DUE UOMINI VESTITI DI BIANCO A CASTELGANDOLFO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org, 24 marzo 2013

E’ stato un incontro sotto il segno della tenerezza quello di ieri tra papa Francesco e papa Benedetto XVI a Castelgandolfo.

 

Le immagini dell’abbraccio all’eliporto delle Ville pontificie (quando Francesco è andato incontro a braccia aperte al predecessore), delle strette di mano, della preghiera nello stesso banco (dopo che Benedetto XVI aveva invitato il successore a prendere posto all’inginocchiatoio riservato) sono eloquenti più di mille articoli di giornale. E’ stato anche un incontro sotto il segno della semplicità, corrispondente alla natura profonda sia del professore bavarese che del gesuita argentino. E’ stato infine un incontro sotto il segno della serenità, a fugare ogni e qualsiasi sospetto di possibile malessere tra il Papa emerito e quello regnante che, d’altronde, nelle sue omelie ha ripreso molti dei temi del predecessore: dalla nociva ‘dittatura del relativismo’ alla ‘sporcizia’ anche interna, dalla centralità di Cristo nella Chiesa alla sensibilità verso la ‘custodia’ del creato.

Certo un incontro del genere era (quasi, perché papa Ratzinger da tempo aveva prefigurato una propria possibile rinuncia) inimmaginabile fino a un mese e mezzo fa. E quando, l’11 febbraio, Benedetto XVI ha annunciato il suo ritiro, non sono stato pochi (pur se ad essi non si è data gran voce) i commenti che prefiguravano sciagure per la Chiesa derivate dalla presenza di due Papi. Benedetto XVI ha però subito messo in chiaro, più volte, due aspetti essenziali della sua decisione (inaudita, se pensiamo che è stata la prima nella storia conosciuta della Chiesa presa in condizioni di piena libertà di scelta): l’incondizionata reverenza ed obbedienza al successore e la volontà di ritirarsi in una vita di preghiera e di lettura. Non c’è nessun motivo razionale di credere che non sarà così.

Se, conosciuta la decisione dell’11 febbraio, non pochi cattolici erano rimasti esterrefatti, quasi sotto choc, si deve anche osservare che le spiegazioni razionali date da papa Ratzinger al suo gesto e il suo comportamento successivo hanno – e di molto – tranquillizzato le acque agitate. L’incontro di ieri è stato ad esempio salutato da una larga condivisione popolare e non ha ravvivato quelle polemiche pur ancora presenti in chi ha valutato il gesto di Benedetto XVI come un vulnus, una ferita che intacca gravemente l’istituto stesso del Papato e in chi guarda con scandalo malcelato alle innovazioni di stile (e anche, parzialmente, di accenti contenutistici come l’insistenza sulla condizione primaria di ‘vescovo di Roma’) introdotte da papa Francesco nello svolgimento del suo altissimo servizio.

Noi siamo ottimisti e guardiamo con fiducia al futuro della Chiesa. Che in Benedetto XVI prima e oggi in papa Francesco (almeno queste sono le impressioni derivate dai primi giorni del pontefice gesuita) ha trovato due servitori pienamente in grado di indicare al mondo – che non deve escludere Dio dal suo orizzonte temporale - la via diritta per la valorizzazione della persona umana.