LEGGE ‘CONTRO L’OMOFOBIA’: LETTERA DI 26 DEPUTATI E DUE EPISODI INQUIETANTI  – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 26 agosto 2013

Dopo la discussione da parte della Camera dei deputati, il 5 agosto in seduta notturna, delle linee generali della proposta di legge ‘contro l’omofobia e la transfobia’, l’esame della norma proseguirà – sempre in aula – all’inizio di settembre (i tempi saranno decisi il 5 settembre dalla Conferenza dei capigruppo). Intanto registriamo tre fatti degli ultimi giorni: la lettera inviata da 26 deputati di Pd e Scelta civica ad ‘Avvenire’ e due episodi inquietanti accaduti a Bisceglie e a margine di una puntata di ‘Uno Mattina’ sulla Rai.  

 

 

Incominciamo dallo scritto. Il 9 agosto ‘Avvenire’ ha riportato la lettera in materia di 26 deputati di Pd e di Scelta civica, in cui essi rivendicano “un lavoro costante e fattivo” di cattolici di vari schieramenti da cui è emersa “una proposta di legge giunta in aula molto diversa da quella che era stata inizialmente presentata”. Nella lettera si rileva che “i relatori stanno lavorando su ulteriori emendamenti che, se accolti in aula, consentiranno la netta distinzione tra il reato di omofobia e la libera espressione di opinioni”. Nella risposta il direttore di “Avvenire” scrive di considerare “con molta attenzione e molto rispetto il lavoro svolto da un motivato gruppo di parlamentari”, di cui i firmatari sono “parte importante” per emendare e ‘migliorare’ un testo di legge, quello sull’ ‘omofobia’, che purtroppo propone molte più ombre che luci e ancora minaccia di intaccare gravemente la stessa libertà di parola e di opinione in tema di omosessualità”. Marco Tarquinio evidenzia poi di apprezzare “da sempre le battaglie politiche e culturali condotte con le armi del dialogo e della chiarezza”, ma di apprezzare “persino di più ogni limpida indisponibilità a condividere e introdurre nel nostro ordinamento norme programmaticamente ambigue e liberticide”. Chi sono i firmatari della lettera (in ordine alfabetico)? Alfredo Bazoli, Marina Berlinghieri, Renato Balduzzi, Rosy Bindi, Paola Binetti, Luigi Bobba, Rocco Buttiglione, Andrea Causin, Paolo Cova, Beppe Fioroni, Francesco Saverio Garofani, Gian Luigi Gigli, Federico Ginato, Gregorio Gitti, Lorenzo Guerini, Mario Marazziti, Flavia Nardelli, Edoardo Patriarca, Ernesto Preziosi, Matteo Richetti, Milena Santerini, Mario Sberna, Angelo Senaldi, Gea Schirò, Mino Taricco, Giorgio Zanin.

 Il 16 agosto nella pugliese Bisceglie è andato in scena un musical intitolato “Il mio canto libero (Scegli la vita!)”, realizzato e messo in scena dalla Comunità ‘Arca dell’Alleanza’ - aderente a ‘Rinnovamento nello Spirito’ - nell’ambito della pastorale giovanile diocesana e con il patrocinio dell’amministrazione comunale. In un monologo si racconta l’esperienza autobiografica di un giovane della Comunità che, immerso in una situazione di disagio esistenziale dovuta alla propria omosessualità, riscopre la fede e anche la propria eterosessualità. Apriti cielo( … e la legge ‘anti-omofobia’ – a forte rischio liberticida -ancora non è stata approvata..)! L’Arcigay Bat si è scagliata contro lo spettacolo, ritenuto una “vergognosa e anacronistica manifestazione di ignoranza” . Il suo presidente, Flavio Romani, ha condannato il “messaggio falso e scellerato, che infierisce sul disagio e sul senso di inadeguatezza che i giovani omosessuali sono costretti a provare nel nostro Paese”. Accanto all’Arcigay si sono schierati il Pd (con il deputato Francesco Boccia) – che ha espresso “sincera solidarietà per l’evento increscioso”, prendendo “decisamente le distanze da quanto avvenuto” – il ‘Presidio antifascista’ e Sel (che ha invitato i politici biscegliesi “a una forte e pubblica presa di distanza dalle parole omofobiche che hanno intaccato la libertà stessa dei cittadini di Bisceglie”). La Comunità Arca dell’Alleanza e la pastorale giovanile hanno negato il carattere omofobico del testo (lo hanno ribadito, testo alla mano, in un incontro del 20 agosto con l’Arcigay) e il presidente dell’Azione Cattolica, Antonio Citro, ha invitato “a non creare il ‘complesso dell’omofobia’: chiunque presenti e pronunci il termine ‘omosessuale’ è accusato di essere ‘omofobo’, cioè nemico delle persone omosessuali”. Tuttavia, conclude Citro, “il buon senso non è un optional, non passa di moda, recuperiamolo e facciamolo nostro, con serenità e senza paura”.  

Il 20 agosto a Uno Mattina si è parlato anche di ‘omofobia’ con la consueta faziosità che accomuna in materia servizio pubblico e privato. Tra gli ospiti Giancarlo Cerrelli, vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici italiani, che ha annotato tra l’altro come l’omosessualità sia “senz’altro un disagio esistenziale, un disordine nella propria vita” e ha accennato alla possibilità esistente di “terapie dette riparatorie per gli omosessuali”. Apriti cielo una seconda volta ( e sempre in assenza di una legge ‘anti-omofobia’…)! Il deputato del Sel Alessandro Zan ha subito gridato allo scandalo: “Possibile che in Rai, se si parla di gay, bisogna ricorrere per forza ad ospiti ultra cattolici e omofobi? E’ impensabile che il servizio pubblico si faccia megafono di tesi, teorie e personaggi che esprimono opinioni discriminanti e che si scagliano contro la discussione in corso in Parlamento”. Il sincero democratico Zan ha annunciato poi che avrebbe chiesto l’intervento della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai. Un altro sincero democratico è il presidente del Consiglio nazionale dell’ordine degli Psicologi, Giuseppe Luigi Palma, che ha pacatamente rilevato: “Affermare che l’omosessualità possa essere curata o che l’orientamento sessuale di una persona si debba modificare, come recentemente dichiarato dal vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici italiani, è una informazione scientificamente priva di fondamento e portatrice di un pericoloso sostegno al pregiudizio sociale ancora così fortemente radicato nella nostra società”.

Si può ipotizzare che, se la legge ‘anti-omofobia’, nel testo attuale, fosse già stata approvata, come minimo il presidente della Comunità Arca dell’Alleanza e l’avvocato Cerrelli sarebbero già stati indagati da qualche giudice molto sensibile al tema. O no?