EUTANASIA, POLITICI ‘CATTOLICI’, AVVENIRE E ALTRO - di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 15 ottobre 2020

 

Questi sono giorni convulsi e tanti sarebbero gli argomenti meritevoli di essere trattati, stimolo per una riflessione approfondita. Non vogliamo però dimenticare la lettera ‘Samaritanus bonus’ su eutanasia e suicidio assistito, presentata il 22 settembre in Sala stampa vaticana: un no chiarissimo a pratiche disumane. Anche un  forte monito ai politici ‘cattolici’ che votano norme di tal genere.  Ma l’Avvenire lo nasconde.

Quale argomento scegliere oggi come stimolo utile alla riflessione?

Temi suscettibili di essere trattati non ne mancano. Ad esempio c’è una situazione, quella del Cinavirus, che oggettivamente continua a preoccupare, già considerando in primo luogo la curva crescente dei contagi. E’ una situazione caratterizzata da una gran confusione, con la promulgazione di ogni sorta di editti di costituzionalità molto dubbia, preceduti da indiscrezioni, dichiarazioni, annunci che accrescono l’allarme in una parte consistente della popolazione, facile preda ormai di psicosi drammaticamente nocive ai singoli e alla comunità. Non solo: ma anche alle prese con una situazione economica in molti casi ormai precaria e dalle prospettive nerissime. Poi: il ministro italiano della Salute Roberto Speranza, resuscitando pubblicamente la sua anima totalitaria, ha de facto invitato – in dichiarazioni televisive - alla delazione di caseggiato: roba che in Europa era dai tempi di Berlino-est che non si sentiva più. E ancora: c’è chi ventila perfino una nuova sospensione di ogni attività scolastica in presenza, da sostituire con la didattica a distanza. Quale il motivo principale addotto? La necessità di diminuire il numero degli utenti di bus e metropolitane, dato che spesso sui mezzi pubblici è impossibile rispettare il distanziamento:  qui siamo tra il grottesco e la follia (a meno che non si tratti di un assist cosciente e nel contempo irresponsabile a chi ha interessi informatici molto terreni).

Una notizia sconvolgente è giunta l’altro giorno da Amelia (Terni), sede storica  della benemerita Comunità Incontro, fondata da don Pierino Gelmini: la figlia di un operatore e dirigente della Comunità per il suo diciottesimo compleanno ha chiesto come regalo una dose di eroina al tossicodipendente di cui si era innamorata. Era la prima volta ed è morta poche ore dopo. Intanto in Parlamento e in non pochi media c’è ancora chi chiede follemente di legalizzare/liberalizzare alcuni tipi di droga. Il Governo rosso-giallo è colpevolmente inerte: la lotta contro la droga non è certo una sua priorità al contrario della diffusione dei monopattini o della guerra dissennata al contante (fatta con l’intenzione nascosta di renderci tutti più individui e meno persone). Del resto anche nel primo governo Conte chi – come il ministro leghista Lorenzo Fontana - ha tentato ad esempio di chiudere i negozi di cannabis e di impedire la vendita della stessa nelle tabaccherie, si è scontrato con ogni sorta di ostacoli normativi e politici (M5S) e ha dovuto rinunciare.

 

GOVERNO ROSSO-GIALLO ( E SUE PROPAGGINI) ATTIVISSIMO NEL PICCONARE DIRITTO ALLA VITA, FAMIGLIA, LIBERTA’ EDUCATIVA

Il Governo rosso-giallo (con la sua maggioranza parlamentare) è invece attivissimo nell’attentare a vita, famiglia, educazione. A quest’ultimo proposito resta purtroppo incombente il rischio di chiusura per molte scuole paritarie (un centinaio in questi ultimi mesi hanno già dovuto abbassare le serrande); tante per sopravvivere dovranno aumentare le rette annuali fino a 5500 euro (e quelle che lo facessero diverrebbero de facto scuole di élite, per ricchi, come rileva suor Anna Monia Alfieri, che si batte con coraggio indomito per la buona causa).

Il disegno di legge Zan “contro l’omotransfobia” (di cui abbiamo più volte scritto in www.rossoporpora.org ) riapproderà nell’Aula di Montecitorio, calendarizzata per il 22 ottobre. Sono norme liberticide che prendono a pretesto la lotta contro l’omotransfobia (già ampiamente punita nel caso di delitti contro la persona dal codice penale) per diffondere – anche nelle scuole – l’ideologia lgbt (facendola assurgere a ideologia di Stato con la prevista giornata nazionale contro l’omotransfobia) e per tappare la bocca a chi la pensa diversamente. Purtroppo le restrizioni adottate in materia di Cinavirus non rendono possibile l’organizzazione di un altro Family Day: tuttavia, per far capire ai rosso-gialli che il popolo della famiglia non è morto e dunque per mantenere la necessaria pressione sui parlamentari, decine di associazioni hanno convocato una manifestazione per sabato 17 ottobre a Roma, in Piazza del Popolo (con inizio alle 14.30) con rappresentanze da tutta Italia, per un totale che non potrà superare le duemila persone ben distanziate.

George Soros l’aveva detto: la pandemia è anche un’occasione eccezionale per cercare di rivoltare la società come un calzino, per far avanzare in misura le istanze di un’umanità omologata a certi nuovi valori mondialisti. Il Governo rosso-giallo ha dunque approfittato della situazione connessa alla diffusione del Cinavirus, con l’attenzione di larga parte dell’opinione pubblica posta sulla situazione sanitaria, per picconare alla chetichella il diritto alla vita. Il 13 agosto il già citato ministro Roberto Speranza dall’animo totalitario, ha promulgato trionfante le nuove linee guida per l’utilizzo della pillola abortiva Ru 486: la donna – lasciata de facto sola e caricata di una responsabilità enorme - non dovrà più essere ricoverata in ospedale per un periodo di tre giorni, ma potrà assumere tale pillola abortiva in day hospital e fino alla nona settimana di gravidanza (prima fino alla settima). Da notare che la legge vigente (la 194) ammette il ricorso all’aborto come extrema ratio (che tale affermazione fosse una vera e propria ipocrisia già si sapeva, ma ora ogni argine è caduto e siamo giunti alla follia di banalizzare legislativamente e dunque socialmente l’aborto, considerandolo come un diritto). 

L’8 ottobre, poi, l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco, in piena sintonia con il Governo rosso-giallo) ha decretato che le minorenni non abbisogneranno più della ricetta per acquistare la “pillola dei cinque giorni dopo”, l’EllaOne, da assumere entro cinque giorni da un rapporto sessuale che si sospetta possa aver provocato una gravidanza. Insomma quel farmaco lo si acquisterà al banco della farmacia alla  stessa stregua del Benagol, dell’Aspirina C e del Polase. Il presidente dell’Aifa, tale Nicola Magrini, ha rilevato che l’EllaOne è  “uno strumento etico in quanto consente di evitare i momenti critici che di solito sono a carico solo delle ragazze”. Un’altra dichiarazione folle, pensando alla solitudine disumana in cui saranno lasciate le minorenni nel momento di una decisione drammatica per le conseguenze e di cui spesso i genitori saranno tenuti all’oscuro.

 

SAMARITANUS BONUS: UN NO VATICANO CHIARISSIMO A EUTANASIA E SUICIDIO ASSISTITO – UNA RISPOSTA DEL CARDINAL LADARIA FERRER

Se passiamo al mondo vaticano, è evidente che lo sviluppo delle indagini in corso in materia di investimenti finanziari preoccupa e amareggia. Inquieta anche e molto, poiché ci si chiede quali conseguenze avrà tutto ciò sia sull’immagine della Chiesa cattolica nell’opinione pubblica che sulle offerte dei fedeli: difficile ad esempio digerire che decine di migliaia di euro destinati alla carità del Papa siano stati sperperati per acquisti di beni di alta moda.

In un panorama che induce purtroppo al pessimismo, una luce è venuta dalla lettera Samaritanus bonus sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita, pubblicata il 22 settembre dalla Congregazione per la Dottrina della fede, dopo approvazione esplicita lo scorso 25 giugno da parte di papa Francesco. Si tratta di un documento comprendente 5 capitoli e una conclusione, in cui si riflette sul fine vita, si indagano le ragioni della cultura contemporanea della resa al politicamente corretto e si espongono con chiarezza inusitata (di questi tempi) i principi del Magistero cattolico in materia. In particolare nel quinto capitolo si trattano eutanasia, suicidio assistito, accanimento terapeutico, cure palliative, stato vegetativo, obiezione di coscienza. E’ un testo che non può essere messo in un cassetto e dimenticato, ma dovrebbe ispirare costantemente i comportamenti di chi si dice cattolico.

Della lettera evidenziamo qui quattro punti (tra i molti di peso) che ci sembrano ineludibili per chi si proclama fedele alla Chiesa di Roma.

. L’eutanasia (…) è un atto intrinsecamente malvagio, in qualsiasi occasione o circostanza. La Chiesa in passato ha già affermato in modo definitivo “che l’eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana. Tale dottrina è fondata sulla legge naturale e sulla Parola di Dio scritta, è trasmessa dalla Tradizione della Chiesa ed insegnata dal Magistero ordinario e universale. Una tale pratica comporta, a seconda delle circostanze, la malizia propria del suicidio o dell’omicidio” ( Evangelium vitae ).  Qualsiasi cooperazione formale o materiale immediata ad un tale atto è un peccato grave contro la vita umana: “Nessuna autorità può legittimamente imporlo né permetterlo. Si tratta, infatti, di una violazione della legge divina, di una offesa alla dignità della persona umana, di un crimine contro la vita, di un attentato contro l’umanità”. (Congreg. Dottrina fede, Iura et bona ). Dunque, l’eutanasia è un atto omicida che nessun fine può legittimare e che non tollera alcuna forma di complicità o collaborazione, attiva o passiva. Coloro che approvano leggi sull’eutanasia e il suicidio assistito si rendono, pertanto, complici del grave peccato che altri eseguiranno. Costoro sono altresì colpevoli di scandalo perché tali leggi contribuiscono a deformare la coscienza, anche dei fedeli (Catechismo della Chiesa cattolica).

. Sono gravemente ingiuste, pertanto, le leggi che legalizzano l’eutanasia o quelle che giustificano il suicidio e l’aiuto allo stesso, per il falso diritto di scegliere una morte definita impropriamente degna soltanto perché scelta ( Evangelium vitae). Tali leggi colpiscono il fondamento dell’ordine giuridico: il diritto alla vita, che sostiene ogni altro diritto, compreso l’esercizio della libertà umana. L’esistenza di queste leggi ferisce profondamente i rapporti umani, la giustizia e minaccia la mutua fiducia tra gli uomini. Gli ordinamenti giuridici che hanno legittimato il suicidio assistito e l’eutanasia mostrano, inoltre, una evidente degenerazione di questo fenomeno sociale.

. È necessario che gli Stati riconoscano l’obiezione di coscienza in campo medico e sanitario, nel rispetto dei principi della legge morale naturale, e specialmente laddove il servizio alla vita interpella quotidianamente la coscienza umana (papa Francesco, 15 novembre 2014). Dove questa non fosse riconosciuta, si può arrivare alla situazione di dover disobbedire alla legge, per non aggiungere ingiustizia ad ingiustizia, condizionando la coscienza delle persone. Gli operatori sanitari non devono esitare a chiederla come diritto proprio e come contributo specifico al bene comune.

.  Il diritto all’obiezione di coscienza non deve farci dimenticare che i cristiani non rifiutano queste leggi in virtù di una convinzione religiosa privata, ma di un diritto fondamentale e inviolabile di ogni persona, essenziale al bene comune di tutta la società. Si tratta, infatti, di leggi contrarie al diritto naturale in quanto minano i fondamenti stessi della dignità umana e di una convivenza improntata a giustizia.

Martedì 22 settembre, durante l’illustrazione del documento in Sala stampa vaticana, il cardinale prefetto Luis Ladaria Ferrer, ha risposto anche a una domanda del collega Sandro Magister (Settimo cielo). Riproduciamo domanda e risposta.

Magister: “Là dove la lettera afferma ‘il dovere’ della Chiesa ‘di escludere ogni ambiguità circa l’insegnamento del magistero sull’eutanasia e il suicidio assistito’, le ‘ambiguità’ si riferiscono anche a pronunciamenti di vario tipo di qualche ufficio o di qualche responsabile vaticano, come monsignor Paglia?

Ladaria Ferrer: (sorride) “Io tornerei a ciò che dice anche il Concilio Vaticano II nella costituzione Lumen gentium sulla Chiesa, e poi a diverse spiegazioni che ha dato la Congregazione per la dottrina della fede. […] Il Concilio dice che vi sono tre elementi (da prendere in considerazione): la frequenza di una dichiarazione, il tono di questa dichiarazione, l’indole del documento. Non è lo stesso un Concilio che una dichiarazione a un giornalista. Questo deve essere molto chiaro. Non è lo stesso un’enciclica, un discorso che il papa fa, o se adesso io dico qualche cosa davanti a voi. […] Può anche accadere che in certi momenti, in certi tipi di dichiarazioni, che non sono infallibili, il cattolico si veda in difficoltà. In questi casi anche i documenti della Chiesa prevedono che si possa fare un momento di silenzio, senza fare una opposizione pubblica, ma questo non […] vuol dire che un vescovo quando apre la bocca parla in un modo infallibile o impegna il magistero della Chiesa. No. La Chiesa ha gli elementi di discriminazione, di giudizio, perché il magistero è sommamente articolato e si esercita a molti livelli”.

 

UNA TONACA PER IL GOVERNO PIU’ ANTI-CATTOLICO NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA

Osserviamo qui che lo stesso citato arcivescovo Vincenzo Paglia - presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Gran Cancelliere del (rivoluzionato) Istituto Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia – il 21 settembre 2020 è stato nominato dal ministro Speranza (evidentemente con il pieno accordo del devotissimo premier Giuseppi) presidente della neonata commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana. Il noto filosofo laicista Paolo Flores d’Arcais (fondatore e direttore della rivista Micromega) ha definito la nomina “un obbrobrio”, chiedendosi tra l’altro: “Possibile che il ministro Speranza non si renda conto del macigno di conflitto di interessi (fossero anche solo spirituali), tra un importante incarico governativo e il ruolo ancor più eminentemente governativo di Vincenzo Paglia nella compagine di Papa Francesco?”.  E’ una considerazione che facciamo anche nostra, pur se da sponda diversa. Queste commistioni tra sacro e profano sono francamente indigeribili. Ce lo gridano - presumiamo - dalla tomba in cui alla notizia (Si scopron le tombe, si levano i morti...) si sono temporaneamente risvegliati sia Camillo Benso conte di Cavour che papa Pio IX.

 

SAMARITANUS BONUS E I POLITICI: LO STRANO CASO DI AVVENIRE

Ultima annotazione. L’Avvenire ha dato ampio spazio alla Samaritanus bonus e, nell’edizione del 23 settembre ha pubblicato – a firma di Francesco Ognibene - quasi un’intera pagina di citazioni tratte dalla lettera, evidenziandone non meno di quindici punti importanti. Sarà stato un caso, sarà stata una svista, sarà stato che gli si saranno chiuse per un attimo le palpebre, ma il diligentissimo Ognibene ha ignorato un passo che certo sa essere particolarmente delicato pensando ai rapporti con la politica italiana (e non solo). E’ quello che segue e lo ripetiamo, pur avendolo già riprodotto più sopra:  “Coloro che approvano leggi sull’eutanasia e il suicidio assistito si rendono, pertanto, complici del grave peccato che altri eseguiranno. Costoro sono altresì colpevoli di scandalo perché tali leggi contribuiscono a deformare la coscienza, anche dei fedeli (Catechismo della Chiesa cattolica)”.

Caso, svista, dolore agli occhi oppure scelta opportunistica e cattofluida da parte di Avvenire per non turbare l’armonia mentale rosso-gialla di quei parlamentari della maggioranza che si definiscono ‘cattolici’? Ma vi pare? Perché l’Avvenire dovrebbe  compromettere il proprio futuro economico (e quello dell’8 per mille) irritando la maggioranza parlamentare oggettivamente nel suo complesso più anticattolica nella storia della Repubblica? Quella maggioranza parlamentare che sta demolendo passo dopo passo il diritto alla vita, l’istituto della famiglia, la libertà educativa, oltre che quella di espressione, ma di cui – non si sa mai - è sempre meglio essere amici? Quella maggioranza parlamentare con la quale dunque collaborano. con scelta impudente,‘cattolici’ laici e intonacati? In altri tempi in casi come questo si sarebbe parlato di ‘oltraggio al pudore’. Oggi invece il dialogo opportunistico, rivestito di motivazioni nobili, diventa un titolo di merito. Di certo lo è in casa cattofluida, dove non mancano le riserve d’incenso così che la congrega dei turiferari possa onorare diligentemente i suoi padroni. Almeno fino a quando conviene.