BAGNASCO: PROLUSIONE CON FORME E ACCENTI NUOVI – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 27 gennaio 2014

 

La prolusione del 27 gennaio del cardinale Angelo Bagnasco al Consiglio permanente della Cei offre diversi motivi di riflessione

 

 

Alcune osservazioni riguardanti la prolusione che il cardinale presidente Angelo Bagnasco ha tenuto il 27 gennaio 2014 in apertura del Consiglio permanente della Cei.

  1. Scorrendo le pagine della prolusione subito appare una novità di forma (che non sembra irrilevante). La prolusione è assai più breve del consueto (5 pagine invece della tradizionale decina, con la parziale eccezione della prolusione del settembre scorso, già ridotta a 7 pagine). Anche papa Francesco del resto ha introdotto un nuovo modo di comunicare fondato su poche parole e testi ridotti nella lunghezza.
  1. La prolusione è divisa in 9 capitoli brevi. Di solito in ogni capitolo il cardinale Bagnasco sviluppava una riflessione ampia, ricca anche di citazioni, su un tema particolare. La brevità dei capitoli dell’ultima prolusione richiama un po’ ( ma solo un po') la prima del nuovo presidente Bagnasco, tenuta il 26 marzo 2007: in quel caso però i capitoli erano 17 più la conclusione. Vedi sopra.
  1. Ogni capitolo ha un titolo in neretto. Dello stesso carattere alcune parole o frasi particolarmente significative contenute nel capitolo stesso. Già nella prolusione di settembre ogni capitolo aveva un titolo, ma non conteneva parole in evidenza. C’è stato uno sviluppo ulteriore nel senso della comunicazione ecclesiale ai tempi di papa Francesco.
  1. Dalla prolusione sono spariti i capitoli dedicati alla politica internazionale - di solito quelli iniziali o immediatamenti successivi - e alla politica italiana. Sono pagine che venivano divorate dai giornalisti alla ricerca della frase che potesse servire per il commento e per il titolo del giorno dopo. La mancanza di una trattazione dettagliata di aspetti delicati della politica internazionale e, soprattutto, l’assenza di una diagnosi approfondita e complessiva della politica nazionale segnalano probabilmente un aggiustamento/cambiamento di rotta nei rapporti con quel mondo. Ancora nel senso di quanto voluto da papa Francesco.
  1. Con tutta evidenza la Cei è entrata in una fase molto delicata di transizione e la prolusione ne dà atto: il testo già con il primo capitolo evoca senza fronzoli - diremmo anche con asciuttezza - il tema, ponendo come titolo “Lo Statuto della Cei”. E’ noto che ad esempio si pone la questione della procedura di nomina del presidente: elezione ‘democratica’ da parte dei vescovi o scelta dall’alto (leggi: Papa) su una terna di nomi (è la procedura attuale)? C’è chi fa notare che sarebbe sempre meglio rischiare una scelta anche non felicissima da parte del Papa che non una lacerazione pubblica della Cei, con tanto di campagna elettorale, dossier, gossip e altro, a fatale imitazione di quanto succede nella politica italiana. Gli effetti di una campagna elettorale prevedibilmente ricca di colpi bassi e di sensazionalismo mediatico, si fa ancora notare, sarebbero dirompenti per la Chiesa italiana in un momento delicato come questo.
  1. Dal secondo capitolo, intitolato “Evangelii gaudium”, è la gioia del Vangelo che domina la prolusione. Il testo è pervaso di positività nel terzo capitolo (“Una foresta che cresce”), nel quarto (“Dio c’entra”), nel quinto (“La cultura del noi”).
  1. Nel sesto capitolo si introduce il tema dell’educazione, posto in relazione con l’evangelizzazione. Nel settimo, “Educazione e scuola”, si ricorda con forza che in Italia esiste una “grave discriminazione”, per cui “da un lato si riconosce la libertà educativa dei genitori, e dall’altro la si nega nei fatti”, con la conseguenza che ogni anno si chiudono scuole cattoliche con grave danno dello stesso bilancio dello Stato. E’ dunque evidente l’importanza dell’ “evento pubblico di sabato 10 maggio in piazza San Pietro”, al quale (NdR: si noti la precisazione per niente secondaria) “il Santo Padre Francesco ha dato non solo la sua approvazione, ma ha assicurato la sua personale presenza”.
  1. Nell’ottavo capitolo, “Vangelo e società”, il presidente della Cei ‘recupera’ sinteticamente qualche tema della politica nazionale cui precedentemente avrebbe dedicato un capitolo proprio. Si va dalla negazione del pessimismo esasperato (“L’Italia non è una palude fangosa dove tutto è insidia, sospetto, raggiro e corruzione”) all’oggettiva gravità del problema del lavoro, dall’insistenza sulla drammatica realtà della povertà  alla “situazione insostenibile delle carceri italiane”. Non manca il richiamo alla solidarietà verso i “fratelli ebrei” (siamo nel giorno che commemora l’Olocausto) e quella verso i cinesi (“Non si ripetano più eventi luttuosi” come quelli di Prato).
  1. Il capitolo conclusivo, il nono, è dedicato al Sinodo sulla famiglia, “realtà peculiare e ineguagliabile, fondamento della società, sua prima forma naturale”. In relazione alle proposte politiche in corso di dibattito il cardinale Bagnasco, citato un brano di papa Francesco sulla crisi della famiglia, rileva con pacatezza che “la famiglia deve essere sostenuta da politiche più incisive ed efficaci anche in ordine alla natalità, difesa da tentativi di indebolimento e promossa sul piano culturale e mediatico senza discriminazioni ideologiche”. Sembra di cogliere qui un approccio e tipo di linguaggio più ‘francescani’, più volti al positivo e non alla contrapposizione, di quelli originari e consueti, più battaglieri e diremmo più che giustificati in una situazione come quella europea e purtroppo anche italiana dove scorrazza la nota e potente lobby connotata da un’intolleranza figlia del totalitarismo laicista.
  1. Un’ultima piccola curiosità: nel testo scritto si inizia con “Venerati confratelli”. Quasi sempre in precedenza (salvo che nel settembre 2013) la formula usata era stata “Venerati e cari confratelli”. Probabilmente l'omissione non è voluta e tuttavia, conoscendo la grande considerazione che per la parola ha (giustamente) il cardinale Bagnasco, qualche piccolo dubbio può sorgere.