MA IL CARDINALE PAROLIN E IL DIRETTORE VIAN LO SANNO? - di GIUSEPPE RUSCONI - www.rossoporpora.org - 8 maggio 2016

 

Dal 2 maggio 2016 il mensile “Donne Chiesa Mondo”, da quattro anni inserito ne 'L’ Osservatore Romano’, appare come rivista di 40 pagine a colori. E’ stato definito un rinnovamento di forma e di sostanza. Non solo dunque trasformazione grafica, ma anche allargamento del numero delle collaborazioni. Tra le nuove 'firme', però, emergono casi stupefacenti…

 

 

Era gremitissima martedì 3 maggio la sala della Filmoteca vaticana (dentro Palazzo San Carlo) per la presentazione del primo numero del nuovo “Donne Chiesa Mondo”, il mensile femminile de “L’Osservatore Romano”, che da inserto di 4 pagine del quotidiano ufficioso della Santa Sede passa a vera e propria rivista di 40 pagine a colori (finanziata da ‘Poste italiane’), che continua a uscire ogni 2 del mese, da questo numero in 18-20 mila copie.

Atmosfera di festa in sala: l’evoluzione clamorosa di “Donne Chiesa e Mondo è stata elogiata (pur se con sorridente sobrietà) dal cardinale Segretario di Stato e dal direttore del prestigioso quotidiano vaticano Giovanni Maria Vian. La coordinatrice redazionale Lucetta Scaraffia (nota femminista cattolica e nota postulatrice di un Sinodo dei vescovi con presenza di ‘madri sinodali’) ha poi informato su origine e concretizzazione dell’idea della nuova rivista, mentre sorella (di Bose) Elisa Zamboni ha riferito sul senso e sulla sostanza del contributo offerto dalla comunità guidata da Enzo Bianchi.  

Fin qui niente di particolarmente clamoroso, non foss’altro che in tempi di spendìng rewiew anche vaticana e dati gli obiettivi annunciati dal nuovo prefetto della Segreteria della Comunicazione mons. Dario Edoardo Viganò (presente in sala, ma defilato, in fondo e in piedi), l’uscita di questo nuovo mensile cartaceo, a colori e su carta pregiata, può suscitare qualche interrogativo non da poco, pur se per il momento il finanziamento è assicurato da Poste italiane.

Le perplessità diventano però ineludibili se si dà un’occhiata alla lista della trentina di ‘firme’ chiamate in uno spirito ‘dialogico’ a collaborare al nuovo mensile (vedi anche comunicato del 30 aprile 2016). Tra i nomi se ne notano subito due assai controversi (per essere gentili).

Dapprima quello della giornalista Daria Bignardi, attuale direttore di Rai 3, già conduttrice di due edizioni del “Grande Fratello” (per le quali è stata premiata, udite udite, con un ‘telegatto’) e del talk-show “Le invasioni barbariche”. La Bignardi è anche una delle firmatarie dell’appello del 21 febbraio scorso sulle unioni civili da parte di alcune centinaia di cosiddetti intellettuali al Parlamento. Tale l’esordio: “La legge Cirinnà rappresenta, oggi, l'occasione storica di fare un primo passo verso il riconoscimento di diritti civili e umani fondamentali”. Tale la conclusione: “Abbiamo oggi l'occasione di fare la Storia, chiediamo pertanto la celere approvazione della legge Cirinnà nella sua completezza (NdR: compresa anche l’adozione esplicita per le coppie omosessuali), permettendo all'Italia di unirsi al resto d'Europa e di sempre più Paesi del mondo nel riconoscimento di diritti fondamentali a tutti i suoi cittadini”. La Bignardi? Veramente rispettosa della dottrina sociale della Chiesa!

Il secondo nome è quello di Melania Mazzucco, scrittrice balzata all’onore delle cronache anche per il suo libro “Sei come sei” , la cui lettura - consigliata da docenti del liceo Giulio Cesare di Roma (un tempo roccaforte della destra) - ha suscitato come è noto una grave controversia cui è stata messa la parola fine (dopo una più che giustificata interpellanza parlamentare) da una del tutto insoddisfacente risposta governativa. La protagonista del libro è l’undicenne Eva, nata con la tecnica schiavistica dell’utero in affitto da madre armena e poi consegnata a due omosessuali conviventi. Uno dei due (Christian) muore e all’altro (Giose) non è concesso di occuparsi della bambina, per cui si ritira sull’Appennino. Eva si mette alla sua ricerca. Nel libro viene raccontata la scoperta dell’omosessualità da parte dell’allora sedicenne Giose con le parole che seguono (e della cui pubblicazione sul nostro sito ci scusiamo con chi ci legge… ma pensiamo che in questo caso ognuno debba potersi rendere conto senza filtri di quel che ha scritto una delle tanto magnificate nuove ‘firme’ del mensile femminile del quotidiano ufficioso della Santa Sede):

(un pomeriggio, dopo la partita, Giose indugia negli spogliatoi con il suo compagno di squadra, lo stopper Andrea Mariani) “Si inginocchiò, fingendo di cercare l'accappatoio nel borsone, e poi, con un guizzo fulmineo, con una disinvoltura di cui non si immaginava capace, ficcò la testa fra le gambe di Mariani e si infilò l'uccello in bocca. Aveva un odore penetrante di urina, e un sapore dolce. Invece di dargli un pugno in testa, Mariani lasciò fare. Giose lo inghiottì fino all'ultima goccia e sentì il suo sapore in gola per giorni. Il fatto si ripetè altre due volte, innalzandolo a livelli di beatitudine inaudita..."

Scrive tra l’altro la Scaraffia nell’editoriale del mese di maggio 2016: “Il nostro mensile trova il suo alimento proprio in quella rivoluzione intellettuale che le donne hanno operato nella cultura cattolica a cominciare dal secolo scorso”. E’ questo di Melania Mazzucco un esempio di quella ‘rivoluzione intellettuale’ che piace a “l’Osservatore Romano”? Non dubitiamo che la Scaraffia conosca la Mazzucco. Ma questa nuova ‘firma’ la conosce il direttore Giovanni Maria Vian? La conosce il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin? A loro la risposta. Che sia degna della storia de  “L’Osservatore Romano” (anche del “Non praevalebunt” in testata) e rispettosa della fede di tanti cattolici sempre più sconcertati.