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    SU CASSAZIONE E CANNABIS, MESSAGGERO E INTERVISTA, CARPI E DON CACCIA

    SU CASSAZIONE E CANNABIS, MESSAGGERO E INTERVISTA, CARPI E DON CACCIA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 3 giugno 2019

     

    Gli ultimi giorni sono stati ricchi di fatti e fatterelli atti a suscitare riflessioni diverse. Di grande importanza la sentenza della Cassazione che ribadisce l’illiceità della vendita di foglie, inflorescenze, olio e resina di canapa. Una curiosa ‘intervista’ papale nel ‘Messaggero’ di oggi. A Carpi dimissioni del direttore del settimanale diocesano, don Ermanno Caccia, per una riflessione post-elettorale pubblicata su ‘Notizie’.

      

    C’è una legge in Italia, la numero 242, riguardante le “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”. Approvata il 2 dicembre 2016, è entrata in vigore il 14 gennaio 2017. Con una sentenza pubblicata giovedì 30 maggio, le sezioni penali unite della Corte di Cassazione hanno ribadito, in modo definitivo, senza possibilità di ricorso, che tale legge impedisce la vendita di foglie, inflorescenze, olio e resina di canapa, che hanno effetti droganti. La decisione – scientificamente fondata -  pone le premesse concrete per stroncare alla radice lo spregiudicato, perverso e irresponsabile business che in questi ultimissimi anni ha portato in Italia all’apertura di oltre duemila punti vendita, cui si aggiungono circa diecimila tabaccai.

    Non solo: la sentenza costituisce un chiarissimo segnale culturale per una società che in certi suoi settori, in nome di un malinteso senso di libertà, rifiuta ormai il senso del limite e corre sciaguratamente verso l’autodistruzione.  Per ragazzi, adolescenti e giovani, in particolare, è ora ben chiaro che drogarsi è sempre un male e resta proibito per legge. 

    La sentenza costituisce de facto un duro e giusto avvertimento anche a chi - nel mondo dello spettacolo, della comunicazione, della politica, della cultura – continua a minimizzare il grave problema, sostenendo l’innocuità delle cosiddette ‘droghe leggere’.  Ha sproloquiato il noto Vasco Rossi: “Vietare la cannabis light è una vergogna (…) di marijuana non è mai morto nessuno”. Si potrebbe pensare che tale dichiarazione, di superficialità everestiana e di altrettanta saccenteria, costituisca in sostanza né più né meno che un’istigazione a delinquere, con procurato danno al cervello di migliaia di adolescenti.

    Alti lai si levano dagli imprenditori del tristo commercio…Si perderanno diecimila posti di lavoro… Non ci stiamo ad essere criminalizzati”. Poveri angioletti ingenui che mai e poi mai, intraprendendo tale attività, avevano pensato che essa fosse come minimo tanto rischiosa (legalmente) che dubbiosa (eticamente).

    Ora esprimono, come si legge su Avvenire del primo giugno in un articolo di tale Viviana Daloisio, “amarezza e preoccupazione”. La Daloisio sembra partecipe dello sconcerto (“Commercianti e rivenditori pensano per lo più a come resistere”) e scrive tra l’altro che “la politica si divide, tra chi agita (NdR: notare il verbo) la decisione della Cassazione contro la cannabis light come uno strumento per chiudere gli shop e chi invece ritiene che invece imponga di mettere mano a una legge più chiara”. Sempre la stessa Daloisio, che ha intervistato a parte anche Giovanni Serpelloni (già capo del Dipartimento delle Politiche antidroga della presidenza del Consiglio), conclude il suo articolo “I negozi sul piede di guerra”, dopo aver richiamato brevemente la soddisfazione dei ministri Salvini e Bussetti, con una notazione eloquente: “A frenare gli entusiasmi sono le amministrazioni comunali di Milano e Torino per esempio: ‘La censura totale è sbagliata’.” Un’affermazione che - si viene indotti a credere per la posizione privilegiata in cui è riportata - sembra essere fatta propria dall’autrice dell’articolo. 

    In campo politico la questione è stata ‘agitata’ (per dirla con la Daloisio) in particolar modo dai ministri leghisti Fontana, Salvini, Bussetti, da Giorgia Meloni, da Maurizio Gasparri. Ora non ci resta che attendere che le prefetture e le questure facciano il loro dovere di servitori dello Stato. Lo richiede la legge, specie a tutela della gioventù e della sua educazione a una cittadinanza cosciente e responsabile del bene sociale. 

     

    IL MESSAGGERO: UN’ INTERVISTA ASSAI CURIOSA

    Nella prima pagina de “Il Messaggero” di oggi lunedì 3 giugno appare un ‘lancio’ stuzzicante (rimando a pagina 2): sotto l’occhiello “L’intervista” il titolo suona: “Il Papa: la politica abbandoni l’odio. Pregate per me”. Con firma: “Da bordo dell’aereo papale Franca Giansoldati”. Voltiamo pagina e troviamo in taglio basso il titolo: “Un popolo discriminato anche dai cristiani. Pregate per la UE, la politica abbandoni l’odio”. L’occhiello è “L’intervista: Papa Francesco”. Firma: Franca Giansoldati.

    Che cosa può pensare il normale lettore? Che “la Franca” (Bergoglio dixit ) abbia intervistato papa Francesco nel ritorno del viaggio in Romania. Leggiamo subito le risposte…. O Signur ci sembra di averle lette già ieri sera, giusto qualche minuto prima dell’emotivamente intenso spareggio Verona-Cittadella per la promozione in Serie A. Dove? Su Vatican news , in una riproduzione – a firma del Turiferario Maggiore Andrea Tornielli - della consueta conferenza-stampa del Papa con i giornalisti sul volo Sibiu-Roma.

    Forse che “la Franca” ha magari ripreso le domande e le risposte che le interessavano, mescolandole un po’ e inducendo il lettore ingenuo a credere che le avesse poste lei? Vediamo: la prima domanda (Europa e convivenza, isolamento) è di Lucas Wiegelmann (Herder Korrespondenz), la seconda (Salvini, rosari, croci, udienza) è di Manuela Tulli (Ansa), la terza è inventata dalla Giansoldati ‘lavorando’ la lunga risposta del Papa alla stessa Tulli, la quarta è di Eva Fernandez (Cope, radio della conferenza episcopale spagnola). Insomma una scopiazzatura solenne per la Turiferaria dei Palazzi. Dal che consegue una nuova menzione d’onore che va ad aggiungersi a quelle già meritate.

    C’è di più. In un box si riferisce – in neretto, con apparente orgoglio – di un’altra considerazione bergogliana, fatta sempre in aereo e sempre contenuta nella risposta alla già citata Manuela Tulli: “Come sapete leggo due quotidiani. Il giornale di partito, l’Osservatore, che invito anche voi a leggere, e poi Il Messaggero, che mi piace perché ha titoli grossi, e lo sfoglio tutti i giorni”.

    Capito?… a papa Bergoglio piace sfogliare Il Messaggero, perché “ha titoli grossi”. E’ una ragione questa di enorme spessore culturale, certo in linea perfetta con il gran clamare vaticano, avveniristico e sinistrino contro una comunicazione connotata da forme gridate, fondate sull’emotività e sul semplicismo, prive di contenuti meditati. “Ha titoli grossi” … ma, Santità, non sarebbe anche meglio allora sfogliare il Corriere dello Sport? Oppure, se mastica un po’ di tedesco, dare un’occhiata alla Bild o al Blick? “Ha titoli grossi”… poveri i Marco Gervasoni, Carlo Nordio, Luca Ricolfi, Mario Ajello che si sforzano di dare sostanza ai loro interventi su Il Messaggero, anche se i titoli sono smilzi…  

     

    A CARPI LA DIOCESI VUOLE EQUIDISTANZA IN POLITICA. E, SE SUL SETTIMANALE DIOCESANO APPARE UN COMMENTO ELETTORALE RITENUTO UN PO’ LEGHISTA,  VIA IL REPROBO…

    Carpi è una città di 70mila abitanti in provincia di Modena, nel 2012 colpita anch’essa dal terremoto ‘emiliano’. E’ sede della diocesi omonima, guidata da sette anni da monsignor Francesco Cavina, forte di tre lustri passati in Segreteria di Stato. Il settimanale della diocesi si chiama “Notizie” ed era diretto fino a pochi giorni fa da don Ermanno Caccia, che, come responsabile delle Comunicazioni sociali della diocesi, aveva ben gestito mediaticamente nel 2017 la riapertura della cattedrale restaurata dopo il sisma (con l’arrivo del card. Parolin) e, a breve distanza di giorni, la visita di Papa Francesco.

    Dal 31 maggio scorso don Caccia non è più direttore del settimanale diocesano. Perché? Il 26 maggio si è votato anche a Carpi per le elezioni europee (con il Pd al 37,9% rispetto al 58,4% del 2014 e la Lega al 29% rispetto al 3,9%) e per quelle amministrative locali (candidato pd al 48% e candidata della Lega al 27%, entrambi al ballottaggio). Il 29 maggio è uscito online su ‘Notizie’ il commento ‘elettorale’ – in riferimento alle europee - del direttore Caccia, sotto il titolo “Perché? L’opinione”.  

    Nella riflessione don Caccia (sotto il noto pseudonimo Ercamo) annota tra l’altro che “c’è un dato sorprendente che emerge da queste ultime elezioni: la percentuale di voti presi dalla Lega identica a quella presa dalla DC nel 1987”. . Il che “sta a dimostrare che la Lega rappresenta ormai l’orientamento dei cosiddetti moderato ed è nei fatti anche il partito di riferimento di buona parte del mondo cattolico”. Logico, perché, “se andiamo poi a guardare le battaglie politiche e i valori rappresentati questi sono in larga misura sovrapponibili, pur con accenti diversi, a quelli di un autentico popolarismo”.

    Don Caccia prosegue ricordandoil cambio di passo che ha catapultato la Lega in testa alla serie A dei partiti” e che è “frutto dell’esperienza al governo”. L’ormai ex direttore del settimanale è sicuro: “La gente comune, attraverso i social e le centinaia di comizi, ritiene che Salvini sia ‘uno di noi’. Parla semplice, schietto. E fa, o almeno ci prova, quello che dice”. Matteo Salvini “in un'estate ferma gli sbarchi di barche e barchini, (…) rischia il processo per aver resistito sul caso Diciotti, (…) porta a casa un alleggerimento della Fornero sulle pensioni, (…) spinge per una pace fiscale che conquista quasi due milioni di contribuenti”. Poi “la legittima difesa approvata e il giro di vite sulla sicurezza”.

    Infine, osserva don Caccia, “dopo essere stato tradito da tanti, il popolo ha scelto uno fidato. Se Matteo non molla, può ancora salire”.

    Una riflessione certo vigorosa quella di don Caccia, constatazione di un risultato e insieme palese compiacimento per tale esito. Apriti cielo! in una città storicamente dominata dai ‘rossi’. La Voce di Carpi e altri organi locali riprendono la riflessione e danno la stura a una serie di commenti, perlopiù indignati, dei lettori. Bufera sulla diocesi: si insinua che don Caccia abbia scritto la riflessione in accordo con il vescovo.

    In poche ore la vicenda è risolta con  modi spicci. Venerdì mattina 31 maggio il Consiglio di Amministrazione della Arbor Carpensis srl, società editrice del settimanale della Diocesi di Carpi ‘Notizie’  pubblica un editto: “ I contenuti dell’articolo “Perché? L’opinione” a firma “Ercamo” apparso nell’ultimo numero, non rappresentano la linea editoriale del giornale, improntata ad assoluta equidistanza ed indipendenza di giudizio rispetto ad ogni vicenda politica sia locale sia nazionale. Né tanto meno, si conferma con forza, interpretano il pensiero della Diocesi e del suo Vescovo.”.

    Una sconfessione talmente netta della riflessione di don Caccia che a quest’ultimo che resta che dimissionare (essendo stato de facto dimissionato). Cosa che avviene sempre venerdì 31 maggio: In riferimento all’opinione a firma ERCAMO (pseudonimo regolarmente segnalato all’Ordine dei Giornalisti) dello scrivente Ermanno Caccia del titolo “Perché?”, con la quale esprimevo ed esplicitavo un’opinione circa la recente consultazione Europea, e a seguito delle illazioni apparse sulla Voce di Carpi volte a legare la mia personale opinione con quella dell’editore del settimanale il Vescovo Francesco Cavina, la presente per smentire ogni e qualsivoglia coinvolgimento, controllo preventivo e condivisione dell’editore nella suddetta opinione. Constatata la levata di scudi “strumentale”, da una parte di coloro che non condividono in libertà la stessa, amareggiato e colpito da tanto clamore in serenità e in coscienza, rassegno le dimissioni da direttore del settimanale diocesano “Notizie”.

    Ancora don Caccia: Carissimi amici, eccoci alla resa dei conti. Di fronte al sacro santo diritto di esprimere un'opinione una chiave di lettura 'personalizzata' e non attribuibile al vescovo della Diocesi di Carpi alle recenti Elezioni Europee (e non comunali), nel quale è evidente la vittoria della Lega, un fuoco nemico fatto e realizzato a 'modo', mi ha portato a rassegnare le dimissioni di Direttore del Settimanale Diocesano 'Notizie'. Che dire? Viva la libertà di stampa'.

     

    ASSOLUTA EQUIDISTANZA E INDIPENDENZA DI GIUDIZIO?

    Da parte nostra non possiamo non evidenziare un passo del  comunicato del Consiglio di Amministrazione, laddove si nota che “la linea editoriale del giornale (è) improntata ad assoluta equidistanza ed indipendenza di giudizio rispetto ad ogni vicenda politica sia locale sia nazionale”.

    Prima di tutto “assoluta equidistanza” e “indipendenza di giudizio” non sono proprio vincolate tra loro: se si deve essere “assolutamente equidistante”, non necessariamente si godrà di una piena “indipendenza di giudizio”.

    E poi ci siamo chiesti: se l’ “assoluta equidistanza” preconizzata dal settimanale diocesano di Carpi e conseguenti dimissioni/dimissionamento del suo direttore per una riflessione giudicata non equidistante, dovesse essere estesa all’intera realtà ecclesiale italiana, che cosa ne risulterebbe? Una caterva di dimissioni eccellenti, dal vescovo di Albano a quello di Mazara del Vallo, dall’arcivescovo di Palermo al vescovo di Noto, dal direttore di ‘Avvenire’ a quello di ‘Famiglia Cristiana’, dal direttore di ‘La Civiltà Cattolica’ a quello di ‘TV 2000’, ecc… Non sarà che, se il direttore di ‘Notizie’ avesse invece in qualche modo scritto bene del Pd, sarebbe ancora al suo posto? E’ lecito presumere di sì, considerato che, quando don Caccia si è complimentato con il noto e controverso sindaco rieletto di Bergamo Giorgio Gori, nessuno ha ventilato l’idea di…cacciarlo. Un caso di equidistanza strabica, a geometria variabile?

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