FRANCESCO IN BANGLADESH : QUALCHE NOTA (CON PREMESSA TICINESE) – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 9 dicembre 2017

 

Il viaggio apostolico di papa Bergoglio in Myanmar (Birmania) e Bangladesh fornisce l’occasione di riprendere alcuni passi controversi dei suoi interventi…

Nei giorni scorsi siamo stati un po’ nella terra natia, tra l’altro per partecipare a un dibattito in prima serata di Teleticino su papa Francesco. Nella puntata di mercoledì sera 6 dicembre di “I conti in tasca”, condotta da Alfonso Tuor, ci siamo così confrontati su alcuni aspetti del magistero di papa Bergoglio con il vigoroso e infiammabile PierGiacomo Grampa (vescovo emerito di Lugano), il pacato don Stefano Roux (rettore della locale Facoltà di teologia), don Gianfranco Feliciani (arciprete di Chiasso molto aperto al sociale e ai migranti), Carlo Silini (giornalista del ‘Corriere del Ticino’). Ne è venuta un’ora e mezzo di trasmissione assai interessante e vivace, in cui non sono mancati i fuochi d’artificio (secondo la definizione del conduttore) e che ha offerto ai telespettatori la possibilità di riflettere su un magistero perlomeno inabituale. Chi ha tempo e voglia di rivederla clicchi su www.teleticino.ch e nella home page troverà anche l’icona de “I conti in tasca” del 6 dicembre… Giovedì pomeriggio poi, passando per la Piazza Grande di Giubiasco, siamo stati deliziati da un perlomeno insolito concerto (durato a lungo) di campane con melodie della nostra giovinezza… “Noi vogliam Dio”, “Inni e canti sciogliamo, o fedeli”, “Andrò a vederla un dì”… insomma un vero invito a ri-entrare come facevamo da chierichetti nella chiesa parrocchiale dedicata a S. Maria Assunta…

 

Con tutto ciò non abbiamo certo dimenticato che ci eravamo ripromessi di riandare nel nostro blog a quanto detto da papa Francesco nei discorsi pronunciati durante l’ultimo viaggio in Myanmar e Bangladesh, compresa la conferenza-stampa nel volo di ritorno. Eccone qui una mini-antologia che ci sembra assai significativa del magistero papale, per l’uno o l’altro verso.

 

Rohingya e perdono (Dacca/Bangladesh, incontro del Papa con un gruppo di profughi Rohingya), primo dicembre 2017: (NdR: i Rohingya sono un gruppo etnico in gran parte musulmano, residente perlopiù nello stato di Rakhine in Myanmar/Birmania. Da sempre sono molto tesi i rapporti tra l’etnia e la maggioranza buddista del Paese, che non vuole riconoscere i Rohingya come birmani privandoli così del diritto di essere cittadini. Centinaia di migliaia di Rohingya sono fuggiti soprattutto in Bangladesh. La repressione birmana si è intensificata dal 2012 (uccisione di una donna buddista da parte di musulmani) e si è riacutizzata dopo che terroristi islamici di etnia Rohingya hanno dato avvio nell’ottobre del 2016  a una serie di attentati contro stazioni di polizia. Si calcola che oggi siano cinquemila i Royhingya passati alla guerriglia islamica). “Cari fratelli e sorelle, noi tutti vi siamo vicini. E’ poco quello che noi possiamo fare perché la vostra tragedia è molto grande. Ma facciamo spazio anche nel nostro cuore. A nome di tutti, di quelli che vi perseguitano, di quelli che hanno fatto del male, soprattutto per l’indifferenza del mondo, vi chiedo perdono. Perdono. Tanti di voi mi avete detto del cuore grande del Bangladesh che vi ha accolto. Adesso io mi appello al vostro cuore grande perché sia capace di darci il perdono che chiediamo”. (NdR: ricapitoliamo. I Rohingya musulmani (che non sono angeli neanche loro) sono repressi dai buddisti birmani. Il Papa della Chiesa cattolica chiede perdono ai Rohingya “a nome di tutti” i persecutori (tra i quali non ci sono cattolici). Difficile capire perché lo faccia. Forse si sente come una sorta di supersegretario dell’Onu prima ancora che massimo esponente della Chiesa cattolica? C’è poi un’altra osservazione: non sarà che, essendo i Rohingya musulmani, occorre tenerli oggi in gran conto? Forse che papa Bergoglio usa lo stesso metro per tanti cattolici perseguitati? Non è lo stesso papa Bergoglio che ha finto di ignorare la richiesta di incontro rivoltagli dai dissidenti cubani, in buona parte cattolici, a L’Avana? Insomma: due pesi e due misure?)

 

I nemici dell’armonia (Dacca/Bangladesh, incontro del Papa con i sacerdoti, religiosi e religiose, consacrati, seminaristi e novizie), 2 dicembre 2017: “Sono molti i nemici dell’armonia, sono molti. Mi piace citarne uno, che basta come esempio. Forse qualcuno mi può criticare perché sono ripetitivo, ma per me è fondamentale. Il nemico dell’armonia in una comunità religiosa, in un presbiterio, in un episcopato, in un seminario è lo spirito del pettegolezzo. E questo non l’ho inventato io: duemila anni fa, lo disse un certo Giacomo in una Lettera che scrisse alla Chiesa. La lingua, fratelli e sorelle, la lingua! Quello che distrugge una comunità è il parlare male degli altri. Sottolineare i difetti degli altri. Ma non dirlo all’interessato, ma dirlo ad altri, e così creare un ambiente di sfiducia, un ambiente di sospetto, un ambiente in cui non c’è pace e c’è divisione. C’è una cosa che mi piace dire come immagine di ciò che è lo spirito del pettegolezzo: è terrorismo. Sì, terrorismo. Perché chi parla male di un altro non lo fa pubblicamente. Il terrorista non dice pubblicamente: “Sono un terrorista”. E chi parla male di un altro, lo fa di nascosto: parla con uno, lancia la bomba e se ne va. E quella bomba distrugge. E lui se ne va, tranquillamente, a lanciare un’altra bomba. Cara sorella, caro fratello, quando hai voglia di parlar male di un altro, morditi la lingua! La cosa più probabile è che ti si gonfi, ma non farai male a tuo fratello o a tua sorella”. (NdR: lo spirito del pettegolezzo è terrorismo? Allora rileggiamo quanto ha detto al ‘Corriere della Sera’ del 26 novembre 2017 il cardinal Műller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede, ‘congedato’ a 69 anni da papa Francesco a fine giugno (il neretto è nostro): “Il Papa mi confidò: alcuni mi hanno detto anonimamente che Lei è mio nemico. Ancora, a proposito dei tre officiali rimossi dalla Congregazione prima di lui: “Sono stati dei preti buoni e competenti che lavoravano per la Chiesa con dedizione esemplare. Le persone non possono essere mandate via ad libitum, senza prova né processo, solo perché qualcuno ha denunciato anonimamente vaghe critiche al Papa”. Domanda: sono la stessa persona il Papa che ha parlato a Dacca e il Papa che ha agito – vedi rimozioni - in base a denunce anonime, chiacchiere, pettegolezzi… e dunque terrorismo? )

 

Terroristi dappertutto (conferenza-stampa nel volo di ritorno a Roma, 2 dicembre 2017): (il Papa risponde a una domanda sull’infiltrazione dei gruppi jjahdisti tra i Rohingya): “C’erano gruppi terroristici che cercavano di approfittare della situazione dei rohingya, che sono gente di pace. Come in tutte le etnie e tutte le religioni, c’è sempre anche un gruppo fondamentalista. Anche noi cattolici ne abbiamo”.  (NdR: pure stavolta papa Francesco non s’è lasciata sfuggire l’occasione di equiparare il fondamentalismo islamico a quello cattolico. Su quali basi, nessuno riesce a comprenderlo. Nel mondo ci sono terroristi che ammazzano in forza di quanto scritto nel Corano. Ce ne sono anche altri che ammazzano in forza di quanto è scritto nel Vangelo? O che perseguitano i non-cattolici fondandosi sulla parola di Gesù? Chissà se la prossima volta il Papa finalmente ci potrà svelare l’arcano…

 

Porta sempre aperta (conferenza-stampa nel volo di ritorno a Roma, 2 dicembre 2017): (il Papa risponde a una domanda sull’incontro con l’uomo forte del regime birmano, il generale Min Aung Hlaing, comandante in capo dell’esercito) “Nel caso di questo generale, lui ha chiesto di parlare: l’ho ricevuto. Io non chiudo mai la porta. Tu chiedi di parlare? Vieni. Parlando non si perde nulla, si guadagna sempre. E’ stata una bella conversazione”. (NdR: la porta è sempre aperta? Chiedi di parlare? Vieni! Domanda: vale solo per la Birmania oppure anche a Santa Marta riceve tutti quelli che glielo chiedono, a partire dai suoi primi collaboratori nel governo della Chiesa, i cardinali?) 

 

RIPRENDONO I CONFRONTI ACCATTOLI-RUSCONI SU PAPA FRANCESCO: IL SETTIMO AL ‘SACRO CUORE IMMACOLATO DI MARIA‘ DI PIAZZA EUCLIDE MERCOLEDI’ 13 DICEMBRE 2017 ALLE 20.45

Si apre mercoledì 13 dicembre 2017 ai Parioli la seconda stagione dei confronti tra Luigi Accattoli e Giuseppe Rusconi su aspetti particolari del magistero di Papa Francesco. L’invito è della parrocchia del ‘Sacro Cuore Immacolato di Maria’ a piazza Euclide 34, congiuntamente con l’Associazione de “Gli Amici della Sala Rotonda”. Tema del confronto: “Famiglia e Matrimonio in ‘Amoris Laetitia’ “. Il confronto sarà seguito da una visita al noto presepe artistico multiscenico della parrocchia con introduzione dell’architetto Paolo Gioffreda. Melodie natalizie eseguite dal soprano Tania Renzulli e successivo scambi di auguri natalizi. A coordinare il tutto Adriana Elena (membro del Consiglio pastorale), dopo il saluto del parroco padre Pasquale Cenciarelli. Ingresso libero.