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    FRANCESCO: LA FAMIGLIA E' UNA SOLA. BAGNASCO: ATTENTI ALLA LEGGE SULL'OMOFOBIA

    FRANCESCO: LA FAMIGLIA E’ UNA SOLA. BAGNASCO: ATTENTI ALLA LEGGE SULL’OMOFOBIA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 13 settembre 2013

     

    Mentre alla Camera dei deputati prosegue la discussione sulla legge ‘contro l’omofobia’ (e si ripropongono le note tesi liberticide) si è aperta a Torino la 46.ma Settimana sociale dei cattolici italiani sul tema: “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”. Di grande interesse, importanza e attualità il messaggio di papa Francesco ( dove il Papa non smentisce l’arcivescovo di Buenos Aires) e la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ricca di riflessioni e attenta anche agli sviluppi della discussione parlamentare in materia di omofobia..

     

     

    Nei giorni scorsi è proseguita l’offensiva delle lobby che vogliono imporre al Paese una rivoluzione antropologica mirante a scardinare il diritto di famiglia e a creare l’ ‘homo novus’ di tipo zapaterico o hollandesco. E’ un’offensiva internazionale ben coordinata, provvista di mezzi potenti sia finanziariamente che massmediaticamente; la tattica è sempre quella di evidenziare con abilità ‘nuovi diritti’ il cui conferimento - predicato come inevitabile (“Guardate il resto d’Europa… noi siamo sempre i più retrivi!!!”) - renderebbe gli umani più liberi e felici in una società a loro misura. Gli ultimi esempi di Venezia e Bologna sono solo la punta dell’iceberg di una ‘gioiosa macchina da guerra’, che speriamo si inceppi gaiamente come quella di vent’anni fa. A Venezia Camilla Seibezzi, delegata ai “diritti civili, politica contro le discriminazioni e cultura Lgbtq”, aveva tentato di modificare la modulistica eliminando “padre “ e “madre” e sostituendoli con “genitore 1 e 2”, in nome della trista teoria del ‘gender’: “Le parole sono importanti, perché diventano prassi ed entrano nella vita di tutti i giorni” – aveva evidenziato la delegata, chiosando: “Abbattere gli stereotipi e valorizzare i diritti civili si può e per farlo è necessario cominciare dal basso, con azioni politiche che incidano nella pratica quotidiana”. Veramente chiare ed esemplari le riflessioni della tanto presuntuosa quanto candida Seibezzi: dovrebbero essere lette e ben comprese non solo dai deputati che si dicono cattolici, ma da tutti quelli di ‘ buona volontà’ (ovvero preoccupati del bene comune e del futuro della società) presenti a Montecitorio. A Venezia è poi finita in niente, per l’intervento del sindaco (pur piuttosto sprovveduto… con una delega del genere, non si deve mettere in conto ogni sorta di delirio ideologico?). Per la ministra Kyenge, invece, questa è stata un’occasione di esternare il suo favore per tale proposta e per altre del genere, in margine alla Mostra del Cinema: uno scivolone che giustamente l’ “Avvenire” ha bacchettato come “stupefacente”. A Bologna, inoltre, è annunciata per il 18 settembre la discussione di un ordine del giorno di Cathy La Torre (Sinistra e Libertà) che chiede tra l’altro che all’ombra delle due Torri si approvi nella modulistica quanto proposto dalla veneziana Seibezzi (l’assessora provinciale Gabriella Montera si è già espressa a favore). Vedremo che faranno sindaco e maggioranza Pd. Alla Camera, intanto, a livello di Commissione Giustizia, proprio   il capogruppo del Pd Walter Verini ha tentato martedì 10 settembre di reintrodurre l’aggravante nel testo già perlomeno ambiguo della proposta di legge “contro l’omofobia”. Per il momento non se n’è fatto niente, ma…

    Dentro tale cornice poco incoraggiante si è aperta a Torino giovedì 12 pomeriggio la 47.ma edizione delle Settimane sociali dei cattolici italiani, stavolta sul tema della famiglia, “speranza e futuro per la società italiana”. Si attendeva con curiosità il contenuto del messaggio papale, anche perché sull’argomento fin qui Jorge Mario Bergoglio, da papa (ma non da cardinale) era stato sostanzialmente latitante, salvo che in qualche occasione come in Brasile o nell’enciclica Lumen fidei (redatta però in larga parte da Benedetto XVI). Papa Francesco non ha certo smentito il cardinale Bergoglio (vedi in questo sito, nella rubrica ‘Papa Francesco’: Jorge Mario Bergoglio e i ‘matrimoni gay’). Inequivocabilmente ha evidenziato nel messaggio che la famiglia, “la prima società naturale, come recepito anche nella Costituzione della Repubblica italiana, (…) rimane il primo e principale soggetto costruttore della società e di un’economia a misura d’uomo, e come tale merita di essere fattivamente sostenuta”. E’ un’affermazione questa chiara e netta che “interessa non solamente i credenti ma tutte le persone di buona volontà, tutti coloro che hanno a cuore il bene comune del Paese”. E' evidente che "le conseguenze, positive o negative, delle scelte di carattere culturale, anzitutto, e politico riguardanti la famiglia toccano i diversi ambiti della vita di una società e di un Paese: dal problema demografico - che è grave per tutto il continente europeo e in modo particolare per l'Italia - alle altre questioni relative al lavoro e all'economia in generale, alla crescita dei figli, fino a quelle che riguardano la stessa visione antropologica che è alla base della nostra civiltà". Del resto "un popolo che non si prende cura degli anziani e dei bambini e dei giovani non ha futuro, perché maltratta la memoria e la promessa". 

    Ricca di spunti preziosi anche la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco, per il quale “la roccia della differenza è fondamentale per ritessere l’umano che rischia diversamente di essere polverizzato in un indistinto egualitarismo che cancella la differenza sessuale e quella generazionale, eliminando così la possibilità di essere padre e madre, figlio e figlia”. Ecco poi l’aggancio alla preoccupante attualità politica italiana: "Quando, ad esempio, attraverso una decisione politica, vengono giuridicamente equiparate forme di vita in se stesse differenti - come la relazione tra l'uomo e la donna e quella tra due persone dello stesso stesso - si misconosce la specificità della famiglia e se ne preclude l'autentica valorizzazione nel contesto sociale, trattando in modo uguale realtà diverse. Si appiattisce così il concetto di uguaglianza, che non consiste nel dare a tutti la stessa cosa, ma nel dare a ognuno ciò che gli è coerente". Ancora una riflessione importante, legata proprio alla discussione parlamentare in corso in queste ore: "Frequentemente ci si oppone alle ragionevoli considerazioni della Chiesa per motivi ideologici. Nei mesi scorsi il dibattito sulla legge contro l’omofobia ha manifestato con chiarezza questa tendenza. Nessuno discute il crimine e l’odiosità della violenza contro ogni persona, qualunque ne sia il motivo: tale decisa e codificata condanna – coniugata con una costante azione educativa – dovrebbe essere sufficiente in una società civile”. Poi l’affondo più incisivo: “In ogni caso, per lo stesso senso di civiltà, nessuno dovrebbe discriminare, né tanto meno poter incriminare in alcun modo, chi sostenga pubblicamente ad esempio che la famiglia è solo quella tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio o che la dimensione sessuata è un fatto di natura e di non di cultura”. A Montecitorio ascolteranno o si tapperanno le orecchie (gli inconsistenti, i frou frou  per non apparire démodé, altri  per le solite ignobili ragioni di poltrona)?

    Vogliamo concludere citando un passo umanissimo, con un finale tagliente, della prolusione del cardinale Bagnasco,  derivato dalla storia e dalla cronaca della nostra civiltà: “Forse, anche nelle nostre famiglie ci sono state difficoltà e prove: non sempre tutto è ideale, né nei caratteri né negli affetti. Ciò nonostante la famiglia ha tenuto duro, ha retto alle inevitabili usure e stanchezze, ad alti e bassi. E noi, figli di ieri e di oggi, abbiamo intuito che su quella realtà, su quel piccolo nucleo, potevamo contare. Sentivamo che, in mezzo alle durezze dell’esistenza, c’era una zona franca. Sentivamo che, dentro a quel grembo, i genitori avevano fiducia in noi nonostante i nostri limiti, errori, insuccessi o paure. Non era un nido dove fuggire dal mondo concreto, un mondo virtuale dove ci veniva risparmiata la parola severa, le regole. Al contrario! Era un luogo dove si faceva verità su di noi in modo saggio, dove si dava un nome giusto alle cose, dove si imparava la distinzione tra bene e male, tra doveri e diritti. Un luogo dove la presenza certa del papà e della mamma, e spesso anche dei fratelli, dei nonni e degli zii, ci dava coraggio e forza. E così, dentro a quel grembo accogliente ed esigente, abbiamo imparato ad avere fiducia in noi stessi, negli altri, nella vita. E la fiducia ha generato sicurezza. Abbiamo imparato a non aver paura delle prove, dei dolori, degli insuccessi; ad affrontarli con l’aiuto di Dio e degli altri.

     

    Quel luogo generatore – la famiglia – non era però un nucleo dai confini cangianti e dai tempi incerti, ma definito e permanente, su cui sapevamo di poter contare come su roccia ferma ed affidabile. E’ questa la vera identità e missione della famiglia che nel nostro Paese, nonostante tutto, rappresenta un punto di riferimento decisivo.

     

    Come sappiamo, esistono tendenze che mirano a cambiare il volto della famiglia, rendendola un soggetto plurimo e mobile, senza il sigillo oggettivo del matrimonio. Tra l’altro, rendendo sempre più brevi i tempi del divorzio (NdR: e poi c’è uno dei referendum radicali, firmato spensieratamente  anche da qualcuno che è più conosciuto per altre battaglie…), lo Stato non favorisce una ulteriore ponderazione su lacerazioni che lasceranno per sempre il segno, specie sui figli anche adulti. Ci chiediamo: i figli non hanno forse diritto a qualunque sacrificio pur di tenere salda e stabile la coppia e la famiglia? Indebolire la famiglia significa indebolire la persona e la società”. 

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