INTERVISTA ALL'ARCIVESCOVO CLAUDIO MARIA CELLI - 'IL CONSULENTE RE ONLINE' DI MAGGIO 2011

 

A COLLOQUIO CON IL PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI: BLOGGERS? I CRISTIANI NON URLANO!

 

Nell’intervista il quasi settantenne arcivescovo riminese fa un bilancio del recente e primo incontro mondiale con 150 bloggers in Vaticano, spiega che non ci sono stati favoritismi o ostracismi nei criteri di scelta, ribadisce che la comunicazione in stile cristiano non è aggressiva né ‘urlata’, rileva l’opportunità di continuare gli incontri ma con modalità diverse, riflette sulla misura della considerazione di un’opinione pubblica cattolica nelle prese di decisione del Magistero

 

Nato a Rimini quasi settant’anni fa, l’arcivescovo Claudio Maria Celli (sogno coltivato a lungo: Nunzio a Pechino) è entrato nella diplomazia vaticana nel 1970, servendo la Chiesa universale in Honduras, Filippine e Argentina. Nel 1981 rientra in Vaticano come collaboratore del cardinale Casaroli, segretario di Stato e viene inviato per missioni puntuali in varie ‘zone calde’ del mondo (vedi Vietnam). Nel 1990 è  nominato sottosegretario ai Rapporti con gli Stati e tre anni dopo firma il primo accordo (Accordo fondamentale) tra Santa Sede e Israele. Esperto della questione cinese, ha tra l’altro voluto una versione del sito papale in tale lingua (2007). Intanto per l’Epifania del 1996 riceve da Giovanni Paolo II l’ordinazione episcopale e diventa segretario dell’APSA (amministrazione del patrimonio della Sede apostolica). E’ un incarico che manterrà fino al 2007, quando verrà scelto da papa Benedetto XVI come successore del cardinale Foley alla testa del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali.

 

Tale dicastero è stato molto coinvolto nell’organizzazione del primo incontro mondiale(l’idea è venuta dal Pontificio Consiglio della Cultura) con i bloggers svoltosi in Vaticano il 2 maggio. Nell’intervista che segue l’arcivescovo Celli fa un bilancio della giornata e prefigura ulteriori appuntamenti, con modalità diverse. 

Monsignor Celli, il 2 maggio si è svolto in Vaticano l’incontro mondiale con i bloggers (Blog meeting), il primo mai organizzato dalla Santa Sede. Chi ha avuto l’idea?

 

L’iniziativa è nata dal Pontificio Consiglio della Cultura. Poi la consapevolezza che la realtà dei blog incide nell’ambito della comunicazione ha spinto lo stesso dicastero a chiedere a noi di entrare a far parte del progetto, da collaboratori. E’ una proposta che noi abbiamo subito e volentieri accolto: il blog gioca un ruolo particolare nell’attuale contesto comunicativo.

Come è stata pubblicizzata l’iniziativa?

 

In realtà non c’è stata una grandissima pubblicità. Tuttavia si è constatato che, non appena l’iniziativa è rimbalzata nella blogosfera, abbiamo avuto molte adesioni entusiaste…

Quante?

Circa 750 le richieste di partecipazione. Qui bisogna evidenziare subito che l’invito era rivolto  non ai soli bloggers cattolici, ma a tutti i bloggers,  a livello internazionale.

All’incontro del 2 maggio sono stati ammessi 150 bloggers

 

Sì, da 750 li abbiamo ridotti a 150…

Secondo quali criteri?

Il Pontificio Consiglio della Cultura ha accolto il nostro suggerimento di procedere via sorteggio…

Lei ci sta dicendo che i 150 partecipanti sono stati baciati dalla sorte?

 

Il Pontificio Consiglio della Cultura ha selezionato cinquanta bloggers per garantire la rappresentatività geografica e tematica; altri cento sono stati scelti attraverso un sorteggio.

Dunque non ci sono state esclusioni preconcette…

 

No, non ci sono state scelte o esclusioni mirate. Ad esempio nell’area francofona si è manifestato un certo disagio, per la presenza tra gli invitati sorteggiati di due bloggers .Ciò non è stato molto apprezzato in certi settori del mondo cattolico. Non a caso in un nostro comunicato abbiamo ritenuto di chiarire – in modo molto esplicito - che la partecipazione all’incontro non significava un’approvazione vaticana dei contenuti del proprio blog né, al contrario, chi era stato escluso non aveva ragione di pensare a un disagio vaticano per i suoi contenuti.

In Italia è invece l’area ‘tradizionalista’ che ha protestato e dunque le polemiche sono state di segno opposto a quelle dell’area francofona…

 

Esattamente. Ma tutto è dipeso dal sorteggio.

La domanda sull’Italia gliel’ho posta ricordando anche un passo del suo intervento in conferenza-stampa il 24 gennaio scorso, nella conferenza-stampa a commento del messaggio di Benedetto XVI per la XLV giornata mondiale delle comunicazioni sociali. In tale occasione Lei aveva osservato che la sollecitazione del Papa per uno “stile cristiano di presenza anche nel mondo digitale” (concretizzato “in una forma di comunicazione onesta ed aperta, responsabile e rispettosa dell’altro” ) poteva essere ritenuta come un monito anche “per quei siti e blog cattolici aggressivi, che scomunicano e non hanno uno stile cristiano di presenza” tanto che ci si chiede se tali siti e blog “siano veramente cattolici”…

Confermo quanto detto durante quella conferenza-stampa di gennaio. Vediamo talvolta dei siti e dei blog che, pur connotandosi come strenui difensori dell’ortodossia cattolica, sono molto aggressivi nel loro linguaggio verso chi la pensa diversamente. Anch’io ritengo che la Verità debba essere annunciata nella sua integralità, senza sconti e senza camuffamenti: ma lo si deve fare con uno stile rispettoso degli altri. Se mi permette, in questo settore, papa Benedetto dà un grande esempio: il suo stile non è né aggressivo né caustico né pesante, ma pacato: dice tutto, ma senza urlare. Annuncia qualcosa più grande di lui, con umiltà, con discrezione, considerando gli altri come persone in ascolto, non come nemici da distruggere. Ad esempio il 12 maggio dell’anno scorso, nell’incontro al Centro cultural Belém  con il mondo della cultura portoghese, il Papa ha detto qualcosa che mi ha molto colpito: “La convivenza della Chiesa, nella sua ferma adesione al carattere perenne della verità, con il rispetto per altre ‘verità’, o con la verità degli altri, è un apprendistato che la Chiesa stessa sta facendo. In questo rispetto dialogante si possono aprire nuove porte alla trasmissione della verità”. Perciò lo stile aggressivo di certi siti e blog non mi sembra per niente in linea con lo stile del Magistero, incarnato nella sua massima espressione dal Papa.

Alcuni obiettano che, in un mondo che grida, chi non la fa è destinato a non essere non diciamo ascoltato, ma nemmeno sentito…

 

Ritengo che l’annuncio evangelico non debba essere gridato. Nella pubblicità posso gridare, ma qui l’annuncio è testimonianza, comunicazione di vita, accoglienza dell’altro, atteggiamento di ascolto e nello stesso tempo è espressione integrale di quella verità che io porto nel mio cuore cattolico. Guardi, il Papa è anche in questo ambito un modello di stile; il Papa propone, non grida. Penso che nel nostro mondo odierno ci voglia l’umiltà di chi sa proporre, sa offrire senza sconti ma con rispetto, non urla mai. Ci squalificheremmo se lo facessimo.

A tale proposito Lei ha annunciato entro fine anno un documento in cui si rifletterà sui modi della presenza cristiana nel web, dando precise direttive. A che punto siamo nella preparazione del testo? 

 

Ci stiamo ancora lavorando. Nell’ultima plenaria del dicastero abbiamo presentato la seconda bozza del documento, che riguarda la presenza cristiana nell’ambito della comunicazione: certo anche nel  web.  Non bisogna dimenticare che in non pochi luoghi il web non è ancora accessibile o non è utilizzato largamente; dunque il documento parlerà dei modi di presenza sulla stampa scritta, quotidiani, settimanali, mensili; alla radio e in televisione; in audiovisivi vari. Non è un documento facile da redigere, data la complessità del mondo della comunicazione, che comprende mezzi tra loro molto diversi.

Tra le obiezioni che sono state fatte all’organizzazione dell’incontro del 2 maggio anche quella che riguarda la natura dei blog, espressione di una società liquida, ad alto rischio di egocentrismo e di dispersività, sospesi tra  verità e menzogna, competenza e ignoranza. E si è posto così in dubbio che la Chiesa potesse realmente instaurare un dialogo solido con i bloggers

 

L’incontro è voluto essere prima di tutto una sorta di riconoscimento da parte della Chiesa del ruolo, dello spazio, dell’importanza che la blogosfera ha acquisito oggi nel campo della comunicazione. Era giusto, oltre che opportuno, che i due dicasteri vaticani della cultura e delle comunicazioni sociali facessero pubblicamente un gesto congiunto di accoglienza e di ascolto  verso un fenomeno che ha già ben penetrato anche il mondo cattolico. Ora si tratterà di vedere come proseguire nell’ascolto…

Sul tema, in un’intervista a L’Osservatore Romano del 6 maggio, Lei ha dapprima constatato “l’impatto molto positivo dell’incontro con il mondo della blogosfera”; tuttavia ha poi rilevato che “non ci saranno più altri incontri come quello appena concluso”. Perciò, ha detto, “dovremmo trovare un’altra formula e credo che i bloggers stessi potrebbero aiutarci a individuarla”. Perché l’incontro del 2 maggio dovrebbe restare per Lei un unicum?

 

Stiamo già approfondendo la problematica insieme con il Pontificio Consiglio della Cultura. Credo che abbiamo già esaurito, con l’incontro del 2 maggio, la prima fase della strategia dell’attenzione verso il mondo dei bloggers, che è anche molto autoreferenziale. Penso perciò che una ripetizione dell’incontro del 2 maggio, con le stesse modalità, non aggiungerebbe nulla a quanto già emerso in quell’occasione. Dovremmo invece studiare la possibilità di dialogare concretamente, operativamente con quel mondo su temi precisi. E’ innegabile, come dice Lei, che il mondo della blogosfera, si connoti per la sua liquidità. A noi interesserebbe sapere in che misura determinate proposte, determinati possano rimbalzare in rete. Guardi, ad esempio, durante l’incontro del 2 maggio, i partecipanti comunicavano in tempo reale via twitter ai loro amici quel che stava accadendo. E chi riceveva, reagiva, interloquiva, sempre via twitter. In che forma riusciremo la prossima volta a coinvolgere anche altre persone? Forse dovremo cambiare il metodo del sorteggio, poiché ci siamo resi conto che non tutti i bloggers invitati erano di un buon livello. Lo sapevamo che con tale metodo, che abbiamo comunque adottato e ritenuto il più ‘giusto’, il più ‘rispettoso’, si rischiava di lasciare a casa anche bloggers di alto livello. Sapevamo che qualcuno avrebbe protestato anche vivacemente, magari a ragione se guardiamo al livello, ma con il metodo del sorteggio volevamo assolutamente evitare che si pensasse a scelte nostre di privilegio per alcuni e di penalizzazione per altri. Ora si tratta di vedere se in una prossima occasione non varrebbe la pena di invitare a dialogare su temi precisi di grande interesse alcuni blog che noi conosciamo, meritevoli per servizio e competenza in materia.

C’è un altro aspetto su cui vale la pena di soffermarsi un momento, quello del linguaggio. Da una parte l’ecclesialese, dall’altra una libertà infinita di espressione…

 

Abbiamo fatto una plenaria sul tema del linguaggio (così anche il Pontificio Consiglio della Cultura). Ha accennato a tale aspetto delicatissimo per un dialogo incisivo anche il Papa nei suoi testi. Certo, ci rendiamo conto pienamente della difficoltà di conciliare in qualche modo due tipi di linguaggio così diversi: ma ci impegneremo a fondo per trovare una soluzione soddisfacente.

Chiudiamo con padre Federico Lombardi, che nel suo saluto ai bloggers ha toccato un altro argomento molto delicato, quello del valore da dare all’opinione pubblica nella Chiesa. Ha rilevato tra l’altro il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, dopo aver riconosciuto “l’importanza dei bloggers” per la Chiesa e aver richiamato l’istruzione Communio et progressio: “Il Magistero si deve sviluppare anche in dialogo con l’opinione pubblica dei fedeli nella Chiesa. Non vuol dire che perda la sua funzione di guida, ma c’è anche un formarsi di un’opinione tra i fedeli”, di aiuto al configurarsi del pensiero cattolico, “in particolare nel dialogo con il mondo di oggi”. Ha aggiunto padre Lombardi: “Questo tema dell’opinione pubblica nella Chiesa (…) non è stato forse tanto sviluppato negli ultimi decenni”. Lei, monsignor Celli, è d’accordo con padre Lombardi?

 

Padre Lombardi ha fatto un giusto riferimento alla Communio et progressio

Però, su determinati temi antropologici odierni molto delicati, l’opinione pubblica dei fedeli potrebbe entrare in forte conflitto con il Magistero…

 

La Chiesa ha certamente una funzione magisteriale. Mi viene alla mente però uno che, negli Anni Settanta, diceva sorridendo: Se io devo insegnare la matematica a Pepito, devo conoscere non solo la matematica, ma anche Pepito. Non solo, ma devo sapere come insegnare la matematica a Pepito. Allora, se la Chiesa è maestra, io sono convinto che anche il popolo dei fedeli, su cui soffia il vento dello Spirito, può collaborare al formarsi di un’opinione su determinati argomenti…

Tuttavia è innegabile che il popolo di Dio vive in una determinata società, respira anche lui la cultura del tempo, ne è – pienamente cosciente o no – suggestionato…

E’ vero, non c’è dubbio. Ma lo Spirito di Dio c’è sempre. E vivifica il corpo mistico della Chiesa. E’ innegabile che storicamente non di rado il popolo di Dio – nel senso più ricco e più vero dell’espressione - ha aiutato nella percezione della Verità. A me è piaciuto molto l’intervento di padre Lombardi. E’ chiaro poi che alla fine il necessario discernimento spetta al Magistero. Che saprà certamente come tener conto dell’opinione pubblica dei fedeli, aiutato e ispirato anch’esso dal vento dello Spirito.