UCRAINA/HILARION: APPREZZO PAPA E PAROLIN, MA… - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 27 giugno 2014

 

In un’intervista all’agenzia russa  Interfax-religia il metropolita ortodosso Hilarion, ‘ministro degli esteri’ del Patriarcato di Mosca, saluta la ‘posizione del Papa e del Segretario di Stato Parolin’ che si sono astenuti da giudizi politici sulla situazione ucraina. Nel contempo Hilarion attacca duramente l’impegno ‘politico’ di impronta 'nazionalista' della chiesa greco-cattolica ucraina, associata al Patriarcato ortodosso ‘scismatico’ di Kiev.

 

 

Quanto è successo e sta succedendo in Ucraina influisce negativamente sul dialogo ecumenico tra la Chiesa di Roma e il Patriarcato di Mosca. Lo si sapeva da  tempo e ne sono state conferma sia la nostra intervista del 14 giugno al cardinale Koch (in www.rossoporpora.org) sulla possibilità di un incontro tra papa Francesco e il patriarca Kirill che l’intervento del metropolita Hilarion al Forum cattolico-ortodosso di Minsk (svoltosi dal 2 al 6 giugno scorsi). Tale intervento è al centro di un’intervista che il metropolita ha dato all’agenzia ‘di casa’ Interfax-religio e che è apparsa il 26 giugno sul sito della Chiesa ortodossa russa.

Hilarion mette subito le cose in chiaro: nel mirino “l’impegno politico troppo evidenziato della Chiesa greco-cattolica ucraina, così come alcune dichiarazioni nazionaliste del suo clero e dei suoi fedeli”. Gli ‘uniati’ – ha rilevato il metropolita ortodosso – non si sono limitati a sostenere i ribelli di piazza Maidan fin dal principio, ma con i loro fedeli e perfino loro sacerdoti hanno partecipato direttamente all’insurrezione”. Osserva qui Hilarion: “Non è un mistero per nessuno che il motore degli avvenimenti di Kiev sono persone originarie dell’Ucraina occidentale, dove risiede la maggior parte dei greco-cattolici”.

Già nel dicembre 2013, puntualizza il metropolita, “il vescovo greco-cattolico Boris Goudziak (ordinario per Francia e Benelux)  ha dichiarato con franchezza che la metà delle persone a piazza Maidan sono membri della nostra Chiesa.” Continua Hilarion: “Invece di chiamare alla riconciliazione e al dialogo politico, il clero greco-cattolico ha incitato i manifestanti ad atti sovversivi. Tanto che a dicembre (due sacerdoti) hanno chiesto ai loro fedeli di prendere le armi per farla finita con i ‘nemici’ dell’Ucraina”.

LE ACCUSE: RUSSIA COME ‘ENTITA’ DIABOLICA’

Nella ricostruzione degli avvenimenti il metropolita Hilarion va giù duro: “Dopo gli avvenimenti di gennaio, la dirigenza della Chiesa greco-cattolica ucraina ha accusato apertamente lo Stato russo di tutte le disgrazie del Paese. Alcuni membri della gerarchia, nelle loro dichiarazioni, hanno dipinto la Russia come se fosse un’entità diabolica. L’arcivescovo di Przemysl-Varsavia, Ivan Martiniak, ha pubblicizzato a inizio gennaio un video indirizzato ai suoi fedeli in cui tra l’altro dichiarava: Noi siamo confrontati con l’invasione del male, dell’odio, della menzogna contro il nostro popolo da parte di un impero che vuole dividere e annientare il nostro Stato”.

Proseguendo, Hilarion evidenzia che la gerarchia greco-cattolica ha incitato più volte i Paesi occidentali ad adottare misure severe contro la Russia. Ad esempio, “l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk ha effettuato diversi viaggi, esprimendosi non tanto da pastore cristiano ma piuttosto da uomo politico”. Non solo (e la cosa si indovina brucia particolarmente a Hilarion): “A febbraio Shevchuk e lo scismatico Filarete Denissenko (Ndr: patriarca ortodosso di Kiev) hanno chiesto al presidente degli Stati Uniti di intervenire nella crisi ucraina, aiutando il Paese a conservare la sua integrità territoriale”. Si sono succeduti poi gli appelli ai vescovi di tutto il mondo e ai responsabili dell’Unione europea, mentre che a maggio, in un incontro con le autorità canadesi, l’arcivescovo Shevchuk ha detto che “le sanzioni contro la Russia erano insufficienti”.

Hilarion rimprovera poi all’arcivescovo uniate attacchi anche al Patriarcato ortodosso di Mosca (“dipendente dallo Stato”). Le accuse, osserva Hilarion, sono “perfettamente ingiustificate”, perché “oggi la Chiesa russa è più libera di sempre”.

STRETTI RAPPORTI DEGLI UNIATI CON GLI ORTODOSSI ‘SCISMATICI’

Nella reprimenda di Hilarion verso Shevchuk trova largo spazio anche la questione esplosiva dei “rapporti stretti di quest’ultimo con il ‘Patriarcato di Kiev’ scismatico”. Rileva il metropolita: “Membri della gerarchia greco-cattolica e di quella scismatica hanno partecipato in più occasioni a cerimonie comuni. Nel febbraio scorso l’arcivescovo Shevchuk e il capo del Patriarcato di Kiev sono andati insieme a Washington, dove hanno partecipato al tradizionale pranzo di preghiera promosso dal presidente degli Stati Uniti”.

Ammonisce qui Hilarion: “Il dialogo tra Chiese è possibile solo se le due parti rispettano l’ordine canonico e le tradizioni di entrambe”. E aggiunge significativamente: “La nostra Chiesa, ad esempio, per principio non ha alcun contatto con comunità che si sono staccate dalla Chiesa cattolica, proprio perché essa ci tiene allo sviluppo delle relazioni ortodosso-cattoliche”

Nell’ultima parte dell’intervista il metropolita rileva che l’uniatismo è sempre stato un grande ostacolo alle relazioni ecumeniche. Qualcosa, in meglio, ha incominciato a cambiare poco dopo il Vaticano II, ma alla fine degli Anni Ottanta la rinascita delle strutture della Chiesa greco-cattolica ucraina ha di nuovo frenato lo sviluppo positivo.

APPREZZAMENTO PER PAPA FRANCESCO E IL CARD. PAROLIN

Osserva il ministro degli esteri del Patriarcato di Mosca: “Noi abbiamo espresso sovente le nostre preoccupazioni sulla stato delle cose alla gerarchia della Chiesa cattolica romana. Tuttavia non osserviamo nessun progresso reale nella soluzione del problema. Nonostante questo, a dispetto del deteriorarsi dei rapporti con i greco-cattolici ucraini, continueremo a sviluppare le nostre relazioni con la Chiesa cattolica romana a vari livelli”. Conclude Hilarion: “Noi apprezziamo la posizione di papa Francesco e quella del Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin che, nel contesto della crisi ucraina, si sono astenuti da ogni commento politico e, come la Chiesa ortodossa russa, spesso hanno invocato la pace sul suolo ucraino”.

Un intervento chiaro, netto, che non lascia campo a equivoci quello di Hilarion. Al momento risulta perciò arduo  immaginare una schiarita, che permetta di prefigurare una soluzione pacifica e feconda di sviluppi positivi nel gran groviglio politico-religioso che caratterizza la questione ucraina. Con le sue ricadute pesanti anche sul dialogo cattolico-ortodosso.