PAPA/CORPO DIPLOMATICO: QUALCHE PASSO DEL DISCORSO - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 10 gennaio 2022

 

Alcuni spunti tratti dal tradizionale discorso del Papa al Corpo diplomatico, ricevuto in udienza questa mattina nell’Aula delle Benedizioni

Questa mattina, lunedì 10 gennaio 2022, papa Bergoglio ha ricevuto in udienza i membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (che ha relazioni in tale forma con 183 Stati, più Unione europea e Sovrano Militare Ordine di Malta) e ha pronunciato, come ogni anno,  il tradizionale discorso.

Nell’incipit Francesco ha accennato alla conclusione del tempo liturgico del Natale, “periodo privilegiato per coltivare i rapporti familiari”. Buona cosa, certo: ma siamo sicuri che anche per Jorge Mario Bergoglio il Natale è qualcosa, anzi tanto di più… Perché tacerlo allora davanti ai rappresentanti del mondo?

Abbiamo scelto di evidenziare alcuni passi del discorso che ci sembrano offrire motivi di riflessione (copyright Dicastero per la Comunicazione-Libreria Editrice Vaticana).

1 .   (scopo della diplomazia)  In fondo, questo è lo scopo della diplomazia: aiutare a mettere da parte i dissapori della convivenza umana, favorire la concordia e sperimentare come. Quando superiamo le sabbia mobili della conflittualità, possiamo riscoprire il senso dell’unità profonda della realtà. NdR: aiutare a mettere da parte i dissapori? Sembra un po’ riduttivo, pensando ad esempio ai conflitti provocati da chi aggredisce l’altro

2 .    (pandemia e vaccini) La pandemia ci impone (…) una sorta di ‘cura della realtà’, che richiede di guardare in faccia al problema e di adottare i metodi adatti per risolverlo. I vaccini non sono strumenti magici di guarigione, ma rappresentano certamente, in aggiunta alle cure che vanno sviluppate, la soluzione più ragionevole per la prevenzione della malattia.

3 .    (pandemia e autorità) Vi deve poi essere l’impegno della politica a perseguire il bene della popolazione attraverso decisioni di prevenzione e di immunizzazione, che chiamino in causa anche i cittadini affinché possano sentirsi partecipi e responsabili, attraverso una comunicazione trasparente delle problematiche e delle misure idonee ad affrontarle. La carenza di fermezza decisionale e di chiarezza comunicativa genera confusione, crea sfiducia e mina la coesione sociale, alimentando nuove tensioni

4.    (politiche verso i migranti) Ringrazio (…) quanti, individui e governi, si adoperano per garantire accoglienza e protezione ai migranti, facendosi carico anche della loro promozione umana e della loro integrazione nei Paesi che li hanno accolti. Sono consapevole delle difficoltà che alcuni Stati incontrano di fronte a flussi ingenti di persone. A nessuno può essere chiesto quanto è impossibilitato a fare, ma vi è una netta differenza fra accogliere, seppur limitatamente, e respingere totalmente. NdR: una formula nuova quest’ultima se andiamo a rileggere gli ultimi discorsi al Corpo diplomatico, in cui la materia era trattata in modo più articolato a proposito di diritti e doveri delle parti in causa.

5.   (crisi del multilateralismo) La diplomazia multilaterale attraversa da tempo una crisi di fiducia, dovuta a una ridotta credibilità dei sistemi sociali, governativi e intergovernativi. Importanti risoluzioni, dichiarazioni e decisioni sono spesso prese senza un vero negoziato nel quale tutti i Paesi abbiano voce in capitolo. Tale squilibrio, divenuto oggi drammaticamente evidente, genera disaffezione verso gli organismi intyer4nazionali da parte di molti Stati e indebolisce nel suo complesso il sistema multilaterale, rendendolo sempre meno efficace nell’affrontare le sfide globali

6.     (colonizzazioni ideologiche, cancel culture) Il deficit di efficacia di molte organizzazioni internazionali è anche dovuto alla diversa visione, tra i vari membri, degli scopi che esse si dovrebbero prefiggere. Non di rado il baricentro d’interesse si è spostato su tematiche per loro natura divisive e non strettamente attinenti allo scopo dell’organizzazione, con l’esito di agende sempre più dettate da un pensiero che rinnega i fondamenti naturali dell’umanità e le radici culturali che costituiscono l’identità di molti popoli. Come ho avuto modo di affermare in altre occasioni, ritengo che si tratti di una forma di colonizzazione ideologica, che non lascia spazio alla libertà di espressione e che oggi assume sempre più la forma di quella cancel culture che invade tanti ambiti e istituzioni pubbliche. In nome della protezione della diversità si finisce per cancellare il senso di ogni identità, con il rischio di far tacere le posizioni che difendono un’idea rispettosa ed equilibrata delle varie sensibilità. Si va elaborando un pensiero unico – pericoloso - costretto a rinnegare la storia, o peggio ancora a riscriverla in base a categorie contemporanee, mentre ogni situazione storica va interpretata secondo l’ermeneutica dell’epoca

7.     (valori permanenti che non possono essere ignorati nel dialogo internazionale) Desidero richiamare specialmente il diritto alla vita, dal concepimento sino alla fine naturale, e il diritto alla libertà religiosa.

8.     (educazione come elemento essenziale per una cultura del dialogo e della fraternità) Un posto speciale è occupato dall’educazione (…) Essa è il vettore primario dello sviluppo umano integrale, poiché rende la persona libera e responsabile. (…) La Chiesa Cattolica ha sempre riconosciuto e valorizzato il ruolo dell’educazione per la crescita spirituale, morale e sociale delle giovani generazioni. E’ perciò ancor più per me motivo di dolore constatare come in diversi luoghi educativi – parrocchie e scuole – si siano consumati abusi sui minori. (…) Si tratta di crimini, sui quali vi deve essere la ferma volontà di fare chiarezza (…) Nonostante la gravità di tali atti, nessuna società può mai abdicare alla responsabilità di educare. Duole constatare, invece, come spesso, nei bilanci statali, poche risorse vengano destinate all’educazione. Essa viene vista prevalentemente come un costo, mentre si tratta del miglior investimento possibile.

9.   (coronavirus e dipendenze da strumenti tecnologici) La pandemia ha impedito a molti giovani di accedere alle istituzioni educative, con detrimento del loro processo di crescita personale e sociale. Molti, mediante i moderni strumenti tecnologici, hanno trovato rifugio in realtà virtuali, che creano legami psicologici ed emotivi molto forti, con la conseguenza di estraniare dagli altri e dalla realtà circostante e di modificare radicalmente le relazioni sociali. Con ciò non intendo certo negare l’utilità della tecnologia e dei suoi prodotti, che consentono di connettersi sempre più facilmente e rapidamente, ma richiamo l’urgenza di vigilare affinché tali strumenti non sostituiscano i veri rapporti umani (…) Se fin da piccoli si impara ad isolarsi, più difficile sarà in futuro costruire ponti di fraternità e di pace.