UN CASO DI ABUSIVISMO: CHE CI  FA ANCORA AVVENIRE NELLE CHIESE? – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 7 gennaio 2019

 

Ormai il delirio politico di ‘Avvenire’ su immigrazione e dintorni lo rende improponibile nelle chiese cattoliche. In questo momento ‘Avvenire’ ha in testa solo l’abbattimento o almeno l’umiliazione di Matteo Salvini. Con protervia l’ex-giornale cattolico divide i fedeli, bastonando continuamente i critici. E’ ancora eticamente accettabile che sia venduto tra le navate?

Lo vendano nelle superstiti sedi del Pd. Oppure a casa della Boldrini, della Kyenge, di Gianfranco Miccicché (quest’ultimo, vecchio politicante con trascorsi molto discussi, è il coordinatore di Forza Italia in Sicilia ed è autore del paragone blasfemo tra decreto Salvini e leggi razziali del 1938), tanto per citare tre giganti del pensiero politico contemporaneo. Anche presso il club (se esiste) di Balotelli. Nelle sedi municipali di Palermo, di Napoli e altre o in quelle delle regioni ‘rosse’. Oppure al centro di smistamento degli scafisti, pure in qualcuna delle coop ‘bianche’ che tanto hanno lucrato sulle pelle dei migranti in questi ultimi anni. Insomma lo vendano dove vogliono, anche negli episcopi ad esempio di Palermo e Noto, ma non più nelle chiese.

A che titolo oggi  ‘Avvenire’ continua a essere venduto nelle chiese (sempre meno, comunque)? E’ un quotidiano ex-cattolico, un organo di quella sorta di armata Brancaleone sinistramente rumorosa che aspira a rovesciare il governo nato dopo le elezioni del 4 marzo. Sono dei pulcinella di livello infimo che perseguono la delegittimazione - attraverso il disprezzo e la disobbedienza coltivata a piene mani – soprattutto del ministro dell’Interno Matteo Salvini e del suo partito, la Lega. Sindaci e governatori ‘rossi’, affiancati da vescovi e preti catto-fluidi non si sa se più ingenui, insipienti o cinici, hanno deciso di sferrare un nuovo attacco - di violenza inaudita - contro il ‘padre’ di una legge dello Stato (firmata persino da Mattarella, uno che - se appena può - trova il cavillo per rifiutare ciò che non gli piace) su una materia molto complessa e dall’approccio legittimamente diversificato come l’accoglienza dei migranti. E’ una materia che è di indubbia pertinenza dello Stato e dei suoi organi politici e amministrativi.

Che una parte (quella catto-fluida) dell’arcipelago cattolico sia furiosamente mobilitata per l’obiezione di coscienza e per la disobbedienza a tale legge rivela a qual punto di degrado si sia giunti all’interno (vertici compresi) della Chiesa italiana. Mai viste cose simili in questi ultimi anni su altri temi, quelli sì connotati naturalmente dalla possibilità di obiezione di coscienza (vita, famiglia, gender). Anzi, in tali casi, quelli che oggi si stracciano le vesti si sono sempre schierati contro la possibilità dell’obiezione (che in diversi casi vorrebbero togliere – vedi legge 194 - laddove al momento è prevista).

Ci sono vescovi come Corrado Lorefice di Palermo (uno dalla formidabile armatura intellettuale) che ha definito la legge sulla sicurezza e sull’immigrazione come “dis-umano decreto” (tradizionale discorso ai politici per il nuovo anno). Invece Antonio Staglianò, il vescovo-rapper di Noto, su Repubblica giustifica l’obiezione di coscienza di alcuni sindaci perché le norme sarebbero lesive della Costituzione. E, a proposito di Salvini, osserva: " Chi vuole insegnare al Papa come dire il rosario farebbe bene a riconoscere, da credente, che tutti gli esseri umani sono creati a immagine e somiglianza di Dio, per cui ognuno e' mio fratello, originariamente in Cristo, perché Cristo e'  l'immagine in cui tutti sono stati creati. Lo sanno questo i cattolici convenzionali?" (da notare l’irruzione nella toponomastica ecclesiale di non bene definiti ‘cattolici convenzionali’, che devono essere parenti dei ‘cattolici ipocriti’ sempre fustigati da papa Francesco).

Erano solo due esempi di prese di posizione episcopali. Ce ne sono altre, anche se non così tante, considerato che i vescovi italiani sono ben oltre duecento.

Una menzione particolare merita però un prete, il torinese don Fredo Olivero (figura storica della Migrantes piemontese e ora rettore della chiesa di San Rocco a Torino), che in occasione di una manifestazione a piazza Castello ha sostenuto che “tutta la Chiesa si deve schierare dalla parte della nave su cui sono intrappolate 49 persone. E' ora che la nostra Chiesa sia meno piena di razzisti".

Tali prese di posizione sono frutto di ingenuità, insipienza o malafede. L’articolo della legge più contestato, il 13, non priva certo i richiedenti asilo (in attesa di giudizio e cui non è dunque ancora riconosciuta una protezione internazionale) di assistenza sanitaria, vitto e alloggio. Impedisce invece la loro iscrizione a quell’anagrafe da cui consegue normalmente l’inserimento nelle liste per le case popolari e gli asili pubblici.

Intanto negli scorsi mesi il numero delle partenze di migranti verso l’Italia è crollato a poche migliaia, grazie alla politica salviniana dei ‘porti chiusi’. Crollato dunque il numero degli arrivi e crollato il numero dei morti in mare (ogni morto però pesa e di questo le corresponsabilità politiche vanno addebitate al sinistro fronte per l’accoglienza e alle sue propaggini catto-fluide).

Avvenire però insiste nella sua linea politica, ponendosi sempre come obiettivo di delegittimare e abbattere Matteo Salvini, cui non si perdona di aver rovinato un business fin qui molto redditizio. Ecco allora l’appoggio sbracato a quei sindaci che hanno annunciato un’obiezione di coscienza al decreto in questione, con un rimando immediato alla situazione di 49 migranti su due navi ong, ora davanti a Malta, che hanno violato le norme internazionali vigenti per creare il ‘caso’ politico e ricattare in primo luogo l’Italia, facendosi scudo di donne e bambini – un po’ come accadeva nelle manifestazioni degli ultra-sinistri e dei simpatizzanti dei terroristi palestinesi. Un ricatto vergognoso da parte delle organizzazioni criminali e di chi, anche politicamente, le sostiene.

Titoli di prima pagina degli ultimi giorni di Avvenire (quasi tutti di apertura):

. giovedì 3 gennaio 2019. Apertura a caratteri di scatola: “Obiezione umanitaria”. A pagina 5, a tutta pagina: “Accoglienza, battaglia dei sindaci”. Poi: “Il sindaco di Palermo, Orlando: ‘Atto istituzionale, non disobbedienza”.

. venerdì 4 gennaio 2019. Apertura: “Duello sindaci-Salvini – Conte apre al dialogo”. Da notare il giubilo avveniristico per le differenze emerse a livello di governo. Da notare anche il trattamento strumentalmente molto benevolo verso il ‘premier’ Conte, già coccolato da Avvenire’ e da ‘Famiglia cristiana’ e ricevuto recentemente in lunga udienza particolare da papa Francesco.

. sabato 5 gennaio 2019. Titolo in forte evidenza: “Governo diviso sulle navi di Ong. Di Maio: accogliere. No di Salvini”. Nell’occhiello: “Palermo, Lorefice sostiene Orlando”. A pagina 4, titolo a tutta pagina: “Navi dei migranti, governo diviso”. A pagina 5, titolo in evidenza: “No a decreti disumani”. Sommario: L’arcivescovo di Palermo Lorefice: Gesù il primo profugo”.

. domenica 6 gennaio 2019. Apertura: “Accogliere fa forti”. A pagina 5, a tutta pagina: “Navi migranti, governo su due sponde”. Titolo (fondo basso): “Non ci si può tirare indietro e sentirsi a posto”. Sommario: “Sono dure le parole del presidente della Migrantes Di Tora. Anche il vescovo di Mazara del Vallo Mogavero si schiera contro ‘certi andazzi e modi di pensare’ “.

E oggi, 7 gennaio 2019,  ad Avvenire e a certi vescovi e preti dà manforte dalla prima pagina di Repubblica nientepopodimeno che il greppiante Alberto Melloni con una sentenza definitiva, da nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: “Ignorare quelle 49 persone (ostaggi della propaganda) nel mare nostrum non vorrebbe dire aiutarne di più, bensì negare il Vangelo”.

E' vero (e l'abbiamo scritto più volte) che Avvenire contiene anche articoli e inchieste pregevoli su temi sensibili e vicini alla realtà umana quotidiana. Purtroppo però la linea politica editoriale è quella tracciata, così penosa per un cattolico che voglia essere tale e non un lacchè della peggiore politica italiana.

A questo punto, considerata la faziosità sempre più sfrontata di Avvenire, che produce dissennatamente una netta spaccatura nel mondo ecclesiale, non resta che una soluzione: Avvenire, non avendo più titoli per rappresentare la comunità cattolica italiana, non sia più venduto nelle chiese. A meno che dentro le navate non si porti un’intera edicola (tutto compreso…), sfrattando però il Padrone di casa.  E i cattolici allora andranno con Lui. Altrove.