PAPA: PAESI BALTICI, VIGANO’ (CON PREMESSA SU CARDINALI ASSAI FLUIDI) – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 28 settembre 2018

 

Qualche nota sulla conferenza-stampa di papa Francesco di ritorno dai Paesi Baltici. Niente domande sul ‘caso’ Bergoglio-Viganò’. Intanto i cardinali Turkson e Bassetti criticano il decreto Salvini in materia di immigrazione e sicurezza: chissà se hanno letto i 42 articoli del testo (il presidente della Cei, no). E ‘Avvenire’ di stamattina, venerdì 28 settembre, impegnato nella guerra contro Salvini da mane a sera, trova modo di fare un clamoroso autogol…un incidente? No, ormai è un vizio!

PREMESSA: DECRETO SALVINI, LE INGERENZE DEI CARDINALI – PER L’OCCASIONE FROU FROU  - TURKSON (MA AVRA’ LETTO IL TESTO DEL DECRETO?) E BASSETTI (CHE IL TESTO NON L’HA LETTO).

 

Lunedì 24 settembre il Consiglio dei Ministri italiano ha approvato il “decreto sicurezza’, fortemente voluto dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini e dalla Lega. Il decreto, che consta di 42 articoli e sarà sottoposto all’esame del Parlamento (oltre che all’insidioso vaglio del Quirinale), modifica norme vigenti in particolare in materia di accoglienza (soprattutto richiedenti d’asilo), cittadinanza, centri di prima accoglienza, leggi antiterrorismo.

Tra le voci in ambito ecclesiale che hanno già voluto esprimere pubblicamente la loro opinione su un argomento così complesso e delicato troviamo ça va sans dire quelle del noto quotidiano catto-fluido Avvenire (che, en passant, secondo i dati della diffusione Ads di luglio è stata superato nelle vendite in edicola da La Verità e staccato da Libero...)  Il foglio dei vertici della conferenza episcopale italiana titola in apertura “Porte più chiuse” e nel sottotitolo parla di “meno protezione e meno integrazione per gli immigrati”, nonché – da fedele velina collinare - di “rischio di incostituzionalità”. Nell’occhiello annuncia che è “abolito il permesso per motivi umanitari”: Avvenire qui lascia intendere alle anime pie (generalmente poco informate) che ancora si abbeverano alla sua mangiatoia mediatica che l’orrendo, rozzo e crudele Salvini vuole  respingere pure i profughi che scappano dalla guerra. Fake news  (di cui Avvenire è comprovato maestro), poiché in realtà ai veri profughi continuano a essere riconosciuti lo status di rifugiato o, in subordine, la “protezione sussidiaria” (secondo le direttive europee). Invece la “protezione umanitaria”- ovvero la concessione di un permesso di soggiorno per ragioni di “eccezionale e temporanea gravità” - si era trasformata in un cavallo di Troia a beneficio di una folla di postulanti che di per sé non avrebbero avuto il diritto di ottenerla. Ora tale “protezione umanitaria” verrebbe precisata e limitata secondo il decreto a vittime di grave sfruttamento, motivi di salute, violenza domestica, calamità nel Paese d’origine, cure mediche e atti di particolare valore civile.

Intanto il loquace cardinale Peter Kodwo Appiak Turkson (un ghanese) ha voluto dire la sua sul decreto. Rispondendo a una domanda del Sir, l’agenzia della Cei, a margine di un convegno il 26 settembre presso la Sala Marconi di Radio Vaticana, ha rilevato tra l’altro che, considerato come il decreto legge debba passare in Parlamento, auspica “che lì ci siano persone in grado di vedere le cose diversamente per poter argomentare un nuovo sistema. Lo spero”. Aggiungendo una frase assai curiosa (ma l’uomo non è nuovo a sortite, diciamo così, originali…): “Quelli che arrivano qui, cercano condizioni per sperimentare la loro dignità”. Qualcuno si ricorda di qualche pur minimo cip dell’attuale prefetto del “Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale” nei giorni in cui lo stesso Parlamento italiano era impegnato a votare sulle cosiddette ‘unioni civili’ (stepchild adoption compresa)?

Anche il cardinale Gualtiero Bassetti, nella conferenza-stampa del 27 settembre (a fine lavori del ‘parlamentino’ della Cei) ha toccato l’argomento, rispondendo alle domande dei giornalisti.: “Il decreto Salvini è uscito in concomitanza con i nostri lavori. Non ho approfondito, sembra che possa essere ancora ritoccato. Mi preoccupa il fatto dell’abrogazione dei permessi di soggiorno per motivi umanitari, o la riduzione degli stessi, perché in questo modo si rischia di portare persone a futuro incerto. Oppure l’espulsione al primo grado di condanna, se basta questo mi sembra si faccia qualcosa che non è proprio in pieno con la costituzione che lo richiede. Quello che dico lo dico a pelle, non ho avuto tempo di leggerlo e di approfondirlo. Quando ci sarà la pubblicazione parleremo meglio”. Ancora: “Mi sembra molto restrittivo – ma deve essere ancora discusso, approfondito, deve ancora intervenire il presidente della Repubblica”( NdR: e ti pareva che potesse mancare un’esortazione all’amico Colle?) Cara eminenza, ma “se non ha avuto tempo di leggerlo e di approfondirlo”, che parla a fare? Un presidente della Cei si esprime pubblicamente “a pelle” su un argomento di tale delicatezza e complessità? Suvvia…

Al limite del grottesco un ‘Secondo noi’ che Avvenire di oggi, venerdì 28 settembre, ha dedicato a pagina 5 a Matteo Salvini e alle sue affermazioni di ieri (giovedì 27 settembre) in risposta ironica alle preoccupazioni del presidente della Cei sul decreto immigrazione e sicurezza. Punto sul vivo, Avvenire dà un consiglio a Salvini: “Prima di rilasciare dichiarazioni, Salvini si impegni a sapere di cosa parla”. Bravi gli avveniristi… e così fustigano inconsapevolmente il loro editore. Proprio un bel servizio reso al cardinale Bassetti (vedi sopra)…

 

PAESI BALTICI E SARACINESCA SU CARLO MARIA VIGANO’ NELLA CONFERENZA-STAMPA IN AEREO NEL RITORNO DA TALLIN (ESTONIA), A CONCLUSIONE DEL VIAGGIO PAPALE DAL 22 AL 25 SETTEMBRE IN LITUANIA, LETTONIA, ESTONIA

 

Temi della conferenza-stampa/Greg Burke, direttore della sala Stampa Vaticana/1: Cerchiamo di rimanere in tema – questo l’abbiamo detto tante volte –, parlare del viaggio. Certamente incominceremo con i giornalisti locali di ogni Paese, però cerchiamo nella conferenza stampa di parlare del viaggio nei Paesi Baltici. (…) Rimaniamo sul viaggio…

Temi della conferenza-stampa/Papa Francesco/1: Vi ringrazio tanto per il servizio che voi offrite alla gente su questo viaggio, che è la cosa più importante della vostra comunicazione: cosa è accaduto lì… Ci sono cose molto interessanti in questo viaggio, e mi aspetto le domande in questo senso.

Temi della conferenza-stampa/Greg Burke/2: Grazie, Santo Padre; con le domande sul viaggio abbiamo finito.

Temi della conferenza-stampa/Papa Francesco/2: Benissimo. Vorrei dirvi io qualcosa su alcuni punti del viaggio che ho vissuto con una speciale forza. Un procedere inconsueto che Alessandro De Carolis così racconta su Vatican News: A un certo punto è l’intervistato a pungolare i giornalisti sul volo di rientro da Tallinn, a chiedere “domande sul viaggio”, frenando le altre che fremono sui taccuini” (NdR: da notare quello spavaldo ‘pungolare’ e quel pudico ‘frenando’…)

Poi… Una collega statunitense, Cindy Wooden (Catholic News Service) – ha rilevato Marco Tosatti nel suo blog Stilum Curiae (www.marcotosatti.com )- si è avvicinata per porre domande, “come aveva fatto nel viaggio di ritorno da Dublino Anna Matranga di CBS, ed è stata respinta con perdite”. Così ha commentato Cindy Wooden su twitter: “Abbattuta da papa Francesco. Voleva domande solo sul viaggio nei Paesi baltici. Ho detto che avevo domande senza risposta dal ritorno di Dublino. Erano domande di viaggio. Ma non di questo viaggio”.

Ancora sul ‘caso Bergoglio-Viganò … Jorge Mario Bergoglio, che palesemente voleva evitare di rispondere a domande sul suo persistente silenzio riguardo al memoriale del 26 agosto dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, ha comunque citato (pur non nominandolo) il prelato nella risposta non propriamente cartesiana sull’accordo sino-vaticano: “Quando c’è stato quel famoso comunicato di un ex Nunzio Apostolico, gli episcopati del mondo mi hanno scritto dicendo che si sentivano vicini, che pregavano per me”. Dapprima una notazione tecnica: mons. Carlo Maria Viganò non è un ex-nunzio, ma un nunzio apostolico emerito. Poi: persiste il silenzio di papa Francesco  -da lui stesso paragonato nell’omelia del 3 settembre a Santa Marta al silenzio di Gesù davanti alla ‘muta di cani selvaggi’ (!!!) – sul memoriale, detto sprezzantemente ‘comunicato’, come se fosse quello della bocciofila del villaggio che annuncia l’annuale festa in piazza. Certo ci pare di poter prestar fede alle indiscrezioni del collega Accattoli (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/809-accattoli-rusconi-scintille-a-valle-aurelia.html ) su una ‘risposta’ ormai pronta della Segreteria di Stato. Nutriamo invece più di qualche dubbio sulla possibilità che tale documento contenga anche una risposta chiara (sì – no ) concernente l’udienza papale del 23 giugno 2013 concessa a mons. Carlo Maria Viganò: Jorge Mario Bergoglio fu o non fu informato dall’allora nunzio apostolico negli Stati Uniti sul ‘caso’ McCarrick? Su questo punto una risposta è fondamentale per chi voglia comprendere bene quanto successo in questi ultimi anni in materia. Ovvero: quando Jorge Mario Bergoglio è venuto a sapere delle porcherie del cardinale McCarrick? L’ha saputo da Carlo Maria Viganò? Lo sapeva già, ma faceva finta di niente? Come ha agito dopo averlo saputo? Queste sono le domande più importanti cui il testo vaticano dovrebbe rispondere. Non menando il can per l’aia con riferimenti oggettivamente poco significativi a foto di incontri pubblici tra McCarrick e Viganò.

Papa Francesco, rispondendo alla domanda di una giornalista lituana che chiedeva il significato dell’espressione da lui usata per i Paesi baltici, “ponte tra Est e Ovest”. Forse sarebbe meglio essere parte dell’Occidente? “E’ vero… E’ evidente che voi fate parte oggi, politicamente, dell’Occidente, dell’Unione Europea, e avete fatto tanto per entrare nell’Unione Europea. Dopo l’indipendenza, subito avete fatto tutti gli adempimenti, che non sono facili, e siete riusciti a entrare nell’Unione Europea, cioè un’appartenenza all’Occidente. Avete anche rapporti con la Nato: voi appartenete alla Nato, e questo dice Occidente. Se voi guardate all’Oriente, c’è la vostra storia: una storia dura. Anche parte della storia tragica è venuta dall’Occidente, dai tedeschi, dai polacchi, ma soprattutto dal nazismo, questa è venuta dall’Occidente. E, per quanto riguarda l’Oriente, dall’Impero russo (Ndr: ma… e l’Unione Sovietica che occupò i Paesi baltici dal 1940 – con la parentesi nazista - fino agli inizi degli Anni Novanta?).  

Papa Francesco, rispondendo alla domanda di un giornalista lettone sui riferimenti fatti all’identità dei popoli baltici, su emigrazione e denatalità: “Nella mia patria, non conoscevo gente dall’Estonia e dalla Lettonia, mentre è molto forte – in termini relativi – l’immigrazione lituana. In Argentina ce ne sono tanti. E loro portano là la cultura, la storia, e sono fieri nel doppio sforzo di inserirsi nel Paese nuovo e anche di conservare la loro identità. Nelle loro feste ci sono gli abiti tradizionali, i canti tradizionali, e sempre, ogni volta che possono, tornano in Patria in visita… Penso che la lotta per mantenere l’identità li rende molto forti, e voi avete questo: avete un’identità forte. Un’identità che si è formata nella sofferenza, nella difesa e nel lavoro, nella cultura. E cosa si può fare, per difendere l’identità? Il ricorso alle radici, questo è importante. L’identità è una cosa antica, ma che deve essere trasmessa. L’identità si inserisce nell’appartenenza a un popolo, e l’appartenenza a un popolo va trasmessa. Le radici vanno trasmesse alle nuove generazioni, e questo con l’educazione e con il dialogo, soprattutto tra vecchi e giovani. E dovete farlo, perché è un tesoro la vostra identità. Ogni identità è un tesoro, ma concepita come appartenenza a un popolo.

Papa Francesco, rispondendo a una domanda di un giornalista lituano sull’accoglienza ai migranti (i neretti nella risposta sono nostri): “Il messaggio sull’apertura ai migranti è abbastanza avanti nel vostro popolo, non ci sono forti fuochi populisti, no. Anche l’Estonia e la Lettonia sono popoli aperti che vogliono integrare i migranti, ma non massicciamente, perché non si può, integrarli con la prudenza del governo. Abbiamo parlato di questo con due dei tre capi di Stato, e l’argomento l’hanno toccato loro, non io. E nei discorsi dei Presidenti, Lei vedrà che la parola “accoglienza”, “apertura” è frequente. Questo indica una volontà di universalità, nella misura in cui si può, per lo spazio, il lavoro, eccetera; nella misura in cui si possano integrare – questo è molto importante – e nella misura in cui non sia una minaccia contro la propria identità. Sono tre cose che io ho capito sulle migrazioni del popolo. E questo a me ha toccato molto: apertura prudente e ben pensata” (NdR: nel volo di ritorno dai Paesi Baltici Jorge Mario Bergoglio, un poliedro anche in materia di immigrazione, si è palesato de facto più in versione Salvini/Orban che Boldrini/Galantino…da notare in particolare quel “nella misura in cui non sia una minaccia contro la propria identità”)