MADRID/TRIONFO AZZURRO, BATOSTA ROSSA,  INCIUCIANTI SPAPPOLATI - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org - 5 maggio 2021

 

Alcune considerazioni sull’esito del voto di ieri, 4 maggio, nella Comunità autonoma di Madrid e sui suoi riflessi nella politica interna spagnola. Vince Isabel Diaz Ayuso, personalmente e come partito popolare; crolla Ciudadanos; batosta per Pedro Sanchez e i socialisti; si ritira dalla politica Pablo Iglesias...

. L’antefatto. Il 10 marzo 2021, la governatrice popolare della Comunità autonoma di Madrid, Isabel Diaz Ayuso, indice elezioni anticipate che si sarebbero dovute svolgere per legge 54 giorni dopo (il 4 maggio). Il motivo? Eccolo: lo stesso 10 marzo socialisti (Psoe) e Ciudadanos (partito di centro-destra tendente all’inciucio con la sinistra) avevano annunciato una mozione di sfiducia contro il governatore popolare della comunità autonoma di Murcia e il sindaco popolare della città capoluogo. Ma nel contempo Ciudadanos governava insieme con i popolari (appoggio esterno di Vox) la comunità autonoma di Madrid. Temendo la presentazione di una mozione di sfiducia Ciudadanos-Psoe anche a Madrid (con l’instaurazione certa di una nuova maggioranza), Isabel Diaz Ayuso ha deciso di giocare d’anticipo, sciogliendo l’Assemblea e convocando i comizi.  

. La giornata elettorale, con una partecipazione storica. Erano chiamati alle urne 5,1 milioni di madrileni. Il tasso di partecipazione è stato del 76, 25%, dodici punti in più del 2019 (64,27%). Record di votanti, addirittura in periodo di Covid (chissà se i rossi italiani al potere, che dilatano continuamente i tempi delle elezioni, ne avranno preso buona nota…). Col passare delle ore ci si chiedeva chi avrebbe beneficiato del forte aumento dei votanti (alla fine 400mila in più), attestatisi a 3.644.577.

. I risultati:

Partito popolare: 44,73% (2019: 22,23%), voti 1.620.213 (più 900mila rispetto al 2019), seggi 65 (più 35)

Mas Madrid (costola di Podemos, ecologista-femminista): 16,97% (14,69%), voti 614.660 (più 140mila), seggi 24 (più 4)

Partito socialista (Psoe): 16,85% (27,31%), voti 610.190 (meno 275mila), seggi 24 (meno 13)

Vox: 9,13% (8, 87%), voti 330.660 (più 43mila), seggi 13 (più uno)

Podemos (Pablo Iglesias): 7,21% (5,6%), voti 261.010 (più 74mila), seggi 10 (più tre)

Ciudadanos: 3,57% (19,46%), voti 129.216 (meno 500mila), seggi 0 (meno 26)

I popolari hanno vinto in tutti i distretti della città di Madrid, nell’intera ‘cintura rossa’ e in tutti i 179 comuni della Comunità, cedendo ai socialisti solo a El Atazar (93 abitanti) e a Fuentidueña de Tajo (1985 abitanti).

I deputati da eleggere nell’Assemblea regionale erano 136. I popolari hanno sfiorato la maggioranza assoluta (69) ottenendo 65 seggi. Con i 123 seggi di Vox lo schieramento di destra raggiunge 78 seggi. Alla sinistra complessivamente solo 58 seggi.

 

 

ALCUNE CONSIDERAZIONI

. La quarantaduenne popolare, governatrice uscente, Isabel Diaz Ayuso ha vinto la scommessa e ha conseguito un vero trionfo personale. Appartenente all’ala destra del partito, energica e volitiva, ha imposto le elezioni, condizionando la campagna nei tempi, nei toni, nei contenuti. Pur se si è votato a livello locale, ha individuato il suo rivale nel premier socialista Pedro Sanchez (che non le ha mai nascosto la sua ostilità profonda, riducendole perfino gli aiuti statali previsti per la lotta anti-Covid). Altro grande rivale di Isabel Diaz Ayuso, Pablo Iglesias, cui la governatrice ha addebitato in particolare l’origine della violenza sviluppatasi durante la campagna elettorale. Con lo slogan “libertà o comunismo” ha fatto il pieno dei voti disponibili nel centro-destra, svuotando Ciudadanos e frenando anche l’avanzata di Vox.

. Con la vittoria di Ayuso, il partito popolare – in crisi grave… vedi anche le recenti elezioni in Catalogna – rialza la testa, spostando però il suo baricentro più a destra.

. Il leader nazionale del partito popolare Pablo Casado, che il 25 marzo 2021 aveva espressamente vietato ogni alleanza con Vox, esce personalmente assai indebolito dalle elezioni madrilene. Tendenzialmente favorevole a un certo dialogo con i socialisti, tendenzialmente dunque un inciuciante, deve invece registrare che a Madrid il muro contro muro ha molto ben pagato elettoralmente. E ormai deve temere che il partito in tempi medio-brevi gli preferisca  Isabel Diaz Ayuso come guida per le elezioni politiche nazionali.

. La forza di attrazione della governatrice, che per così dire si è ‘impadronita’ di diversi temi cari al partito di Santiago Abascal,  ha impedito che Vox potesse rimpolpare in modo sostanzioso il suo bottino elettorale. Vox tiene, aumenta di un quarto di punto percentuale e di 43mila voti, ma manca uno degli obiettivi: sfondare nei quartieri operai della capitale. Forse anche perché alla sua attivissima e indomita candidata Rocío Monasterio si rimproverava l’appartenenza all’establishment aristocratico-imprenditoriale iberico.

. Nell’Assemblea regionale partito popolare e Vox superano abbondantemente la maggioranza assoluta. Da soli i popolari ci sono vicini. E da soli i popolari superano per sette seggi l’insieme dei deputati di sinistra. Dal che si può evincere che Isabel Diaz Ayuso de facto potrebbe governare da sola, senza l’apporto di Vox (che ha già annunciato che non le farà mancare il voto al momento dell’insediamento). In casi singoli di necessità Ayuso potrebbe essere tentata di negoziare l’appoggio di Vox a tal o tal altro provvedimento. D’altra parte non è certo che Vox abbia un grande interesse oggi a Madrid a un’alleanza istituzionalizzata con i popolari: scadendo la legislatura nel 2023 ed essendo ancora in tempi di Covid (con le conseguenti difficoltà di governare per chi è al potere) potrebbe essere più conveniente per Vox un appoggio esterno, così da lasciarsi se del caso le mani più libere. Molto dipenderà anche dall’evoluzione del quadro politico nazionale.

. Pesantissima la sconfitta  socialista, che mai a Madrid erano scesi al 16,8%, superati perfino da Mas Madrid, la costola vincente di Podemos.  Persi tutti i distretti della capitale, persa la ‘cintura rossa’, persi quasi tutti i Municipi della Comunità. Con in più oggi gravi problemi riguardanti la configurazione della coalizione rossa, il peso di ogni singola componente.

. Dalle elezioni di Madrid esce a pezzi Pedro Sanchez, che mirava a conquistare la comunità della capitale per rafforzarsi a livello nazionale. Ora, sempre a tale livello, Sanchez dovrà guardarsi seriamente da Isabel Diaz Ayuso, che non è mollacciona come Pablo Casado e potrebbe essere la sua sfidante alle prossime elezioni politiche. Del resto che la giornata di ieri non fosse la migliore per Sanchez si era già capito all’uscita del seggio, quando il premier socialista è stato fischiato da una folla che scandiva anche: Fuera, fuera. Per Pedro Sanchez non sarà facile neanche all’interno del partito: la vecchia guardia già gli sta facendo le pulci. Dai fedelissimi in queste ore si sta ripetendo il mantra che Madrid non è la Spagna. Vero, ma Madrid pure è in Spagna e ne è la capitale. Lì è successo qualcosa di grosso in nome di una libertad che i madrileni hanno rivendicato con grande forza: attento, Sanchez, che anche altre parti della Spagna, pur diverse tra loro e da Madrid, potrebbero seguire l’esempio elettorale della capitale.

. Il leader di Podemos, Pablo Iglesias, aveva dimissionato da vicepresidente del Governo, sognando di riuscire nell’impresa di diventare governatore della Comunità di Madrid, alla testa di una sorta di Frente popular. E’ finita che ha portato un uno per cento in più al partito. Una sconfitta cocente, che l’ha indotto ad annunciare il suo ritiro dalla politica attiva. Non sarà rimpianto colui che nel profondo aspirava a una riedizione della truce Repubblica spagnola degli Anni Trenta, colui che aveva immesso violenza nella campagna elettorale madrilena, colui che sperava di convincere gli elettori a “fermare il fascismo a Madrid”.

. Il crollo di Ciudadanos era previsto, ma forse non del tutto la sua esclusione dall’Assemblea della Comunità madrilena (prevista la soglia del 5%). I suoi elettori, stufi del continuo ammiccare allo schieramento di sinistra, gli hanno voltato le spalle e sono in gran massa rientrati nella casa madre del partito popolare. Difficile ora che a livello nazionale Ciudadanos abbia grandi possibilità di sopravvivenza dignitosa, già a partire dal fatto che ormai è considerato un partito (molto) minore.

. Si potrebbero proporre tante altre considerazioni sui risultati delle elezioni della Comunità di Madrid.  Una considerazione conclusiva però non possiamo tacerla: il voto di Madrid è anche un messaggio indiretto a quella parte di gerarchia della Chiesa spagnola (in genere nominata da papa Francesco) che dell’inciucio fa il suo catechismo. Il voto di Madrid è stato di una chiarezza cristallina: due Spagne – due visioni molto diverse tra loro – si sono confrontate con vigore. Una ha vinto, l’altra ha perso. Della terza Spagna, inciuciante, invece si sono perse le tracce: non pervenuta. Che si sia asserragliata in qualche Curia?