FRANCESCO SU EUROPA, AFRICA, GUARDIA SVIZZERA E MARCIA PER LA VITA– di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 11 maggio 2016

 

In questi ultimi giorni diversi gli interventi di papa Bergoglio su temi come il presente e il futuro di Europa e Africa, assai controversi e ben presenti nel pubblico dibattito. Particolare la ‘Veglia di preghiera’ per “asciugare le lacrime”. Il tradizionale e variegato 6 maggio della Guardia Svizzera Pontificia: udienza, santa Messa, giuramento, udienza papale al presidente della Confederazione. Considerazioni sul saluto alla ‘Marcia per la Vita’.

 

Può essere interessante riportare qualche passo degli interventi papali degli ultimi giorni, pronunciati in occasioni assai particolari: il conferimento a Francesco del Premio internazionale Carlo Magno 2016 (venerdì 6 maggio 2016), l’udienza ai Medici con l’Africa CUAMM (sabato 7 maggio 2016), la ‘Veglia di preghiera’ in San Pietro “per asciugare le lacrime” (giovedì 5 maggio 2016), l’udienza alla Guardia Svizzera Pontificia (sabato 7 maggio 2016), il Regina Coeli di domenica 8 maggio, in cui ha salutato i partecipanti alla VI edizione della Marcia per la vita.  

 

EUROPA (venerdì 6 maggio 2016, Sala Regia del Palazzo Apostolico, conferimento del Premio Internazionale Carlo Magno 2016)

 

L’anima dell’Europa: La creatività, l’ingegno, la capacità di rialzarsi e di uscire dai propri limiti appartengono all’anima dell’Europa. 

Sole al tramonto? Questa ‘famiglia di popoli’, lodevolmente diventata nel frattempo più ampia, in tempi recenti sembra sentire meno proprie le mura della casa comune, talvolta innalzate scostandosi dall’illuminato progetto architettato dai Padri. Quell’atmosfera di novità, quell’ardente desiderio di costruire l’unità paiono sempre più spenti; noi figli di quel sogno siamo tentati di cedere ai nostri egoismi, guardando al proprio utile e pensando di costruire recinti particolari.

La decadenza d’Europa: Nel Parlamento europeo mi sono permesso di parlare di Europa nonna. Dicevo agli eurodeputati che da diverse parti cresceva l’impressione generale di un’Europa stanca e invecchiata, non fertile e vitale (…); un’Europa decaduta che sembra abbia perso la sua capacità generatrice e creatrice. Un’Europa tentata di voler assicurare e dominare spazi più che generare processi di inclusione e trasformazione; un’Europa che si va ‘trincerando’ invece di privilegiare azioni che promuovano nuovi dinamismi nella società.

I Padri fondatori: Essi seppero cercare strade alternative, innovative in un contesto segnato dalle ferite della guerra. Essi ebbero l’audacia non solo di sognare l’idea di Europa, ma osarono trasformare radicalmente i modelli che provocavano soltanto violenza e distruzione. Osarono cercare soluzioni multilaterali ai problemi che a poco a poco diventavano comuni.

Radici europee: Le radici dei nostri popoli, le radici dell’Europa si andarono consolidando nel corso della sua storia imparando a integrare in sintesi sempre nuove le culture più diverse e senza apparente legame tra loro. L’identità europea è, ed è sempre stata, un’identità dinamica e multiculturale. (NdR: vedi sotto)

Radici giudaico-cristiane: n.p. (non pervenute)  NdR:  Giovanni Paolo II, 6 novembre 1981, Roma, Convegno sulle radici europee: L’Europa ha bisogno di Cristo e del Vangelo, perché qui stanno le radici di tutti i suoi popoli. (6 novembre 1981)Giovanni Paolo II, 20 luglio 2003, Angelus:  Si può allora ben dire che la fede cristiana ha plasmato la cultura dell’Europa facendo un tutt’uno con la sua storia e, nonostante la dolorosa divisione tra Oriente ed Occidente, il cristianesimo è diventato "la religione degli Europei stessi".. Il suo influsso è rimasto notevole anche nell’epoca moderna e contemporanea, malgrado il forte e diffuso fenomeno della secolarizzazione. – Benedetto XVI, 22 settembre 2011, a Berlino, al Reichstag: La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa. Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico. 

Paesaggio europeo: La bellezza radicata in molte delle nostre città si deve al fatto che sono riuscite a conservare nel tempo le differenze di epoche, di nazioni, di stili, di visioni. Basta guardare l’inestimabile patrimonio culturale di Roma per confermare ancora una volta che la ricchezza e il valore di un popolo si radica proprio nel saper articolare tutti questi livelli in una sana convivenza.NdR: Benedetto XVI , 12 settembre 2008, a Parigi, all’Eliseo:  Le migliaia di cappelle, di chiese, di abbazie, e di cattedrali che adornano il cuore delle città o la solitudine delle campagne dicono abbastanza su come gli antichi padri nella fede hanno voluto onorare Colui che aveva loro donato la vita e che ci conserva nell’esistenza).

Colonizzazioni ideologiche: Siamo invitati a promuovere un’integrazione che trova nella solidarietà il modo in cui fare le cose, il modo in cui costruire la storia. (…) In questo modo la comunità dei popoli europei potrà vincere la tentazione di ripiegarsi su paradigmi unilaterali e di avventurarsi in ‘colonizzazioni ideologiche’. NdR: ‘colonizzazioni ideologiche’ è un’espressione che papa Francesco ha utilizzato talvolta ricollegandola al fenomeno dell’imposizione dell’ideologia gender. Tuttavia, usata da sola, l’espressione risulta ambigua, vaga, certo non automaticamente riconducibile a tale ideologia. Sarebbe stato troppo pretendere da papa Francesco un richiamo chiaro e inequivocabile allo stravolgimento antropologico – annientatore dell’identità propria di ogni uomo - che si cela dietro tale ideologia? Non è che – ‘un po’ furbo’ come sempre - abbia ‘sorvolato’ per non dispiacere alle personalità illustri (per modo di dire) che gli hanno attribuito e consegnato tra nuvole d’incenso profano il Premio Carlo Magno? 

Cultura del dialogo: La cultura del dialogo implica un autentico apprendistato, un’ascesi che ci aiuti a riconoscere l’altro come un interlocutore valido; che ci permetta di guardare lo straniero, il migrante, l’appartenente a un’altra cultura come un soggetto da ascoltare, considerato e apprezzato.

Giovani: Ultimamente ho riflettuto (sul futuro dell’Europa e dei giovani) e mi sono chiesto: come possiamo fare partecipi i nostri giovani di questa costruzione quando li priviamo di lavoro; di lavori degni che permettano loro di svilupparsi per mezzo delle loro mani, della loro intelligenza e delle loro energie? (…) Se vogliamo pensare le nostre società in modo diverso, abbiamo bisogno di creare posti di lavoro dignitoso e ben remunerato, specialmente per i nostri giovani.

Unione europea: n.p. (non pervenuto, curiosamente mai citata)

Sogni: (…) Sogno un nuovo umanesimo europeo. (…) Sogno un’Europa giovane, capace di essere ancora madre: una madre che abbia vita, perché rispetta la vita e offre speranze di vita. Sogno un’Europa che si pende cura del bambino, che soccorre come un fratello il povero e chi arriva in cerca d’accoglienza perché non ha più nulla e chiede riparo. Sogno un’Europa che ascolta e valorizzi le persone malate e anziane, perché non siano ridotte a improduttivi oggetti di scarto. Sogno un’Europa, in cui essere migrante non sia delitto bensì un invito ad un maggior impegno con la dignità di tutto l’essere umano. Sogno un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della natura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile. Sogno un’Europa delle famiglie, con politiche veramente effettive, incentrate sui volti più che sui numeri, sulle nascite dei figli più che sull’aumento de beni. Sogno un’Europa che promuove e tutela i diritti di ciascuno, senza dimenticare i doveri verso tutti. Sogno un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stata la sua ultima tappa.

 

AFRICA (sabato 7 maggio 2016, aula Paolo VI, udienza ai Medici con l’Africa-Collegio universitario aspiranti medici missionari CUAMM)

 

Salute come diritto universale: La salute (…) non è un bene di consumo, ma un diritto universale, per cui l’accesso ai servizi sanitari non può essere un privilegio (applauso). La salute, soprattutto quella di base, è di fatto negata in diverse parti del mondo e in molte regioni dell’Africa. Non è un diritto per tutti, ma piuttosto è ancora un privilegio per pochi, quelli che possono permettersela. (…) I più poveri non riescono a pagare e sono esclusi dai servizi ospedalieri, anche dai più essenziali e primari.

Medici ‘con’ l’Africa: Siete medici ‘con’ e non ‘per’ l’Africa (applauso). Siete chiamati a coinvolgere la gente africana nel processo di crescita, camminando insieme, condividendo drammi e gioie, dolori ed entusiasmi. I popoli sono i primi artefici del loro sviluppo, i primi responsabili! So che affrontate le sfide quotidiane con gratuità e aiuto disinteressato, senza proselitismi e occupazione di spazi (NdR: Poteva mai mancare l’evocazione del ‘mostro’ del ‘proselitismo’). Anzi, collaborando con le Chiese e i Governi locali, nella logica della partecipazione e della condivisione di impegni e responsabilità reciproche. Vi esorto a mantenere il vostro peculiare approccio alle realtà locali, aiutandole a crescere e lasciandole quando sono in grado di continuare da sole, in una prospettiva di sviluppo e sostenibilità. E’ la logica del seme, che scompare e muore per portare un frutto duraturo.

Ospedali e cliniche: Voi portate avanti con coraggio la vostra opera, esprimendo una Chiesa che non è una ‘super clinica per vip’ ma piuttosto un ‘ospedale da campo’ (NdR: e quando mai è stata una ‘super clinica per vip?)

 

LACRIME (giovedì 5 maggio 2016, solennità dell’Ascensione, Basilica di san Pietro, veglia di preghiera “per asciugare le lacrime”)

 

Il pianto di Gesù sconcerta e lava: Anche Gesù sa cosa significa piangere per la perdita di una persona amata. E’ una delle pagine più commoventi del Vangelo:quando Gesù vide piangere Maria per la morte del fratello Lazzaro, non riuscì neppure Lui a trattenere le lacrime. Fu colto da una profonda commozione e scoppiò in pianto. L’evangelista Giovanni con questa descrizione vuole mostrare la partecipazione di Gesù al dolore dei suoi amici e la condivisione nello sconforto. Le lacrime dio Gesù hanno sconcertato tanti teologi nel corso dei secoli, ma soprattutto hanno lavato tante anime, hanno lenito tante ferite. (…) Se Dio ha pianto, anch’io posso piangere sapendo di essere compreso. Il pianto di Gesù è l’antidoto contro l’indifferenza per la sofferenza dei miei fratelli.

 

GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA (venerdì 6 e sabato 7 maggio 2016): FRANCESCO, PAROLIN, GRAF, WIDMER, SCHNEIDER-AMMANN

  

Francesco su Instagram (6 maggio 2016): Care Guardie svizzere, non dimenticate che il Signore cammina con voi.

Udienza del 7 maggio 2016: E’ bello vedere dei giovani, come voi, che dedicano alcuni anni della loro vita alla Chiesa, segnatamente al Successore di Pietro: è un’occasione unica per crescere nella fede, per sperimentare l’universalità della Chiesa, per fare un’esperienza di fraternità. (…) Le tombe degli Apostoli e la sede del Vescovo di Roma sono crocevia di pellegrini che provengono da tutto il mondo. Voi avete così la possibilità di toccare con mano la maternità della Chiesa che accoglie in sé, nella propria unità, la diversità di tanti popoli. Potete incontrare persone di diverse lingue, tradizioni e culture, ma che si sentono fratelli perché accomunati dalla fede in Gesù Cristo. Vi farà bene scoprire la loro testimonianza cristiana e offrire, a vostra volta, una serena e gioiosa testimonianza evangelica.

Omelia del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato (6 maggio 2016, Basilica di San Pietro): Pensiamo anche alle 147 guardie, che durante il Sacco di Roma del 1527 hanno donato la propria vita nella difesa del Successore di Pietro. Una simile morte eroica, un simile dono della vita non sarebbe stato possibile senza la fede nel Signore della vita, senza la fede nella Resurrezione come fondamento e sostegno. (…) Siate testimoni di Cristo – anche nella vostra patria Svizzera – e in un mondo che desidera la luce e la vita ma non ha spesso il coraggio di accoglierla, in mezzo ai giovani vostri coetanei, i quali sono affamati di senso e pienezza, perché possiate dire loro che vale la pena proporsi cose grandi e belle, pur comportando impegno e dedizione ed essendo accompagnate da qualche fatica. (…) I santi Martino, Sebastiano e Nicolao della Flűe (NdR: Patroni della Guardia Svizzera Pontificia) hanno saputo essere veri strumenti nelle mani di Dio, ovunque il Signore li ha condotti e qualsiasi cosa abbia chiesto loro: come soldati o vescovi, come guardie e martiri, come padri di famiglia, eremiti o consiglieri di pace.

Discorso del colonnello Christoph Graf, comandante della Guardia Svizzera Pontificia (6 maggio, Giuramento di 23 nuove Guardie, cortile di San Damaso): Dall’anno scorso la situazione nell’ambito della sicurezza è mutata: l’Europa è sotto choc e la popolazione pretende di nuovo una protezione maggiore. Sono stati rafforzati i controlli agli edifici più importanti e nelle grandi città è palese la presenza delle forze di sicurezza. (…) Le alabarde dunque non sono solo teatrali. Le Guardie svizzere devono essere veramente pronte nel caso in cui fosse necessario. E qui non si tratterebbe semplicemente di difendere solo la vita del corpo.

Colonnello Christoph Graf/Il Rosario da combattimento: All’inizio dell’anno un generoso donatore ci ha sorpreso con un regalo. Ha fatto pervenire alla Guardia Svizzera Pontificia l’arma più micidiale che esista sul mercato: il combat Rosary, letteralmente il Rosario da combattimento. Subito è stato dato in dotazione a tutte le guardie. E’ importante che ritroviamo la via della preghiera, soprattutto quella del Rosario.  La nostra vita e le nostre opere sono nelle mani di Dio. Questo però non significa che possiamo rinunciare alle armi e alle esercitazioni. Dio ci usa come strumenti per scongiurare il male in alcune situazioni. Per questo servono una fede salda, fiducia in Dio e preghiera.

Cappellano Thomas Widmer (entrato in funzione all’inizio del 2016, trentunenne sacerdote della diocesi di Coira, 6 maggio, Giuramento): Fieri e pronti ad impegnarvi nel servizio umile e concreto di ogni giorno, siete qui oggi, muniti con l’armatura, vestiti con l’uniforme, l’alabarda, il casco e la corazza. Sono essi degli strumenti che si riferiscono al combattimento. Sì, non solo la difesa della vita del Santo Padre, ma tutta la nostra vita cristiana richiede impegno e diventa una vera lotta. (…) Per un combattimento abbiamo sempre bisogno di un’armatura. Una delle armature è la corazza. (…) La corazza si riferisce alla giustizia. (…) Che cosa significa vivere giustamente? La giustizia è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è dovuto. .

Consigliere federale Johann Schneider-Ammann, presidente della Confederazione elvetica (conferenza-stampa del 7 maggio, dopo l’udienza papale, Hotel Colombus): Il Papa ha parlato in italiano, io in tedesco, non abbiamo quasi avuto bisogno dell’interprete. (…) La Svizzera è fiera della Guardia Svizzera Pontificia, che la rappresenta a Roma con le virtù della fedeltà, lealtà, disponibilità, dando in più un importante contributo alla sicurezza del Vaticano. (…) Il Papa ha un grande carisma, con una normalità di gesti e convivialità di atteggiamenti.

Consigliere federale Johann Schneider-Ammann, rispondendo a una nostra domanda sull’eventuale impiego, in caso di necessità, dell’esercito svizzero alla frontiera del Canton Ticino con l’Italia: Abbiamo parlato anche di migrazioni. E’ stato ricordato il blocco della frontiera tra Svezia e Danimarca così come si è evocata tra le conseguenze la situazione in cui è venuta a trovarsi l’Austria. Personalmente, nel caso di forte afflusso di profughi, non manderei l’esercito (di competenza federale) alle frontiere, ma la protezione civile, che è di competenza cantonale. Con il compito di accogliere, esaminare, selezionare… di strutture adeguate ne abbiamo a sufficienza.

 

MARCIA PER LA VITA (domenica 8 maggio 2016, Regina Coeli)

 

Saluto alla Marcia per la Vita: dopo aver ricordato la 50.ma Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, salutato i fedeli di Roma, i pellegrini dall’Italia e da vari Paesi, i fedeli polacchi di Varsavia, Lowicz w Ostroda, i Filarmonici di Vienna, il gruppo irlandese di mons. O’Flaherty, gli studenti olandesi del collegio Corderius, la Katholische Akademische Verbindung ‘Capitolina’, papa Francesco ha detto: “Saluto i partecipanti alla Marcia per la Vita”, che – presenti in Piazza San Pietro in diverse migliaia – hanno agitato bandiere e striscioni e urlato per attirare l’attenzione del Santo Padre. Il quale però, dopo un attimo di incertezza, ha proseguito come se niente fosse con gli amici dell’Opera don Folci e del preseminario San Pio X, gli Scout d’Europa di Roma Ovest e Roma Sud, i “numerosi cresimandi” della Diocesi di Genova, quest’ultimi gratificati inoltre da un “Siete rumorosi, genovesi!”. Niente ‘carezze’ invece – dopo la citazione oggettivamente più burocratico che pastorale - per le migliaia di marciatori in difesa della vita, provenienti da tutta Italia e da diversi Paesi non solo europei. Tra loro il cardinale Burke, l’arcivescovo Negri, il vescovo ausiliare di Astana Schneider. Ma al Papa sudamericano dei movimenti popolari, esaltatore per antonomasia delle virtù del pueblo, quest’altra parte di popolo (soprattutto europeo) non piace troppo, anzi sembra infastidirlo perché disturba gli equilibri con il relativismo culturale mondialista dominante. Perciò l‘ha lasciata de facto (e per l’ennesima volta) con un senso di amaro in bocca. Realtà dura da digerire, ma questo passa Santa Marta.