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    KAROL WOJTYLA: UN SANTO?

    KAROL WOJTYLA: UN SANTO? – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 29 marzo 2014

     

    Nella sua variegata e singolare antologia di interviste (Accanto a Giovanni Paolo II – Gli amici e i collaboratori raccontano, edizioni Ares) Wlodzimierz Redzioch riesce a far emergere nelle sue molteplici sfaccettature la personalità di un uomo connotato da grande umanità, che ha esercitato in un grado molto superiore alla media quelle virtù che oggi lo portano alla canonizzazione.

     

     

     

    Manca ormai un mese alla canonizzazione di Giovanni Paolo II (che diverrà santo insieme con Giovanni XXIII). Già tanti i testi pubblicati in relazione alla vita del Papa polacco. Altri certo – di rievocazione storica, di testimonianza personale, di riflessione su questo o quest’altro aspetto della vita o del magistero di Karol Wojtyla – se ne aggiungeranno nei prossimi giorni: un fenomeno normale, che ha anche i consueti risvolti commerciali.

    Tra le mani ci siamo ritrovati un testo assai originale, che ci sembra molto utile per comprendere meglio la persona di Karol Wojtyla: “Accanto a Giovanni Paolo II – Gli amici e i collaboratori raccontano” (edizioni Ares), una raccolta di interviste fatte dal vaticanista e scrittore polacco Wlodzimierz  Redzioch, trent’anni di Osservatore Romano alle spalle e accompagnatore per eccellenza di tanti pellegrini polacchi in visita al loro illustre connazionale.

    L’antologia non è un saggio su Karol Wojtyla, non è un’analisi critica di un pontificato che per certuni ha presentato anche qualche aspetto problematico. Ad esempio c’è chi ha storto il naso  - ma noi non siamo certamente tra questi - davanti al grande aiuto morale e materiale che Giovanni Paolo II ha dato a Solidarnosc negli Anni Ottanta (ed è da lì che il tarlo della libertà ha incominciato a erodere con incisività l’apparentemente immarcescibile impero sovietico, crollato poi pochi anni dopo come un castello di carte); altri hanno invece ritenuto problematico il suo comportamento in relazione a Marcial Maciel Degollado, il fondatore dei Legionari di Cristo che, con comportamenti gravissimi (tra l’altro abuso sessuale di seminaristi, altre immoralità varie in campo sessuale, abuso e corruzione in campo amministrativo, cocainomane), ha coperto di vergogna sia la sua creatura che la Chiesa tutta. Giovanni Paolo II – già molto malato - non sapeva? O sapeva poco? O, in ogni caso non sapendo a sufficienza, aveva optato per ‘proteggere’ una Congregazione fiorente di gioventù?

    Certamente i santi sono anch’essi uomini, hanno i loro limiti, possono commettere errori di valutazione nella loro vita. Pure da papi. Nonostante ciò, in loro il positivo sovrasta di gran lunga il negativo o il discutibile. E’ il caso anche per Karol Wojtyla, una persona che molti hanno considerato santo già quand’era in vita terrena, anche prima che la malattia lo trasformasse in testimone di una sofferenza certo sua, ma compartecipata da tanti altri nel mondo. Simbolo di speranza per milioni di persone, simbolo di chi non si arrende mai, anche nelle circostanze più sfavorevoli: ricordiamo ancora con commozione quel suo gesto forte d’umano orgoglio, quando a Berna nel giugno del 2004, nel catino dell’Allmend gremito da 14mila giovani, si oppose a chi – con buone intenzioni - voleva sottrargli i fogli del discorso in tedesco da lui appena incominciato con difficoltà.

    L’antologia di Redzioch ci restituisce pienamente l’umanità di Karol Wojtyla grazie alle voci di chi l’ha avuto come amico e/o ha collaborato con lui per ragioni certo amministrative, maturando però quel rispetto e quell’ammirazione che rendevano il servizio più intimamente partecipato. E’ come se l’autore ci presentasse l’orchestra di Giovanni Paolo II, in cui ogni strumento è necessario, diverso dagli altri, teso però a un’esecuzione armonica dello spartito.

    Il primo violino non poteva essere che il Papa emerito, già cardinale Joseph Ratzinger: “Mi è divenuto sempre più chiaro che Giovanni Paolo II fosse un santo”, ha voluto scrivere, rispondendo alle tante domande di Wlodzimierz Redzioch. Dall’appartamento papale giungono le voci del segretario storico, ora cardinale Stanislaw Dziwisz e di due dei ‘secondi segretari’, gli arcivescovi Emery Kabongo e Mieczyslaw Mokrzycki. Poi ascoltiamo le voci degli amici di lunga data, i cardinali Andrzej Maria Deskur e Stanislaw Nagy, il filosofo Stanislaw Grygiel, la dottoressa Wanda Poltawska (miracolata per intercessione di Padre Pio su richiesta di Karol Wojtyla). Tra i collaboratori emergono Joaquin Navarro Valls (la ‘voce’ di Giovanni Paolo II), monsignor Pawel Ptasznik (capo della sezione polacca della Segreteria di Stato), i cardinali Camillo Ruini e Angelo Sodano. Tra chi gli stava vicino ogni giorno ecco il gendarme vaticano Egildo Biocca (che lo ‘custodiva’ nelle tante gite), l’archiatra pontificio Renato Buzzonetti, il fotografo Arturo Mari. Nella sezione ‘Testimoni’ emergono il cardinal Tarcisio  Bertone, il prelato dell’Opus Dei Javier Echevarria, il giornalista Gianfranco Svidercoschi. Finalmente, in “Verso la gloria degli altari” il cardinale prefetto Angelo Amato è accompagnato dal postulatore Slawomir Oder e da due miracolate, la suora francese Marie Simon Pierre Normand e la mamma costaricana Florybeth Mora Diaz..

    Qualche spunto da un testo vivace, piacevole, ricco di annotazioni preziose su pensiero e azione di Karol Wojtyla, pervaso soprattutto di umanità.

    Papa Wojtyla e la preghiera/1: “Ho provato sin dall’inizio una grande venerazione e una cordiale simpatia per il Metropolita di Cracovia. Nel pre-conclave del 1978 egli analizzò per noi in modo stupefacente la natura del marxismo. Ma soprattutto percepii subito con forza il fascino umano che egli emanava e, da come pregava, avvertii quanto fosse profondamente unito a Dio (Benedetto XVI)

    Papa Wojtyla e la preghiera/2: “La preghiera era il centro della sua vita, solo apparentemente frenetica. A conferma di ciò vorrei sottolineare che il cardinale Wojtyla aveva fatto mettere nella cappella dell’arcivescovado un tavolino con la lampada e delle carte…Gli serviva da scrivania: tutti i testi, i discorsi, gli articoli e i libri, lui li scriveva in cappella: pertanto erano frutti dell’incontro con Gesù eucaristico” (Stanislaw Dziwisz)

    Papa Wojtyla e il coraggio della verità: “Giovanni Paolo II non chiedeva applausi, né si è mai guardato intorno preoccupato di come le sue decisioni sarebbero state accolte. Egli ha agito a partire dalla sua fede e dalle sue convinzioni ed era pronto anche a subire dei colpi. Il coraggio della verità è ai miei occhi un criterio di prim’ordine della santità”. (Benedetto XVI)

    Papa Wojtyla e il regime polacco: “Il regime comunista mirava a creare divisioni nella Chiesa polacca e tentò di mettere il cardinale primate Wyszynski contro il cardinale Wojtyla. (…) Fu un errore di valutazione madornale; oltretutto, in questo modo, il regime favorì la creazione di due capi dell’opposizione anticomunista. Il cardinale Wojtyla era, in verità, completamente dedito alla causa della Patria e della Chiesa polacca.(…) Per questo motivo il regime subì un autentico choc dopo l’elezione di Wojtyla a Pontefice”. (Stanislaw Nagy)

    Papa Wojtyla, uomo allegro: “Mi lasci dire una cosa concreta che forse non è molto conosciuta: era un uomo allegro. Aveva un ottimo umore. Nella sua espressione esterna era facile al sorriso, ma con gli anni, per la rigidità muscolare dovuta al Parkinson, questo sorriso esterno aveva finito per scomparire. Invece nel suo cuore aleggiava sempre la gioia”. (Joaquin Navarro Valls)

    Papa Wojtyla e la vigilia di Natale: “Giovanni Paolo II cominciava la serata accendendo una candela alla finestra. Aveva inaugurato questa tradizione nel 1981, allorché il generale Jaruzelski dichiarò lo stato di guerra in Polonia; e con quella candela Wojtyla volle simboleggiare la vicinanza al suo popolo perseguitato. Compiuto quel gesto, si leggeva un brano del Vangelo, e solo allora aveva inizio la cena: secondo la consuetudine si preparavano dodici pietanze polacche. Dopo cena ci dedicavamo ai canti di Natale. Al Papa piaceva tanto cantare: lo facevamo ogni sera per tutto il periodo natalizio, fino al 6 gennaio” ( Mieczyslaw Mokrzycki)

    Papa Wojtyla e l’Italia: “Rimane emblematica la lettera indirizzata ai vescovi italiani nel 1994, sulle responsabilità dei cattolici nell’ora presente. Il Papa concludeva questa lettera scrivendo che all’Italia è affidato il grande compito di conservare e alimentare per l’Europa quel tesoro di fede e di cultura che è stato innestato a Roma dagli apostoli Pietro e Paolo. (…) Proprio in forza di questo suo radicamento la Chiesa italiana ha una particolare responsabilità in Europa e nel mondo”. (Camillo Ruini)

    Papa Wojtyla e l’Europa: “Il Papa non ha mai confuso il nazionalismo con il concetto di nazione e, parimenti, mai ha pensato che il concetto di nazione fosse superato e andasse abolito. Noi sappiamo quanto Giovanni Paolo II si sia battuto per l’Europa, ma per lui l’Europa non poteva prescindere dalle nazioni. E ogni nazione ha il suo ruolo, le sue caratteristiche, la sua fisionomia”. (Camillo Ruini)

    Papa Wojtyla in gita: “Verso le 13.30-14.00 si mangiava all’aperto: spesso consumavamo soltanto i panini. Con gli anni ci siamo attrezzati: portavamo due tende, una per la cucina, l’altra a disposizione del Santo Padre per permettergli di riposare riparato dal vento o dalla pioggia. Inoltre gli portavamo una sedia, sempre la stessa, che era diventata la sua preferita. Cucinavamo noi accompagnatori, e si faceva a gara per offrirgli le specialità più genuine e tradizionali. Dopo pranzo si prendeva il caffè, poi il Papa si ritirava. Molto spesso, prima di rientrare in Vaticano, accendevamo un falò e cantavamo i canti alpini, che a lui piacevano tanto”. ( Egildo Biocca)

    Papa Wojtyla e la malattia: “Era molto preciso nella segnalazione dei sintomi di cui soffriva. Lo faceva per la determinazione di voler guarire per tornare il più presto possibile al lavoro e, ancor prima, per poter pregare nella sua cappella: questo era l’atteggiamento che ha mantenuto fino all’ultimo. Giovanni Paolo II non ha mai mostrato momenti di scoramento davanti alla sofferenza, sempre affrontata con coraggio e consapevole accettazione. Come tutti i malati, non amava le iniezioni, ma le sopportava sperando nella guarigione”. (Renato Buzzonetti)

    Papa Wojtyla negli ultimi momenti/1: “Sei ore prima che morisse, don Stanislao mi chiamò. Sono salito nell’appartamento, sono entrato nella stanza e mi sono inginocchiato. Fu un trauma rivederlo steso in quel letto. Aveva la testa girata, ma quando il segretario gli disse: Santità, Arturo è qui, si è voltato verso di me e, sorridendo, mi ha sussurrato:Arturo, grazie di cuore per tutto. Nel suo sguardo c’era qualcosa di speciale. Si stava preparando per un altro incontro”. (Arturo Mari)

    Papa Wojtyla negli ultimi momenti/2: “Verso le 15.30 di sabato 2 aprile, il Santo Padre sussurra a suor Tobiana: Lasciatemi andare dal Signore… in lingua polacca. Don Stanislao mi riferisce queste parole solo pochi minuti dopo. Dopo le 16 il Papa si assopisce e perde progressivamente coscienza. Verso le 19 entra in coma profondo e poi in agonia. Alle ore 20 inizia la Messa celebrata ai piedi del letto del morente Pontefice. Celebra mons. Dziwisz insieme con il card. Jaworski, don Mietek e mons. Rylko. Canti polacchi s’intrecciano a quelli che giungono dalla piazza San Pietro gremita. Un piccolo cero brilla sul comodino accanto al letto. Alle 21.37 il Santo Padre muore. Dopo pochi minuti di stupito dolore viene intonato il Te Deum in lingua polacca e dalla piazza, d’improvviso, si vede illuminata la finestra della stanza da letto del Papa”. (Renato Buzzonetti)

    In “Accanto a Giovanni Paolo II “ c’è molto altro di interessante e anche commovente. Noi ci fermiamo qui, nella speranza di lasciare a chi leggerà il libro la gioia di tante altre scoperte utili a comprendere sempre meglio la personalità di Karol Wojtyla, presto santo (anche) per la Chiesa.

    P.S. Sempre dello stesso autore, Wlodzimierz Redzioch, in questi giorni è apparsa nel mensile ‘Inside the Vatican’ (numero di marzo) “Benedict XVI’s resignation and Francis’ election”, la trascrizione in inglese della tavola rotonda con Luis Badilla e Giuseppe Rusconi già apparsa in polacco sul settimanale cattolico Niedziela (l’originale italiano è pubblicato in www.rossoporpora.org , rubrica Papa Francesco)

       

     

     

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