NOTA LOBBY AL LAVORO: C’E’ CHI REAGISCE, ANCHE IN VATICANO - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 15 marzo 2021

 

Ai tempi del Cinavirus la nota lobby è ancora più attiva nel cercare di imporre la sua rivoluzione antropologica. Ma incomincia a farsi sentire una resistenza diffusa. Anche in Vaticano, come dimostra l’odierno Responsum negativo della Congregazione per la Dottrina della Fede. La risoluzione approvata l’11 marzo dall’Europarlamento. Il caso della Regione Piemonte.

 

 

Tempi persistenti all’insegna del Cinavirus… dunque (come ha evidenziato più volte George Soros) propizi per una vera e propria rivoluzione antropologica. E’ così che la nota lobby sta imperversando per imporre il suo pensiero totalitario di impronta sovietica…ma a quanto emerge la resistenza si sta facendo diffusa.

Partiamo dal grande calderone vaticano, dove continuamente e freneticamente si spostano paletti all’insegna del movimiento bramato dal papa argentino e dunque si aprono a tutto campo processi innovatori se non rivoluzionari; nel contempo però – sempre con la benedizione ufficiale di Santa Marta – i paletti già spostati vengono rimessi al loro posto. In attesa della prossima mossa.

Per restare agli ultimi giorni Jorge Mario Bergoglio si è evidenziato per il viaggio apostolico in Iraq – in colloquio con il mondo musulmano e a sostegno dei cristiani perseguitati (in verità bisogna anche ricordare che l’incontro interreligioso di Ur – sulle orme di Abramo – è stato celebrato senza gli ebrei).

Altro: in Vaticano è stata avviata un’indagine dai contorni misteriosi e inquietanti sulla Congregazione per il culto divino, a tre settimane dall’accoglimento delle dimissioni del prefetto, card. Robert Sarah (non proprio in linea con il pensiero liturgico di Bergoglio).

Addirittura – con una nota senza firma (con una sigla EP, non facilmente leggibile), non protocollata e proveniente dalla Segreteria di Stato – è stato annunciato, in un delirio contenutistico crescente, che dal 22 marzo tutte le messe nella Basilica di San Pietro dovranno essere concelebrate ed essere animate da lettori e cantori (come se le messe celebrate individualmente non fossero valide!) e che solo i sacerdoti “autorizzati” potranno celebrare messe in “rito straordinario” (doppio delirio: si fa strame della normativa vigente per la Chiesa universale e perdipiù si chiama “rito straordinario” la forma straordinaria del rito romano).

Ieri, domenica 14 marzo, è poi apparso su “la Stampa” uno stralcio significativo di un libro contenente un’intervista di Francesco al buon Domenico (Agasso jr.), in cui – da segretario generale dell’ONU in pectore – il primo, (lo si evince anche dal titolo, che sostanzialmente corrisponde ai contenuti) evidenzia come “ecologia e solidarietà” siano “i pilastri del nuovo mondo”.

Insomma nella Chiesa c’è posto per tutto e per il contrario di tutto, come si dedurrà dai due esempi così eloquenti che seguono.

 

IL NUOVO PRESIDE DEL PONTIFICIO ISTITUTO TEOLOGICO GIOVANNI PAOLO 

 

Non bastavano la modifica del nome, la riscrittura degli statuti, la sospensione di tutti i docenti nel 2019 con la non conferma di alcuni tra i più vicini al papa polacco. No, tutto ciò non bastava. Dal primo settembre l’Istituto Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia avrà un nuovo preside – successore di mons. Pierangelo Sequeri – nella persona di mons. Philippe Bordeyne, attuale rettore dell’ Institut catholique de Paris.

Per comprendere le posizioni del teologo sessantunenne - naturalmente un appassionato tifoso curvaiolo delle novità contenute nelle note dell’Amoris laetitia, del resto scelto come esperto da papa Bergoglio per il secondo Sinodo in materia) – basta e avanza (per noi) per noi riprodurre quanto disse a proposito di famiglia a La Croix (intervista apparsa l’8 aprile 2016, nostra traduzione e nostro anche il neretto, ripresa con molte altre informazioni interessanti dal blog di Jeanne Smits): “Tradizionalmente la Chiesa presenta la famiglia come ‘la cellula di base della società’, una formula assai astratta. Papa Francesco, proprio lui, mostra concretamente in che cosa essa è un microcosmo dove ciascuno impara a vivere in società, attraverso la tenerezza materna, attraverso la magnanimità del padre (…) La società ha bisogno della famiglia – che non si ferma al triangolo piccolo-borghese di un padre, una madre e dei bambini – perché essa è il luogo in cui ogni individuo cresce come una persona in relazione. Disprezzare le famiglie differenti, sarebbe anche disprezzare questo lavoro di socializzazione”. 

A questo punto si potrebbe proporre di concludere in fretta il lavoro di snaturamento dell’Istituto (che è parte dell’Università del Papa, la Lateranense), anche per non provocare dall’Alto l’ulteriore e giusta ira polacca di Giovanni Paolo II: chiamatelo “Pontificio Istituto rosso-arcobaleno per il riconoscimento delle famiglie” e, dopo la nomina del nuovo preside Bordeyne, immettete sangue dello stesso colore nel corpo docenti: date una sicurezza per il futuro ai parlamentari Laura Boldrini, Monica Cirinnà, Alessandro Zan e all’assessore/inquisitore del III Municipio di Roma Christian Raimo, oltre che alla nota teologa Michela Murgia. Con la co-gestione di Arcigay e Nonunadimeno, in collaborazione stretta con il gesuita James Martin.

 

INTANTO PERO’ LA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE RIMETTE I PALETTI…

 

Oggi, lunedì 15 marzo 2021, è stata resa nota la risposta (con nota esplicativa) della Congregazione per la Dottrina della Fede a un quesito riguardante l’eventuale liceità di una benedizione alle coppie omosessuali (evidenziamo: coppie omosessuali). La pubblicazione della risposta (con la Nota) è stata approvata da papa Francesco, dopo la necessaria informazione datagli dal Dicastero. La data in calce al documento è quella del 22 febbraio, festa della Cattedra di San Pietro.

Qual era il quesito proposto?La Chiesa dispone del potere di impartire la benedizione a unioni di persone dello stesso sesso?” E la risposta? “Si risponde: negativamente” (e qui irrompe nella nostra mente il famoso Osservatore Romano finto datato 17 gennaio 2017, una vera opera d’arte satirica, sulla risposta ai dubia dei quattro cardinali).

Qualche stralcio rilevante della Nota esplicativa accompagnatoria.

. In alcuni ambiti ecclesiali si stanno diffondendo progetti e proposte di benedizioni per unioni di persone dello stesso sesso. Non di rado, tali progetti sono motivati da una sincera volontà di accoglienza e di accompagnamento delle persone omosessuali (…) NdR: in Germania e nell’area tedescofona… ma anche in certe diocesi filo-arcobaleno italiane).

. Tra le azioni liturgiche della Chiesa rivestono una singolare importanza i sacramentali, “segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l’effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie situazioni della vita” (…)

. Al genere dei sacramentali appartengono le benedizioni. (…)

. Di conseguenza, per essere coerenti con la natura dei sacramentali, quando si invoca una benedizione su alcune relazioni umane occorre – oltre alla retta intenzione di coloro che ne partecipano – che ciò che viene benedetto sia oggettivamente e positivamente ordinato a ricevere e ad esprimere la grazia, in funzione dei disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore. Sono quindi compatibili con l’essenza della benedizione impartita dalla Chiesa solo quelle realtà che sono di per sé ordinate a servire quei disegni.

. Per tale motivo, non è lecito impartire una benedizione a relazioni, o a partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio (vale a dire, fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso. La presenza in tali relazioni di elementi positivi, che in sé sono pur da apprezzare e valorizzare, non è comunque in grado di coonestarle e renderle quindi legittimamente oggetto di una benedizione ecclesiale, poiché tali elementi si trovano al servizio di una unione non ordinata al disegno del Creatore.

. Inoltre, poiché le benedizioni sulle persone sono in relazione con i sacramenti, la benedizione delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita, in quanto costituirebbe in certo qual modo una imitazione o un rimando di analogia con la benedizione nuziale. (…)

. La dichiarazione di illiceità delle benedizioni di unioni tra persone dello stesso sesso non è quindi, e non intende essere, un’ingiusta discriminazione, quanto invece richiamare la verità del rito liturgico e di quanto corrisponde profondamente all’essenza dei sacramentali, così come la Chiesa li intende.(…)

. La risposta al dubium proposto non esclude che vengano impartite benedizioni a singole persone con inclinazione omosessuale, le quali manifestino la volontà di vivere in fedeltà ai disegni rivelati di Dio così come proposti dall’insegnamento ecclesiale, ma dichiara illecita ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere le loro unioni.

. Nel contempo, la Chiesa rammenta che Dio stesso non smette di benedire ciascuno dei suoi figli pellegrinanti in questo mondo, perché per Lui «siamo più importanti di tutti i peccati che noi possiamo fare»[12]. Ma non benedice né può benedire il peccato (…)

. Per i suddetti motivi, la Chiesa non dispone, né può disporre, del potere di benedire unioni di persone dello stesso sesso nel senso sopra inteso.

Qualche stralcio dall’articolo di commento, a cura della stessa Congregazione.

. La Nota è centrata sulla fondamentale e decisiva distinzione tra le persone e l’unione. Così che il giudizio negativo sulla benedizione di unioni delle persone dello stesso sesso non implica un giudizio sulle persone.

. Quanto alle unioni di persone dello stesso sesso, la risposta al dubium «dichiara illecita ogni forma di benedizione che tenda a riconoscere le loro unioni». Illiceità che la Nota esplicativa riporta a un triplice ordine di motivi, in connessione tra loro (…).

. Siamo così al secondo motivo: l’ordine che rende atti a ricevere il dono è dato dai «disegni di Dio iscritti nella Creazione e pienamente rivelati da Cristo Signore». Disegni cui non rispondono «relazioni o partenariati anche stabili, che implicano una prassi sessuale fuori dal matrimonio», vale a dire «fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna, aperta di per sé alla trasmissione della vita». È il caso delle unioni fra persone dello stesso sesso. (…) Questo sta a dire di un potere che la Chiesa non ha, perché non può disporre dei disegni di Dio, che altrimenti verrebbero disconosciuti e smentiti. La Chiesa non è arbitra di quei disegni e delle verità di vita che esprimono, ma loro fedele interprete e annunciatrice.

 

… E L’EUROPARLAMENTO DICHIARA “ZONA LIBERA LGBTQI” L’INTERA UNIONE EUROPEA (CON IL VOTO DEI POPOLARI)

 

Il Responsum della Congregazione per la Dottrina della Fede non avrà di certo reso euforica una larga maggioranza dell’Europarlamento, che l’11 marzo 2021 ha approvato una risoluzione che dichiara l'Unione europea una "zona di libertà per le persone LGBTIQ" e incarica “il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione ai governi e ai parlamenti degli Stati membri nonché al Consiglio, alla Commissione, al Comitato europeo delle regioni e al Comitato economico e sociale europeo”. Il testo è nato in funzione soprattutto anti-polacca e anti-ungherese, contro la politica per la famiglia seguita dai due governi; cita però negativamente anche esempi singoli di altri Stati dell’ex-Europa dell’Est.

Risultati del voto: 492 sì, 141 no e 46 astensioni. A favore anche i popolari, ciò che non desta meraviglia ma solo pena, considerata la deriva imboccata dall’ex-partito fondato sui valori cristiani. Contro la Lega, Fratelli d’Italia e un eurodeputato di Forza Italia.

Il testo approvato, come di consueto molto prolisso, dai toni inquisitori e dunque di mentalità sovietica (20 i ‘visto’, 29 i ‘considerando’), chiede  in sintesi che nei Paesi dell’Unione europea le ‘unioni’ omosessuali siano al più presto equiparate nei presunti diritti alla famiglia naturale, che sia promosso dappertutto lo stile di vita arcobaleno (in Italia già ci pensa – a vergogna della Rai – anche il Festival di Sanremo), che siano penalizzati finanziariamente gli Stati che non riconoscessero i presunti diritti delle coppie omosessuali, che siano puniti coloro che pubblicamente dovessero esprimere contrarietà alle imposizioni lgbtqi sia nelle scuole che nel dibattito sociale, che siano vietate le cosiddette terapie ‘di conversione’.

IL CASO DELLA REGIONE PIEMONTE: UNA DECISIONE CHE APPLICA ALCUNI CONTENUTI DELLA LEGGE 194 

 

Il 2 ottobre 2020 (festa degli Angeli custodi) la Regione Piemonte aveva emanato una circolare di chiarimento e di indirizzo a proposito della decisione dell’agosto precedente del Ministero italiano della sanità di liberalizzare l’uso della pillola abortiva Ru486 (concessa anche all’interno dei consultori). Nella circolare la Regione (governata dal centro-destra) evidenziava il divieto di aborto (anche farmacologico) nei consultori, riservando l’eventuale pratica agli ospedali e annunciava l’apertura di sportelli informativi all’interno degli stessi, sportelli promossi da associazioni come i Centri di aiuto alla vita e il Movimento per la vita. Sportelli da attivare in conformità dell’art. 2 lettera d) della legge 194/1978.

Ora, nei giorni scorsi, la Regione ha emanato il bando annunciato (il testo è stato fortemente voluto e messo a punto dall’assessore agli Affari legali Maurizio Marrone/Fratelli d’Italia) così da stipulare le necessarie convenzioni con le associazioni interessate (quelle che nel loro statuto si pongono l’obiettivo di “tutelare la vita fin dal concepimento e/o svolgono attività specifiche che riguardino il sostegno alla maternità e la tutela del neonato”) per la loro presenza informativa  negli ospedali.

Immediatamente si è scatenata la cagnara della nota lobby, che palesemente finge di non conoscere i contenuti della legge 194/1978. In prima linea la nota Laura Boldrini, ex-presidente della Camera dei deputati: “E’ inaccettabile che siano calpestate le conquiste ottenute dopo anni di lotte e deve essere chiaro che faremo sentire in ogni luogo la nostra voce, chiedendo anche al governo di intervenire per garantire la libertà di scelta” (NdR: e quando mai sarebbe minacciata?). Sulla stessa linea, momentaneamente schizzata fuori dal suo sarcofago politico pentastellato, la sindaca di Torino Chiara Appendino: “In Piemonte sembra riaffacciarsi il delirio oscurantista e ideologico dell’assessore Marrone. Se pensa di calpestare anni di lotte per i diritti delle donne probabilmente ha sbagliato Regione. Sicuramente ha sbagliato città”. Il  segretario regionale piemontese del Pd, Paolo Furia, non si è lasciato scappare l’occasione di onorare il proprio cognome: il bando “dà la misura della furia ideologica dell'assessore Marrone, mascherata di buone intenzioni, in realtà violenta e ipocrita". Insomma “mascherando un pensiero patriarcale e misogino con intenzioni di maggior tutela, non si fa altro che insultare le donne. Tutto questo in contrasto con lo spirito della legge, che garantisce la libera scelta”. (NdR: Il Furia infuriato finge anche lui di non conoscere il testo della legge 194/1978… possono cambiare nome a gogò, ma il totalitarismo sovietico è ben radicato in loro).

Per oggi è tutto. Grazie per la pazienza ai nostri eroici lettori e lettrici.