LA VICE DI RENZI: GALANTINO? AGISCE IN MODO ASSOLUTAMENTE POSITIVO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 9 luglio 2015

 

A colloquio con Debora Serracchiani, vicesegretario del Partito democratico italiano. La discussione sul disegno di legge Cirinnà sulle ‘unioni civili’ è a buon punto, ma il voto potrebbe slittare a settembre per ragioni di ingorgo istituzionale. “Chi sono io per giudicare?”. Mons. Nunzio Galantino aiuta il dialogo. L’indottrinamento gender non esiste. Neanche nella nuova legge sulla scuola.

 

Spesso la sede della Stampa estera a Roma in via dell’Umiltà è meta di politici, invitati un po’ perché facciano conoscenza con la realtà di un’Associazione indispensabile in un Paese democratico, un po’ perché abbiano la possibilità di rispondere alle domande dei soci sui temi più svariati. Ieri, mercoledì 8 luglio, per l ‘aperitivo’, è venuta per la prima volta Debora Serracchiani, che presiede sì la Giunta regionale del Friuli-Venezia Giulia ma è anche vicesegretario del Partito democratico guidato - come il Governo - da Matteo Renzi (uno che alla Stampa estera si è fatto vedere solo da sindaco di Firenze…). Debora Serracchiani è arrivata in buon anticipo e allora…

On. Serracchiani, proprio in queste ore la Commissione Giustizia della Camera dei deputati sta esaminando gli emendamenti presentati al disegno di legge Cirinnà sulle ‘unioni civili’, che ha una parte riguardante le ‘unioni’ omosessuali e un’altra concernente genericamente la disciplina delle convivenze.  Lei, da vicesegretario del Partito democratico (che gode su un’ampia maggioranza alla Camera), come considera lo stato dei lavori in materia? 

Mi verrebbe da dire ‘a buon punto’, nel senso che è stato fatto un lungo lavoro ed è emersa una grande condivisione all’interno del partito democratico. Il segretario nazionale nonché presidente del Consiglio Matteo Renzi ha dato un’indicazione chiara di andare avanti con le ‘unioni civili’. Quindi il percorso del testo Cirinnà è già ampiamente segnato. Stiamo anche cercando di capire se ci sono le condizioni per accelerare i tempi…

Perché? C’è magari il rischio di non farcela ad approvare il tutto prima della chiusura del Parlamento ad agosto?

Abbiamo un problema noto di ingorgo istituzionale. Stiamo ancora ragionando sulle riforme del titolo V della Costituzione e del Senato. Inoltre c’è tutta una serie di decreti che arriveranno in aula. Ci potrebbero essere delle conseguenze temporali, nel senso di dover prevedere una calendarizzazione diversa anche del disegno di legge Cirinnà. Se non si dovesse fare in tempo prima della pausa estiva dei lavori, il testo Cirinnà sarà però approvato sicuramente a settembre.

Tuttavia in questi giorni all’interno del Pd sono in corso tentativi di modificare qua e là il disegno di legge, soprattutto da parte di chi si definisce cattolico…

In realtà all’interno del Pd riscontriamo già una condivisione largamente maggioritaria per quanto concerne il testo Cirinnà e gli emendamenti già discussi e approvati, alcuni dei quali saranno fatti propri magari anche dal Governo. A me pare che la discussione sia fondamentalmente nel campo del centro-destra, dove non mi pare che abbiano le idee chiare. Anche il movimento 5 Stelle non ha espresso fin qui chiaramente la propria posizione. Per quanto ci riguarda il disegno di legge Cirinnà è un’espressione, un segno di civiltà. Siamo tra i pochi Paesi europei che hanno ancora una disciplina in materia: è arrivato il momento di darcela.

Si potrebbe osservare che, se qualcuno si butta dal ponte, non siamo obbligati a seguirlo… Come ha valutato Lei la grande manifestazione di piazza San Giovanni?

Beh, è un segnale, insomma. La società italiana è già cambiata profondamente. La politica non può continuare a fotografarla utilizzando il photoshop, cioè modificandola…

Ho l’impressione che Lei si sia confusa di manifestazione, ne stia lodando un’altra … io intendevo la grande manifestazione del 20 giugno, quella dei 400mila secondo la Questura…

Ah sì, in effetti pensavo all’altra, degli operai… Quella del 20 giugno era una manifestazione legittima… noi non abbiamo mai detto che tutto il Paese la pensa allo stesso modo. Però, se c’è un pezzo di società che necessita di tutela e di diritti, la politica deve agire in tal senso, non può far finta di niente.

Lei ha apprezzato che il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, abbia ostacolato in tutti i modi la manifestazione del 20 giugno a San Giovanni - quella di un ‘volgo disperso’ che si ridesta e diventa popolo - preferendo invece le pacifiche adunate di preghiera, quelle convocate al ‘chiuso’ della piazza vaticana di San Pietro e che non hanno effetti politici?   

Prima di tutto ho apprezzato il Papa che ha detto: Chi sono io per giudicare i gay?

Mi perdoni, ma la cosa è un po’ più complessa… 

Su monsignor Galantino penso che abbia preso una posizione che non sta a me commentare. Non sta a me giudicare le decisioni di un Paese diverso dal mio… in qualche modo…

A dire la verità monsignor Galantino è il segretario della Conferenza episcopale italiana... Per lui il 20 giugno è da dimenticare, visto che purtroppo c’è stato.  Vuole il dialogo a tutti i costi…

Credo che sia un segnale positivo, che monsignor Galantino agisca in modo assolutamente positivo: in questo senso aiuterà certo il dialogo e la conclusione giusta dell’iter del disegno di legge Cirinnà in Parlamento, su un testo ampiamente condiviso…

Ma non c’è secondo Lei nessuna possibilità che il testo Cirinnà sia cestinato come dovrebbe essere?

(resta perplessa) Perché? Non capisco…

E’ sempre una possibilità, non si sa mai… 

Nooo… Ci siamo impegnati tanto e a lungo su questo testo e quindi non credo proprio che ci siano le condizioni perché venga affossato.

Veniamo alla discussione della nuova legge sulla scuola, in corso di approvazione alla Camera in queste ore. Lì dalla Presidenza del Consiglio è stato ispirato un emendamento, all’articolo 16, il cui testo ha destato preoccupazione (oltre che fuori dal Parlamento, tra tante associazioni e tanti genitori) anche in alcuni senatori e deputati dell’area centrista. Nel testo, riguardante il piano triennale dell’offerta formativa che deve assicurare l’applicazione dei principi di pari opportunità, si parla di “prevenire la violenza di genere e di tutte le discriminazioni”, richiamando in burocratese il decreto 93/2013 e la legge 119/2013 al cui articolo 5 si legge del “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” 2014-2020: in particolare si parla di formazione per “prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, anche attraverso la valorizzazione di questi temi nei libri di testo”. Dica un po’, gentile vicesegretario del Pd, si è data una risposta soddisfacente come richiesto alle preoccupazioni di alcuni parlamentari centristi della maggioranza per il rischio dell’avallo all’indottrinamento gender nella scuola?

Ma non c’è nessun problema in quel testo e non ce n’è mai stato. Il testo dice tutt’altra cosa. Ma Lei l’ha letto?

E come no? L’uso di termini come genere e discriminazioni di genere è molto ambiguo… Lei sa che ad esempio nel linguaggio dei documenti delle agenzie dell’ONU si parla di ‘salute riproduttiva’ e si intende ‘aborto’ e altro… è ormai costume collaudato servirsi di un linguaggio truffaldino… Per Lei, on. Serracchiani, esiste l’indottrinamento gender? 

No, assolutamente. Non esiste.

Però lo stesso Papa, che Lei prima ha citato a Suo favore a proposito del “Chi sono io per giudicare?”, recentemente più volte ha denunciato la colonizzazione ideologica del gender.. 

Ma il Papa è più aperto…

E su questa frase, che forse è una constatazione a prescindere oppure un paragone in via di sviluppo, si conclude l’intervista con il vicesegretario del Partito democratico, Debora Serracchiani, quarantaquattrenne presidente della Giunta regionale del Friuli-Venezia Giulia.