiato negli ultimi quattro anni tra l’altro con 41 cardinali, 52 vescovi, 45 nunzi apostolici e 12 guardie svizzere. Su quest’ultima informazione ha poi precisato che si tratterebbe di 3 guardie in servizio e 9 ex. Non solo: con un coup de théâtre ci ha mostrato (da lontano) quella che lui sostiene essere la mail di una guardia svizzera. A questo punto e a tale proposito – anche perché www.rossoporpora.org si occupa non raramente di Svizzera -  sarebbe non solo utile, ma necessaria una presa di posizione da parte del comandante della Guardia Svizzera Pontificia colonnello Christoph Graf.

Il fatto è che Martel, richiesto di fornire le prove di tutti questi suoi colloqui in quattro anni, mostra e-mail e selfie (con l’uno o l’altro cardinale). Se resta a questo livello di prova, si può già dire che la credibilità complessiva del pamphlet (al di là dell’esistenza indubbia del problema concreto) tende verso lo zero e il tutto appare anche – oltre alla dichiarata ambizione di sdoganamento dell’omosessualità nella Chiesa cattolica – come una riuscita e colossale operazione pubblicitaria (con una tempistica ben studiata) che ingrasserà le tasche dello stesso Martel (e dei suoi editori).

Saremmo curiosi di sapere come il Martel si è presentato a tutti quei personaggi di cui ha vantato le confidenze su un argomento molto delicato. Richiesto di precisare come ha potuto (secondo lui) colloquiare in breve tempo con tanti ecclesiastici di rango su un tema tabù, il Martel ha testualmente risposto che è stata una questione “di seduzione, perché la maggior parte di loro sono omosessuali”.

Dalla conferenza-stampa abbiamo poi appreso altri dettagli interessanti:

. il Martel è vicino alla sinistra cattolica francese e ha collaborato con il mensile Esprit;

. il Martel reputa che la maggioranza del Collegio cardinalizio sia gay (come faccia a dirlo, non l’ha saputo spiegare);

. il Martel in un primo tempo non apprezzava papa Francesco, “gesuita, argentino, peronista, con le sue mezze verità che spesso erano mezze menzogne”. Poi è stato folgorato sulla via di Santa Marta e ha “incominciato ad amare questo Papa, preso nella trappola dell’estrema destra in modo ignobile, con bugie generalizzate, accusato di essere progressista da cardinali omofobi in larga maggioranza con la doppia vita”;

. il Martel ha poi accusato alcuni cardinali (tra cui qualche eminente conservatore) di essere stati omosessuali, di essere andati a prostitute, di aver abusato di seminaristi e di preti. L’ esprit de finesse della pregiata categoria cui appartiene gli ha suggerito naturalmente di accusare persone ormai morte da tempo. Certo c’è un piccolo dettaglio: non possono più difendersi, non gli possono più rispondere. Com’ è bravo Martel, bravo nell’infangare i morti. 

P.S. Segnaliamo che il 22 febbraio nel blog ‘Duc in altum’ di Aldo Maria Valli è apparsa, sotto il titolo “Per rompere il muro del silenzio”, anche un’intervista fattaci dal collega a proposito dell’incontro internazionale presso la Stampa estera promosso dai gruppi cattolici conservatori, di cui si riferisce più sopra. Vedi https://www.aldomariavalli.it/2019/02/22/per-rompere-il-muro-di-silenzio/ .