UNIONI CIVILI/LO SPAVALDO E IL RESISTENTE – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 6 maggio 2016

 

Lunedì 9 maggio torna in Aula alla Camera il disegno di legge sulle unioni civili Cirinnà-Boschi. Bocciati in Commissione tutti gli emendamenti (anche quelli sul riconoscimento dell’obiezione di coscienza). Testo blindato, probabile il voto di fiducia a dispetto della larga maggioranza numerica di cui gode il Governo a Montecitorio. Il ‘Comitato Difendiamo i nostri figli’ con Massimo Gandolfini denuncia l'atteggiamento governativo e spera nella saggezza e nella correttezza costituzionale del Presidente della Repubblica.

Tra le tante ‘esternazioni’ che giornalmente catturano la nostra attenzione (foss’anche per pochi secondi) ce ne sono alcune che meriterebbero di essere approfondite nei contenuti e nelle conseguenze, a volte potenzialmente dirompenti. Ad esempio il segretario speciale dei due Sinodi dei Vescovi sulla famiglia s’è lasciato scappare nel tardo pomeriggio di lunedì 2 maggio, in un incontro sull’ Amoris laetitia presso il Teatro Rossetti della città abruzzese di Vasto, una confidenza tanto singolare quanto istruttiva. Scrive infatti il quotidiano online www.zonalocale.it  : “Monsignor Forte (Ndr: arcivescovo di Chieti-Vasto) ha rivelato un particolare retroscena del Sinodo: Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati e risposati – ha riferito riportando una battuta di papa Francesco – questi non sai che casino ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”. “Tipico di un gesuita”, ha acherzato monsignor Forte, attribuendo a quella indicazione una saggezza che ha permesso la maturazione necessaria per giungere alla Amoris laetitia”. Davanti a un’ ‘esternazione’ così autorevole per il ruolo ricoperto dall’arcivescovo Bruno Forte all’interno dei due Sinodi sulla famiglia, il pensiero corre istantaneamente a quel “Sono forse un po’ furbo, so muovermi”, detto da papa Francesco nella lunga intervista di agosto 2013 a padre Spadaro. E, a questo punto, l’interpretazione vera dell’ Amoris laetitia non potrebbe essere che una sola, quella del cardinale Kasper, corrispondente tra l’altro a quella dei tanti curvaioli anche in talare di cui abbiamo dato un esempio qualche giorno (vedi “Via il catechismo! Quel don Giuliano straripante di Borgomanero).

 

ESTERNAZIONI SPAVALDE E TERRA BRUCIATA PER UN CONFRONTO DEMOCRATICO SULLE UNIONI CIVILI

Ma ripassiamo il Tevere e poniamo attenzione a un argomento molto controverso che si avvia a trovare una conclusione (speriamo solo provvisoria)  nei prossimi giorni: il disegno di legge Cirinnà, poi maxi-emendamento Boschi, sulle unioni civili. Tra le molte ‘esternazioni’ fatte a tale proposito dal premier ‘cattolico’ del governo de facto più anticattolico della storia repubblicana, ne ricordiamo alcune di particolare spessore. Il 24 febbraio 2016: “L’accordo sulle unioni civili è un fatto storico per l’Italia. E’ davvero la volta buona”. Il 25 febbraio (dopo il voto di fiducia imposto al Senato sul ‘maxiemendamento’): “Giornata storica, ha vinto l’amore”. Il 26 febbraio: “Sono straorgoglioso “ del risultato ottenuto. Il 4 maggio: “Per la legge Cirinnà sulle unioni civili è questione di giorni. E’ un fatto molto positivo. Questa storia è durata fin troppo”. Da notare qui quest’ultima, infastidita asserzione, che nella sua perentorietà può evocare momenti non poi così lontani delle vicende italiane. Non si può dimenticare nemmeno un’ annotazione della garrula ministra, pure ‘cattolica’, cui è spettato di firmare il maxi-emendamento imposto e approvato: “La mano mi tremava quando ho firmato il maxi-emendamento: non è stata una firma qualunque come  altre fatte in precedenza”.

 

DA LUNEDI’ 9 MAGGIO IN AULA ALLA CAMERA: AVANTI TUTTA, A TESTUGGINE

Nel pomeriggio di lunedì 9 maggio, dunque, la Camera in seconda lettura ricomincerà l’esame della legge sulla “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, approvata dal Senato il 25 febbraio (un unico articolo, 69 commi, dall’1 al 35 riguardanti la prima categoria). Nelle intenzioni del governo Renzi-Boschi-Alfano-Verdini (nonché di spezzoni ‘liberal’ di Forza Italia) il dibattito si annuncia breve, data da un lato la maggioranza ampia di cui gode alla Camera, dall’altro l’imposizione probabile (e a prima vista paradossale considerati i numeri) della fiducia, onde evitare qualsiasi modifica che rimanderebbe la legge in Senato, con prospettive inquietanti (per i suoi fautori). Come scrive Monica Cirinnà, “Nuova fiducia per evitare imboscate”, mentre Anna Paola Concia già tuona democraticamente: “I comuni dovranno prendere la legge, adeguare i regolamenti.. Mi auguro che Roma sia la prima città”, naturalmente prima delle elezioni amministrative del 5 giugno, così da porre i nuovi amministratori davanti al fatto compiuto. La relatrice della legge alla Camera, la piddina Micaela Campana, sprizza gioia da tutti i pori: “Finalmente in Aula il 9 maggio. Si avvicina il grande giorno”, mentre anche il capogruppo piddino alla Camera, il ‘cattolico’ Ettore Rosato, arrossirebbe di vergogna se non salisse pure lui sul palcoscenico epocale: “Ora ci siamo. Il 9 maggio in aula alla Camera per approvazione finale. La volta buona”.

 

IN COMMISSIONE MURO CONTRO GLI EMENDAMENTI

Il 4 maggio la legge era stata approvata in commissione, dopo che ad aprile erano stati respinti oltre 800 emendamenti presentati e sostenuti in particolare dalla Lega Nord con Nicola Molteni e da deputati come Gian Luigi Gigli, Eugenia Roccella, Alessandro Pagano e Antonio Palmieri. Da notare quanto accaduto nella seduta del 19 aprile, quando è stato respinto l’emendamento presentato da Fabrizio Di Stefano (Forza Italia) sul riconoscimento dell’obiezione di coscienza per gli amministratori che rifiuteranno di ‘celebrare’ le unioni previste dalla nuova legge. Ne abbiamo parlato in questa stessa rubrica ‘Italia’ il 31 marzo nell’articolo “Là nella terra aretina della garrula ministra…”. Con altri emendamenti (Pagano, Palmieri e Gigli) si chiedeva poi la possibilità dell’obiezione di coscienza in materia per “imprenditori e commercianti” (casi clamorosi accaduti nel mondo anglosassone europeo e negli Stati Uniti – ha ricordato Eugenia Roccella - testimoniano ad abundantiam la necessità di una riflessione sull’argomento). Durante la discussione commissionale tali emendamenti, respinti, sono stati definiti “di gravità inaudita” e contenenti “disposizioni di stampo discriminatorio e razzista” dalla presidente piddina Donatella Ferranti.

 

MA GANDOLFINI NON HA ALZATO BANDIERA BIANCA: IL COMITATO ‘DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI’  NON SI E’ ARRESO.  

Intanto non ha per niente alzato bandiera bianca (e non ne ha intenzione) il “Comitato Difendiamo i nostri figli”, promotore dei grandi ‘Family Day’  del 20 giugno e del 30 gennaio, pur scosso come noto da dolorose lacerazioni interne. Il suo presidente, Massimo Gandolfini, critica duramente “l’atteggiamento di protervia e di arroganza” che il Governo ha assunto “di fronte ad un tema di enorme coinvolgimento sociale”. In effetti “la coraggiosa battaglia” dei deputati ‘per la famiglia’ si è scontrata in commissione e si scontra “con il muro ideologico di chi ha già deciso di non ascoltare le istanze del popolo italiano, espresse in piazza San Giovanni e al Circo Massimo, scegliendo di servire rivendicazioni lobbistiche che aprono la strada a pratiche che offendono il diritto dei bimbi di avere una madre e un padre”. Non c’è dubbio che “è in atto una vera strategia di impoverimento morale della società: dopo le unioni civili sono già alle porte l’eutanasia, la liberalizzazione delle droghe, il divorzio express”. In Commissione Giustizia della Camera , dove “il Partito democratico ha negato ogni possibilità di confronto, l’esame del testo sulle unioni civili si è rivelato una farsa”.  

Gandolfini è stato ricevuto in udienza privata dal Papa il 29 aprile. A Francesco il presidente del ‘Comitato Difendiamo i nostri figli’ ha chiesto “se l’azione del Comitato fosse buona e se potevano proseguire” . Il Papa “ha risposto dicendo Vi ringrazio e andate avanti”. Certo è stato un incontro positivo, ma non si può non annotare che, se l’udienza fosse stata concessa prima del Family Day di fine gennaio, avrebbe avuto certamente un impatto diverso e probabilmente sarebbe risultata più incisiva. Purtroppo – e non è la prima volta – papa Bergoglio preferisce evitare incontri e dichiarazioni sui ‘valori non negoziabili’ nei momenti che politicamente sarebbero i più opportuni: teme infatti eventuali scontri , che evita in tutti i modi, rischiando essi di irritare quei laicisti cui vanno tante sue premurose attenzioni. Insomma: bene l’incontro, bene l’incoraggiamento, ma…fuori tempo massimo. Dunque (politicamente) pressoché inutili…e c'è pure chi pensa che l'udienza accordata sia stata de facto (politicamente) una sostanziale presa in giro.   

“Piena condivisione” ha espresso il 4 maggio Gandolfini per le parole pronunciate quel giorno stesso dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, che ha denunciato come “l’unico punto di differenziazione” tra famiglia e unioni civili secondo la legge che andrà lunedì in aula alla Camera, “è l’assenza dell’obbligo di fedeltà”. Annunciando una conferenza-stampa, sempre per lo stesso lunedì 9 maggio a Montecitorio, Gandolfini ha ribadito che la legge sulle unioni civili presenta numerosi e gravi profili di incostituzionalità, oltre che “palesi violazioni” delle procedure parlamentari: “Abbiamo pertanto consegnato al Presidente della Repubblica un documento di alto profilo giuridico, nella certezza che il Capo dello Stato lo vaglierà con il rigore e la lealtà che tutti gli riconosciamo quale supremo garante della Costituzione". Il disprezzo delle regole democratiche praticato spavaldamente dal Governo Renzi nell’iter del disegno di legge Cirinnà/maxi-emendamento Boschi è all’origine anche dell’impegno del ‘Comitato’ in vista del Referendum costituzionale di metà ottobre. Il 28 maggio (Roma, auditorio dell’Antonianum) è prevista la costituzione ufficiale del Comitato nazionale ‘Famiglie per il ‘no’ al referendum”. Renzi, la Boschi e compagnia ‘cattolica’ potranno anche bussare – come annunciato - alle porte di tante parrocchie, ma non c’è dubbio che vi troveranno pane per i loro denti.