PAPA FRANCESCO E LA MUSICA: UN RAPPORTO PROBLEMATICO– di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 22 giugno 2013

 

Sempre più appare evidente che l’arte musicale – che pure dà un importante contributo sulla via dell’incontro con Dio – per papa Francesco non conta molto. Sabato 22 pomeriggio ha disertato il “Gran concerto di musica classica dell’Anno della Fede” onorato in Aula Nervi dall’esecuzione della Nona Sinfonia di Beethoven da parte dell’Orchestra sinfonica della RAI (diretta da Juraj Valcuha) e del Coro dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia (diretto da Ciro Visco).

 

 

Lunedì 17 scorso papa Francesco, preso anche alla fine dell'incontro con la diocesi di Roma dalla sua preponderante volontà di contatto con la folla, si era dimenticato di ringraziare con una parola o un cenno del capo o un saluto con la mano i 'suoi' coristi ed orchestrali (guidati sapientemente da monsignor Frisina), che per un paio d’ore avevano costituito la splendida (e indispensabile) colonna sonora del momento d’apertura dell’annuale Convegno svoltosi nella stessa Aula Nervi. Già appena eletto il nuovo Papa aveva poi mostrato di non cantare, probabilmente però non per scelta ma a causa di un intervento chirurgico subito da giovane al polmone. E’ anche possibile che ciò abbia provocato in lui una certa freddezza verso la musica (liturgica, sacra e classica comprese), come è apparso in questi primi tre mesi e mezzo di pontificato.

Il concerto di sabato pomeriggio in Aula Nervi era stato pubblicizzato dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione come un “grande evento” nell’ambito dell’Anno della Fede. Erano in migliaia a gremire la sala, certi di poter vedere e acclamare il Papa argentino, ascoltandone poi un intervento alla fine del concerto. Il maestro Juraj Valcuha aveva detto ad esempio ad “Avvenire”: “Dirigere la Nona è sempre un’emozione, ma lo sarà ancora di più eseguirla davanti a Francesco. Io e l’orchestra siamo felici di essere i primi a proporre un concerto di musica classica a papa Bergoglio”.

La poltrona era pronta, ma quando – pochi momenti prima dell’inizio - l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio organizzatore, ha comunicato che il Pontefice non sarebbe stato presente a causa “di un’incombenza urgente e improrogabile cui deve far fronte in questo momento”, si è alzato un brusio di stupore e di delusione (che dev’essere stata particolarmente forte nell'intimo tra i coristi e gli orchestrali). Non doveva certo trattarsi di problemi di salute, considerato come fossero in sala sia i segretari che il medico personale Polisca.

Con molta probabilità papa Francesco ha operato ( ed è pensabile che ciò accadrà in altre, analoghe circostanze) una scelta precisa tra impegni di lavoro e Nona Sinfonia di Beethoven. Per tutto il pomeriggio ha lavorato a Santa Marta e non se l’è sentita di scendere in Aula Nervi per un’occasione considerata da lui non prioritaria e sostanzialmente mondana. Secondo quanto si sa, avrebbe perfino detto ai suoi collaboratori :“Non sono un principe rinascimentale che ascolta musica invece di lavorare”.

Che papa Francesco abbia scelto di privilegiare l’urgenza del fare al contemplare è cosa nota, così come le “periferie esistenziali” alle più o meno comode sacristie e la concretezza quotidiana ai cenacoli culturali: l’obiettivo primo è quello di rievangelizzare (senza le tradizionali intermediazioni dotte) il popolo con  parole ed atti semplici ed essenziali, puntando a ridare speranza a chi soffre, parte com'è della “carne sofferente” di Cristo.

E’ però anche vero che la musica sacra, liturgica e in parte classica è stata ed è ancora uno strumento privilegiato di evangelizzazione. La musica può avvicinare a Dio:“Chi canta, prega due volte”, ricordava sant’Agostino. Perché allora in qualche modo mortificare (anche involontariamente) coristi ed orchestrali ignorandone la presenza (come lunedì 17 giugno) oppure rinunciando all’ultimo momento a una partecipazione prevista e molto attesa (come sabato 22)? Anche la frase ai collaboratori può suscitare perplessità, contrapponendo il “lavorare” all’ascolto della musica (considerato, sembra, una perdita di tempo). Ce n’è abbastanza per scoraggiare chi nella Chiesa alla musica sacra, liturgica e classica ha dedicato e dedica – in linea con i precedenti pontificati – grande e secondo noi meritata attenzione. Insomma non vorremmo che, nella sua precisa volontà di far emergere nella Chiesa l'essenziale, abbandonando il superfluo (vedi ad esempio certe tenaci incrostazioni cementate in tanti anni di storia), papa Francesco riducesse alla stessa categoria di superfluo anche ciò che invece è parte fondamentale dell'evangelizzazione, come la musica di cui si è detto. Perché l'incamminarsi verso Dio non può prescindere dalle emozioni che dà la bellezza. Quella vera.