QUEL BIMBO: PER AVVENIRE E’ TRIESTINO, PER TV 2000 E’ MESSICANO … - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 19 ottobre 2015

 

Qualche considerazione sul caso singolare del bambino che, secondo quanto raccontato nell'aula sinodale, ha spezzato un'ostia offrendone una metà al padre divorziato risposato. Per il quotidiano della Cei l'episodio è stato raccontato da un parroco di Trieste, padre sinodale per volontà del Papa. La tv della Cei, invece, ha dato la parola al vescovo messicano Garza, che rivendica la paternità del racconto...

 

 

Attorno all’episodio raccontato nell’aula del Sinodo e riguardante il bambino che ha spezzato l’ostia, offrendone una metà al padre divorziato risposato, si è sviluppata un’indecorosa gazzarra accusatoria e offensiva, con protagonista la fanfara di trombe e tromboni - accompagnata dai collaudati turiferari che sempre incensano il potere (qualsiasi esso sia) – che fanno da scorta sonora alla gioiosa (ma sempre più spesso incupita) macchina da guerra sinodale. A costoro vogliamo offrire due versioni contrastanti su attori e luogo dell’episodio. Tali versioni provengono ambedue dalla conferenza episcopale italiana. La prima è quella di ‘Avvenire’, quotidiano cartaceo e online della Cei; la seconda di Tv 2000, televisione sempre della Cei. Sono certo due fonti giornalistiche doc che hanno una loro ufficialità, specie se riportano fatti di cui sono protagonisti ecclesiastici italiani. Perciò sono in genere fonti attendibili, di cui anche noi ci serviamo. Nel caso in questione, per il nostro ultimo commento intitolato “Il bambino e le magnifiche sorti e progressive del Sinodo”, abbiamo attinto alle informazioni così dettagliate di ‘Avvenire’.

Vediamo i testi contrastanti.

. ‘Avvenire.it’ del 15 ottobre 2015

Sotto il titolo “Il bambino che ha commosso il Sinodo”, un collega serio e rigoroso come pochi, Luciano Moia, scrive tra l’altro: “In attesa di capire se l’impegno educativo costante e appassionato valga meno della sessualità sponsale, il Sinodo si commuove proprio per la storia di un bambino, figlio di una coppia di divorziati risposati. Un bambino che – come ha raccontato don Roberto Rosa, parroco di San Giovanni Apostolo a Trieste, durante la congregazione generale di questa mattina – spezza in due l’ostia per darne una metà ai genitori che non avrebbero potuto riceverla. Il parroco, come lui stesso ha riferito, stava distribuendo le particole, in occasione di una Messa per le Prime Comunioni. Il bambino difronte a lui ha preso l’ostia e l’ha spezzata a metà, consegnandone una parte ai genitori. Il sacerdote ha poi saputo che i genitori si erano trovati in più occasioni a tentare di spiegare al piccolo perché, divorziati risposati, non potessero accostarsi alla Comunione. Un ostacolo non da poco in un progetto di educazione alla fede che, come tutti i percorsi pedagogici, dovrebbe essere nutrito più di esempi e di gesti che non di parole.

E probabilmente anche a questo aspetto devono aver pensato i padri sinodali che, ascoltando il racconto, non si sono preoccupati di nascondere la loro commossa partecipazione”.

. Avvenire del 17 ottobre 2015

Lo stesso Luciano Moia (della cui onestà giornalistica oggettivamente non si può dubitare) ribadisce l’episodio in un articolo intitolato “Dilemma divorziati risposati: Possibile una linea comune” e sottotitolato “Il vescovo van Looy: sento interventi più propositivi dopo la storia del bimbo che ha dato l’ostia ai genitori”. Ecco l’incipit dell’articolo: “Un racconto che tocca il cuore, come quello proposto l’altro ieri nell’Aula sinodale da don Roberto Rosa, parroco di san Giovanni Apostolo, a Trieste, può servire ad arrotondare gli spigoli della riflessione? A sciogliere qualche irrigidimento giuridici sta e ad aprire spiragli verso un’apertura pastorale dove l’accoglienza viene anteposta alla norma, pur senza cancellarla? L’idea è stata suggerita dal vescovo di Gand, in Belgio, Lucas van Looy, secondo bcui, dopo aver ascoltato la storia del bambino che al momento della Prima Comunione ha spezzato l’ostia per dividerla con i genitori – divorziati e risposati – che non avrebbero quindi potuto riceverla, “gli interventi in Aula sono diventati più propositivi”.

. TV 2000 del 18 ottobre 2015 (comunicato stampa)

Sotto il titolo: Sinodo, vescovo messicano: “Sono stato io a raccontare la storia del bimbo che ha commosso l’assemblea” – Parla per la prima volta, a TV 2000, il vescovo messicano mons. Garza”, ecco l’incipit del comunicato-stampa.

Roma, 18 ottobre 2015 – Il bambino che ha spezzato l'ostia per darla ai suoi genitori divorziati risposati aveva studiato al catechismo “l'importanza di non tenere Gesù solo per se stessi ma di portarlo ai propri amici e alle proprie famiglie”. Così il vescovo messicano, mons. Alonso Gerardo Garza, della diocesi di Piedras Negras, in un'intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, ha motivato il gesto del bimbo verso i propri genitori. A raccontare la vicenda era stato nei giorni scorsi proprio mons. Garza durante i lavori del Sinodo. Una storia che ha commosso l'intera Assemblea sinodale.

QUALCHE DOMANDA SPONTANEA:

. Può essere che gli episodi siano stati due, uno a Trieste e l’altro in Messico? Non si può escludere del tutto.

. Può essere che gli episodi siano avvenuti nello stesso modo a Trieste e in Messico? Non si può escludere del tutto.

. Può darsi che Luciano Moia abbia preso un granchio in buona fede? Difficile, però -quando si deve scrivere in fretta - a volte capita a tutti di sbagliare.

. Può essere che uno dei due affabulatori abbia ‘scippato’ l’episodio all’altro? Non si può escludere del tutto.

. Può essere allora che un padre sinodale (il vescovo messicano? il parroco nominato al Sinodo dal Papa?) abbia mentito con l’intenzione di ‘valorizzare’ la sua presenza? Non si può escludere del tutto.

. In ogni caso,  se in tutta questa vicenda c’è stato un ‘falsario’ (come si scrive dai tutori del giornalismo autodefinitosi ‘vero’), è in www.rossoporpora.org oppure magari da qualche altra parte?

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